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Senta favorevole_TAEG MORA

Ennesima Sentenza Favorevole: TAEG + MORA si sommano

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Ennesima Sentenza Favorevole: TAEG + MORA si sommano
Avv.to di SDL Centrostudi SpA G. De Simone

Segnalazione e massima a cura dell’Avv. Giuseppe de Simone

La verifica del superamento del tasso soglia va eseguita sia con riferimento agli interessi corrispettivi sia con riferimento agli interessi moratori, dapprima considerandoli separatamente e, poi, sommandoli, qualora, per espressa previsione contrattuale, l’interesse moratorio venga contemplato non in sostituzione a quello corrispettivi ma in aggiunta al medesimo. (http://news.ilcaso.it/news_4127)

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Cti - Tribunale di Brescia

RECUPERATI € 178.000!!! Consulenza tecnica d’ufficio resa nell’ambito di un giudizio pendente innanzi al Tribunale di Brescia

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RECUPERATI € 178.000!!!

Siamo lieti di trasmettervi in allegato una importante consulenza tecnica d’ufficio resa nell’ambito di un giudizio pendente innanzi al Tribunale di Brescia con nota di commento redatta dall’avv. Antonio Fusco dello studio legale Riccio:

Oggetto: Tribunale di Brescia, contenzioso curato dal Prof. avv. Serafino Di Loreto. Straordinaria rideterminazione del saldo dei rapporti bancari oggetto di causa a seguito di consulenza tecnica d’ufficio la quale riduce drasticamente la posizione debitoria della compagine correntista. Natura del rapporto intercorrente tra conto corrente ordinario e conto anticipi.

Con atto di citazione ritualmente notificato, curato dal Prof. avv. Serafino Di Loreto, la società XXX conveniva innanzi al Tribunale di Brescia l’istituto di credito al fine di ottenere una sentenza di accertamento che certificasse la condotta contra legem di quest’ultimo in ordine a n° 4 rapporti bancari ed, in particolare, un conto corrente ordinario e tre conti anticipi e/o accessori.

Orbene, disposta ed eseguita la consulenza tecnica d’ufficio, il nominato ausiliario, anche e soprattutto in virtù delle osservazioni sollevate dal consulente tecnico di parte, avv. Biagio Riccio, con l’ineludibile sostegno delle perizie redatte dalla SDL, non ha potuto che constatare, per ciascuno dei conti oggetto di causa, il costante superamento dei tassi soglia, riducendo, così, la posizione debitoria complessiva della compagine correntista da un saldo debitore iniziale di – € 204.825,99 a soli – € 26.062,17.

Dunque, la somma illegittimamente incamerata dalla banca ammonta a ben € 178.763,82.

Nel merito, squisitamente giuridico, si pongono due ordini di considerazioni:

  • la natura del rapporto intercorrente tra conto corrente ordinario e conto anticipi;
  • la portata ed efficacia della sentenza di accertamento nell’ambito dei contenziosi bancari.

Al nominato consulente tecnico d’ufficio non è sfuggita, difatti, quale sia la relazione tra il conto ordinario e quello anticipi.

In caso di conto anticipi, difatti, si è in presenza di un mero conto di evidenza o di appoggio, privo di identità autonoma e non operativo, altrimenti definito conto indisponibile, la cui esistenza non è neppure necessaria per l’esecuzione delle operazioni di anticipo su fatture, ben potendo la banca limitarsi a regolare tutto l’iter sul solo conto corrente ordinario (cfr. Tribunale Milano, 12 luglio 2005, n° 8689).

Difatti, l’interesse del conto anticipi o del conto ancillare e collaterale confluisce sempre sul conto corrente ordinario, generando di fatto il fenomeno dell’anatocismo occulto.

I conti anticipi o conti d’ordine, come è noto, rappresentano il partitario dell’operazione di smobilizzo di crediti commerciali, di solito realizzata nella forma dell’accredito di somme concesse dalla banca, a fronte di effetti e ricevute bancarie scontati o anticipati salvo buon fine, oppure formalmente ceduti.

