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Tribunale di Trani – Provvedimento di rigetto della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo

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E’ con vivo piacere che Vi trasmettiamo un importante provvedimento ottenuto presso il Tribunale di Trani dall’Avv. Gennaro M. Dibenedetto.
Il Giudice, dopo un accurato esame dell’atto di opposizione a decreto ingiuntivo, ha sciolto la riserva ritenendo potenzialmente fondata l’opposizione, rigettando la richiesta di provvisoria esecuzione, del decreto ingiuntivo di €. 180.000,00 a fronte di una presunta esposizione del Cliente di circa €. 100.000,00 per mutuo ed oltre €. 80.000,00 per conto corrente, e rinviando per gli adempimenti ex art. 183 c.p.c.

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Senta favorevole_TAEG MORA

Ennesima Sentenza Favorevole: TAEG + MORA si sommano

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Ennesima Sentenza Favorevole: TAEG + MORA si sommano
Avv.to di SDL Centrostudi SpA G. De Simone

Segnalazione e massima a cura dell’Avv. Giuseppe de Simone

La verifica del superamento del tasso soglia va eseguita sia con riferimento agli interessi corrispettivi sia con riferimento agli interessi moratori, dapprima considerandoli separatamente e, poi, sommandoli, qualora, per espressa previsione contrattuale, l’interesse moratorio venga contemplato non in sostituzione a quello corrispettivi ma in aggiunta al medesimo. (http://news.ilcaso.it/news_4127)

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Cti - Tribunale di Brescia

RECUPERATI € 178.000!!! Consulenza tecnica d’ufficio resa nell’ambito di un giudizio pendente innanzi al Tribunale di Brescia

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RECUPERATI € 178.000!!!

Siamo lieti di trasmettervi in allegato una importante consulenza tecnica d’ufficio resa nell’ambito di un giudizio pendente innanzi al Tribunale di Brescia con nota di commento redatta dall’avv. Antonio Fusco dello studio legale Riccio:

Oggetto: Tribunale di Brescia, contenzioso curato dal Prof. avv. Serafino Di Loreto. Straordinaria rideterminazione del saldo dei rapporti bancari oggetto di causa a seguito di consulenza tecnica d’ufficio la quale riduce drasticamente la posizione debitoria della compagine correntista. Natura del rapporto intercorrente tra conto corrente ordinario e conto anticipi.

Con atto di citazione ritualmente notificato, curato dal Prof. avv. Serafino Di Loreto, la società XXX conveniva innanzi al Tribunale di Brescia l’istituto di credito al fine di ottenere una sentenza di accertamento che certificasse la condotta contra legem di quest’ultimo in ordine a n° 4 rapporti bancari ed, in particolare, un conto corrente ordinario e tre conti anticipi e/o accessori.

Orbene, disposta ed eseguita la consulenza tecnica d’ufficio, il nominato ausiliario, anche e soprattutto in virtù delle osservazioni sollevate dal consulente tecnico di parte, avv. Biagio Riccio, con l’ineludibile sostegno delle perizie redatte dalla SDL, non ha potuto che constatare, per ciascuno dei conti oggetto di causa, il costante superamento dei tassi soglia, riducendo, così, la posizione debitoria complessiva della compagine correntista da un saldo debitore iniziale di – € 204.825,99 a soli – € 26.062,17.

Dunque, la somma illegittimamente incamerata dalla banca ammonta a ben € 178.763,82.

Nel merito, squisitamente giuridico, si pongono due ordini di considerazioni:

  • la natura del rapporto intercorrente tra conto corrente ordinario e conto anticipi;
  • la portata ed efficacia della sentenza di accertamento nell’ambito dei contenziosi bancari.

Al nominato consulente tecnico d’ufficio non è sfuggita, difatti, quale sia la relazione tra il conto ordinario e quello anticipi.

In caso di conto anticipi, difatti, si è in presenza di un mero conto di evidenza o di appoggio, privo di identità autonoma e non operativo, altrimenti definito conto indisponibile, la cui esistenza non è neppure necessaria per l’esecuzione delle operazioni di anticipo su fatture, ben potendo la banca limitarsi a regolare tutto l’iter sul solo conto corrente ordinario (cfr. Tribunale Milano, 12 luglio 2005, n° 8689).

Difatti, l’interesse del conto anticipi o del conto ancillare e collaterale confluisce sempre sul conto corrente ordinario, generando di fatto il fenomeno dell’anatocismo occulto.

I conti anticipi o conti d’ordine, come è noto, rappresentano il partitario dell’operazione di smobilizzo di crediti commerciali, di solito realizzata nella forma dell’accredito di somme concesse dalla banca, a fronte di effetti e ricevute bancarie scontati o anticipati salvo buon fine, oppure formalmente ceduti.

