Category Archives: Sentenze

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Sentenza favorevole – Tribunale di La Spezia

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E’ con grande soddisfazione che alleghiamo  la sentenza positiva ottenuta presso il Tribunale di La Spezia dall’Avv. Anna Lattanzi, ove viene accertato in Euro 30.712,31 il saldo del conto corrente n. 46324483 alla data del 24.01.2013 e, per l’effetto, condannata la Banca a corrispondere alla società  l’importo di Euro 30.712,31, oltre interessi legali dal 24.01.2013 al saldo e in Euro 1.914,57 il saldo debitorio a carico della società  nel conto corrente n. 46365853 alla data del 31.03.2014, rispetto al diverso importo vantato dalla Banca
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Procura Lagonegro

Provvedimento di sospensione termini – Procura della Repubblica di Lagonegro

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Siamo enormemente lieti di allegare l’importante provvedimento di sospensione dei termini ex art. 20, co. 7 L. 44/1999 ottenuto presso la Procura della Repubblica di Lagonegro dall’Avvocato Antonio Innamorato, che ha permesso di sospendere una procedura esecutiva immobiliare di €. 275.000,00 al terzo tentativo di vendita.

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Sentenza favorevole – tribunale di Busto Arsizio

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È  con grande soddisfazione che pubblichiamo la sentenza positiva ottenuta sul Tribunale di Busto Arsizio dall’Avv. Giovanni Cinque, ove il Giudice, ritenendo fondata la penale per anticipata estinzione nel conteggio finale del TAEG, ha condannato la banca a restituire agli attori tutti gli importi ricevuti in relazione al contratti di mutuo di cui è causa, ad esclusione del solo importo capitale di €. 125.000,00

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Sentenza Tribunale di Napoli – RECUPERATI OLTRE 500.000,00 EURO

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In allegato  un eccezionale provvedimento del Tribunale di Napoli ottenuto dallo Studio Legale dell’Avv. Biagio Riccio ove è stato provato nella consulenza tecnica d’ufficio e riconosciuto in sentenza l’effetto anatocistico dell’ammortamento alla francese.

Su un contratto di mutuo di originari € 1.000.000,00, il Giusdicente adito ha delibato la  non  debenza di interessi per oltre € 500.000,00, prevedendo un nuovo piano di ammortamento, questa volta conforme alla disciplina legislativa.

di seguito un breve commento ad opera dell’Avv. Biagio Narciso dello Studio Legale Riccio – Narciso:

BREVE NOTA DI COMMENTO A SENTENZA N°1558/2018 del 13/02/2018 DEL TRIBUNALE DI NAPOLI: L’EFFETTO ANATOCISTICO DELL’AMMORTAMENTO ALLA FRANCESE: RECUPERATI OLTRE 500.000,00 EURO.

 

In data 13/02/2018, il Tribunale di Napoli, in persona del Giudice Dr. Pastore Alinante, emanava una sentenza degna di nota in materia di diritto bancario, attinente al fenomeno anatocistico su un contratto di mutuo con piano di ammortamento alla francese.

Illustrando brevemente i fatti, si significa che gli attori convenivano in giudizio un Istituto di Credito al fine di sentire accogliere l’atto introduttivo incentrato sulla richiesta di accertamento non solo di interessi usurari ma anche dell’illegittimità del piano di ammortamento alla francese che celatamente nascondeva la produzione di interessi su interessi (c.d. anatocismo).

Prima di illustrare il principio emerso dalla sentenza in esame, si significa che con contratto stipulato nel 2009 in Napoli per atto notarile, la Banca ha concesso ai clienti un mutuo di euro 1.000.000,00 da restituire con gli interessi in 360 rate mensili, oltre al periodo di preammortamento.

I mutuatari hanno convenuto nel presente giudizio la banca mutuante ed hanno insistito per la richiesta di accertamento dell’illegittimità proveniente dall’applicazione di tassi anatocistici sul piano di ammortamento alla francese.

Si è costituita la Banca chiedendo di rigettare la domanda perché inammissibile, improponibile ed infondata.

Orbene, redatte le memorie istruttorie, il Giudice nominava un Consulente Tecnico d’Ufficio che nell’analizzare il contratto di mutuo, dopo attente osservazioni e successive riconvocazioni, finalmente accertava quanto inizialmente lamentato e poi attentamente provato nel seno del giudizio civile.

Alla luce della consulenza definitiva, il Giusdicente adito prendeva atto di quanto emerso in sede di lavori peritali.

Il CTU dimostrava nella sua relazione che, nel piano di ammortamento del mutuo, “ad ogni scadenza, gli interessi maturati vengono di fatto dapprima addebitati al capitale e poi pagati dalla quota contenuta nella rata. In tal modo, quindi, come evidenziato nella tabella, gli stessi interessi continuano a partecipare al computo degli interessi successivi proprio perché sono stati capitalizzati”.

