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“SDL Centrostudi SPA”: come ottenere giustizia da banche, equitalia e fisco

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L’articolo, pubblicato su Genova Post, che illustra come oltre 150.000 persone si siano rivolte a SDL Centrostudi  in 7 anni, 407.943 pre-analisi gratuite effettuate sulle condizioni economiche di consumatori e soggetti in difficoltà, e ben più di 65.000 perizie effettuate su conti correnti e rapporti bancari in essere di privati e imprese strappati alla finanza spregiudicata messa in atto da finanziarie e istituti di credito di vario genere: tutti numeri che, nel complesso, hanno permesso sino a oggi di recuperare somme illecite sottratte agli italiani da Fisco, Equitalia, erario e banche per un totale complessivo di circa 240 milioni di euro.

“Risultati incredibili che fanno ben sperare anche per il futuro, resi possibili grazie a un’efficace rete distributiva dei servizi di consulenza economico-sociali erogati capillarmente sul territorio da ‘SDL Centrostudi Spa’, che annovera tra i propri professionisti anche 300 avvocati in tutta Italia specializzati in recupero dei crediti non dovuti e in procedure di riorganizzazione dei debiti privati e professionali, per consentire alle persone vessate da problemi economici di rimettersi correttamente in carreggiata, rinascendo dunque a nuova vita anche sul lavoro”. 

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Ecco ‘Sdl Centrostudi Spa’: come ottenere giustizia da banche, Equitalia e fisco

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L’articolo, pubblicato oggi su Sanremo News, illustra come “in soli 7 anni l’azienda fondata dal noto legale Serafino Di Loreto ha restituito speranza e dignità a oltre 150mila italiani in difficoltà. Una case history di successo”.

“Oltre 150.000 persone assistite in 7 anni, 407.943 pre-analisi gratuite effettuate sulle condizioni economiche di consumatori e soggetti in difficoltà, e ben più di 65.000 perizie effettuate su conti correnti e rapporti bancari in essere di privati e imprese strappati alla finanza spregiudicata messa in atto da finanziarie e istituti di credito di vario genere: tutti numeri che, nel complesso, hanno permesso sino a oggi di recuperare somme illecite sottratte agli italiani da Fisco, Equitalia, erario e banche per un totale complessivo di circa 240 milioni di euro”.

 

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Hai problemi con le banche? Usura e Anatocismo: conosci questi vocaboli?

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Su AFFARI & FINANZA  di questa settimana  si parla SDL Centrostudi e della sua lotta contro l’Usura e l’Anatocismo Bancario.

“Lo sai che alcune banche praticano (illecitamente) l’usura? E che gli interessi debitori che tu paghi potrebbero avere ripercusioni sulla tua vita familiare ed  essere superiori a quelli che sono leciti? Rischi di pagare migliaia (e per le aziende) centinaia di miglia di euro inutilmente. È ora di fare chiarezza!”. 

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Cos’è e quando scatta l’usura bancaria? Lo Spiega SDL Centrostudi

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Articolo pubblicato oggi sulla testata di Economia Finanza & Business

“L’usura bancaria – si legge – è un problema che può colpire chiunque richieda un prestito ad una banca: SDL Centrostudi ci spiega cos’è, cosa fare e come difendersi dai tassi di interesse usurari”.
“Il problema dell’usura bancaria, insieme all’anatocismo bancario, è una realtà e purtroppo la giurisprudenza bancaria presenta sul tema criteri incerti e variabili”.

 

Commento sull’ammissibilità dei ricorsi per cassazione penali per usura

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Si rimette un breve commento ad opera dell’Avv. Raffaele Garofalo dello Studio Legale dell’Avv. Biagio Riccio sull’ammissibilità dei ricorsi per cassazione con pedissequo decreto di fissazione d’udienza dinanzi alle Sezioni Penali della Suprema Corte inerenti materia di usura bancaria.

Il superamento del vaglio di ammissibilità operato dalla Settima Sezione è prova della decisività, specificità e non novità, salvo quanto dispone l’art. 609 c.p.p., dei motivi inseriti nell’atto redatto dall’Avv. Biagio Riccio.