Di norma si prevede, per ciascuna linea di credito, l’accensione di un apposito conto che registra le anticipazioni effettuate, poi riversate sul conto ordinario. In tale ottica, il saldo dei conti ausiliari è indisponibile, perché l’unico conto effettivamente operativo è il conto ordinario, appunto, l’unico ad essere in concreto movimentato dal correntista.

Per questa ragione, siffatti conti si riducono ad una scheda di contabilità che non dà luogo ad un autonomo contratto di conto corrente, ovvero, in altra guisa, non incidono sulla sostanziale unitarietà del rapporto banca-cliente a mezzo di un unico conto corrente, articolato, poi, al suo interno semmai in più conti d’ordine o di appoggio.

Da qui la necessità di far confluire nel seno del conto corrente ordinario gli interessi, commissioni e spese di cui al conto anticipi.

Tali addendi si sommano agli interessi già presenti nel seno del conto ordinario e generano l’anatocismo occulto.

Nel saggio scritto da Vincenzo Farina “La ricostruzione giudiziaria del rapporto di conto corrente” (in Obbligazioni e Contr., 2012, 11, 777 – Contratti bancari), si comprende analiticamente la relazione tra conto corrente ordinario e conti anticipi ed il fenomeno dell’anatocismo occulto, espediente raffinato che genera usura.

L’insigne autore scrive: “Un altro aspetto, che riteniamo non si possa trascurare in una ricostruzione «giudiziaria» del rapporto di conto corrente, è quello relativo ai c.d. «conti anticipi», il cui saldo, in uno con le relative commissioni, è destinato a confluire sovente in un conto corrente principale.

Al fine di meglio far comprendere il ruolo e la funzione svolta dai «conti anticipi» nel proliferare talvolta illegittimo del debito imputato al cliente da parte dalla banca, occorre in primo luogo delineare l’iter operativo seguito dagli istituti di credito nelle operazioni di finanziamento mediante smobilizzo di crediti commerciali non rappresentati da effetti.

Tralasciando, per brevità, le fasi inerenti alla presentazione delle fatture e l’esame eseguito dalla banca sui medesimi documenti, giova porre l’attenzione soprattutto sul momento in cui, conclusasi con esito favorevole per il cliente la fase istruttoria, si provvede alla cessione del credito (assimilabile allo sconto) o ad un mandato irrevocabile all’incasso, non prima di aver compilato un modulo che, oltre ad indicare il titolare del credito, l’impresa debitrice e gli estremi delle fatture, elenca le condizioni generali e le clausole specifiche, che regolano l’apertura di credito per cassa utilizzabile in c/c mediante anticipo su fatture. Dopo avere provveduto agli adempimenti connessi alla notifica della cessione, la banca detrae normalmente dal totale delle fatture cedute uno scarto prudenziale, compreso solitamente tra il 20% e il 30%, ed anticipa, pertanto, un importo compreso tra l’80% e il 70% del credito ceduto. L’importo netto del finanziamento viene accreditato, normalmente con valuta in giornata, dalla banca sul c/c di corrispondenza dell’impresa cedente e, al contempo, viene addebitato in uno speciale «conto anticipi su fatture», collegato con l’apertura di credito, sul quale maturano a favore della banca gli interessi relativi all’anticipazione avuta. Questi ultimi, però, vengono poi addebitati direttamente nel c/c di corrispondenza dell’impresa cedente. Alla scadenza, la banca, se incassa l’importo delle fatture, accredita sul c/c di corrispondenza la differenza tra quanto riscosso e quanto anticipato al correntista, mentre sul conto anticipi addebiterà tale differenza ed accrediterà l’importo totale della fattura azzerando, in tal guisa, lo stesso conto anticipi. Se il debitore ceduto, alla scadenza, non provvede al pagamento delle fatture, la banca invita il cliente a pareggiare l’anticipo mediante un versamento diretto sul conto anticipi o un giroconto dal c/c di corrispondenza. Il tasso d’interesse del conto anticipi fatture è normalmente inferiore a quello applicato nei c/c di corrispondenza non garantiti. Ciò in considerazione del fatto che l’anticipo fatture è un’operazione autoliquidabile con garanzia atipica rappresentata dalla cessione di credito.

