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Sentenza positiva con perizia SDL – Tribunale di Viterbo

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Con la sentenza n. 111/2017 –riportata anche in un interessante articolo dell’edizione del 29.7.17 de il Sole24ore- il giudice Fiorella Scarpato del Tribunale di Viterbo, in linea con l’orientamento inaugurato all’inizio di quest’anno dal dott. Federico Bonato (dello stesso Tribunale) con la sentenza n. 9/17, ha ribadito un principio di fondamentale importanza all’interno dell’acceso dibattito che si registra, con particolare riferimento ai contratti di mutuo, nell’ambito del contenzioso bancario: se sono pattuiti interessi moratori in misura superiore al tasso soglia del periodo, la pattuizione è nulla e non è dovuto alcun interesse.

L’orientamento espresso dal giudice viterbese sconfessa clamorosamente quella parte della giurisprudenza di merito che -nonostante il chiaro tenore della normativa antiusura, la cui lettura organica non dovrebbe lasciare spazio a dubbi o interpretazioni- ostinatamente tenta di sostenere che la pattuizione di un tasso di interesse moratorio in misura usuraia, determina soltanto la nullità della relativa clausola contrattuale e la non debenza solo degli interessi di mora.

È evidente la lettura parziale ed erronea dell’art. 1815 c.c.

Ed infatti la su richiamata norma, letta in comb. disp. con l’art. 644 c.p., con la L. 108/96 e con la L. 24/01, consente di comprendere la chiara volontà del legislatore che, con l’inserimento del II° comma (in particolare si veda l’inciso “…e non sono dovuti interessi”), ha inteso evidentemente prevedere una sanzione di portata generale (la gratuità) con la quale punire ogni pattuizione usuraia all’interno di un contratto di finanziamento.

Il Tribunale di Viterbo ha evidenziato infatti che, nella fattispecie esaminata, mentre il  tasso di interessi  convenzionale era sicuramente legittimo, non altrettanto poteva dirsi per quello moratorio che, sulla base di quanto disposto dal contratto di mutuo stipulato tra le parti, era di due punti percentuali superiore a quello corrispettivo, e cioè al 9,251% a fronte di un tasso soglia per il terzo trimestre del 2014 pari all’8,775%.

A dispetto di quanto sostenuto dalla banca, la circostanza  che i mutuatari fossero sempre stati puntuali nel pagamento delle rate del mutuo e che pertanto gli interessi moratori non erano mai stati in concreto applicati non è stata ritenuta rilevante ai fini della affermazione della loro usurarietà, in quanto tale verifica riguardava il momento genetico della pattuizione a prescindere dal successivo concreto  svolgimento del rapporto.

Allo stesso modo  stata ritenuta irrilevante, ai fini antiusura, la differenza ontologica tra interessi moratori e corrispettivi in quanto “l’art. 2 della l. n. 108/96, la quale prevede che nel determinare il tasso effettivo globale medio deve tenersi conto testualmente “di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi titolo e spese”, non distinguendo il titolo degli interessi, sicché “ai fini dell’applicazione dell’art. 1815 c.c. e dell’art. 644 c.p. si considerano usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge al momento in cui sono promessi o comunque convenuti a qualunque titolo e quindi anche a titolo di interessi moratori” (Cass. n. 350 del 2013).”

Dopo aver richiamato la granitica giurisprudenza di legittimità, avallata anche da quella costituzionale, il giudice ha condivisibilmente affermato che, la maggiorazione (spread) del tegm prevista per determinare il tsso soglia “rappresenta una “giusta” clausola penale per il ritardato pagamento e pertanto in tale 50% può sicuramente trovare soddisfazione  sia l’interesse della banca ad un pagamento  tempestivo, sia il risarcimento del danno per il ritardato pagamento.”

La pronuncia in commento si inserisce in un filone giurisprudenziale (a dir vero poco pubblicizzato) che ha trovato, ad oggi, l’autorevole avallo della Corte di Appello di Roma  con la sentenza n. 4323/16 del 07.07.2016, nel cui solco si sta inserendo una parte rilevante della giurisprudenza di merito (Tribunale di Bergamo sentenza n. 3114/2016; Trib. Chieti sent. n. 122/2017 Trib. Chieti sent. n. 375/2017; Trib. Genova sent. n. 1157/2017; Tribunale di Ravenna n. 685/2017; Tribunale di Viterbo ordinanza del 29.06.2016 rg. 1167/2016).

