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Tribunale  di Roma

Eccezionale: L. 3/2012 – stralciata l’iva nella procedura di esdebitazione

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ECCEZIONALE RISULTATO OTTENUTO PRESSO IL TRIBUNALE DI PISTOIA CON L’APPLICAZIONE DELLA L.3/2012. Lo stralcio anche dell’IVA!
Come sapete sul punto molti dicevano che non era stralciabile. Noi Vi diciamo che abbiamo ottenuto anche lo stralcio dell’IVA nella procedura di sdebitamento.
Un particolare ringraziamento ad dott. Barontini che ha cogestito questa procedura di sdebitamento

 

 

 

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Sentenza vittoriosa – Tribunale di Forlì

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LA RIDETERMINAZIONE DEL SALDO E L’ONERE PROBATORIO DELLE BANCHE.

LA QUESTIONE DEI DECRETI MINISTERIALI PER LA PROVA DELL’USURA.

SENTENZA CONTROCORRENTE.

La sentenza in esame, il cui giudizio è stato curato dall’avvocato prof. Serafino Di Loreto, ha come thema decidendum la delicata questione della rideterminazione del saldo, legata, come è ben noto, all’accertamento negativo del credito e la spinosa querelle che per la dimostrazione dell’usura vanno sempre prodotti i decreti ministeriali che indicano i tassi soglia, pena il rigetto della domanda.

Il giudice ha confermato quanto già statuito dal Tribunale di Mantova( altro giudizio vittorioso curato dal prof. Di Loreto): la pretesa della banca può essere scalfita, se il sotteso accertamento proposto dal correntista abbia esito favorevole.

Ma il focus della questione è un altro: non può la banca richiedere alcuna condanna se non si è costituita nel giudizio con una domanda riconvenzionale, dovendo incardinare una nuova causa e sobbarcarsi ed assolvere integralmente l’onere probatorio. Deve suffragare la sua pretesa con

  1. il deposito del contratto;
  2. l’ integrale produzione degli estratti conto.
  3. l’esibizione di tutto il carteggio con il cliente nel caso di ius variandi.

Ciò implica l’inversione dell’onere probatorio con ogni conseguenza a discapito dell’istituto di credito. Infatti sia la giurisprudenza di merito che di legittimità quando agisce la banca per la tutela di un suo credito, impone che anche ella non si sottragga al gravoso onere probatorio, che si compone oltre che della necessità indefettibile di depositare i documenti su richiamati, anche della precipua esigenza di giustificare la sua pretesa. Il che significa che la banca deve dimostrare:

  1. come ha calcolato gli interessi anatocistici;
  2. come ha computato la commissione di massimo scoperto;
  3. come ha imputato le spese della tenuta del conto.

A tal uopo si ritiene che le perizie SDL siano le migliori in Italia, perché già in sede di preanalisi e gratuitamente conferiscono il quadro della situazione al correntista.

Ci si augura che tutti i colleghi seguano l’esempio del prof. Di Loreto, dal momento che se si chiede l’accertamento negativo del credito in uno alla rideterminazione del saldo, la banca è costretta a difendersi o costituendosi in giudizio o dovendo curarne un altro per la tutela del suo diritto. Nell’uno e nell’altro caso l’onere probatorio è suo ed è possibile vincere la battaglia, perché è estremamente difficile provare.

In secondo luogo la sentenza va controcorrente sulla questione dei decreti ministeriali nel caso che si voglia dimostrare l’usura.

Come ben noto vi è una tagliola per il correntista che intende ottenere l’accertamento dell’usurarietà: deve accompagnare la perizia con tutti i decreti ministeriali che indicano i tassi soglia. La giurisprudenza maggioritaria e la stessa Corte di Cassazione statuiscono che se nella produzione dell’attore che invoca il superamento del tasso soglia essi non si rinvengono, la domanda è rigettata.