Di norma si prevede, per ciascuna linea di credito, l’accensione di un apposito conto che registra le anticipazioni effettuate, poi riversate sul conto ordinario. In tale ottica, il saldo dei conti ausiliari è indisponibile, perché l’unico conto effettivamente operativo è il conto ordinario, appunto, l’unico ad essere in concreto movimentato dal correntista.

Per questa ragione, siffatti conti si riducono ad una scheda di contabilità che non dà luogo ad un autonomo contratto di conto corrente, ovvero, in altra guisa, non incidono sulla sostanziale unitarietà del rapporto banca-cliente a mezzo di un unico conto corrente, articolato, poi, al suo interno semmai in più conti d’ordine o di appoggio.

Da qui la necessità di far confluire nel seno del conto corrente ordinario gli interessi, commissioni e spese di cui al conto anticipi.

Tali addendi si sommano agli interessi già presenti nel seno del conto ordinario e generano l’anatocismo occulto.

Nel saggio scritto da Vincenzo Farina “La ricostruzione giudiziaria del rapporto di conto corrente” (in Obbligazioni e Contr., 2012, 11, 777 – Contratti bancari), si comprende analiticamente la relazione tra conto corrente ordinario e conti anticipi ed il fenomeno dell’anatocismo occulto, espediente raffinato che genera usura.

L’insigne autore scrive: “Un altro aspetto, che riteniamo non si possa trascurare in una ricostruzione «giudiziaria» del rapporto di conto corrente, è quello relativo ai c.d. «conti anticipi», il cui saldo, in uno con le relative commissioni, è destinato a confluire sovente in un conto corrente principale.

Al fine di meglio far comprendere il ruolo e la funzione svolta dai «conti anticipi» nel proliferare talvolta illegittimo del debito imputato al cliente da parte dalla banca, occorre in primo luogo delineare l’iter operativo seguito dagli istituti di credito nelle operazioni di finanziamento mediante smobilizzo di crediti commerciali non rappresentati da effetti.

Tralasciando, per brevità, le fasi inerenti alla presentazione delle fatture e l’esame eseguito dalla banca sui medesimi documenti, giova porre l’attenzione soprattutto sul momento in cui, conclusasi con esito favorevole per il cliente la fase istruttoria, si provvede alla cessione del credito (assimilabile allo sconto) o ad un mandato irrevocabile all’incasso, non prima di aver compilato un modulo che, oltre ad indicare il titolare del credito, l’impresa debitrice e gli estremi delle fatture, elenca le condizioni generali e le clausole specifiche, che regolano l’apertura di credito per cassa utilizzabile in c/c mediante anticipo su fatture. Dopo avere provveduto agli adempimenti connessi alla notifica della cessione, la banca detrae normalmente dal totale delle fatture cedute uno scarto prudenziale, compreso solitamente tra il 20% e il 30%, ed anticipa, pertanto, un importo compreso tra l’80% e il 70% del credito ceduto. L’importo netto del finanziamento viene accreditato, normalmente con valuta in giornata, dalla banca sul c/c di corrispondenza dell’impresa cedente e, al contempo, viene addebitato in uno speciale «conto anticipi su fatture», collegato con l’apertura di credito, sul quale maturano a favore della banca gli interessi relativi all’anticipazione avuta. Questi ultimi, però, vengono poi addebitati direttamente nel c/c di corrispondenza dell’impresa cedente. Alla scadenza, la banca, se incassa l’importo delle fatture, accredita sul c/c di corrispondenza la differenza tra quanto riscosso e quanto anticipato al correntista, mentre sul conto anticipi addebiterà tale differenza ed accrediterà l’importo totale della fattura azzerando, in tal guisa, lo stesso conto anticipi. Se il debitore ceduto, alla scadenza, non provvede al pagamento delle fatture, la banca invita il cliente a pareggiare l’anticipo mediante un versamento diretto sul conto anticipi o un giroconto dal c/c di corrispondenza. Il tasso d’interesse del conto anticipi fatture è normalmente inferiore a quello applicato nei c/c di corrispondenza non garantiti. Ciò in considerazione del fatto che l’anticipo fatture è un’operazione autoliquidabile con garanzia atipica rappresentata dalla cessione di credito.