Tra le sentenze più recenti si segnala quella del Tribunale di Como n. 1088/2017 pubbl. il 13/07/2017 che, in linea con quanto statuito dal Tribunale di Viterbo, ha affermato i seguenti principi:

  1. Il tasso moratorio, come ogni onere contrattuale (ad esclusione di quelli per imposte e tasse) rileva ai fini della verifica del rispetto della soglia usura.
  2. Il superamento della soglia usura da parte del tasso moratorio determina la gratuità del contratto in applicazione dell’art. 1815 II° co c.c..
  3. Ai fini della conversione del rapporto da onerosa a gratuito non ha alcuna rilevanza l’applicazione degli interessi moratori essendo sufficiente che il costo usuraio sia promesso o comunque convenuto.

Non resta che auspicare un intervento risolutivo della Corte di Cassazione al fine di ribadire, senza possibilità di interpretazioni alternative o fantasiose (come quelle che si registrano in riferimento alla applicazione della maggiorazione del 2,1% del tasso soglia), la rilevanza del tasso soglia, e di ogni altro costo (anche eventuale) contrattualmente pattuito, ai fini della verifica della usurarietà del finanziamento con la conseguenza che, in ipotesi di travalicamento della soglia usura, la sanzione prevista dovrà essere sempre la gratuità del contratto e, quindi, la non debenza di alcun interesse.

Roma, 03.08.17

Avv. Giovanni Lauro

 

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sentenza favorevole tribunale di Roma

Sentenza favorevole – Tribunale di Roma

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È con viva soddisfazione che Vi inoltriamo la sentenza positiva ottenuta sul Tribunale di Roma dall’Avv. Giuseppe De Simone, di cui Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il breve commento:

“In allegato si rimette sentenza n. 12700 del 21/06/2017 con cui il Tribunale di Roma, in parziale accoglimento della domanda attrice ha accertato e dichiarato la nullità della clausola del contratto di mutuo contestato relativa alla pattuizione degli interessi moratori in quanto inficiata da usura.

La banca è stata altresì condannata alla refusione delle spese di lite.

 

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Sentenze favorevoli: Tribunale di Venezia

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È con grande soddisfazione che Vi estendiamo le due sentenze pubblicate dal Tribunale di Venezia ed ottenute dall’avvocato prof. Serafino Di Loreto per due clienti SDL. Entrambe le sentenze hanno riconosciuto la validità scientifica degli elaborati peritali della SDL, invitando la banca a rideterminare il saldo del conto corrente oggetto di causa.
Vi invitiamo inoltre a prendere visione dell’autorevole nota qui di seguito redatta dall’Avv. Biagio Riccio in commento ai brillanti risultati ottenuti.

 

Anche il Tribunale di Venezia riconosce la validità delle perizie redatte dalla SDL, invitando l’avverso istituto di credito a rideterminare il saldo del conto corrente oggetto di causa.

Con ben due sentenze, entrambe rese nel Giugno 2017, anche il foro lagunare ha certificato la legittimità scientifica degli elaborati peritali della SDL, asseverando le conoscenze dottrinali ed interpretative che, in materia di diritto bancario, lo studio legale Di Loreto ha maturato nel corso degli anni.
Entrambi i giudizi de quibus hanno avuto come oggetto un conto corrente ordinario ancora in essere, rispetto al quale veniva proposta domanda di accertamento, finalizzata alla verifica dell’applicazione, da parte del convenuto istituto di credito, di interessi anatocistici ed usurari nonché di competenze illegittime.

Disposta la necessaria consulenza tecnica d’ufficio, in entrambi i casi, il nominato ausiliario del Giudice, anche in virtù dei recenti orientamenti giurisprudenziali in tema di commissione di massimo scoperto, ha avuto modo di accertare la ricorrenza di interessi ultralegali, sia seguendo le direttive della Banca D’Italia sia in aderenza al dettato normativo di cui alla L. 108/96.

L’aspetto più significativo da rimarcare, tuttavia, riguarda l’avvenuta rideterminazione del saldo di conto corrente a cui, trattandosi di domanda di accertamento, non seguiva il relativo capo condannatorio.
Ciò determina un corollario di non poca rilevanza: in entrambe le fattispecie, difatti, trattandosi di un saldo rideterminato ancora a favore della banca, quest’ultima, per ottenerne l’eventuale rientro, dovrà incardinare un ulteriore giudizio con l’inversione del relativo onere probatorio.

