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Trib Chieti-Gratuità

TRIBUNALE DI CHIETI – Gratuità del mutuo per superamento tasso soglia da parte del solo tasso di mora

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E’ con viva soddisfazione che Vi inoltriamo la sentenza di accoglimento della domanda proposta da parte attrice inerente la nullità della clausola contrattuale per superamento del tasso soglia da parte del tasso di mora, ottenuta dall’Avv. Michela Di Iorio sul Tribunale di Chieti di cui Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il commento della collega:

“Con sentenza n. 122 del 27.02.2017 il Tribunale di Chieti ha ritenuto che:
– il tasso di mora rientra nel computo del TEG;
– il parametro di riferimento per il calcolo del tasso soglia (anche per il tasso di mora) è quello globale medio pubblicato trimestralmente senza la maggiorazione del 2,1%;
– a seguito del superamento del tasso soglia da parte del tasso di mora, deve applicarsi l’art. 1815 c.c..”

Tribunale di Chieti – Nullità clausola contrattuale

Corte Appello Brescia- Sosp Efficacia

CORTE DI APPELLO DI BRESCIA – Sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado

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Il provvedimento di sospensione in commento è stato reso dalla Corte di Appello di Brescia a seguito di proposizione di gravame da parte dello Studio Legale Lauro, con contestuale istanza di sospensione, avverso la sentenza n. 782/2016, pubbl. il 14/03/2016, con la quale il Tribunale di Brescia così provvedeva:“….condanna il signor xxxxxxx e la signora xxxxxx, fideiussore, quest’ultima nel limite della garanzia contrattualmente assunta, a corrispondere alla società Unicredit spa la somma di €.63.194,59 oltre interessi moratori al tasso convenzione;
condanna, inoltre, gli attori a rifondere alla convenuta le spese di lite, liquidate come in parte motiva (€ 5.560,25 oltre accessori di legge), ponendo a loro carico per intero le spese di CTU, liquidate come da separato decreto.”
Nel corso del giudizio di primo grado veniva anche espletata una consulenza tecnica d’ufficio il che rende il provvedimento di sospensione ancor più rilevante: La Corte bresciana, infatti, ha valutato positivamente gli articolati motivi di gravame con cui è stato “smontato” il complesso impianto motivazionale della sentenza e della ctu, ed ha pertanto accolto l’istanza di sospensione della efficacia esecutiva della sentenza di primo grado in virtù della quale l’istituto di credito avrebbe potuto agire esecutivamente nei confronti dei clienti –nelle more del lungo giudizio di secondo grado- per una considerevole somma di circa € 80.000,00 complessivi.
Allo stato, dunque, i clienti non dovranno versare alcunché in favore della banca ed anzi, molto probabilmente, vedranno riconosciute le proprie ragioni creditorie senza dover dar esecuzione, come purtroppo previsto dalla legge, ad una statuizione assolutamente ingiusta.
Va infatti evidenziato che, per legge, le sentenze di primo grado sono immediatamente esecutive e, pertanto, spesso i clienti sono costretti ad adempiere anche se, a distanza, di molti anni, il provvedimento potrebbe essere “ribaltato” in appello (o addirittura in Cassazione).
Nel caso scrutinato, invece, l’attento giudice della Corte di Appello di Brescia ha esaminato con attenzione le motivazioni dell’atto di appello ed ha ritenuto di emettere un provvedimento “molto raro” che, però, ha finalmente ripristinato la giustizia.
Avv. Giovanni Lauro”

Ordinanza Corte di Appello di Brescia

tribunale-roma

TRIBUNALE DI ROMA – Sentenza di condanna per usurarietà tasso di mora.