Prima di entrare in argomento, occorre sin da subito chiarire che il problema non si pone con riguardo al semplice servizio di cassa, sovente svolto dalle banche per la riscossione di crediti indicati nelle c.d. «ricevute bancarie», servizio connesso con il rapporto di conto corrente principale e che non genera interessi, ma solo spese pattuite in contratto e normalmente adeguatamente pubblicizzate. Da tale ricostruzione emerge con chiarezza che l’anticipazione su fatture, realizzata nella prassi bancaria solitamente mediante la movimentazione di due diversi conti correnti di corrispondenza, costituisce nella sostanza un unico rapporto senza soluzione di continuità. Del resto la tecnica bancaria prevede che lo stesso tipo di procedura (denominata «applicazione di tasso differenziato in c/c») possa essere eseguita su un unico c/c di corrispondenza, laddove la banca voglia riservare alla clientela imprenditoriale primaria un trattamento di particolare riguardo. Quanto innanzi chiarisce che, a prescindere dalla soluzione adottata dall’istituto di credito, il rapporto di credito – seppur articolato su più conti di credito – sia nella sostanza uno solo.

Non di rado poi le banche, quando intendano invece massimizzare il profitto gravando significativamente sulla clientela, procedono all’apertura di innumerevoli conti anticipi su fatture per le operazioni di finanziamento accordate al correntista, provvedendo di poi ad addebitare, per il tramite di un «giroconto», anche gli interessi dei vari conti anticipi debitori, per come succedutisi nel tempo, sul conto di corrispondenza (principale) ed ivi applicando la chiusura trimestrale con la nota capitalizzazione, anche ovviamente di quegli interessi rivenienti da tutti i suddetti conti anticipi. Si verifica in tal guisa una sorta di anatocismo duplice. A ciò aggiungasi che l’accensione e gestione di ogni «conto anticipi» separatamente dal conto principale comporta significative «spese» dirette ad implementare il costo del credito, prive sovente di giustificazione e determinate spesso in forza del mero arbitrio della banca. L’apparente vantaggio per il cliente di godere di un tasso di interesse inferiore e orfano della capitalizzazione viene nel concreto eliminato dalla banca con il successivo addebito degli interessi sul conto corrente principale (servente rispetto all’originaria apertura di credito), ove invece la capitalizzazione ha operato a tutto spiano”.

Quanto, invece, alla tipicità della sentenza di accertamento, si fa rilevare che tale tipo di provvedimento assume una portata ed una funzione particolare proprio nell’ambito del contenzioso bancario.

Nel caso in rassegna, difatti, la sentenza di accertamento, che ha rideterminato il saldo debitore e decurtato significativamente la posizione debitoria della correntista facendogli conseguire un risparmio di oltre € 178.000,00, non avendo alcuna efficacia condannatoria, indurrà la convenuta banca che vanta ancora un credito, seppur ridotto, a porre in essere un ulteriore e defatigante giudizio ordinario finalizzato, questa volta, ad una pronuncia di condanna al pagamento del quantum dovuto.

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sentenza favorevole varese

Sentenza Favorevole: annullamento di cartelle esattoriali Equitalia pari a € 18.040,14

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Ci pregiamo allegare sentenza emessa dalla Commissione Tributaria Provinciale di Varese, con la quale è stato ACCOLTO integralmente il ricorso proposto avverso Equitalia e ANNULLATO le cartelle esattoriali impugnate e relativi estratti di ruolo, per un importo pari ad euro 18.040,14,

Di seguito il relativo commento:

ANNULLAMENTO DI ESTRATTI DI RUOLO E RELATIVE CARTELLE DI PAGAMENTO PER IL COMPLESSIVO IMPORTO DI EURO 18.040,14

Trattasi di interessante sentenza emessa dalla Commissione Tributaria Provinciale di Varese in data 25.10.2017 e pubblicata in data 21.11.2017, nella quale, tra l’altro, vengono definite in modo netto alcune questioni relative all’onere probatorio.