In altri termini, dovrà essere l’istituto di credito a corroborare per tabulas la propria pretesa creditoria esibendo in giudizio il contratto di conto corrente e gli estratti conto relativi all’intera durata del rapporto. In particolare, la banca dovrà:

  •   incardinare il ricorso per decreto ingiuntivo;
  •   produrre il contratto di conto corrente;
  •   esibire gli estratti conto nella loro versione integrale;
  • provare che il contratto obbedisca alla condizione di reciprocità di cui alla delibera CICR del

09/02/2000.

per Prof. Avv. Serafino Di Loreto avv. Biagio Riccio

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Sentenza Favorevole – Tribunale di Torino

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È con viva soddisfazione che Vi inoltriamo la sentenza positiva ottenuta sul Tribunale di Torino dall’Avv. Riccardo Guarino, di cui Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il breve commento:

“La causa in oggetto è stata incardinata dinanzi al Tribunale di Torino – Giudice dott.ssa Orlando – e rubricata al n. R.G. 15669/2014.

In corso di causa, all’esito del deposito delle memorie ex art. 183 c.p.c. il giudice, ritenendo la causa matura per la decisione, ha respinto le istanze istruttorie volte alla richiesta di esibizione di tutta la documentazione bancaria, in quanto formulata solo in corso di causa, e alla nomina del CTU, in quanto ritenuta meramente esplorativa.

Ha quindi assegnato alle parti i termini ex art. 190 c.p.c. (volti al deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica) e trattenuto la causa in decisione.

Lo studio legale Guarino ha predisposto gli ultimi atti di causa evidenziando l’assoluta necessità di rimettere la causa sul ruolo e, quindi, di ordinare alla Banca l’esibizione della documentazione bancaria per poi provvedere alla nomina del CTU al fine di eseguire le operazioni necessarie e dal contenuto tutt’altro che esplorativo.

Sulla scorta di quanto argomentato all’interno delle memorie, il giudice ha, quindi, rimesso la causa sul ruolo e ordinato alla banca l’esibizione dei contratti bancari, e disposto la nomina del consulente tecnico d’Ufficio, dott. Alberto Milanesi.

All’esito della CTU, la quale ha confermato la fondatezza delle domande attoree, il giudice ha trattenuto la causa a sentenza.

E’ stata emessa la sentenza, registrata al cron. 3881/2017, con la quale il giudice dott.ssa Orlando ha accolto le domande attoree, condannando la banca Intesa SanPaolo S.p.A. a pagare all’attrice Casa della Gomma di Martinelli Augusto la somma di € 14.572,16 oltre agli interessi legali dal 21.5.2014 al saldo;

compensato tra le parti le spese processuali nella misura del 50% e condannato la convenuta a rifondere all’attrice la restante quota del 50%, quota che liquida in € 4.409,55 -di cui € 3.627 per compensi, € 238,5 per esposti, € 544,05 per rimborso forfettario spese- oltre CPA e IVA se dovuta;

posto definitivamente le spese della C.T.U., liquidate con separato provvedimento, a carico dell’attrice nella misura di 1/3 e carico della convenuta nella misura dei 2/3.”

 

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Tribunale di bergamo-10Luglio

Tribunale di Bergamo – Sez. lavoro – Sentenza di annullamento estratti i ruolo e relative cartelle di pagamento

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Ci pregiamo di allegare la sentenza emessa dal Tribunale di Bergamo – Sez. lavoro in data 22.06.2017, in una causa personale dell’avv. Ziletti, con la quale è stato ACCOLTO parzialmente il ricorso proposto avverso Equitalia e ANNULLATO ben 26 delle 38 cartelle esattoriali impugnate e relativi estratti di ruolo, per un importo pari ad euro 408.218,23, di seguito il relativo commento:

“SENTENZA DI ANNULLAMENTO DI ESTRATTI DI RUOLO E RELATIVE CARTELLE DI PAGAMENTO PER IL COMPLESSIVO IMPORTO DI EURO 408.218,23

Siamo lieti di rappresentarVi la sentenza di cui all’allegato ottenuta sul Tribunale di Bergamo-Sez. Lavoro in data 22.06.2017 dall’Avv. Andrea Ziletti, che ha portato grande giovamento al cliente, in quanto, a fronte di una somma richiesta pari ad euro 645.385,85, È EMERSO PER IL CLIENTE STESSO UN VANTAGGIO PARI COMPLESSIVAMENTE AD EURO 408.218,23.