Per il giudice di Forlì non è così; egli scrive: In questa sede deve solo ulteriormente puntualizzarsi che la verifica del c.t.u. non poteva neppure ritenersi impedita dalla mancata produzione da parte attrice dei decreti ministeriali indicanti il tasso soglia di riferimento: pur non essendo testi avente valore normativo, non sono neppure documenti formati dalle parti, ma sono documenti di contenuto tecnico i quali -essendo utilizzabili per le valutazioni del c.t.u.- ben possono essere acquisiti anche nell’ambito di una c.t.u. meramente “deducente” (cfr. Cass. 15.3.2016 n. 5091)”.

Si va controcorrente e si sposa quell’orientamento( si veda nota di Tanza Esaustività del sapere del giudice (iura novit curia) e non necessarietà della produzione dei D.M. usura nei giudizi di contestazione del tasso usurario Trib. Lecce 15 dicembre 2015 e recentemente Tribunale Rimini, 03/03/2016, n. 309) più favorevole al correntista, parte debole del contratto.
Avv. Biagio Riccio

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Sentenza favorevole – Tribunale di Roma

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è con viva soddisfazione che Vi alleghiamo la sentenza positiva ottenuta sul Tribunale di Roma dall’Avv. Andrea Badanai, di cui Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il breve commento:

“Allegata alla presente ho il piacere di rimettere la copia della sentenza n. 6956/2017 resa a definizione del giudizio in oggetto in data 09 aprile 2017 dal Tribunale Ordinario di Roma – Sezione IX Civile, nella persona del Giudice Dott. Carlomagno, con la quale il predetto Tribunale ha dichiarato la nullità della clausola contenuta nell’art. 5 del contratto di mutuo nella parte relativa agli interessi di mora e condannato l’Unicredit S.p.A. al pagamento del 50% delle spese di causa.”

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richieste di documentazione

Richieste documentazione cliente in corso di giudizio

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Sentenza pro clienti segnalata dall’Avv. Tuccio di Stallo. La Corte di Cassazione , prima sezione civile di Roma ha cassato una sentenza della Corte d’Appello di Bologna ribadendo il potere del correntista di chiedere alla Banca di fornire la documentazione relativa al rapporto di conto corrente come previsto dall’art. 119 comma 4 del Testo Unico Bancario anche nel corso di una causa e mezzo di qualunque modo si dimostri idoneo allo scopo. In sostanza la Banca non può negare al cliente anche nel corso di una controversia tutta la documentazione inerente al suo conto corrente proprio perché l’art.119 viene a porsi tra i più importanti strumenti di tutela che la normativa di trasparenza riconosce ai soggetti che si trovano a intrattenere rapporti con gli intermediari bancari . Tale tutela del cliente non prevede restrizioni e come sappiamo è un dovere di protezione idoneo a durare nei limiti dei dieci anni a seguire dal compimento delle operazioni interessate . Si evince da quanto esposto che la Corte d’Appello di Bologna non poteva limitare l’esercizio del potere del cliente di richiedere la documentazione alla Banca alla fase anteriore all’avvio del giudizio intentato dal correntista.

Sentenza

rideterminazione

Sentenza vittoriosa rideterminazione del saldo

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Sentenza vittoriosa per un giudizio curato direttamente dall’avvocato prof.Serafino Di Loreto.
La rideterminazione del saldo è decisiva, se la banca non prova le sue competenze. Condannata a restituire il maltolto.

Di seguito il commento dell’Avv. Biagio Riccio:

“L’onere probatorio nella rideterminazione del saldo

La sentenza in allegato( la cui domanda introduttiva è stata curata dall’avvocato prof. Serafino Di Loreto) risulta di importanza fondamentale, perché affronta il problema, molto dibattuto in dottrina e giurisprudenza della rideterminazione del saldo, sulla base dei seguenti asserti.

