Articolo concernente la motivazione delle sentenze: carenza di motivazione = SENTENZA NULLA

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In allegato alla presente rimettiamo interessante articolo consigliato dallo Studio Legale Ziletti, pubblicato dal Quotidiano del Fisco, concernente la motivazione delle sentenze:  carenza di motivazione = SENTENZA NULLA

Di seguito il relativo commento:

“Interessante articolo pubblicato dal Quotidiano del Fisco relativo alla motivazione della sentenza, motivazione che non deve essere solo “apparente” ma che deve estrinsecare il fondamento della decisione in quanto recante argomentazioni obiettivamente idonee a fare comprendere il ragionamento seguito dal giudice nella formazione del proprio convincimento.

Ciò è quanto emerge dalla ordinanza n. 30183/2017 della Corte di Cassazione depositata in data 15.12.2017, oggetto dell’articolo allegato.

Con la predetta ordinanza la Corte di Cassazione ha ritenuto di dichiarare nulla una sentenza di Commissione Tributaria Regionale per carenza di motivazione.

Secondo la Suprema Corte, infatti, anche le sentenze delle Commissioni Tributarie per quanto ispirate anch’esse a concisione ed essenzialità (D.lgs. n. 546 del 1992, articolo 32, n. 4), devono comunque contenere una sufficiente e chiara esposizione dei motivi in fatto e diritto che sorreggono la decisione.

La sentenza annullata si è limitata invece ad una mera ed acritica adesione alle tesi di parte appellante: il giudice dell’appello, infatti, pur dopo aver puntualmente e diffusamente ricostruito il fatto di causa, ha poi sorretto la propria decisione soltanto sulla base del seguente ragionamento: «Il collegio giudicante ritiene che le argomentazioni e le verifiche effettuate dall’ufficio abbiano sufficientemente dimostrato ed accertato che solo una volontà elusiva poteva giustificare questo triplice passaggio di proprietà dei terreni con la finalità di non effettuare il pagamento della giusta percentuale di imposte di registro e di Iva prevista».

Si tratta di affermazione che non dà conto di quali «argomentazioni e verifiche effettuate dall’ufficio» siano state prese in considerazione e ritenute dirimenti ai fini decisori dal giudicante, e nemmeno in quali termini tali «argomentazioni e verifiche» avrebbero comprovato l’effettiva sussistenza sia di un intento elusivo in sé e sia della sua imputabilità alla società contribuente.

Secondo la Cassazione siffatta motivazione è, appunto, solo apparente (ovvero omessa) in quanto il richiamo al diverso atto processuale preso a riferimento (come l’atto di impugnazione) è svolto “mediante mera adesione acritica” e senza indicazione né della tesi in esso sostenuta né delle ragioni della sua condivisione da parte del Giudicante.”

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