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Sentenza favorevole_Roma-23MAG

Sentenza favorevole – Tribunale di Roma

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è con viva soddisfazione che Vi alleghiamo la sentenza positiva ottenuta sul Tribunale di Roma dall’Avv. Andrea Badanai, di cui Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il breve commento:

“Allegata alla presente ho il piacere di rimettere la copia della sentenza n. 6956/2017 resa a definizione del giudizio in oggetto in data 09 aprile 2017 dal Tribunale Ordinario di Roma – Sezione IX Civile, nella persona del Giudice Dott. Carlomagno, con la quale il predetto Tribunale ha dichiarato la nullità della clausola contenuta nell’art. 5 del contratto di mutuo nella parte relativa agli interessi di mora e condannato l’Unicredit S.p.A. al pagamento del 50% delle spese di causa.”

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richieste di documentazione

Richieste documentazione cliente in corso di giudizio

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Sentenza pro clienti segnalata dall’Avv. Tuccio di Stallo. La Corte di Cassazione , prima sezione civile di Roma ha cassato una sentenza della Corte d’Appello di Bologna ribadendo il potere del correntista di chiedere alla Banca di fornire la documentazione relativa al rapporto di conto corrente come previsto dall’art. 119 comma 4 del Testo Unico Bancario anche nel corso di una causa e mezzo di qualunque modo si dimostri idoneo allo scopo. In sostanza la Banca non può negare al cliente anche nel corso di una controversia tutta la documentazione inerente al suo conto corrente proprio perché l’art.119 viene a porsi tra i più importanti strumenti di tutela che la normativa di trasparenza riconosce ai soggetti che si trovano a intrattenere rapporti con gli intermediari bancari . Tale tutela del cliente non prevede restrizioni e come sappiamo è un dovere di protezione idoneo a durare nei limiti dei dieci anni a seguire dal compimento delle operazioni interessate . Si evince da quanto esposto che la Corte d’Appello di Bologna non poteva limitare l’esercizio del potere del cliente di richiedere la documentazione alla Banca alla fase anteriore all’avvio del giudizio intentato dal correntista.

Sentenza

rideterminazione

Sentenza vittoriosa rideterminazione del saldo

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Sentenza vittoriosa per un giudizio curato direttamente dall’avvocato prof.Serafino Di Loreto.
La rideterminazione del saldo è decisiva, se la banca non prova le sue competenze. Condannata a restituire il maltolto.

Di seguito il commento dell’Avv. Biagio Riccio:

“L’onere probatorio nella rideterminazione del saldo

La sentenza in allegato( la cui domanda introduttiva è stata curata dall’avvocato prof. Serafino Di Loreto) risulta di importanza fondamentale, perché affronta il problema, molto dibattuto in dottrina e giurisprudenza della rideterminazione del saldo, sulla base dei seguenti asserti.