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SENTENZA FAVOREVOLE – TRIBUNALE DI ROMA

con viva soddisfazione che Vi alleghiamo la sentenza positiva ottenuta dall’Avv. Giuseppe De Simone sul Tribunale di Roma di cui Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il commento del collega:

“Con sentenza nr. 21631 del 16 novembre 2016 il Tribunale di Roma, in una causa da noi patrocinata, ha stabilito che il tasso di mora pattuito nel contratto di mutuo oggetto di contestazione, ancorché pari al tasso soglia applicabile, debba considerarsi comunque usurario, attesa la necessità di tener conto, a tal fine, anche di tutte le spese connesse all’erogazione del credito.
Per la prima volta il Tribunale di Roma, in una sentenza, fa esplicito riferimento al tasso effettivo di mora.
La banca è stata quindi condannata, per gli effetti, a restituire quanto incassato dal mutuatario a titolo di mora, per circa 500 euro ed a rifondere le spese di lite.”

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Commissione Tributaria di Savona – Sentenza di annullamento di intimazione di pagamento

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Ci pregiamo di allegare alla presente sentenza emessa dalla Commissione Tributaria Provinciale di Savona in data 26.01.2017 con la quale è stato accolto parzialmente il ricorso proposto avverso Equitalia e ANNULLATO una intimazione di pagamento. Di seguito il relativo commento:

RIFLESSIONI SULLA NOTIFICA A MEZZO PEC
SENTENZA DI ANNULLAMENTO DI INTIMAZIONE DI PAGAMENTO
Sentenza emessa dalla Commissione Tributaria Provinciale di Savona in data 26.01.2017 e pubblicata in data 10.02.2017.

Trattasi di decisione estremamente interessante in quanto involge una problematica di sicuro interesse: la validità degli atti tributari notificati via PEC.

Nel caso di specie, Equitalia aveva notificato via PEC l’intimazione di pagamento, poi impugnata con ricorso, mentre le relative cartelle erano state notificate tramite servizio postale ai sensi dell’art. 26 DPR n. 602/73.

Tramite il ricorso, parte ricorrente ha chiesto l’annullamento delle cartelle indicate nell’intimazione impugnata, eccependo la mancata notifica delle stesse, nonché la nullità dell’intimazione di pagamento in quanto notificata via PEC, notifica quest’ultima che non avrebbe garantito la certezza e corrispondenza all’originale dell’atto inviato, oltreché mancante della firma digitale.

Secondo la Commissione adita la notifica via PEC non può essere considerata valida in quanto il pdf allegato manca dei requisiti necessari per il documento informatico e, pertanto, gli atti così notificati sono da considerarsi nulli.

Si tratta, come evidenzia la Commissione stessa, di materia recentemente introdotta e sulla quale non vi è giurisprudenza univoca: il problema non è la comunicazione PEC in sé, quanto, invece, il documento in pdf allegato alla comunicazione certificata che contiene la cartella vera e propria e che, secondo un diffuso orientamento giurisprudenziale, non rappresenterebbe un valido documento informatico, ma una mera copia.
I documenti così notificati sono stati ritenuti non rispondenti a “criteri di univocità e di immodificabilità, per cui non garantiscono il valore di certezza e di corrispondenza”, come, peraltro, confortato dall’assenza dall’attestazione di conformità, requisiti che, invece, sono indefettibilmente previsti dalle disposizioni normative.
La Commissione rammenta che “l’argomento relativo alla firma digitale e dei requisiti informatici è stato da ultimo ben dettagliato nella deliberazione 45 del 21 maggio 2009 da parte del Centro nazionale informatica nella pubblica amministrazione nonché dal Decreto del presidente del consiglio del 22 febbraio 2013”.
In sostanza, quindi, la Commissione ritiene di dover annullare l’intimazione di pagamento per nullità della notifica, decisione che appare fondata sull’assunto che l’allegato in pdf, lungi dal rappresentare giuridicamente un documento informativo, sia invece una mera copia informatica priva di valore probatorio.
L’occasione è utile per ulteriori considerazioni della tematica in oggetto.
In relazione alla notifica a mezzo pec della cartella esattoriale, giova segnalare che la notifica medesima risulta viziata, oltre che, come già ricordato, per aver violato quanto disposto dall’art. 26 comma 1 DPR 602/1973, anche sotto un altro profilo.