Costituisce sicuramente il barlume di speranza sempre acceso nel Diritto e nella Legge e l’indomita costanza nella lotta.

“Considerazioni in ordine all’ammissibilità dei ricorsi per cassazione – sezione penale – in materia di usura bancaria

 

Il ricorso per cassazione avverso il decreto e/o ordinanza di archiviazione emanati dal Giudice delle Indagini Preliminari continua a costituire l’extrema ratio cui valersi quando, acriticamente e supinamente, il GIP si riporti alla richiesta del Pubblico Ministero, non solo non accogliendo le doglianze difensive, ma non esprimendo nessuna motivazione sulla propria decisione.

A tal uopo, detto provvedimento è chiaramente apparente: con un fare “pilatesco” si decide di non-decidere, disponendo la “cestinazione” del fascicolo delle indagini preliminari.

In materia di usura bancaria, quando ci si trova di fronte ad una richiesta ed ad una successiva ordinanza di archiviazione che si basa esclusivamente sulla mancanza dell’elemento oggettivo del reato per appiattimento operativo sulle circolari e/o istruzioni di Banca d’Italia, è necessario ed indifferibile contrastare in sede di legittimità, ultimo grado di giudizio, la somma ingiustizia che si subisce nelle aule dei Tribunali Italiani.

La patente violazione di una norma di legge, l’art. 644 del codice penale, in nome dell’organo di autogoverno del sistema bancario italiano deve essere evidenziata alla Suprema Corte affinché, attraverso la propria funzione nomofilattica, si arresti il predominio di una fonte regolamentare sul dettato cristallino della Legge, fonte primaria nel nostro ordinamento.

Sebbene ciò sembri lo sbocco naturale della propria attività difensiva nell’interesse dei propri assistiti, il ricorso per cassazione deve superare il vaglio di ammissibilità curato dalla Sezione VII della Corte che, come una “tagliola”, filtra quelli che saranno poi delibati dalle singole sezioni, superando, pertanto, il primo ostacolo costituito dalla legittimazione ad impugnare e sull’interesse a ricorrere.

L’elevatissima percentuale dei provvedimenti di inammissibilità costituisce la cartina di tornasole di come tale strumento sia un affare serio: deve essere redatto in maniera tale che prima face si evinca la decisività, la specificità e non novità, salvo quanto disposto dall’art. 609 c.p.p., dei motivi.

Lo Studio Legale dell’Avv. Biagio Riccio ha presentato ben due ricorsi per cassazione avverso provvedimenti di archiviazione emanati dal Giudice per le Indagini Preliminari di Torino e di Vicenza.

Con puntualità ha specificato come le decisioni impugnate siano caratterizzate da motivazioni apparenti, attesa la evidente la violazione di legge penale che disciplina l’usura bancaria infangata dal valore imperante, nei Tribunali, delle decisioni di Banca d’Italia; tale, in molti casi, da non far predisporre neppure una consulenza tecnica d’ufficio che rilevi o meno il superamento del tasso soglia.

È giusto e sacrosanto che la Suprema Corte sia adita affinché questa umiliante supremazia ottenga un’inversione di rotta in nome di un testo normativo, quello del 644 c.p., chiaro come il sole.

La decisività, la specificità e non novità, salvo quanto disposto dall’art. 609 c.p.p., dei motivi inseriti nei ricorsi per cassazione redatti dallo Studio Legale dell’Avv. Biagio Riccio ha garantito il superamento del vaglio di ammissibilità con la fissazione dell’udienza camerale dinanzi alle Sezioni Semplici.

Provvedimenti più unici che rari, quando si parla di usura bancaria, atteso l’appiattimento culturale delle Corti di merito sull’annoso problema che affligge i nostri assistiti.

Costituisce, senz’altro, un barlume di speranza atteso che, accolti i ricorsi, ciò costituirebbe quel revirement giurisprudenziale in materia bancaria che ogni giorno si tende a raggiungere nelle Aule di Giustizia affinché, ex art. 101 della nostra Carta Costituzionale, i Giudici siano finalmente soggetti soltanto alla Legge.”