  • Si tratta di un conto chiuso. Il giudice ha dato atto che la documentazione versata in atti fosse completa, anche se,in luogo degli estratti conto integrali, sono stati depositati soltanto quelli scalari. Ciò implica che se in ragione di questi ultimi il calcolo, per l’anatocismo, per l’usura o per la commissione di massimo scoperto, sia comunque possibile( il giudice scrive matematicamente corretto), la domanda non risulta sfornita di prova. Se ne ricava dunque che gli scalari, se correttamente spiegati,possono sopperire alla mancanza degli estratti conti integrali.
  • Il giudice si sofferma altresì nello spiegare che l’attore ha dato prova di quale fosse la rimessa ripristinatoria e quale quella solutoria,  alla luce della sentenza a sezione unite del 2/12/2010 n.24418, trattandosi di un conto chiuso. Sono ben dettagliate le argomentazioni del Giusdicente che si invitano a leggere.
  • E’ decisiva la portata della sentenza che sposa nell’interezza la consulenza tecnica di ufficio,per quanto attiene alla rideterminazione del saldo. Infatti il giudice pur non accogliendo la domanda sull’usura, si sofferma sul fatto che, poiché nel conto si sono rinvenuti interessi anatocistici non giustificati, in uno alle commissioni di massimo scoperto per un totale di oltre 40 mila euro, ordina la rideterminazione del saldo, dal momento che la banca non è riuscita, nel corso del giudizio, a suffragare perché aveva calcolato tali competenze. Questo aspetto risulta  dirimente per il futuro, in quanto ci si può dividere su come si proceda al calcolo dell’usura( si applichi o meno la formula della banca di Italia per il relativo computo), ma non sull’assolvimento dell’onere probatorio, a prescindere se il conto sia o meno chiuso. Se infatti la banca non prova come abbia applicato l’anatocismo o la commissione di massimo scoperto  e dunque non apporta suffragio dimostrativo alle sue competenze che incidono fortemente sui conti correnti, le pretese degli istituti  di credito risultano fortemente ridimensionate. Se per esempio l’usura oggettiva sia pari a zero, ma nel conto vi sono competenze per spese, interessi e commissioni supponiamo di oltre 40 mila euro, è la banca e non il correntista a dover provare come si è approdati a tal importo. L’inversione dell’onere della prova è decisivo. Se infatti la banca non fornisce la necessaria dimostrazione il cliente nulla deve, nel nostro esempio 40 mila euro. A tal proposito si fa rilevare che le perizie della SDL già al momento delle pre-analisi riscontrano questi dati. La sentenza in esame ne è la prova tangibile.”

 

 

Rideterminazione saldo

tribunale di modena

Tribunale di Modena – sentenza favorevole ottenuta dall’Avv. Marco Enrico Sgarbi in un caso di tassi usurari non rilevati dal CTU.

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SENTENZA FAVOREVOLE – TRIBUNALE DI MODENA
è con viva soddisfazione che Vi inoltriamo la sentenza positiva ottenuta sul Tribunale di Modena dall’Avv. Marco Enrico Sgarbi, di cui Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il breve commento:

“Vi allego, per quanto d’interesse, copia della sentenza – ordinanza favorevole depositata in seno al giudizio emarginato introdotto nelle forme ordinarie e convertito da rito ordinario a rito sommario ex art. 183 bis c.p.c.

Il risultato positivo è stato determinato dal fatto che, al momento del deposito delle note conclusive, ho rilevato l’esistenza di una pattuizione usuraria che atteneva la determinazione del tasso effettivo debitore (quindi tasso corrispettivo e non di mora) che era stato pattuito in misura superiore alla soglia usura vigente all’epoca della sottoscrizione del contratto di conto corrente (aperto nell’anno 2008) e tuttora in essere.

La circostanza non era stata rilevata nemmeno dalla CTU che, nel corso delle operazioni peritali, ha confrontato solamente i tassi corrispettivi dei contratti di affidamento (prodotti dalla Banca) senza, tuttavia, considerare e scrutinare quello pattuito alla genesi del rapporto con la sottoscrizione del contratto di conto corrente di corrispondenza anche disattendendo, sotto questo profilo, il quesito che le era stato posto dal Magistrato che aveva chiesto di verificare l’eventuale superamento dei tassi soglia “al momento della stipula del contratto o delle successive modifiche convenzionali…”.   

Per questa ragione, in sede di conclusioni, ho chiesto che, preliminarmente, venisse riconvocata la Consulente affinché ricalcolasse tutto il rapporto senza alcun interesse sul presupposto che, su un contratto geneticamente usurario, non potesse operare alcun meccanismo di sanatoria anche per effetto dei successivi affidamenti i cui tassi (corrispettivi) fossero stati entro soglia.

Il Magistrato estensore della ordinanza qui allegata non ha recepito questa mia richiesta sul presupposto che: “la clausola sugli interessi debitori del contratto di conto corrente disciplina una situazione di scoperto non affidato, mentre la clausola sugli interessi debitori dell’apertura di credito disciplina una situazione di scoperto affidato determinandosi così una sostituzione interna alla regolamentazione pattizia”.