Il Tribunale ha accolto parzialmente il ricorso e annullato 26 delle 38 cartelle impugnate.

La causa definita dal Tribunale adito aveva ad oggetto 38 cartelle di pagamento, dettagliatamente indicate nel ricorso, cartelle emesse sul presupposto del mancato pagamento di contributi previdenziali INPS, per le annualità 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2013, 2014 e 2015, per un carico complessivo di Euro 645.385,85.

Attraverso il ricorso si è eccepita, innanzitutto, l’omessa notifica delle cartelle di pagamento, atti presupposti a qualsiasi procedura di riscossione coattiva.

In materia, l’art. 25, comma 1, del Dpr. n. 602/1973, disciplinante le modalità di riscossione, prevede espressamente che l’Agente della Riscossione debba notificare la cartella di pagamento al debitore iscritto a ruolo.

La citata legge pone, dunque, in capo all’Agente della riscossione il preciso onere di notificare l’iscrizione a ruolo portata dalla cartella di pagamento.

E’ di tutta evidenza, quindi, che, in mancanza della notifica di un atto presupposto, l’azione amministrativa tesa alla riscossione dei contributi risulta viziata.

Ciò deriva dalla semplice circostanza che, essendo il procedimento di riscossione improntato al principio di “tipicità” degli atti, l’attuazione della pretesa deve avvenire seguendo le regole positivizzate dal legislatore.

Da tale vizio risulta inequivocabilmente la decadenza in cui è incorsa Equitalia Spa in relazione al potere di riscuotere i tributi oggetto del ricorso.

Stante la mancanza di notifica delle cartelle esattoriali, si è altresì contestata l’inesistenza, o comunque la nullità o l’annullabilità, delle relative iscrizioni a ruolo.

Sulla base di tali presupposti, la sentenza in commento ha annullato alcuni avvisi di addebito impugnati in quanto l’INPS non ha provato l’avvenuta notifica degli stessi, essendosi limitata a produrre in giudizio fogli riepilogativi: secondo il Tribunale adito tali documenti non hanno alcuna valenza probatoria, risultando invece essenziale l’esibizione delle cartoline di ricevimento attestanti la congruità ed esattezza del procedimento di notificazione.

Si è, poi, eccepita la prescrizione dei contributi previdenziali dovuti all’Inps i quali, a partire dal 1996, è ormai diventata di cinque anni. Inoltre, come rilevato dalla stessa sentenza in commento, la cartella esattoriale, anche se irrevocabile, non è equiparabile a un titolo giudiziale e quindi è inidonea a determinare la decennalità della prescrizione ex art. 2953 c.c.

Quindi, considerate le annualità oggetto di richiesta da parte di Equitalia S.p.a. ovvero le annualità 2009/2010, il Giudice adito ha accertato l’intervenuta prescrizione dei crediti dovuti all’Inps stante l’assenza di atti interruttivi nei termini e secondo modalità di legge entro il quinquennio (ex art. 3 legge 335/1995).

Il Tribunale ha quindi accolto il ricorso e annullato parte degli atti impugnati.”

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Tribunale di Tivoli – Sentenza Favorevole

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E’ con viva soddisfazione che Vi inoltriamo la sentenza positiva ottenuta sul Tribunale di Tivoli dall’Avv. Pietro Signorelli, di cui Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il breve commento:

“Si invia sentenza positiva del tribunale di Tivoli in cui il Giudice ha evidentemente avvalorato il riconteggio del c/c in base alla L. 108/96 proposto dalla perizia SDL, disattendendo il conteggio supplementare e non autorizzato proposto dal CTU, basato sulle indicazioni della Banca D’Italia.
Aggiungo che, come si evince in calce alla sentenza, il Giudice ha disposto la trasmissione degli atti al PM per le valutazioni del caso.”

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Tribunale  di Roma

Eccezionale: L. 3/2012 – stralciata l’iva nella procedura di esdebitazione

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ECCEZIONALE RISULTATO OTTENUTO PRESSO IL TRIBUNALE DI PISTOIA CON L’APPLICAZIONE DELLA L.3/2012. Lo stralcio anche dell’IVA!
Come sapete sul punto molti dicevano che non era stralciabile. Noi Vi diciamo che abbiamo ottenuto anche lo stralcio dell’IVA nella procedura di sdebitamento.
Un particolare ringraziamento ad dott. Barontini che ha cogestito questa procedura di sdebitamento

 

 

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Sentenza vittoriosa – Tribunale di Forlì

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LA RIDETERMINAZIONE DEL SALDO E L’ONERE PROBATORIO DELLE BANCHE.