  • Si tratta di un conto chiuso. Il giudice ha dato atto che la documentazione versata in atti fosse completa, anche se,in luogo degli estratti conto integrali, sono stati depositati soltanto quelli scalari. Ciò implica che se in ragione di questi ultimi il calcolo, per l’anatocismo, per l’usura o per la commissione di massimo scoperto, sia comunque possibile( il giudice scrive matematicamente corretto), la domanda non risulta sfornita di prova. Se ne ricava dunque che gli scalari, se correttamente spiegati,possono sopperire alla mancanza degli estratti conti integrali.
  • Il giudice si sofferma altresì nello spiegare che l’attore ha dato prova di quale fosse la rimessa ripristinatoria e quale quella solutoria,  alla luce della sentenza a sezione unite del 2/12/2010 n.24418, trattandosi di un conto chiuso. Sono ben dettagliate le argomentazioni del Giusdicente che si invitano a leggere.
  • E’ decisiva la portata della sentenza che sposa nell’interezza la consulenza tecnica di ufficio,per quanto attiene alla rideterminazione del saldo. Infatti il giudice pur non accogliendo la domanda sull’usura, si sofferma sul fatto che, poiché nel conto si sono rinvenuti interessi anatocistici non giustificati, in uno alle commissioni di massimo scoperto per un totale di oltre 40 mila euro, ordina la rideterminazione del saldo, dal momento che la banca non è riuscita, nel corso del giudizio, a suffragare perché aveva calcolato tali competenze. Questo aspetto risulta  dirimente per il futuro, in quanto ci si può dividere su come si proceda al calcolo dell’usura( si applichi o meno la formula della banca di Italia per il relativo computo), ma non sull’assolvimento dell’onere probatorio, a prescindere se il conto sia o meno chiuso. Se infatti la banca non prova come abbia applicato l’anatocismo o la commissione di massimo scoperto  e dunque non apporta suffragio dimostrativo alle sue competenze che incidono fortemente sui conti correnti, le pretese degli istituti  di credito risultano fortemente ridimensionate. Se per esempio l’usura oggettiva sia pari a zero, ma nel conto vi sono competenze per spese, interessi e commissioni supponiamo di oltre 40 mila euro, è la banca e non il correntista a dover provare come si è approdati a tal importo. L’inversione dell’onere della prova è decisivo. Se infatti la banca non fornisce la necessaria dimostrazione il cliente nulla deve, nel nostro esempio 40 mila euro. A tal proposito si fa rilevare che le perizie della SDL già al momento delle pre-analisi riscontrano questi dati. La sentenza in esame ne è la prova tangibile.”

 

 

Rideterminazione saldo

tribunale di modena

Tribunale di Modena – sentenza favorevole ottenuta dall’Avv. Marco Enrico Sgarbi in un caso di tassi usurari non rilevati dal CTU.

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SENTENZA FAVOREVOLE – TRIBUNALE DI MODENA
è con viva soddisfazione che Vi inoltriamo la sentenza positiva ottenuta sul Tribunale di Modena dall’Avv. Marco Enrico Sgarbi, di cui Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il breve commento:

“Vi allego, per quanto d’interesse, copia della sentenza – ordinanza favorevole depositata in seno al giudizio emarginato introdotto nelle forme ordinarie e convertito da rito ordinario a rito sommario ex art. 183 bis c.p.c.

Il risultato positivo è stato determinato dal fatto che, al momento del deposito delle note conclusive, ho rilevato l’esistenza di una pattuizione usuraria che atteneva la determinazione del tasso effettivo debitore (quindi tasso corrispettivo e non di mora) che era stato pattuito in misura superiore alla soglia usura vigente all’epoca della sottoscrizione del contratto di conto corrente (aperto nell’anno 2008) e tuttora in essere.

La circostanza non era stata rilevata nemmeno dalla CTU che, nel corso delle operazioni peritali, ha confrontato solamente i tassi corrispettivi dei contratti di affidamento (prodotti dalla Banca) senza, tuttavia, considerare e scrutinare quello pattuito alla genesi del rapporto con la sottoscrizione del contratto di conto corrente di corrispondenza anche disattendendo, sotto questo profilo, il quesito che le era stato posto dal Magistrato che aveva chiesto di verificare l’eventuale superamento dei tassi soglia “al momento della stipula del contratto o delle successive modifiche convenzionali…”.   