Ancora in sentenza si legge che “tale dimostrazione è analitica ed accompagnata da specifiche tabelle che sviluppano quantitativamente la tesi del CTU, alla quale il CT di parte della banca non ha saputo contrapporre argomentazioni altrettanto analitiche, non avendo nemmeno preso in considerazione i calcoli del CTU”.

Pertanto, la capitalizzazione composta non dichiarata in contratto, ma risultante solo dal piano di ammortamento, integra un anatocismo vietato dall’art. 1283 c.c. e non legittimato neanche dalla delibera Cicr 9/2/2000.

L’effetto di tale anatocismo va espunto dal piano di ammortamento, il quale va ridefinito in base ai calcoli effettuati dal CTU, che costituisce un piano a rata fissa, proprio come quello originariamente pattuito.

Il Magistrato, quindi, decideva che le somme in più pagate dai mutuatari, rispetto a quanto previsto dal nuovo piano, andavano detratte da quanto ancora dovuto dai medesimi.

Ebbene, il provvedimento de quo risulta degno di nota atteso che il Giudice attentamente rileva che ad ogni scadenza, gli interessi maturati vengono di fatto dapprima addebitati al capitale e poi pagati dalla quota contenuta nella rata.

In tal modo, quindi, gli stessi interessi continuano a partecipare al computo degli interessi successivi, proprio perché vengono capitalizzati dalla Banca.

In altri e più facili termini, si crea la produzione di interessi sugli interessi sul piano di ammortamento alla francese.

Quest’ultimo, a differenza del piano di ammortamento c.d. all’italiana, prevede un pagamento rateale del mutuo con la circostanza che nelle prime rate la Banca percepisce solo interessi.

Pertanto, ad ogni scadenza, la Banca capitalizza ingiustamente gli interessi della rata scaduta, ovvero non considera la rata a titolo di interessi, ma la converte in una rata scaduta, considerandola furbescamente quale sola sorta capitale.

Ma così evidentemente non è.

Lo si ripete, nel piano di ammortamento alla francese, inizialmente la Banca incassa solo interessi per recuperare quanto prima il costo dell’operazione di mutuo. Pertanto, se un cliente non dovesse pagare tali rate, la Banca potrebbe realizzare uno sgradito “scherzetto”, consistente nell’assurda capitalizzazione di soli interessi.

All’attento Lettore non sfugge che il Giudice dichiarava che in luogo del piano di ammortamento allegato al contratto di mutuo per cui è causa, il rapporto dovrà essere regolato dal nuovo piano di ammortamento ricalcolato dal CTU, con la conseguenza che su un rapporto di mutuo di 1 milione di Euro, i clienti hanno risparmiato la somma di € 555.524,00.

In conclusione, un simile provvedimento conferma l’assunto che il piano di ammortamento alla francese può contenere l’effetto anatocistico degli interessi che è vietato dalla legge.

Vi è un famoso precedente che va ripreso: “è illegittimo il c.d. ammortamento alla francese che comporta la restituzione degli interessi al tasso composto anziché quello semplice” (Tribunale Bari, 29/10/2008, n. 113).

 

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Sentenza di annullamento estratti i ruolo e relative cartelle di pagamento

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Siamo lieti di allegare la sentenza emessa dal Tribunale di Torino-sez. Lavoro, con la quale è stato accolto parzialmente il ricorso proposto avverso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione e annullato parte delle cartelle esattoriali impugnate e i relativi estratti di ruolo, per un importo pari ad euro 3.527,43, causa seguita dall’Avv. Andrea Ziletti del quale Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il breve commento esplicativo:

“SENTENZA DI ANNULLAMENTO DI ESTRATTI DI RUOLO E RELATIVE CARTELLE DI PAGAMENTO PER IL COMPLESSIVO IMPORTO DI EURO 3.527,43.

Trattasi di sentenza emessa dal Tribunale di Torino-Sez. Lavoro in data 06.02.2018 e pubblicata in pari data, riportante interessanti considerazioni in tema di impugnabilità degli estratti di ruolo e di prescrizione dei crediti erariali.

Il Tribunale ha accolto parzialmente il ricorso e annullato alcuni degli atti impugnati.

La causa definita dal Tribunale aveva ad oggetto alcuni estratti di ruolo e relative cartelle di pagamento, dettagliatamente indicate nel ricorso, per le annualità 2002, 2003, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009, 2010.