La Commissione ha accolto integralmente il ricorso e annullato gli atti impugnati.

La causa definita dalla Commissione aveva ad oggetto alcuni estratti di ruolo e relative cartelle di pagamento, dettagliatamente indicate nel ricorso, per le annualità 2004, 2007, 2008, 2009, per un carico complessivo di Euro 18.040,14.

Attraverso il ricorso si è eccepita, innanzitutto, l’omessa notifica delle cartelle di pagamento, atti presupposti a qualsiasi procedura di riscossione coattiva.

In materia, l’art. 25, comma 1, del Dpr. n. 602/1973, disciplinante le modalità di riscossione, prevede espressamente che l’Agente della Riscossione debba notificare la cartella di pagamento al debitore iscritto a ruolo.

La citata legge pone, dunque, in capo all’Agente della riscossione il preciso onere di notificare l’iscrizione a ruolo portata dalla cartella di pagamento.

E’ di tutta evidenza, quindi, che, in mancanza della notifica di un atto presupposto, l’azione amministrativa tesa alla riscossione dei contributi risulta viziata.

Ciò deriva dalla semplice circostanza che, essendo il procedimento di riscossione improntato al principio di “tipicità” degli atti, l’attuazione della pretesa deve avvenire seguendo le regole positivizzate dal legislatore.

Da tale vizio risulta inequivocabilmente la decadenza in cui è incorsa Equitalia Spa in relazione al potere di riscuotere i tributi oggetto del ricorso nonché la prescrizione delle somme iscritte a ruolo.

Stante la mancanza di notifica delle cartelle esattoriali, si è altresì contestata l’inesistenza, o comunque la nullità o l’annullabilità, delle relative iscrizioni a ruolo.

Tali principi sono stati fatti propri dalla Commissione adita, ritenendo preliminare ed assorbente tale motivo di ricorso.

Ha rilevato, infatti, la Commissione che il Concessionario non ha dimostrato che le notifiche siano state ritualmente effettuate.

Interessante quanto affermato dalla Commissione stessa in tema di notifica a mezzo PEC: “quanto alla notifica a mezzo PEC la Commissione ritiene che la copia elettronica non ha valore giuridico, poiché priva di attestato di conformità da Parte di Pubblico Ufficiale. Ad essere trasmesso al contribuente non è l’originale della cartella, ma solo una copia informatica priva di qualsiasi attestazione di conformità all’originale apposta da un Pubblico Ufficiale”.

Il Giudice adito ha poi ribadito la prescrizione quinquennale (e non decennale) dei crediti tributari, in assenza di sentenza passata in giudicato.

La Commissione ha quindi accolto il ricorso e annullato gli atti impugnati.

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SENTENZA FAVOREVOLE - TRIBUNALE DI SIENA

Sentenza favorevole – Tribunale di Siena

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È con viva soddisfazione che Vi alleghiamo la sentenza positiva ottenuta sul Tribunale di Siena dall’Avvocato Guglielmo Angioni, della quale Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il breve commento esplicativo :

“…. sono lieto di inviarVi copia della sentenza ottenuta dal sottoscritto e dalla Collega Roberta D’Onofrio presso il Tribunale di Siena in una causa esperita contro Montepaschi, avente ad oggetto una domanda di rideterminazione del saldo di conto corrente.

Considero di particolare interesse la motivazione addotta dal Giudice, il quale – riportando testualmente brani dei nostri atti difensivi – rinosce la correttezza della formula SDL ritenendo nel contempo inapplicabile la formula della Banca d’Italia in quanto non conforme al dettato della L.  108/96.
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Sentenza Favorevole – Tribunale di Torino

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È con viva soddisfazione che Vi inoltriamo la sentenza positiva ottenuta sul Tribunale di Torino dall’Avvocato Laura Annoni, della quale Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il breve commento esplicativo:

“Spett.le SDL,
trasmetto in allegato la sentenza emessa dal Tribunale di Torino in una causa avente ad oggetto rapporto di conto corrente con apertura di credito e rapporto di mutuo.