Ad ogni buon conto, il risultato ottenuto ha superato le aspettative, per come erano state ipotizzate dalla CTU, che non aveva riscontrato l’applicazione degli interessi usurari per come era stati prima enucleati dalla nostra perizia depositata in atti, sebbene questa avesse già correttamente ridimensionato le pretese della cliente giacché era stata riscontrata una usura ”oggettiva” (l’unica che viene presa in considerazione da questo Tribunale) di soli € 3.000,00 circa, mentre, con il dispositivo della ordinanza allegata, è stato riconosciuto un credito di € 10.962,09 oltre interessi a far data da ciascun addebito che la Banca dovrà riaccreditare in favore della cliente nel conto corrente tuttora aperto.

Inutile dire come la cliente sia stata molto soddisfatta.

Tribunale di Modena 

tribunale di torino

Tribunale di Torino – Appostazioni illecite sulle commissioni ed usura, quando la Banca è condannata a pagare

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È con viva soddisfazione che Vi inoltriamo la sentenza positiva ottenuta dall’Avv. Elio Michele Gnocato sul Tribunale di Torino, che ha portato grande giovamento al comune cliente.
Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il commento esplicativo del collega qui di seguito:

Spett.le SDL, allego sentenza ottenuta presso il Tribunale di Torino nei confronti della Banca Unicredit S.p.a. La sentenza è positiva. Il dispositivo prevede la condanna dell’istituto bancario al pagamento di Euro 238.494,69. La non debenza per i garanti/fideiussori dell’importo di Euro 189.223,07. Il pagamento delle spese di mediazione oltre al rimborso delle spese legali. La parte motiva merita approfondita valutazione. Precisando che l’ammontare della condanna suddetta deriva da illecite appostazioni a titolo di CMS ed usura. Su tale ultimo punto vi è una presa di posizione netta in contrasto con quanto di recente statuito dalla Suprema Corte con la sentenza n. 12965/16, tanto cara agli istituti di credito. Nel merito si illustra l’iter procedurale nel quale il Giudicante, all’esito dell’udienza ex art. 281 sexies ha rimesso in istruttoria la causa con ammissione della CTU, previo accoglimento di quanto dedotto nell’istanza ex art. 177 c.p.c. formulata, nella quale, a fronte dell’assunto per il quale la consulenza tecnica di parte risulta infondata poiché considera gli interessi legittimamente capitalizzati ai fini del calcolo dell’usura, si è dimostrato che tale addendo risulta ininfluente nel calcolo del superamento del tasso soglia visto l’ammontare degli ulteriori addendi, quale CMS, spese, che necessariamente devono essere inseriti nel TEG. La CTU è stata svolta secondo un doppio criterio. La formula è quella utilizzata dalla Banca d’Italia. La variante risale nell’utilizzo delle istruzioni tempo per tempo vigenti e quella secondo la formula agosto 2009 anche per il periodo pregresso. La differenza è sostanziale. Posto che nel primo caso si escludono le CMS nel computo del TEG, nel secondo no. Quindi anche per il periodo pregresso al 2009 (e quindi discostandosi dalla indicazioni tempo per tempo emesse dalla Banca d’Italia) devono essere computate nel calcolo del TEG le CMS oltre oneri ecc con espresso riferimento alla norma penale 644 c.p. Il doppio conteggio è stato ulteriormente duplicato secondo una valutazione che prevedeva nel caso di trimestri “usurati” la riconduzione la tasso soglia degli stesso, ovvero lo storno complessivo ex art. 1815 c.c. Dopo ampio dibattito la modalità di conteggio adottata prevede l’applicazione della formula Banca d’Italia con inserimento CMS e oneri ex art. 644 c.p. per tutto il periodo di indagine e l’applicazione dell’art. 1815 c.c. Da ultimo occorre valutare la motivazione di “critica” rispetto al principio espresso nella sentenza Cassazione 12965/16. Sulla base di ciò è stato formulato giusto motivo d’appello. *** Abstract: L’art. 2bis, comma 2 D.Ln. 185/2008, introdotto con Legge di conversione n.2 del 2009, è norma di interpretazione autentica dell’art. 644, comma 4 c.p. L’esclusione delle CMS nel computo del TEG, trova giustificazione nel principio non condivisibile che la Legge n. 2/2009 abbia portata innovativa, e dunque non sia applicabile retroattivamente. A tal fine viene richiamata la sentenza della Cassazione n. 12965 del 22.06.2016. Sul punto il Tribunale di Torino con la sentenza n. 2129 del 20.04.2017, confuta l’orientamento della Corte di Cassazione sentenza n. 12965 del 22.06.2016 a tenore del quale , allo scopo di valutare il superamento del tasso soglia , non debba tenersi conto delle CMS, deducendo come: “La predetta sentenza non possa costituire un punto di svolta….” . In particolare, il Giudice Torinese evidenzia come la tesi della Corte, richiamata nella sentenza appellata, contrasti con altra nota pronuncia della Cassazione Penale n. 12038 del 2010, laddove si dispone che il tenore letterale dell’art. 644, comma 4 c.p. impone di considerare, ai fini della verifica dell’usurarietà, tutti gli oneri connessi all’utilizzo del credito. Tra cui deve essere, senza ombra di dubbio, compresa la “commissione di massimo scoperto”. Per l’effetto, il Tribunale di Torino conclude affermando che: “anche la CMS deve essere tenuta in considerazione quale fattore potenzialmente produttivo di usura, essendo rilevanti ai fini della determinazione del tasso usurario tutti gli oneri che l’utente supporta in relazione all’utilizzo del credito, indipendentemente dalle istruzioni o direttive della Banca d’Italia (circolare della Banca d’Italia 30.09.1996 e successive) in cui si prevedeva che la CMS non dovesse essere valutata ai fini della determinazione del tasso effettivo globale degli interessi, traducendosi in un aggiramento della norma penale che impone alla legge di stabilire il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari” (Tribunale di Torino, sentenza n. 2129 del 20 aprile 2017). *** Emergono i seguenti principi: 1) Le CMS sono nulle per indeterminatezza se non prevedono la base di calcolo su cui calcolarle. N.B. Tutto ciò emerge dalla lettura del contratto di conto corrente. Il problema (per le banche) è riscontrabile nel 50% minimo dei contratti analizzati; 2) Ai fini del calcolo dell’usura le CMS devono essere computate per tutto il periodo di indagine, unitamente alle spese e oneri ex art. 644 c.p.; 3) In caso di usura si applica l’art. 1815 c.c. per i trimestri in cui è riscontrata e non solo in caso di usura Ab origine; 4) Ai garanti e fideiussori si estendono i relativi benefici ottenuti nella fase di accertamento. A disposizione porgo cordiali saluti. Avv. Elio Michele Gnocato.

