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ACCORDO NAZIONALE DI COLLABORAZIONE TRA CONFAPI E SDL CENTROSTUDI SPA

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ACCORDO NAZIONALE DI COLLABORAZIONE TRA CONFAPI E SDL CENTROSTUDI SPA

Roma, 06 marzo 2015

La Confederazione Italiana della Piccola e Media Industria Privata e SDL Centrostudi S.p.a. sottoscrivono un accordo di collaborazione a favore delle aziende associate CONFAPI con lo scopo di garantire loro una maggior tutela nei confronti delle istituzioni bancarie e si svilupperà anche attraverso l’organizzazione di conferenze su tutto il territorio nazionale.
L’accordo é stato siglato da Sandro Musso per SDL Centrostudi S.p.a. e dal Dottor Massimo Maria Amorosini Direttore Generale di CONFAPI.

Fotografia CONFAPI

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http://www.confapi.org/

 

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Tribunale di Enna – Sentenza del 12.01.2015

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Sentenza pronunciata dal Tribunale di Enna in data 12 gennaio 2015, che giunge a distanza esatta di due anni dalla discussa sentenza n. 350 /2013 pronunciata dalla Cassazione civile Sez.I, la quale in modo semplice, lineare ed incontrovertibile dilata uno squarcio da tempo già aperto nel panorama giuridico sulla vexata quaestio dell’usura perpetrata dagli istituti di credito attraverso contratti di finanziamento che registrano l’applicazione di tassi di interesse al di sopra del limite fissato dalla legge.
La sentenza n. 25/2015 emessa a seguito di giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo si snoda attraverso tre passaggi fondamentali nella normativa anti-usura:

  • Il primo muove dal principio cardine rapprsentato dalla legge 108/96, come interpretata in maniera autentica dall’art.1 del d.l. 29 dicembre 2000, n.394, convertito, con modificazioni, nella legge 28 febbraio 2001, n.24, con la quale il legislatore ha fissato non solo l’esatta connotazione dell’usura oggettiva ma anche il momento in cui la stessa prende compiutamente forma, ossia il momento della pattuizione, ovvero quando gli interessi vengono promessi o convenuti a qualunque titolo. La sentenza pone quindi l’accento proprio su questo punto: “la natura usuraria dei tassi di interesse va determinata in riferimento al momento della convenzione e non a quello della dazione”;
  • Il secondo si articola attraverso la testuale applicazione dell’art.644 c.p.c, come riformato dalla legge 108/96, analizzando gli elementi fondamentali ai fini del calcolo del TEG, tasso effettivo globale, ovvero tutte quelle remunerazioni che a qualunque titolo incidono sul costo del finanziamento, fatta eccezione di imposte e tasse – Nel caso di specie il magistrato ha giustamente valutato gli interessi convenuti nel contratto, ossia gli interessi corrispettivi (5,22%) e moratori (7,22% = 5,22 %+2) “chiesti in tale misura dall’istituto di credito attraverso il ricorso per decreto ingiuntivo”; in seconda battuta, ha applicato fedelmente l’art. 1 della legge 108 del 1996 “che prevede la fissazione di un tasso soglia al di là del quale gli interessi pattuiti debbono essere considerati usurari, riguarda sia gli interessi corrispettivi che gli interessi moratori”; infine, attraverso la sommatoria dei due tassi (5,22 %+ 7,22%) ha legittimamente considerato parte del TEG tutte le remunerazioni a prescindere dalla loro funzione, concludendo che gli interessi convenuti, superando il tasso soglia, fissato attraverso le rilevazioni ministeriali nel tasso medio aumentato della metà alla data di stipula del contratto, sono usurari;
  • Infine il terzo ed ultimo aspetto della pronuncia in esame che rappresenta il coronamento logico, la “ratio legis”, è dato dall’applicazione dell’art.1815 comma 2 c.c., come riformato dalla legge 108/96 : “Se sono convenuti interessi usurari [c.p. 644, 649], la clausola è nulla e non sono dovuti interessi [c.c. 1339, 1419].”