LA QUESTIONE DEI DECRETI MINISTERIALI PER LA PROVA DELL’USURA.

SENTENZA CONTROCORRENTE.

La sentenza in esame, il cui giudizio è stato curato dall’avvocato prof. Serafino Di Loreto, ha come thema decidendum la delicata questione della rideterminazione del saldo, legata, come è ben noto, all’accertamento negativo del credito e la spinosa querelle che per la dimostrazione dell’usura vanno sempre prodotti i decreti ministeriali che indicano i tassi soglia, pena il rigetto della domanda.

Il giudice ha confermato quanto già statuito dal Tribunale di Mantova( altro giudizio vittorioso curato dal prof. Di Loreto): la pretesa della banca può essere scalfita, se il sotteso accertamento proposto dal correntista abbia esito favorevole.

Ma il focus della questione è un altro: non può la banca richiedere alcuna condanna se non si è costituita nel giudizio con una domanda riconvenzionale, dovendo incardinare una nuova causa e sobbarcarsi ed assolvere integralmente l’onere probatorio. Deve suffragare la sua pretesa con

  1. il deposito del contratto;
  2. l’ integrale produzione degli estratti conto.
  3. l’esibizione di tutto il carteggio con il cliente nel caso di ius variandi.

Ciò implica l’inversione dell’onere probatorio con ogni conseguenza a discapito dell’istituto di credito. Infatti sia la giurisprudenza di merito che di legittimità quando agisce la banca per la tutela di un suo credito, impone che anche ella non si sottragga al gravoso onere probatorio, che si compone oltre che della necessità indefettibile di depositare i documenti su richiamati, anche della precipua esigenza di giustificare la sua pretesa. Il che significa che la banca deve dimostrare:

  1. come ha calcolato gli interessi anatocistici;
  2. come ha computato la commissione di massimo scoperto;
  3. come ha imputato le spese della tenuta del conto.

A tal uopo si ritiene che le perizie SDL siano le migliori in Italia, perché già in sede di preanalisi e gratuitamente conferiscono il quadro della situazione al correntista.

Ci si augura che tutti i colleghi seguano l’esempio del prof. Di Loreto, dal momento che se si chiede l’accertamento negativo del credito in uno alla rideterminazione del saldo, la banca è costretta a difendersi o costituendosi in giudizio o dovendo curarne un altro per la tutela del suo diritto. Nell’uno e nell’altro caso l’onere probatorio è suo ed è possibile vincere la battaglia, perché è estremamente difficile provare.

In secondo luogo la sentenza va controcorrente sulla questione dei decreti ministeriali nel caso che si voglia dimostrare l’usura.

Come ben noto vi è una tagliola per il correntista che intende ottenere l’accertamento dell’usurarietà: deve accompagnare la perizia con tutti i decreti ministeriali che indicano i tassi soglia. La giurisprudenza maggioritaria e la stessa Corte di Cassazione statuiscono che se nella produzione dell’attore che invoca il superamento del tasso soglia essi non si rinvengono, la domanda è rigettata.

Per il giudice di Forlì non è così; egli scrive: In questa sede deve solo ulteriormente puntualizzarsi che la verifica del c.t.u. non poteva neppure ritenersi impedita dalla mancata produzione da parte attrice dei decreti ministeriali indicanti il tasso soglia di riferimento: pur non essendo testi avente valore normativo, non sono neppure documenti formati dalle parti, ma sono documenti di contenuto tecnico i quali -essendo utilizzabili per le valutazioni del c.t.u.- ben possono essere acquisiti anche nell’ambito di una c.t.u. meramente “deducente” (cfr. Cass. 15.3.2016 n. 5091)”.

Si va controcorrente e si sposa quell’orientamento( si veda nota di Tanza Esaustività del sapere del giudice (iura novit curia) e non necessarietà della produzione dei D.M. usura nei giudizi di contestazione del tasso usurario Trib. Lecce 15 dicembre 2015 e recentemente Tribunale Rimini, 03/03/2016, n. 309) più favorevole al correntista, parte debole del contratto.
Avv. Biagio Riccio

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