Tribunale di Torino – 4 maggio

Tribunale di Roma_10_04

Tribunale di Roma – Tassi Moratori, una sentenza favorevole al beneficiario

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SENTENZA FAVOREVOLE – TRIBUNALE DI ROMA

è con viva soddisfazione che Vi segnaliamo la sentenza positiva ottenuta sul Tribunale di Roma dall’Avv. Giuseppe De Simone, di cui Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il breve commento:

“Il Tribunale di Roma torna ad esprimersi sulla natura usuaria delle clausole del contratto di mutuo bancario.
Con sentenza del 5 aprile 2017, viene ribadito che il tasso moratorio soggiace alla normativa di cui alla Legge 108/1996 (senza necessità di operare alcuna maggiorazione ai fini del necessario confronto con il TSU) e che, nell’ipotesi di superamento, la relativa clausola è nulla per contrarietà a norma imperativa.”

Tribunale di Roma

Tribunale Cuneo

TRIBUNALE DI CUNEO – Sentenza favorevole: banca condannata a ricalcolo del saldo

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Sentenza positiva ottenuta dall’Avv. Elio Gnocato sul Tribunale di Cuneo di cui Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il commento del collega:

“Allego alla presente sentenza che ha visto condannare la banca al ricalcolo del saldo mediante storno di illeciti appostamenti per Euro 9.334,00.