Nella fattispecie, il Giudice ha accolto le nostre domande con riguardo al conto corrente, a seguito dell’espletamento di CTU totalmente recepita, accertando il saldo del rapporto a credito della correntista (senza nulla disporre sulla restituzione essendo il rapporto ancora aperto).

Il provvedimento merita attenzione nel punto in cui riconosce che le commissioni di massimo scoperto rientrano fra le voci da considerare ai fini del calcolo del TEG, sulla base del più recente orientamento della Cassazione ed “in ossequio ad un principio di relativa certezza”.

Da evidenziare anche il rilievo data dal Giudice all’imputazione dell’interesse capitalizzato ai fini del calcolo dell’interesse usurario, in assenza di specifica pattuizione sul punto.

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tribunale di Velletri - sentenza positiva

Sentenza favorevole – Tribunale di Velletri

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È con viva soddisfazione che Vi inoltriamo la sentenza positiva ottenuta sul Tribunale di Velletri dall’Avvocato Gianfranco Cecchini, che ha portato grande giovamento al comune cliente.
Nella sentenza si legge che sulla base di ragionevoli e corretti parametri matematici e conformi alla rcentissima giurisprudenza [...] all’esito di rigorosi e corretti accertamnti effettuati dal CTU, il saldo finale del rapporto viene rideterminato in complessivi Euro 122.605 dovuto dalla banca ed a credito del correntista, condannando la parte convenuta anche al pagamento delle spese legali di Euro 9.800, spese generali, Iva e Cpa

 

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Sentenza Favorevole: Tribunale di Agrigento

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È con viva soddisfazione che pubblichiamo la sentenza positiva ottenuta sul Tribunale di Agrigento dall’Avvocato Giuseppe Carianni, che ha portato grande giovamento al comune cliente. Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il breve commento esplicativo del collega:
“Con vivo piacere e soddisfazione vi allego l’ennesima sentenza positiva ottenuta  presso il tribunale di Agrigento.
Ancora una volta le tesi SDL non sembrano peregrine, anzi…
Oltre le oramai consolidate considerazioni su interessi anatocistici, usura, contratti bancari, poste, spese ed oneri addebitate illegittimamente al cliente, pare doveroso soffermarsi sulla questione del danno non patrimoniale (pari ad euro 5.000,00) riconosciuto dal Magistrato alla società attrice.
E’ l’ennesima guerra vinta.
Finalmente è stata affrontata la questione del risarcimento dei danni cagionati  a consumatori ed imprese nell’ambito dei rapporti bancari inficiati da oneri, spese e poste addebitate illegittimamente ( e illecitamente).
Il riconoscimento del danno patrimoniale e non patrimoniale, in una causa ordinaria di conto corrente va richiesto sempre negli atti giudiziari.
Il riconoscimento delle ipotesi di danno nella fattispecie in questione, apre un dibattito dottrinale e giurisprudenziale con non ci lascerà in disparte, ma dovrà vedere i colleghi amici di SDL, assoluti protagonisti.
Invito, quindi, tutti i colleghi  a perseverare ed insistere nella richiesta di risarcimento danni a favore dei nostri clienti.
Prima o poi troveremo un Giudice a Berlino, come in questo caso.
Vi lascio ad una attenta e interessata lettura della sentenza.”