Riemerge il fil rouge che percorre tutto l’iter normativo, ossia la tutela voluta dal legislatore contro il reato di usura, che in sede civile trova nell’elemento sanzionatorio della nullità della clausola determinativa di interessi usurari piena espressione di garantismo degli interessi primari sottesi all’accesso del credito.
Questo il vero punto di forza della normativa antiusura, cioè riuscire a colpire attraverso la legge 108/96 tutti gli speculatori, gli aguzzini tramite un deterrente vero, efficace e giusto e nel contempo parzialmente ristoratore di quei disagi determinati ai danni di coloro, privati ed imprenditori, che stretti dalla necessità di accedere al credito subiscono costantemente piegandosi all’egida delle banche.
La sentenza del Tribunale di Enna appare ictu oculi perfettamente allineata al dettato normativo e prende correttamente le distanze dalle inutili e sterili polemiche che hanno caratterizzato l’argomento negli ultimi anni snaturandone persino la ratio legis.
Non rimane che auspicare che l’esatta interpretazione data da questo Tribunale, e che dovrebbe essere anche l’unica, venga finalmente seguita da altri magistrati altrettanto preparati, coerenti e coraggiosi che possano segnare la svolta epocale già intrapresa dalla Cassazione con la sentenza 350/2013.

Milazzo lì, 16 gennaio 2015

Avv. Adele Martinez

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Verbale di Udienza – Riconoscimento Sommatoria Tassi Mutuo

By | Leggi e Sentenze, Ordinanze in materia bancaria | No Comments

La cliente agiva in giudizio dinanzi al Tribunale di Pavia nei confronti della banca per accertare l’applicazione d’interessi usurari sul contratto di mutuo secondo le risultanze della perizia contabile, che veniva depositata.
Parte attrice rilevava come dal tenore letterale del contratto di mutuo non appariva evidente che il tasso di mora fosse applicato sulle rate scadute in sostituzione del tasso convenzionale.
Di conseguenza, il contratto non escludeva un’applicazione congiunta dei due tassi sulle eventuali rate scadute.
D’altro canto, le rate del mutuo si compongono di una quota capitale e di una quota interessi.
In questa situazione, in assenza di una clausola del contratto di mutuo che preveda specificatamente l’applicazione del tasso di mora in sostituzione del tasso convenzionale sulle rate impagate, l’applicazione congiunta dei due tassi e la relativa sommatoria risulta contrattualmente pattuita.
All’udienza ex art. 184 c.p.c di ammissione dei mezzi di prova, il giudice riteneva la causa matura per la decisione rinviando a p.c. e, contestualmente, proponeva alle parti di chiudere la vertenza alle seguenti condizioni:
1) la Banca restituisce tutti gli interessi, compensativi e/o moratori fino ad oggi pagati
2) le parti concorderanno per iscritto che l’eventuale applicazione dell’interesse moratorio avverrà sulla quota capitale della rata scaduta e non sull’intera rata.

Causa seguita e commentata dall’avv. Letterio Stracuzzi

Segue Verbale
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SDL Centrostudi ispira un’iniziativa legislativa contro l’usura praticata dalle banche

By | Rassegna Stampa | No Comments

Sono due i disegni di legge presentati in Senato sulla tematica banche dall’esponente socialista Enrico Buemi: uno sulle norme in materia di dismissione delle azioni bancarie in possesso delle fondazioni di origine bancaria ai fini delle separazione tra banche e fondazioni; l’altro dal titolo “Previsione, tra i reati presupposti dal decreto legislativo n. 231 del 2001, dell’usura bancaria e dell’estorsione”.
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DISEGNO DI LEGGE
Art 1 – (Dismissione delle partecipazioni delle fondazioni nelle società bancarie)
1. Le partecipazioni in essere nelle società bancarie devono essere collocate sul mercato.
2. Le partecipazioni di cui al comma 1 possono continuare ad essere detenute, in via transitoria, ai fini della loro ottimale dismissione, per il periodo di quattro anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
3. Nel caso di mancata dismissione entro il termine di cui al comma 2, le partecipazioni di cui al comma 1 possono ulteriormente essere detenute per non oltre due anni.
4. Qualora la fondazione, scaduto il periodo di tempo previsto dal comma 3, continui a detenere le partecipazioni in società bancarie, alla dismissione provvede l’Autorità di vigilanza, sentita la fondazione e un apposito commissario indicato dal Ministro dell’economia e delle finanze, nella misura idonea a determinare la cessione completa delle partecipazioni in essere nelle società bancarie e nei tempi ritenuti opportuni in relazione alle condizioni di mercato ed all’esigenza di salvaguardare il valore del patrimonio.
Art. 2 – (Abrogazioni)
1. L’articolo 25 del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153 , e successive modificazioni, è abrogato.