Prima di entrare in argomento, occorre sin da subito chiarire che il problema non si pone con riguardo al semplice servizio di cassa, sovente svolto dalle banche per la riscossione di crediti indicati nelle c.d. «ricevute bancarie», servizio connesso con il rapporto di conto corrente principale e che non genera interessi, ma solo spese pattuite in contratto e normalmente adeguatamente pubblicizzate. Da tale ricostruzione emerge con chiarezza che l’anticipazione su fatture, realizzata nella prassi bancaria solitamente mediante la movimentazione di due diversi conti correnti di corrispondenza, costituisce nella sostanza un unico rapporto senza soluzione di continuità. Del resto la tecnica bancaria prevede che lo stesso tipo di procedura (denominata «applicazione di tasso differenziato in c/c») possa essere eseguita su un unico c/c di corrispondenza, laddove la banca voglia riservare alla clientela imprenditoriale primaria un trattamento di particolare riguardo. Quanto innanzi chiarisce che, a prescindere dalla soluzione adottata dall’istituto di credito, il rapporto di credito – seppur articolato su più conti di credito – sia nella sostanza uno solo.

Non di rado poi le banche, quando intendano invece massimizzare il profitto gravando significativamente sulla clientela, procedono all’apertura di innumerevoli conti anticipi su fatture per le operazioni di finanziamento accordate al correntista, provvedendo di poi ad addebitare, per il tramite di un «giroconto», anche gli interessi dei vari conti anticipi debitori, per come succedutisi nel tempo, sul conto di corrispondenza (principale) ed ivi applicando la chiusura trimestrale con la nota capitalizzazione, anche ovviamente di quegli interessi rivenienti da tutti i suddetti conti anticipi. Si verifica in tal guisa una sorta di anatocismo duplice. A ciò aggiungasi che l’accensione e gestione di ogni «conto anticipi» separatamente dal conto principale comporta significative «spese» dirette ad implementare il costo del credito, prive sovente di giustificazione e determinate spesso in forza del mero arbitrio della banca. L’apparente vantaggio per il cliente di godere di un tasso di interesse inferiore e orfano della capitalizzazione viene nel concreto eliminato dalla banca con il successivo addebito degli interessi sul conto corrente principale (servente rispetto all’originaria apertura di credito), ove invece la capitalizzazione ha operato a tutto spiano”.

Quanto, invece, alla tipicità della sentenza di accertamento, si fa rilevare che tale tipo di provvedimento assume una portata ed una funzione particolare proprio nell’ambito del contenzioso bancario.

Nel caso in rassegna, difatti, la sentenza di accertamento, che ha rideterminato il saldo debitore e decurtato significativamente la posizione debitoria della correntista facendogli conseguire un risparmio di oltre € 178.000,00, non avendo alcuna efficacia condannatoria, indurrà la convenuta banca che vanta ancora un credito, seppur ridotto, a porre in essere un ulteriore e defatigante giudizio ordinario finalizzato, questa volta, ad una pronuncia di condanna al pagamento del quantum dovuto.

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sentenza - Tribunale di Ravenna

SENTENZA FAVOREVOLE – TRIBUNALE DI RAVENNA

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E’ con viva soddisfazione che Vi inoltriamo la sentenza positiva ottenuta sul Tribunale di Ravenna dall’Avvocato Luca Valerio, che ha portato grande giovamento al comune cliente. Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il breve commento esplicativo del collega:

“…è con viva soddisfazione che Vi allego la sentenza di accoglimento delle domande del comune cliente.
La sentenza è di particolare pregio in quanto accertata l’usurarietà del tasso di mora, dichiara la gratuità del mutuo, respingendo, tra le altre, la domanda di controparte di maggiorazione di 2.1 punti prevista dai DM per il calcolo dell’usura del tasso di mora.
Il GOT condanna la banca alla compensazione della somma di euro 39.921,10 oltre al pagamento delle spese di lite per euro 7.254, oltre IVA, CPA ed accessori di legge.”

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Tribunle di Torino - 18 LUG

Commissione Tributaria Provinciale di Torino – ordinanza di sospensione di ruoli esattoriali e delle relative cartelle di pagamento

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Ci pregiamo di allegare alla presente ordinanza di sospensione di ruoli esattoriali e delle relative cartelle di pagamento, emessa in una causa personale dell’avv. Ziletti, per un importo richiesto complessivamente pari ad euro 197.214,82, dalla Commissione Tributaria Provinciale di Torino in data 04.07.2017, di seguito il relativo commento:

“SOSPENSIONE DI ESTRATTI DI RUOLO E DELLE RELATIVE CARTELLE ESATTORIALI PER UN IMPORTO COMPLESSIVO PARI AD EURO 197.214,82

Ordinanza emessa dalla Commissione Tributaria Provinciale di Torino in data 04.07.2007 in una causa contro Equitalia, avente ad oggetto estratti di ruolo relativi a IRPEF, addizionale comunale e regionale, IVA nonché le relative cartelle esattoriali, per un importo richiesto complessivamente pari ad euro 197.214,82.