 

 

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Tribunale di Alessandria - condannato Unicredit a pagare nei confronti del correntista la somma di Euro 211.794,70

Tribunale di Alessandria – condannato Unicredit a pagare nei confronti del correntista la somma di Euro 211.794,70

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Di seguito l’importante sentenza ottenuta presso il Tribunale di Alessandria dell’ Avvocato Elio Gnocato, di cui riportiamo un breve commento:

“… allego recentissima sentenza con la quale il Tribunale di Alessandria, dichiarando nullo per assenza di sottoscrizione della Banca il contratto di conto corrente, ha condannato Unicredit S.p.a. a pagare nei confronti del correntista la somma di Euro 211.794,70.
Consegue l’azzeramento dell’esposizione debitoria, nonché la nullità del relativo contratto di fideiussione.
Sotto il profilo della eccepita nullità del contratto per difetto di forma, deve darsi atto dell’orientamento espresso dalle recentissime sentenze della Corte di Cassazione (Cassazione civile, sez. I, sentenza 24.03.2016 n. 5919; Cassazione civile, sez. I, sentenza 7068/2016) e dalla recente Sentenza della Corte d’Appello di Torino per la quale “il requisito della forma scritta ad substantiam è soddisfatto solo ove vi sia la prova che entrambe le parti, anche se in documenti distinti, abbiano manifestato per iscritto la loro volontà negoziale, prova che non può essere offerta per testi ovvero per presunzioni; né il comportamento delle parti in costanza di contratto “monofirma” può essere considerato come valida manifestazione del consenso della Banca”.
sentenza - Tribunale di Ravenna

SENTENZA FAVOREVOLE – TRIBUNALE DI RAVENNA

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E’ con viva soddisfazione che Vi inoltriamo la sentenza positiva ottenuta sul Tribunale di Ravenna dall’Avvocato Luca Valerio, che ha portato grande giovamento al comune cliente. Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il breve commento esplicativo del collega:

“…è con viva soddisfazione che Vi allego la sentenza di accoglimento delle domande del comune cliente.
La sentenza è di particolare pregio in quanto accertata l’usurarietà del tasso di mora, dichiara la gratuità del mutuo, respingendo, tra le altre, la domanda di controparte di maggiorazione di 2.1 punti prevista dai DM per il calcolo dell’usura del tasso di mora.
Il GOT condanna la banca alla compensazione della somma di euro 39.921,10 oltre al pagamento delle spese di lite per euro 7.254, oltre IVA, CPA ed accessori di legge.”

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tribunale viterbo sentenza positiva

Sentenza positiva con perizia SDL – Tribunale di Viterbo

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Con la sentenza n. 111/2017 –riportata anche in un interessante articolo dell’edizione del 29.7.17 de il Sole24ore- il giudice Fiorella Scarpato del Tribunale di Viterbo, in linea con l’orientamento inaugurato all’inizio di quest’anno dal dott. Federico Bonato (dello stesso Tribunale) con la sentenza n. 9/17, ha ribadito un principio di fondamentale importanza all’interno dell’acceso dibattito che si registra, con particolare riferimento ai contratti di mutuo, nell’ambito del contenzioso bancario: se sono pattuiti interessi moratori in misura superiore al tasso soglia del periodo, la pattuizione è nulla e non è dovuto alcun interesse.

L’orientamento espresso dal giudice viterbese sconfessa clamorosamente quella parte della giurisprudenza di merito che -nonostante il chiaro tenore della normativa antiusura, la cui lettura organica non dovrebbe lasciare spazio a dubbi o interpretazioni- ostinatamente tenta di sostenere che la pattuizione di un tasso di interesse moratorio in misura usuraia, determina soltanto la nullità della relativa clausola contrattuale e la non debenza solo degli interessi di mora.

È evidente la lettura parziale ed erronea dell’art. 1815 c.c.

Ed infatti la su richiamata norma, letta in comb. disp. con l’art. 644 c.p., con la L. 108/96 e con la L. 24/01, consente di comprendere la chiara volontà del legislatore che, con l’inserimento del II° comma (in particolare si veda l’inciso “…e non sono dovuti interessi”), ha inteso evidentemente prevedere una sanzione di portata generale (la gratuità) con la quale punire ogni pattuizione usuraia all’interno di un contratto di finanziamento.