Innanzitutto, il Tribunale adito ha rilevato che le S.U. della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19.704/2015, hanno affermato l’ammissibilità dell’impugnazione della cartella non validamente notificata, della quale il contribuente sia venuto a conoscenza attraverso l’estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta, sostenendo che una lettura costituzionalmente orientata dell’ultima parte del terzo comma dell’articolo 19 del d.lgs. 546/1992 impone di ritenere che l’impugnabilità dell’atto precedente non notificato unitamente all’atto successivo notificato non costituisca l’unica possibilità di far valere l’invalidità della notifica di un atto del quale il contribuente sia comunque legittimamente venuto a conoscenza e pertanto non esclude la possibilità di far valere tale invalidità anche prima, nel doveroso rispetto del diritto del contribuente a non vedere senza motivo compresso, ritardato o reso più difficile e gravoso il proprio accesso alla tutela giurisdizionale.

Inoltre, accogliendo la relativa eccezione proposta dal ricorrente, il Tribunale adito ha dichiarato l’intervenuta prescrizione del credito contenuto in 4 delle 15 cartelle impugnate.
Il Giudice, innanzitutto, ha ricordato la recente pronuncia della Corte di Cassazione S.U. n. 23397 del 2016 la quale, al fine di dirimere contrapposti orientamenti della giurisprudenza in materia di durata quinquennale o decennale del termine di prescrizione del credito contributivo degli enti previdenziali, ha affermato il seguente principio: “La scadenza del termine – pacificamente perentorio – per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui all’art. 24, comma 5, del d.lgs. n. 46 del 1999, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve (nella specie, quinquennale, secondo l’art. 3, commi 9 e 10, della l. n. 335 del 1995) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 c.c. Tale ultima disposizione, infatti, si applica soltanto nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la suddetta cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato. Lo stesso vale per l’avviso di addebito dell’INPS, che, dall’1gennaio 2011, ha sostituito la cartella di pagamento per i crediti di natura previdenziale di detto Istituto (art. 30 del d.l. n. 78 del 2010, conv., con modif., dalla l n. 122 del 2010)”.

Ciò rilevato, il Tribunale di Torino-sez. Lavoro, dovendo fare applicazione, in conformità dei principi affermati dalla Suprema Corte, del termine di prescrizione di cinque anni, ha dichiarato prescritti i crediti portati da 4 delle 15 cartelle impugnate, siccome per gli stessi è decorso un periodo superiore ai cinque anni dalla data di notifica delle relative cartelle alla data di notifica di ulteriori atti impositivi.

Il Tribunale ha quindi accolto parzialmente il ricorso e annullato alcuni degli atti impugnati.”

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Sentenza di accoglimento relativa a rapporti bancari

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Ci pregiamo di allegare alla presente sentenza emessa dal Tribunale di Verona in data 18.09.2017 relativa a rapporti bancari di conto corrente con la quale è stato condannato l’Istituto di Credito a versare al Cliente la somma di euro 5.117,02 oltre alle spese di CTU, ottenuta dall’Avv. Andrea Ziletti, del quale Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il breve commento esplicativo:

“SENTENZA DI ACCOGLIMENTO PARZIALE DELLE DOMANDE ATTORE E IN MATERIA BANCARIA

Trattasi di sentenza emessa dal Tribunale di Verona in data 18.09.2017 e pubblicata in data 25.09.2017, relativa a due rapporti bancari di conto corrente.

Il Tribunale ha accolto parzialmente le domande attoree e condannato la Banca convenuta al pagamento delle spese di lite oltre a quelle per la Consulenza Tecnica d’Ufficio.

In particolare il Giudice ha rilevato che le Commissioni di Massimo Scoperto (C.M.S.), come anche osservato dal nominato CTU, sono previste solo nel documento di sintesi allegato al contratto di conto corrente, documento che, tra l’altro, non risulta sottoscritto dal correntista.

Sennonché, nel documento di sintesi è riportata esclusivamente la percentuale di applicazione per utilizzi entro ed oltre fido, e non anche il criterio per il calcolo della stessa, il che non soddisfa il requisito della necessaria determinatezza della relativa pattuizione.

Il Giudice ha, pertanto, escluso che la c.m.s. sia stata validamente pattuita con conseguente necessità di stornare gli importi addebiti a tale titolo.

Il CTU ha quindi determinato una differenza a favore del correntista di euro 5.329,18, procedendo pertanto a rideterminare il saldo di conto corrente nella somma di euro 5.117,02 a credito di parte attrice.

Il Tribunale, quindi, in accoglimento parziale delle domande attoree, ha condannato l’Istituto di Credito al versamento a parte attrice della predetta somma oltre interessi al tasso legale dalla domanda giudiziale.

In virtù della sua soccombenza, la Banca è stata altresì condannata al versamento delle spese di lite nonché al pagamento delle spese di CTU.”

 

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