La Commissione ha sospesoin contraddittorio tra le parti in pubblica udienzagli atti impugnati sulla base delle contestazioni contenute nel ricorso che il Collegio ha ritenuto “gravi” e, quindi, meritevoli di essere accolte.

In particolare, si è eccepita l’omessa notifica delle cartelle di pagamento, atti presupposti a qualsiasi procedura di riscossione coattiva.

 

In materia, l’art. 25, comma 1, del Dpr. n. 602/1973, disciplinante le modalità di riscossione delle imposte, prevede espressamente che l’Agente della Riscossione debba notificare la cartella di pagamento al debitore iscritto a ruolo.

La citata legge pone, dunque, in capo all’Amministrazione finanziaria e all’Agente della riscossione il preciso onere di notificare l’iscrizione a ruolo portata dalla cartella di pagamento.

E’ di tutta evidenza, quindi, che, in mancanza della notifica di un atto presupposto, l’azione amministrativa tesa alla riscossione dei tributi risulta viziata.

Ciò deriva dalla semplice circostanza che, essendo il procedimento di riscossione improntato al principio di “tipicità” degli atti, l’attuazione della pretesa deve avvenire seguendo le regole positivizzate dal legislatore.

Da tale vizio risulta inequivocabilmente la decadenza in cui è incorsa Equitalia Servizi di riscossione Spa in relazione al potere di riscuotere i tributi oggetto del ricorso.

Stante la mancanza di notifica delle cartelle esattoriali, si è altresì contestata l’inesistenza, o comunque la nullità o l’annullabilità, delle relative iscrizioni a ruolo.

Si è poi eccepita la decadenza in cui è incorsa Equitalia dal potere di notificazione di ulteriori atti, nonché la prescrizione di parte dei tributi pretesi.

Infine, si è dato atto dell’errato conteggio di interessi, aggi e sanzioni, contenuti nella cartelle impugnate.

Inoltre, quanto al requisito del periculum in mora, si è rilevato che dall’esecuzione può derivare al ricorrente un danno grave e, soprattutto, irreparabile, in considerazione dell’ingente somma richiesta, che risulta evidentemente incompatibile con la capacità finanziaria del contribuente evidenziata dalle dichiarazioni dei redditi depositate in atti.”

 

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Tribunale di Roma - 14 LUG

Tribunale di Roma – Importante provvedimento

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Abbiamo il piacere di trasmetterVi in allegato l’importante provvedimento ottenuto presso il Tribunale di Roma dall’Avv. Roberto Teseo, di cui Vi lasciamo breve nota:

“Segnalo un provvedimento pregevolissimo e illuminante della Terza Sezione del Tribunale di Roma (la più prestigiosa del Foro, tra l’altro specializzata in diritto societario) non solo istruttivo per le indicazioni in diritto in ordine all’efficacia della garanzia a prima richiesta in determinate fattispecie ma utilissimo per implicazioni di natura pratica che importa nel contenzioso “incrociato” tra obbligati e garanti verso il ceto bancario.

Incardinato a suo tempo il procedimento di accertamento negativo da parte dell’obbligata principale (Società) verso la Banca, supportato da perizia SDL, la Banca oltre a costituirsi in giudizio spiegando domanda riconvenzionale si determinava ad agire separatamente ed autonomamente in sede monitoria verso i garanti, ottenendo decreto ingiuntivo per la somma che formava oggetto del saldo passivo del conto corrente contestato, sul presupposto che – trattandosi di negozio autonomo di garanzia (c.d. “a prima richiesta”) – costoro non avrebbero potuto sollevare eccezioni attinenti il rapporto fondamentale e quindi avrebbero senz’altro dovuto onorare la pretesa.

Avvenuta la costituzione in giudizio dei garanti, sulla scorta delle medesime argomentazioni del giudizio a suo tempo incardinato dall’obbligata principale e della stessa perizia SDL, il Tribunale denegava la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo e, soprattutto, aderendo alle tesi difensive prospettate, poneva in risalto che nella fattispecie la clausola di pagamento “a prima richiesta” riguarda le modalità e i tempi dell’escussione/pagamento ma non limita l’ampiezza delle eccezioni opponibili dai garanti: consegue che, in analoghe fattispecie, l’autonomia della garanzia non preclude l’opponibilità delle eccezioni tipiche di un rapporto accessorio, quale appunto quello della fideiussione.

Il Tribunale ha quindi rinviato ad altra udienza per valutare l’incidenza su tale giudizio degli effetti di quello di accertamento negativo promosso dall’obbligata principale, di fatto paralizzando le pretese della Banca verso i garanti.”

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