Il ricorrente, infatti, incorre nella non riconoscibilità dell’intera cartella, ovvero la notifica non ha raggiunto lo scopo, elemento necessario e sufficiente per l’annullamento della cartella (Corte di Cassazione, sezione tributaria, con la sentenza n. 654 depositata il 15 gennaio 2014).

Al fine di avere la raggiunta certezza legale della conoscibilità degli atti in caso di notifica a mezzo PEC, la parte che ha eseguito la notifica deve produrre:

1) la stampa dell’atto notificato con la relata;

2) il certificato della firma digitale del notificante;

3) il certificato di firma del gestore di PEC;

4) le informazioni richieste dall’art. 18 D.M. 21.2.2011 n.44 per il corpo del messaggio,

5) le ricevute della PEC,

6) gli ulteriori dati di certificazione.

 

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Sentenze Milano leasing

Sentenze positive Tribunale di Milano e Corte di Appello di Milano

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SENTENZE POSITIVE TRIBUNALE DI MILANO E CORTE DI APPELLO DI MILANO

Siamo enormemente lieti di rappresentarvi le sentenze di cui all’allegato ottenute sul Tribunale di Milano e sulla Corte di Appello di Milano dall’Avv. Biagio Riccio in tema di leasing.
È fondamentale individuare il legittimato passivo nei contratti di leasing.
Il Tribunale di Milano prima e la Corte di Appello del distretto hanno dato ragione all’avvocato Biagio Riccio che ha vinto entrambe le cause.
È possibile cedere il contratto di locazione, anche senza il consenso della concedente (società di leasing), purché sia ceduta l’azienda.
La risoluzione del contratto non opera ed il cliente della SDL risparmia oltre 250 mila euro ed il suo cessionario conserva ancora l’opificio.
Inoltre, di seguito troverete anche una breve nota dell’avvocato Giuseppe Bonavolontà dello studio legale Riccio:

NOTA IN TEMA DI LEGITTIMAZIONE PASSIVA NEI CONTRATTI DI LEASING.

La difesa dell’avvocato Biagio Riccio ha prestato il proprio patrocinio, a favore della Eurolac s.a.s. di Russo Alessandro & C., in due giudizi incardinati dalla Leasint s.p.a. Seguiamo la scansione dei fatti e gli argomenti di diritto, che hanno condotto a rilevanti successi.

Con ricorso ex art. 702 bis c.p.c., proposto al Tribunale di Milano, la Leasint s.p.a. aveva convenuto in giudizio la Eurolac s.a.s. per ottenere una pronuncia che dichiarasse il suo inadempimento, relativo al contratto di locazione finanziaria n° 20045428, con accertamento dell’intervenuta risoluzione e condanna al rilascio dell’immobile oggetto della stipulazione. In primo grado il giudizio veniva affidato al giudice dott. Angelo Claudio Ricciardi, con numero di ruolo generale 34579/2013.

A seguito di rituale costituzione, per il tramite dello scrivente procuratore, della Eurolac s.a.s., il giusdicente, sciogliendo la riserva assunta all’udienza del 20/05/2014, ha pronunciato provvedimento di rigetto del ricorso, con condanna della Leasint alla rifusione delle spese processuali.

Senonché la stessa Leasint, con ricorso ex art. 702 quater c.p.c., ha interposto gravame rispetto alla ordinanza pubblicata il 21/05/2014 (Corte d’Appello di Milano, sez. III civile, n.r.g. 2178/2014). Anche il collegio ha fatto proprie le argomentazioni della Eurolac, pronunciando sentenza n° 511/2017.

In entrambi i gradi di giudizio il fulcro della questione ha riguardato il difetto di legittimazione passiva della nostra assistita.