L’importo prevede lo storno di interessi ultralegali e commissioni non pattuite, applicazioni di interessi usurari (acclarati in sede di CTU) e illegittime applicazioni dei giorni valuta.

Le suddette nullità rendono parzialmente nullo il contratto di fideiussione stipulato dai garanti.

Tribunale di Cuneo – Sentenza favorevole

 

tribunale di Oristano

TRIBUNALE DI ORISTANO – Sentenza favorevole

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Sentenza positiva ottenuta dall’Avv. Valeria Melis sul Tribunale di Oristano di cui Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il commento della collega:

“….invio con la presente la pronuncia in oggetto, segnalando la particolare importanza della medesima in merito ad alcune questioni ancora controverse nei vari Tribunali. In particolare, il Giudice, adeguandosi alle rilevazioni operate dal CTU nella propria relazione, ha sposato appieno la tesi della legittimità esclusiva della formula del teg e non della Banca d’Italia (rilevando usura in 37 trimestri in luogo di 11 su 42); il tutto previo ordine di esibizione dei contratti originari a carico della banca, sottolineando che “la richiesta del contratto di conto corrente, al di là dell’art.119, comma 4°, TUB, relativo alla “documentazione inerente a singole operazioni”, trova fondamento immediato e diretto nel principio di correttezza e buona fede in senso oggettivo che le parti devono osservare nel rapporto obbligatorio in generale (art. 1175 c.c.) e, in specie, nell’esecuzione del contratto (art. 1375 c.c.)”; quanto alle commissioni di massimo scoperto, pur essendo previste in contratto, il Giudice rileva come le stesse siano “strettamente correlate al massimo scoperto, traducendosi sostanzialmente in una maggiorazione indebita degli interessi a carico del correntista”, ritenendo fondata la domanda attorea anche sul punto, come in relazione all’addebito di una serie di spese mai pattuite. Ne deriva che, partendo dal saldo di estratto conto bancario di euro di euro 40.195,14 a debito del correntista e detratti gli importi indebitamente addebitati, risulta un saldo a debito del correntista pari a euro 2.924,13.
In realtà la pronuncia risulta carente in merito ad alcune verifiche trascurate dal Giudice, pur tempestivamente eccepite, ma resta il dato inconfutabile di una differenza indebitamente addebitata pari a euro 37.271,01 e dell’accertamento di una pratica usuraria diffusa per tutta la durata del rapporto.”

Tribunale di Oristano – Sentenza favorevole

Pavia

Tribunale di Pavia – Sentenza di condanna della Banca MPS – riconoscimento spese di lite, di CTU e di perizia

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Sentenza di cui all’allegato ottenuta sul Tribunale di Pavia dall’Avv. Andrea Ziletti, che ha portato grande giovamento al comune cliente, in quanto, a fronte di un debito pari ad euro 104.763,17, È EMERSO PER IL CLIENTE UN VANTAGGIO PARI COMPLESSIVAMENTE AD EURO 154.747,96.

A CIÒ SI AGGIUNGA CHE LA SENTENZA HA CONDANNATO LA BANCA CONVENUTA AL PAGAMENTO DELLE SPESE DI LITE NELLA MISURA DELLA METÀ, NONCHÉ DI PARTE DELLE SPESE PER LE PERIZIE SDL ED, INTEGRALMENTE, LE SPESE DI CTU