Il Tribunale di Viterbo ha evidenziato infatti che, nella fattispecie esaminata, mentre il  tasso di interessi  convenzionale era sicuramente legittimo, non altrettanto poteva dirsi per quello moratorio che, sulla base di quanto disposto dal contratto di mutuo stipulato tra le parti, era di due punti percentuali superiore a quello corrispettivo, e cioè al 9,251% a fronte di un tasso soglia per il terzo trimestre del 2014 pari all’8,775%.

A dispetto di quanto sostenuto dalla banca, la circostanza  che i mutuatari fossero sempre stati puntuali nel pagamento delle rate del mutuo e che pertanto gli interessi moratori non erano mai stati in concreto applicati non è stata ritenuta rilevante ai fini della affermazione della loro usurarietà, in quanto tale verifica riguardava il momento genetico della pattuizione a prescindere dal successivo concreto  svolgimento del rapporto.

Allo stesso modo  stata ritenuta irrilevante, ai fini antiusura, la differenza ontologica tra interessi moratori e corrispettivi in quanto “l’art. 2 della l. n. 108/96, la quale prevede che nel determinare il tasso effettivo globale medio deve tenersi conto testualmente “di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi titolo e spese”, non distinguendo il titolo degli interessi, sicché “ai fini dell’applicazione dell’art. 1815 c.c. e dell’art. 644 c.p. si considerano usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge al momento in cui sono promessi o comunque convenuti a qualunque titolo e quindi anche a titolo di interessi moratori” (Cass. n. 350 del 2013).”

Dopo aver richiamato la granitica giurisprudenza di legittimità, avallata anche da quella costituzionale, il giudice ha condivisibilmente affermato che, la maggiorazione (spread) del tegm prevista per determinare il tsso soglia “rappresenta una “giusta” clausola penale per il ritardato pagamento e pertanto in tale 50% può sicuramente trovare soddisfazione  sia l’interesse della banca ad un pagamento  tempestivo, sia il risarcimento del danno per il ritardato pagamento.”

La pronuncia in commento si inserisce in un filone giurisprudenziale (a dir vero poco pubblicizzato) che ha trovato, ad oggi, l’autorevole avallo della Corte di Appello di Roma  con la sentenza n. 4323/16 del 07.07.2016, nel cui solco si sta inserendo una parte rilevante della giurisprudenza di merito (Tribunale di Bergamo sentenza n. 3114/2016; Trib. Chieti sent. n. 122/2017 Trib. Chieti sent. n. 375/2017; Trib. Genova sent. n. 1157/2017; Tribunale di Ravenna n. 685/2017; Tribunale di Viterbo ordinanza del 29.06.2016 rg. 1167/2016).

Tra le sentenze più recenti si segnala quella del Tribunale di Como n. 1088/2017 pubbl. il 13/07/2017 che, in linea con quanto statuito dal Tribunale di Viterbo, ha affermato i seguenti principi:

  1. Il tasso moratorio, come ogni onere contrattuale (ad esclusione di quelli per imposte e tasse) rileva ai fini della verifica del rispetto della soglia usura.
  2. Il superamento della soglia usura da parte del tasso moratorio determina la gratuità del contratto in applicazione dell’art. 1815 II° co c.c..
  3. Ai fini della conversione del rapporto da onerosa a gratuito non ha alcuna rilevanza l’applicazione degli interessi moratori essendo sufficiente che il costo usuraio sia promesso o comunque convenuto.

Non resta che auspicare un intervento risolutivo della Corte di Cassazione al fine di ribadire, senza possibilità di interpretazioni alternative o fantasiose (come quelle che si registrano in riferimento alla applicazione della maggiorazione del 2,1% del tasso soglia), la rilevanza del tasso soglia, e di ogni altro costo (anche eventuale) contrattualmente pattuito, ai fini della verifica della usurarietà del finanziamento con la conseguenza che, in ipotesi di travalicamento della soglia usura, la sanzione prevista dovrà essere sempre la gratuità del contratto e, quindi, la non debenza di alcun interesse.

Roma, 03.08.17

Avv. Giovanni Lauro

 

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