Infatti, la Eurolac s.a.s. non fruiva più dell’immobile di Volta Mantovana (MN) alla Strada dei Colli Sud, destinato a laboratorio artigianale. Come da atto per Notar Pia Marinucci, stipulato in Legnago (VR) in data 24/02/2012 (registrato il 28/02/2012 al n° 777 serie 1T), codesta compagine aveva ceduto in affitto l’azienda al sig. Ermogeno Russo, titolare della ditta individuale E.D.S. Verniciature. In detto affitto erano ricompresi tutti i beni risultanti dall’inventario, insistenti nei locali dell’opificio di Volta Mantovana. Quindi, l’effettivo legittimato dal lato passivo non era la Eurolac, ma la E.D.S. Verniciature di Russo Ermogeno.

In proposito dottrina e giurisprudenza si sono chiaramente espresse nel ritenere applicabile, in via analogica, l’art. 2558 c.c. in materia di successione nei contratti: “se non è diversamente pattuito, l’acquirente dell’azienda subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano carattere personale”. Tale disposizione ha trovato puntuale applicazione nella fattispecie.

Invero: “Nel caso di affitto d’azienda il legislatore ha previsto una disciplina specifica della successione nei contratti (art. 2558 c.c.): per i contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda […] è stato previsto il subentro nel contratto quale effetto naturale, con facoltà del terzo contraente di recedere ove sussista una giusta causa. A differenza che nella cessione dei contratti disciplinata dall’art. 1406 c.c. e ss. non è richiesto, pertanto, ai fini del subentro un espresso consenso del terzo contraente, essendo sufficiente che questi non manifesti la propria volontà di recedere e soprattutto essendo consentito al terzo medesimo di recedere solo in presenza di una giusta causa” (Trib. Milano, Sez. XII, 16/03/2011).

Orbene, nella specie l’intervenuto fitto di azienda è stato regolarmente pubblicato sulla Camera di Commercio di Mantova già in data 08/02/2012 (come da documentazione che si allega); ragion per cui la Leasint avrebbe certamente dovuto conoscere il subentro della E.D.S. Verniciature, individuandola come unica legittimata passiva.

Già l’ordinanza di prime cure del 21/05/2014 aveva riconosciuto perfettamente quanto fin qui evidenziato: “è fondata l’eccezione di carenza di legittimazione passiva sollevata dalla convenuta, attuale utilizzatrice dell’immobile a seguito di cessione di azienda del 24 dicembre 2012 (registrato il 28 febbraio successivo) […] l’art. 13 del contratto di leasing pone un generale divieto di cessione del contratto di leasing senza la preventiva autorizzazione della concedente, ma fa salvo il caso della cessione d’azienda […] nella specie la volontà della concedente di avvalersi della clausola risolutiva espressa è stata comunicata all’originario utilizzatore il 24 aprile 2012 e, cioè, dopo l’intervenuta cessione dell’azienda”.

È a cagione di ciò che, avendo l’avversa domanda ad oggetto non direttamente il pagamento dei canoni scaduti e rimasti impagati, bensì la restituzione dell’immobile a seguito dell’inadempimento dell’obbligazione di pagamento degli stessi, “il ricorso dovrà essere proposto nei confronti dell’attuale utilizzatore”.

Anche la corte d’Appello ha ribadito tale concetto.

Nell’ipotesi di cessione di azienda trova applicazione la norma di cui all’articolo 2558 c.c. che prevede, al primo comma, che «se non è pattuito diversamente, l’acquirente dell’azienda subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano carattere personale».

La norma determina l’effetto automatico del subingresso del cessionario del contratto di leasing immobiliare, da ritenersi ricompreso in quelli stipulati per l’esercizio dell’azienda.

Nel caso di specie non sussistono pattuizioni ostative all’applicazione della citata disposizione, poiché l’articolo 13 del contratto di leasing prevede un divieto generale di cessione del contratto senza la preventiva autorizzazione della concedente, salvo il caso di cessione di azienda. La clausola non prevede nemmeno, nell’ipotesi di cessione di azienda, la comunicazione al concedente, a mezzo raccomandata o altro mezzo equipollente, della cessione del contratto di leasing.