 

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Violata UNICREDIT: correntisti sempre più a rischio

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Banca UniCredit ha dichiarato di aver subito un doppio attacco informatico che ha violato, in totale, i dati di 400.000 clienti italiani. I vertici minimizzano: quali “vertici”?  Quelli che SDL Centrostudi aveva già contribuito a mandare in giudizio?

 

La notizia oggi su FINANZA & BUSINESS

 

Banca UniCredit ha dichiarato di aver subito un doppio attacco informatico che ha violato, in totale, i dati di 400.000 clienti italiani. Secondo quanto riferito dalla banca si tratta di informazioni relative solo a prestiti personali. Non sono stati acquisiti dati per l’accesso ai conti o che permettano transazioni non autorizzate. Potrebbe invece essere avvenuto l’accesso ad alcuni dati anagrafici e ai codici Iban. UniCredit ha recentemente informato le autorità e la Procura di Milano, che ha aperto un’indagine per ora carico di ignoti per accesso abusivo al sistema informatico e violazione della privacy.

 

Secondo quanto dichiarato dai vertici di Unicredit, una prima violazione è avvenuta nei mesi di settembre e ottobre 2016, mentre è stata appena individuata una seconda intrusione avvenuta a giugno e luglio 2017. Si ritiene che nei due periodi siano stati violati i dati di circa 400.000 clienti in Italia. La banca precisa “che non è stato acquisito nessun dato, quali le password, che possa consentire l’accesso ai conti dei clienti o che permetta transazioni non autorizzate. Unicredit ha messo a disposizione il numero verde dedicato 800 323285 per i clienti che desiderino ulteriori informazioni. Il personale della propria filiale di riferimento è a disposizione per qualsiasi ulteriore informazione. La banca contatterà i clienti interessati mediante canali di comunicazione specifici, non tramite telefonate o e-mail”.
La domanda fondamentale è: perché aspettare una seconda violazione, prima di contattare la Procura di Milano e, soprattutto, le persone coinvolte? Il fatto che, apparentemente, non sia stato possibile accedere ai dati di accesso dei conti ma che siano “solo” stati sottratti dati di persone con prestiti personali, può essere la causa del ritardo? Soprattutto dato che Unicredit, come molti altri istituti di credito, non siano trasparenti sui prestiti, e che commettano abitualmente usura bancaria e anatocismo e quindi, controllare i prestiti coinvolti avrebbe rischiato di aprire il vaso di Pandora?
 
SDL CENTROSTUDI: A GIUDIZIO I VERTICI UNICREDIT 
La domanda non è così peregrina dato che SDL Centrostudi, una società che si pone al fianco dei correntisti usurati dalle banche, circa un anno fa aveva contribuito a mandare a giudizio gli amministratori delegati di Unicredit, colpevoli di aver contribuito a rovinare le aziende fondate da Giuliano Besson, ex sciatore della Valanga Azzurra, con finanziamenti a tassi che hanno superato il limite consentito dalla legge, trasformandosi in usura, e soprattutto la sottoscrizione di contratti derivati senza informazioni adeguate. Besson all’epoca aveva dichiarato: “Non sono andato io a chiedere qualcosa: è la banca che mi ha proposto i derivati, presentandolo come strumento di tutela. Invece, è come se fossi andato al casino e avessi perso tutto”. Derivati che erano una “bomba a orologeria”, come li definisce la consulente Cinzia Pezzana, che ha affiancato l’avvocato Biagio Riccio nel lungo e difficile lavoro che ha portato alla denuncia. Una bomba esplosa quando sono arrivate ipoteche e decreti ingiuntivi che hanno paralizzato le attività di Besson. Sbloccate dal pm Parodi, incaricato del caso, che ha sospeso i termini. Per approfondire il caso di Besson vi invitiamo a leggere questo articolo.
Biagio Riccio la prima pagina

Quando il magistrato sbaglia, chi paga?

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L’articolo è stato pubblicato su La Prima Pagina, quotidiano nazionale.

 

Se un magistrato sbaglia, cosa accade? Il caso Contrada riapre la discussione sul tema. Abbiamo intervistato l’Avvocato Biagio Riccio. Ci può fare un riassunto del caso Contrada?

