Nel mercato del credito i casi di asimmetria informativa dominano la contrattazione tra le parti. Il concetto di asimmetria informativa si riferisce alle differenze esistenti tra i due attori (banca e cliente) nella disponibilità delle informazioni rilevanti al fine della valutazione del cliente, del suo comportamento, dei suoi progetti.

Un elemento che concorre in maniera determinante alla configurazione del rapporto contrattuale è la ripartizione iniziale del potere contrattuale tra le parti.

Di regola, su questo tipo di mercato, dovrebbe essere che maggiore è l’ammontare del prestito richiesto, maggiore è il potere contrattuale del richiedente. Di fatto non è così. Il potere contrattuale è interamente detenuto dall’istituzione finanziaria, per cui i clienti possono solo accettare o rifiutare il contratto.

La spiegazione di questo sta nel fatto che, in generale, la banca vorrebbe selezionare i progetti meno rischiosi ma non possiede gli strumenti informativi sufficientemente precisi per determinarlo oppure tali strumenti comportano costi eccessivamente elevati.

Tuttavia, tramite un sistema chiamato “Screening”,essa riesce comunque ad effettuare una valutazione preventiva del potenziale cliente basata sulla raccolta di informazioni riguardanti la situazione patrimoniale e la storia creditizia. Non sempre però questo sistema risulta affidabile, in quanto meno è strutturato e conosciuto il particolare progetto imprenditoriale maggiore è la difficoltà di raccogliere informazioni con strumenti classici bancari.

Oltre a ciò, la Banca considera che può anche sussistere un comportamento opportunistico del cliente che potrebbe decidere consciamente di non rimborsare il prestito: l’asimmetria informativa, in questo caso, consiste nell’impossibilità per la banca di conoscere in anticipo il grado di impegno che il cliente deciderà di mettere in atto, nonché la sua “buona fede”.

Di conseguenza, pur eseguendo una costante e frequente attività di controllo e verifica sulla gestione del progetto, le metodologie che tradizionalmente vengono utilizzate dalle Banche per ovviare ai suddetti problemi, consistono sostanzialmente nell’aggiramento delle asimmetrie piuttosto che nell’acquisizione di informazioni per il loro superamento. “Aggirare” il problema invece che risolverlo significa che, non potendo la banca acquisire in modo economico le informazioni necessarie alla riduzione delle asimmetrie, agisce sui termini del contratto in modo da sfruttare indirettamente le informazioni possedute dal cliente o da soggetti terzi; e ciò lo compie attraverso diversi sistemi:

  • Esigere che il cliente contribuisca con fondi propri al finanziamento del progetto. Con questo la banca suppone che, potendo il cliente disporre delle informazioni relative alla rischiosità del progetto, non sarà disposto ad investire in un progetto che ha alte probabilità di fallire
  • Richiedere la firma di un terzo soggetto (fideiussore) che si impegna a rispondere alla banca delle eventuali inadempienze del cliente. Il fideiussore, infatti, non sarebbe disposto a garantire con capitali propri per un progetto che ha alte probabilità di fallire; poi
  • Richiesta di una garanzia (uno o più beni) che non vengono investiti nel progetto ma costituiscono una sorta di pegno per la banca, dove nel caso di fallimento del progetto la banca si rivarrà sui beni dati in garanzia

Il cliente, di conseguenza, ha tutto l’interesse a non fallire e la banca riduce così il rischio di comportamenti opportunistici. Quindi, il costo della restituzione del prestito per il cliente deve essere sempre inferiore al costo di fallimento.

Infine, è importante evidenziare che per la banca lo strumento operativo basilare più efficace per garantirsi un proficuo guadagno nell’attività d’intermediazione finanziaria è il tasso d’interesse.Esso rappresenta il prezzo pagato dai clienti per i prestiti ricevuti. Il tasso d’interesse sui prestiti concessi assume rilevanza per l’attenuazione dei problemi di asimmetria informativa nella misura in cui la sua fissazione ad un livello ottimale contribuisce alla riduzione del grado di rischio dei progetti presentati o incentiva il cliente ad impegnarsi nel progetto e a non assumere comportamenti opportunistici. E’ qui che si creano sia il rapporto tra tasso d’interesse e rischiosità media del portafoglio sia gli effetti del tasso d’interesse sulla restituzione dei prestiti.

Infatti, in considerazione ai problemi di adverse selection, all’aumentare del tasso d’interesse applicato sui prestiti, aumenta in media il grado di rischio dei progetti che vengono proposti alla banca.

Il progetto che presenta un alto rischio di fallire, per essere preso in considerazione da un individuo, deve offrire un ottimo risultato in caso di successo, mentre i progetti meno rischiosi contraddistinti da alte probabilità di successo, hanno rendimenti inferiori.

Al crescere del tasso d’interesse diminuiscono in caso di successo i guadagni per gli individui, perché aumenta il costo del finanziamento. Per l’effetto è probabile che gli individui che presentano un grado di rischio basso decidano di non chiedere il prestito nel caso il tasso sia molto alto. La banca, per non perdere i clienti meno rischiosi, dovrà dunque mantenere “teoricamente” un tasso di interesse praticato sui prestiti al di sotto di un certo livello, che sarà calcolato sulla base del grado di rischiosità media del portafoglio clienti che essa è disposta a tollerare.