PREVISIONE DELL’USURA BANCARIA E DELL’ESTORSIONE

L’iniziativa trae spunto da una sollecitazione emersa il 17 dicembre 2014 nel corso della presentazione del libro “Istituti di(s)credito. Banche, centrale rischi e usura: la bancocrazia che produce crisi e briganti” di Angelo Santoro e Biagio Riccio.
Si tratta di una raccolta di stimolanti articoli pubblicati dal giornale del Psi e dei relativi commenti dei cittadini: non a caso, quindi, presentato nella sala Atti parlamentari della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, per iniziativa del direttore dell’Avanti! Mauro Del Bue.
Uno degli autorevoli relatori dell’incontro, ha collegato la tematica con il recente studio su “La necessaria introduzione del reato d’usura nel novero dei reati presupposto ex D.Lgs 231/2001 e la confisca come sanzione per responsabilità amministrativa da reato” ad opera dell’Istituto Nazionale Revisori Legali.
In effetti, le battaglie politico-legislative contro le lobby di un potere economico-finanziario strabordante, vessatorio – e non di rado contiguo ad ambienti dal profilo criminale preoccupante – passano anche per un rafforzamento dell’efficacia dell’art. 644 del Codice Penale, il quale introduce come fattispecie normativa l’usura bancaria.
Essa, con la legge 7 marzo del 1996, n. 108, venne ridisegnata in modo innovativo e modificata profondamente, tanto da costituire il cardine dell’attività di denuncia e di assistenza che la Fondazione SDL (per l’educazione finanziaria delle imprese e per gli studi aziendali) conduce con encomiabile assiduità e sempre maggiori risultati, attenendosi alla seguente fedele lettura della normativa vigente (anche se troppo spesso disattesa, anche per l’assenza di una competenza specialistica nella magistratura chiamata ad applicarla).
Il legislatore ha mirato a ridisegnare un quadro complessivo, che avesse come obiettivo quello di marcare con evidenza l’elemento dirimente tra il lecito e l’illecito nel settore dell’erogazione del credito.
La norma ha affiancato a parametri soggettivi, previsti nella vecchia formulazione, nuovi parametri “oggettivi”, ampliando in modo considerevole l’ambito di applicazione del reato di usura e, conseguentemente, l’area di tutela offerta dalla norma.
Fino a quel momento, infatti, l’area di tutela ha operato esclusivamente in quei casi in cui si evidenziava uno “stato di bisogno”, ossia la presenza di una persona in difficoltà e di taluno che ne approfittava conseguendo vantaggi per sé o per altri.
Il parametro oggettivo rappresentato dal Tasso Soglia d’Usura, ex Art.2 della stessa L.108/96, diventa un elemento numerico certo, un limite da non superare, che accende il semaforo rosso ogni qual volta venga superato.
Questo passaggio segna un’importante innovazione, poiché cambia il destino della norma che non si limita più ad intervenire in quei casi estremi, in cui l’usura rappresentava solo l’anello di una catena di comportamenti delittuosi più articolati e gravi, ma interpreta l’esigenza di regolare in modo più chiaro i rapporti con la banca.
La Legge 108/96 inserisce come modifica importante, per il calcolo dell’usura in conto corrente, ulteriori parametri di riferimento che vanno a sommarsi determinando i costi addebitati al correntista, collegati alle operazioni di erogazione del credito. Recita così l’art. 1, comma 3, della legge: “Per la determinazione del tasso d’interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito”.
Si ha quindi usura quando il corrispettivo di una prestazione in denaro consistente nella richiesta di interessi, spese e commissioni costituisce un costo totale finanziario estremamente esoso in relazione alla categoria della prestazione, all’entità della prestazione ed alle dinamiche finanziarie del mercato.