Per questa ragione, in sede di conclusioni, ho chiesto che, preliminarmente, venisse riconvocata la Consulente affinché ricalcolasse tutto il rapporto senza alcun interesse sul presupposto che, su un contratto geneticamente usurario, non potesse operare alcun meccanismo di sanatoria anche per effetto dei successivi affidamenti i cui tassi (corrispettivi) fossero stati entro soglia.

Il Magistrato estensore della ordinanza qui allegata non ha recepito questa mia richiesta sul presupposto che: “la clausola sugli interessi debitori del contratto di conto corrente disciplina una situazione di scoperto non affidato, mentre la clausola sugli interessi debitori dell’apertura di credito disciplina una situazione di scoperto affidato determinandosi così una sostituzione interna alla regolamentazione pattizia”.

Ad ogni buon conto, il risultato ottenuto ha superato le aspettative, per come erano state ipotizzate dalla CTU, che non aveva riscontrato l’applicazione degli interessi usurari per come era stati prima enucleati dalla nostra perizia depositata in atti, sebbene questa avesse già correttamente ridimensionato le pretese della cliente giacché era stata riscontrata una usura ”oggettiva” (l’unica che viene presa in considerazione da questo Tribunale) di soli € 3.000,00 circa, mentre, con il dispositivo della ordinanza allegata, è stato riconosciuto un credito di € 10.962,09 oltre interessi a far data da ciascun addebito che la Banca dovrà riaccreditare in favore della cliente nel conto corrente tuttora aperto.

Inutile dire come la cliente sia stata molto soddisfatta.

Tribunale di Modena 

tribunale di torino

Tribunale di Torino – Appostazioni illecite sulle commissioni ed usura, quando la Banca è condannata a pagare

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È con viva soddisfazione che Vi inoltriamo la sentenza positiva ottenuta dall’Avv. Elio Michele Gnocato sul Tribunale di Torino, che ha portato grande giovamento al comune cliente.
Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il commento esplicativo del collega qui di seguito:

Spett.le SDL, allego sentenza ottenuta presso il Tribunale di Torino nei confronti della Banca Unicredit S.p.a. La sentenza è positiva. Il dispositivo prevede la condanna dell’istituto bancario al pagamento di Euro 238.494,69. La non debenza per i garanti/fideiussori dell’importo di Euro 189.223,07. Il pagamento delle spese di mediazione oltre al rimborso delle spese legali. La parte motiva merita approfondita valutazione. Precisando che l’ammontare della condanna suddetta deriva da illecite appostazioni a titolo di CMS ed usura. Su tale ultimo punto vi è una presa di posizione netta in contrasto con quanto di recente statuito dalla Suprema Corte con la sentenza n. 12965/16, tanto cara agli istituti di credito. Nel merito si illustra l’iter procedurale nel quale il Giudicante, all’esito dell’udienza ex art. 281 sexies ha rimesso in istruttoria la causa con ammissione della CTU, previo accoglimento di quanto dedotto nell’istanza ex art. 177 c.p.c. formulata, nella quale, a fronte dell’assunto per il quale la consulenza tecnica di parte risulta infondata poiché considera gli interessi legittimamente capitalizzati ai fini del calcolo dell’usura, si è dimostrato che tale addendo risulta ininfluente nel calcolo del superamento del tasso soglia visto l’ammontare degli ulteriori addendi, quale CMS, spese, che necessariamente devono essere inseriti nel TEG. La CTU è stata svolta secondo un doppio criterio. La formula è quella utilizzata dalla Banca d’Italia. La variante risale nell’utilizzo delle istruzioni tempo per tempo vigenti e quella secondo la formula agosto 2009 anche per il periodo pregresso. La differenza è sostanziale. Posto che nel primo caso si escludono le CMS nel computo del TEG, nel secondo no. Quindi anche per il periodo pregresso al 2009 (e quindi discostandosi dalla indicazioni tempo per tempo emesse dalla Banca d’Italia) devono essere computate nel calcolo del TEG le CMS oltre oneri ecc con espresso riferimento alla norma penale 644 c.p. Il doppio conteggio è stato ulteriormente duplicato secondo una valutazione che prevedeva nel caso di trimestri “usurati” la riconduzione la tasso soglia degli stesso, ovvero lo storno complessivo ex art. 1815 c.c. Dopo ampio dibattito la modalità di conteggio adottata prevede l’applicazione della formula Banca d’Italia con inserimento CMS e oneri ex art. 644 c.p. per tutto il periodo di indagine e l’applicazione dell’art. 1815 c.c. Da ultimo occorre valutare la motivazione di “critica” rispetto al principio espresso nella sentenza Cassazione 12965/16. Sulla base di ciò è stato formulato giusto motivo d’appello. *** Abstract: L’art. 2bis, comma 2 D.Ln. 185/2008, introdotto con Legge di conversione n.2 del 2009, è norma di interpretazione autentica dell’art. 644, comma 4 c.p. L’esclusione delle CMS nel computo del TEG, trova giustificazione nel principio non condivisibile che la Legge n. 2/2009 abbia portata innovativa, e dunque non sia applicabile retroattivamente. A tal fine viene richiamata la sentenza della Cassazione n. 12965 del 22.06.2016. Sul punto il Tribunale di Torino con la sentenza n. 2129 del 20.04.2017, confuta l’orientamento della Corte di Cassazione sentenza n. 12965 del 22.06.2016 a tenore del quale , allo scopo di valutare il superamento del tasso soglia , non debba tenersi conto delle CMS, deducendo come: “La predetta sentenza non possa costituire un punto di svolta….” . In particolare, il Giudice Torinese evidenzia come la tesi della Corte, richiamata nella sentenza appellata, contrasti con altra nota pronuncia della Cassazione Penale n. 12038 del 2010, laddove si dispone che il tenore letterale dell’art. 644, comma 4 c.p. impone di considerare, ai fini della verifica dell’usurarietà, tutti gli oneri connessi all’utilizzo del credito. Tra cui deve essere, senza ombra di dubbio, compresa la “commissione di massimo scoperto”. Per l’effetto, il Tribunale di Torino conclude affermando che: “anche la CMS deve essere tenuta in considerazione quale fattore potenzialmente produttivo di usura, essendo rilevanti ai fini della determinazione del tasso usurario tutti gli oneri che l’utente supporta in relazione all’utilizzo del credito, indipendentemente dalle istruzioni o direttive della Banca d’Italia (circolare della Banca d’Italia 30.09.1996 e successive) in cui si prevedeva che la CMS non dovesse essere valutata ai fini della determinazione del tasso effettivo globale degli interessi, traducendosi in un aggiramento della norma penale che impone alla legge di stabilire il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari” (Tribunale di Torino, sentenza n. 2129 del 20 aprile 2017). *** Emergono i seguenti principi: 1) Le CMS sono nulle per indeterminatezza se non prevedono la base di calcolo su cui calcolarle. N.B. Tutto ciò emerge dalla lettura del contratto di conto corrente. Il problema (per le banche) è riscontrabile nel 50% minimo dei contratti analizzati; 2) Ai fini del calcolo dell’usura le CMS devono essere computate per tutto il periodo di indagine, unitamente alle spese e oneri ex art. 644 c.p.; 3) In caso di usura si applica l’art. 1815 c.c. per i trimestri in cui è riscontrata e non solo in caso di usura Ab origine; 4) Ai garanti e fideiussori si estendono i relativi benefici ottenuti nella fase di accertamento. A disposizione porgo cordiali saluti. Avv. Elio Michele Gnocato.

Tribunale di Torino – 4 maggio