Sentenza emessa dal Tribunale di Pavia in data 16 marzo 2017, in una causa relativa a due conti correnti nella quale si chiedeva, sulla base di perizie SDL, la restituzione delle somme illegittimamente incamerate dall’Istituto di Credito a seguito dell’applicazione di interessi usurari, anatocistici e c.m.s. non dovute.
Il Giudice, a fronte dei saldi negativi dichiarati dalla Banca convenuta pari, rispettivamente, ad euro 46.804,86 e ad euro 57.958,31, ha accertato e dichiarato, anche sulla base delle risultanze della CTU, che il rapporto dare/avere del primo conto corrente è di euro 4.608,69 a debito del correntista mentre, per il secondo conto corrente, è di euro 54.593,49 a credito del correntista.
Il Tribunale, inoltre, ha compensato per metà le spese di lite ponendo a carico della banca la restante parte, ponendo comunque a carico della Banca sia parte delle spese di CTP sia, integralmente, le spese di CTU.
In particolare, il Giudice ha rigettato, innanzitutto, l’eccezione di nullità dell’atto di citazione.
Infatti, recita la sentenza in commento, “Dal contenuto dello stesso e dalle relative conclusioni si comprendono quali sono le cause dei due contratti di conto corrente di corrispondenza di cui l’attore deduce la nullità e le specifiche ragioni delle stesse, tanto che la banca convenuta si è compiutamente difesa”.
Il Giudicante, inoltre, ha ritenuto altresì infondata l’eccezione di prescrizione relativamente ad uno dei conti correnti oggetto di causa, aperto il 29.09.1993.
Infatti, risultano provati i limiti dei diversi affidamenti concessi sul detto conto e il CTU ha quindi accertato che tutte le rimesse asseritamente solutorie erano nei limiti degli affidamenti vigenti, con funzione quindi ripristinatoria degli affidamenti stessi.
Il Tribunale ha, poi, accertato che i conti correnti prevedevano la capitalizzazione di interessi anatocistici.
Essendo i conti oggetto di causa aperti entrambi nel 1993, quindi anteriormente alla entrata in vigore della nota delibera CICR del 24.02.2000, il Giudice ha rilevato che la banca non ha prodotto alcunché circa la prova dell’adeguamento dei contratti alla predetta delibera CICR o, comunque, circa la sottoscrizione delle suddette clausole da parte del correntista.
Si ricorda, infatti, che le clausole anatocistiche contenute nei contratti stipulati anteriormente alla predetta delibera restano disciplinate, secondo i principi che regolano la successione delle leggi nel tempo, dalla normativa anteriormente in vigore, come opportunamente osservato dalla Cassazione (S.U. Sent. n. 21095/04; cfr. anche Cass. n. 1222 del 20.08.2003).
Successivamente, la Cassazione (Sent. n. 4093 del 25.02.2005; Sent. n. 25016 del 30.11.2007) ha ribadito che, in tema di capitalizzazione, la sentenza della Corte Costituzionale n. 425/2000, dichiarando la illegittimità per violazione dell’art. 76 Costituzione, del comma 3 art. 25 D.lgs. 342/99 e del conseguente art. 7 della Delibera che prevedeva le condizioni di sanatoria, ha reso applicabile la normativa anteriormente in vigore, con nullità delle preesistenti clausole anatocistiche per violazione dell’art. 1283 cod.civ.
Quindi, ne consegue che perdurano per i contratti in essere gli effetti di nullità della clausola.
Tornando al caso di specie, la sentenza in commento ha pertanto escluso ogni forma di capitalizzazione degli interessi.
Il nominato Consulente Tecnico d’Ufficio ha, pertanto, correttamente, rideterminato il rapporto di dare/avere tra le parti con esclusione degli interessi anatocistici, rilevando altresì il superamento dei tassi soglia ai fini dell’usura in uno dei conti correnti oggetto di causa.
A seguito di tutto ciò, il Giudice ha accertato e dichiarato la nullità delle clausole relative alla capitalizzazione degli interessi anatocistici in entrambe i contratti nonché il superamento del tasso soglia relativamente ad uno dei conti correnti.
Per l’effetto, in accoglimento della domanda di parte attrice di accertamento negativo diretta a rideterminare i rapporti di dare/avere tra le parti, esaminata la perizia del CTU, il Giudice ha rideterminato i detti rapporti come sopra specificato.
Interessante è quanto rileva la sentenza circa la domanda di accertamento negativo: “In relazione a tale domanda sussiste sempre un interesse ad agire, trattandosi di una domanda diretta a rideterminare il corretto rapporto di dare e avere fra le parti espungendo somme non dovute dal correntista alla banca per l’effetto dell’applicazione di clausole contrattuali nulle”.
All’esito di quanto sopra, come già accennato, il Tribunale ha compensato per metà le spese di lite, ponendo a carico della Banca sia parte delle spese per le perizie depositate dall’attrice sia, integralmente, le spese di CTU.