Ma quando il corrispettivo è usuraio? Per semplicità il corrispettivo è determinato quale percentuale di costo applicata ad un valore per un determinato periodo di tempo.
Quindi nel caso degli interessi il corrispettivo è dato dal tasso passivo applicato dalla Banca. L’art. 2 della L. 108/96 indica che il Ministero del Tesoro sentito l’Ufficio Italiano Cambi e la Banca d’Italia fissa trimestralmente i tassi soglia usurari per categoria di finanziamento. Le categorie sono fissate annualmente.
Fra le categorie esistono anche le aperture di conto corrente, nonché tutte le varie tipologie di affidamento o finanziamento.
Il corrispettivo diviene usuraio quando il tasso applicato dalla banca è superiore al tasso soglia.
Come si calcola il tasso passivo bancario? Anche in questo caso la legge è intervenuta, dando un modello di calcolo che non è quello della banca. Per l’art. 1 comma 1, della L. 108/96 “… per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito.”
Quindi il ricalcolo avviene utilizzando tutti i costi applicati dalla banca ad esclusione delle imposte (quali imposta di bollo). Ottenuto così il TAN (Tasso Annuale Nominale), è importante calcolare il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) che – partendo dal TAN e tenendo conto della capitalizzazione trimestrale degli interessi – evidenzia il reale tasso (corrispettivo) applicato dalla banca nel rapporto di conto corrente.
Ecco quindi la generazione dell’usura. Quando il TAEG è superiore al tasso soglia (denominato TEGM, Tasso Effettivo Globale Medio) esiste usura.
A questo punto il comma 3 dell’art. 644 del Codice Penale interviene ponendo un secondo limite.
E cioè se il TAEG è superiore di una volta e mezza del TEGM allora l’usura gli interessi sono sempre considerati usurai, aggravando quindi la posizione della banca che li ha applicati. Che cosa accade al cliente una volta accertata l’usura? Nel trimestre dove è accertata l’usura quanto corrisposto a titolo di interessi debitori e commissioni di massimo scoperto vengono rettificate.
L’impatto è quindi superiore anche all’anatocismo.
Qui interviene la proposta contenuta nel presente disegno di legge.
È infatti ben vero che l’art. 1 della Legge 108/96 (novellando l’articolo 644 c.p.) fissa le seguenti pene a carico dell’usuraio: Reclusione da 1 a 6 anni; Multa da € 3.098,74 a € 15.493,71.
Ma è altrettanto vero che la banca, che in quanto persona giuridica sarebbe astrattamente suscettibile di sanzione ai sensi del decreto legislativo n. 231 del 2001, in realtà sfugge a quella normativa, perché la pur ricca elencazione dei reati-presupposto non include le norme citate.
Ecco perché il presente disegno di legge è volto a porre rimedio alla lacuna, trasponendo in articolato legislativo la parte significativa (articolo 25-decies) della proposta valutata dalla Commissione di studio presieduta dal dottor Francesco Greco ed incaricata dal Ministro della giustizia con decreto 23 maggio 2007.

DISEGNO DI LEGGE
Articolo 1
Al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e successive modificazioni, dopo l’articolo 25-decies è aggiunto il seguente:
“Articolo 25-decies-bis – (Reati presupposto consistenti nell’usura o nell’estorsione)
1. In relazione alla commissione dei delitti indicati dall’art. 644 del codice penale, si applicano all’ente la sanzione pecuniaria da 200 ad 800 quote, nonché le sanzioni interdittive indicate dall’articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore a 4 mesi e non superiore ad un anno.
2. In relazione alla commissione dei delitti indicati dall’art. 629 del codice penale, si applicano all’ente la sanzione pecuniaria da 300 ad 800 quote, nonché le sanzioni interdittive indicate dall’art. 9, comma 2, per una durata non inferiore a 6 mesi e non superiore a due anni.”