Altra vittoria delle tesi di cui SDL si fa da tempo portatrice e sostenitrice: Commento alla recente Ordinanza emessa dal Tribunale di Pordenone il 07/08/2014

 È con grande gioia e vibrante soddisfazione professionale che vi comunichiamo che il Tribunale di Pordenone, come esplicitamente scrive nell’atto di sospensione lo stesso Giudice del tribunale friulano, ha conferito pieno diritto di cittadinanza alla tesi della sommatoria tra l’interesse corrispettivo e l’interesse di mora per il calcolo del tasso soglia ultralegale, richiamando “de plano”la Sentenza n. 350/2013 della Cassazione nel significato più limpido dei suoi assunti (in ossequio al brocardo giuridico “in claris non fit interpretatio”-  trad: “non serve fare interpretazione delle cose chiare”). Per la Cassazione sopra richiamata la fase prevista per la verifica del tasso usurario è quella contrattuale (tesi accolta appieno dal Tribunale di Pordenone di cui si parla): tasso corrispettivo e tasso di mora vanno sommati ex contractu al fine di valutare se si è tracimato o meno il tasso soglia oltre il quale si accerta il perfezionamento e la consumazione del reato d’usura!Si arriva, dunque, finalmente, all’ applicazione concreta della legge n. 24 del 2001, di interpretazione autentica della legge 108/96 e, di conseguenza, dell’art. 644 c.p.

 Oggetto: accoglimento istanza di sospensione della provvisoria esecuzione ex art. 649 c.p.c. –  – usura su conto corrente – usura contrattuale su contratto di mutuo.

Il Tribunale di Pordenone, con ordinanza di data 5 agosto 2014, a scioglimento della riserva trattenuta all’udienza del 9 luglio 2014, ha accolto l’istanza di sospensione dell’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo opposto. Per capire le ragioni sottese alla motivazione di accoglimento della sospensione, è indispensabile un breve excursus della vertenza sottoposta al vaglio del Giudicante.

Ottenuta un’ingiunzione di pagamento provvisoriamente esecutiva, in relazione ad un rapporto di conto corrente affidato, l’asserito debitore proponeva opposizione al decreto ingiuntivo, adducendo la sussistenza di poste creditorie nei confronti della banca ricollegabili a due distinti rapporti contrattuali.
In primis, veniva posta attenzione sul medesimo rapporto contrattuale (conto corrente di corrispondenza con collegata apertura di credito) azionato con la richiesta monitoria, evidenziando la sussistenza, in capo al correntista, di svariate poste creditorie e risarcitorie. In particolar modo, dimessa una consulenza di parte, venivano enucleate poste riconducibili ad interessi usurari ed anatocistici applicati dalla banca nel corso del rapporto contrattuale.
In seconda battuta, in via riconvenzionale, veniva sottoposto all’attenzione del Giudicante un diverso rapporto contrattuale intercorso tra le medesime parti: un contratto di mutuo, nel frattempo risolto, sull’assunto che la parte mutuataria fosse inadempiente. Orbene, secondo la ricostruzione dell’opponente, un’attenta analisi del testo contrattuale, alla luce della recente sentenza n.350 del 09.01.2013 della Suprema Corte, corroborata da analitici conteggi, aveva consentito di appurare che lo stesso non era debitore, ma anzi creditore dell’istituto. Invero, considerato che la L. 24/2001 stabilisce che “si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento”, si procedeva all’analisi dei tassi pattuiti contrattualmente: orbene effettuando  la sommatoria del tasso relativo agli interessi corrispettivi con il tasso relativo agli interessi moratori si poteva acclarare la pattuizione di interessi oltre la soglia consentita, con conseguente richiesta di accertamento, ex art. 1815 c.c. secondo comma, di nullità della clausola con cui erano stati pattuiti gli stessi, e condanna della banca alla restituzione degli interessi sino al quel momento corrisposti dal mutuatario.
Il Giudicante, nel valutare la sussistenza del  fumus boni iuris della pretesa attorea da un lato ed i  validi motivi di opposizione  del debitore dall’altro,  ha ritenuto prevalere i secondi, valorizzando  l’insegnamento della Suprema Corte, laddove, con la sentenza n. 350 del 09.01.2013, la stessa ha statuito che, per la determinazione del tasso soglia occorre sommare il tasso degli interessi convenzionali a quello degli interessi di mora.
Tale precedente si inserisce nel solco dell’orientamento giurisprudenziale che, coerentemente con il dettato normativo, non distingue tra interessi corrispettivi ed interessi moratori; una volta sommati i relativi tassi e valutato il superamento del risultato ottenuto rispetto al tasso soglia usura, non ci potrà essere altro epilogo se non l’applicazione pedissequa del secondo comma dell’art. 1815 c.c., con la conseguenza che la parte mutuataria sarà tenuta a  restituire il solo capitale prestato dalla banca.

Il provvedimento è stato ottenuto dall’Avv. Clementi Maria Cristina del foro di Udine, grazie anche alla preziosa collaborazione dell’Avv. Massimo Meloni: con entrambi SDL si complimenta del risultato ottenuto.

 Un ulteriore Tribunale, quindi, quello di Pordenone, sfata il tabù tanto caro agli Istituti bancari e vira, come avete visto, verso le tesi sostenute dagli specialisti (professori, avvocati, cultori) di SDL e verso i suoi assunti: la battaglia di SDL contro la pratica degli Istituti bancari che applicano tassi ultralegali sta dando i suoi frutti con sempre maggiore chiarezza, quantità ed efficacia.

 

Commento a cura dell’Avv. Clementi Maria Cristina che ha anche istruito la causa

Segue Ordinanza

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