Tribunale di Pavia – Condanna Banca MPS

Trib Chieti-Gratuità

TRIBUNALE DI CHIETI – Gratuità del mutuo per superamento tasso soglia da parte del solo tasso di mora

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E’ con viva soddisfazione che Vi inoltriamo la sentenza di accoglimento della domanda proposta da parte attrice inerente la nullità della clausola contrattuale per superamento del tasso soglia da parte del tasso di mora, ottenuta dall’Avv. Michela Di Iorio sul Tribunale di Chieti di cui Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il commento della collega:

“Con sentenza n. 122 del 27.02.2017 il Tribunale di Chieti ha ritenuto che:
– il tasso di mora rientra nel computo del TEG;
– il parametro di riferimento per il calcolo del tasso soglia (anche per il tasso di mora) è quello globale medio pubblicato trimestralmente senza la maggiorazione del 2,1%;
– a seguito del superamento del tasso soglia da parte del tasso di mora, deve applicarsi l’art. 1815 c.c..”

Tribunale di Chieti – Nullità clausola contrattuale

Corte Appello Brescia- Sosp Efficacia

CORTE DI APPELLO DI BRESCIA – Sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado

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Il provvedimento di sospensione in commento è stato reso dalla Corte di Appello di Brescia a seguito di proposizione di gravame da parte dello Studio Legale Lauro, con contestuale istanza di sospensione, avverso la sentenza n. 782/2016, pubbl. il 14/03/2016, con la quale il Tribunale di Brescia così provvedeva:“….condanna il signor xxxxxxx e la signora xxxxxx, fideiussore, quest’ultima nel limite della garanzia contrattualmente assunta, a corrispondere alla società Unicredit spa la somma di €.63.194,59 oltre interessi moratori al tasso convenzione;
condanna, inoltre, gli attori a rifondere alla convenuta le spese di lite, liquidate come in parte motiva (€ 5.560,25 oltre accessori di legge), ponendo a loro carico per intero le spese di CTU, liquidate come da separato decreto.”
Nel corso del giudizio di primo grado veniva anche espletata una consulenza tecnica d’ufficio il che rende il provvedimento di sospensione ancor più rilevante: La Corte bresciana, infatti, ha valutato positivamente gli articolati motivi di gravame con cui è stato “smontato” il complesso impianto motivazionale della sentenza e della ctu, ed ha pertanto accolto l’istanza di sospensione della efficacia esecutiva della sentenza di primo grado in virtù della quale l’istituto di credito avrebbe potuto agire esecutivamente nei confronti dei clienti –nelle more del lungo giudizio di secondo grado- per una considerevole somma di circa € 80.000,00 complessivi.
Allo stato, dunque, i clienti non dovranno versare alcunché in favore della banca ed anzi, molto probabilmente, vedranno riconosciute le proprie ragioni creditorie senza dover dar esecuzione, come purtroppo previsto dalla legge, ad una statuizione assolutamente ingiusta.
Va infatti evidenziato che, per legge, le sentenze di primo grado sono immediatamente esecutive e, pertanto, spesso i clienti sono costretti ad adempiere anche se, a distanza, di molti anni, il provvedimento potrebbe essere “ribaltato” in appello (o addirittura in Cassazione).
Nel caso scrutinato, invece, l’attento giudice della Corte di Appello di Brescia ha esaminato con attenzione le motivazioni dell’atto di appello ed ha ritenuto di emettere un provvedimento “molto raro” che, però, ha finalmente ripristinato la giustizia.
Avv. Giovanni Lauro”

Ordinanza Corte di Appello di Brescia