Ritiene quindi la Corte che l’articolo 13 del contratto recepisca la norma di cui all’articolo 2558 primo comma.

Ulteriormente si osserva che analogo automatico subingresso si verifica anche nell’ipotesi di cui all’art. 36 L. 392/78, che prevede possibilità per il conduttore di «cedere il contratto di locazione anche senza il consenso del locatore, purché venga insieme ceduta l’azienda», con l’obbligo normativamente previsto di darne comunicazione a quest’ultimo.

La cessione dell’azienda da Eurolac s.a.s. a E.D.S Verniciature, avvenuta a mezzo atto notarile del 24 febbraio 2012, registrato il successivo 28 febbraio 2012, è stata iscritta e pubblicata in data 29 febbraio 2012 negli atti della Camera di Commercio di Mantova, anteriormente all’invio da parte di Leasint s.p.a. della raccomandata A/R di risoluzione del contratto, che reca la data del 19 aprile 2012.

Da ciò discende che Eurolac è carente di legittimazione passiva anche con riferimento alla domanda di accertamento dell’intervenuta risoluzione per inadempimento”.

Insomma, siamo al cospetto di due pieni successi, sia in primo che in secondo grado, fondati su argomenti, di fatto e di diritto, integralmente condivisi sia dal Tribunale che dalla Corte d’Appello di Milano.

avv. Giuseppe Bonavolontà

Sentenza Tribunale di Milano

Sentenza Corte di Appello di Milano

Tribunale di Cuneo

Tribunale di Cuneo – Nullità parziale conto corrente per accertato anatocismo bancario

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SENTENZA POSITIVA TRIBUNALE DI CUNEO
Siamo enormemente lieti di rappresentarVi la sentenza di cui all’allegato ottenuta sul Tribunale di Cuneo dall’Avv. Elio Michele Gnocato, che ha portato grande giovamento al comune cliente, in quanto a fronte di un debito è emerso per il cliente un vantaggio pari ad EURO 57.000,00.

INFATTI
Dichiarata Nullità parziale di un cc bancario stipulato tra la società Fladel s.n.c e la Banca Regionale Europea S.p.A per (ANATOCISMO BANCARIO) “applicazione dei tassi di interesse passivi, commissioni di massimo scoperto e spese di tenuta del conto sulla base delle condizioni usualmente praticate dalle banche sulla piazza e con riferimento alla capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi”.
Il Giudice riformula il debito della società nei confronti della banca a euro € 3.634,80 in base alle norme vigenti e calcolando il limite di interesse soglia (cioè il massimo prima di diventare usuraio) e condanna le parti a dividersi le spese processuali.

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tribunaledinapoli

Condannato istituto di credito

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Condannato Istituto di credito per € 73.065,60 e rigettata la domanda riconvenzionale dal medesimo proposta per € 383.735,04

Siamo enormemente lieti di rappresentarVi la sentenza di cui all’allegato ottenuta sul Tribunale di Napoli dall’Avv. Biagio Riccio, che ha portato inoltre grande giovamento al comune cliente. Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il commento esplicativo:

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tribunale di roma

Sentenza favorevole Tribunale di Roma

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Con viva soddisfazione che Vi inoltriamo la sentenza positiva ottenuta dall’Avv. Mario Ferraro sul Tribunale di Roma di cui Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il commento del collega:

“Vi rimetto sentenza del Tribunale di Roma che, a definizione del Giudizio di 1° grado, ha riconosciuto la nullità della clausola del contratto di mutuo relativa agli interessi moratori per riconosciuta usurarietà.
Si tratta di un provvedimento importante atteso l’orientamento sfavorevole sin qui adottato dal Tribunale di Roma in materia di contenzioso bancario relativo ai mutui.”

Tribunale di Roma 13/02/2017