Avv. Biagio Riccio

Avv. Biagio Riccio

Contrada fu arrestato nella notte della vigilia del natale del 1992 come un comune delinquente. Ha scontato 10 anni di carcere e dalla Corte Europea di Strasburgo prima e dalla Cassazione poi è stato ritenuto innocente, perché nei suoi confronti si è utilizzato un metodo barbaro: andare in galera senza una preventiva norma che dichiarasse quella azione come reato, ci riferiamo al concorso esterno al reato di associazione mafiosa, all’epoca dei fatti non esistente. Bruno Contrada, per anni poliziotto a Palermo, venne arrestato con l’accusa di concorso in associazione mafiosa. In primo grado fu condannato a 10 anni, ma la sentenza fu ribaltata in appello e il funzionario venne assolto. L’ennesimo colpo di scena ci fu in Cassazione, quando l’assoluzione venne annullata con rinvio e il processo tornò alla corte d’appello di Palermo che, il 25 febbraio del 2006, confermò la condanna a 10 anni. La sentenza divenne definitiva nel 2007. Il funzionario, che aveva subito una lunga custodia cautelare in carcere, tornò in cella e scontò tutta la pena fino al 2012.
Due anni fa, però, la Corte Europea dei diritti dell’Uomo condannò l’Italia a risarcire il poliziotto, nel frattempo sospeso anche dalla pensione, ritenendo che Contrada non dovesse essere né processato né condannato, perché all’epoca dei fatti a lui contestati – gli anni Ottanta – il reato di concorso in associazione mafiosa non era “chiaro, né prevedibile”. A quel punto l’ex legale del funzionario tentò, invano, la strada della revisione che venne “bocciata” dalla corte d’appello di Catania. L’ultimo tentativo, quello dell’incidente di esecuzione, è stato fatto dall’avvocato Stefano Giordano che ha chiesto alla corte d’appello di Palermo, l’anno scorso, proprio alla luce della sentenza europea, di revocare la condanna sostenendo che prima del ’94, spartiacque temporale fissato dalla Cedu, non fosse possibile condannare per il reato di concorso in associazione mafiosa. La corte dichiarò inammissibile il ricorso. Oggi la Cassazione, a cui Giordano si è rivolto, gli ha dato ragione e la condanna è stata revocata. Dal momento che Contrada ha scontato la pena gli effetti della pronuncia si ripercuoteranno sull’aspetto pensionistico.

Ora che ad 84 anni ha riacquistato il suo inconcusso status di incensurato, si pone una banale domanda: ma dell’errore commesso chi paga?

Quando sbagliano i medici e gli avvocati sono chiamati a pagare caramente dei loro errori professionali: quando invece si tratta dei Magistrati che rovinano famiglie, patrimoni e, quello che è più grave, intaccano l’onore e la reputazione e la libertà sacrosanta dei consociati, l’ordinamento interviene con tutte le guarentigie possibili e rende improba un’azione per responsabilità nei loro confronti.

In Italia chi sbaglia, di solito, paga. Tranne i magistrati e i giudici. Nemmeno quando le sentenze dicono che no, il reato non c’era, ergo il processo non andava fatto. Dunque nessun cittadino è tutelato, come è possibile?
Ci sono Magistrati a cui piace apparire e ottenere visibilità sui media, tradizionali e del web, e che confondono la dimensione del loro lavoro con la chiara possibilità di sfruttare, con aiuti mediatici, la loro privilegiata posizione per poi darsi alla vita politica. Molto spesso le loro inchieste si rivelano dei flop, ma sul momento, creano sensazionalismo, ottengono le prime pagine dei giornali, ma le posizioni che colpiscono inauditamente finiscono tutte in archiviazioni o in assoluzioni perché il fatto non sussiste. Il caso Contrada si inserisce in questa scia: fu arrestato nel 1992 e sino a pochi giorni fa ha combattuto per affermare la sua innocenza, avendo scontato una pena per un delitto la cui configurazione nel nostro ordinamento è opinabilissima: il concorso esterno in associazione mafiosa.
La legge sulla responsabilità civile dei magistrati non dovrebbe consentire di ottenere “doverosi risarcimenti?
La responsabilità civile dei Magistrati esiste, ma mandare uno di loro a processo è difficile e macchinoso, quasi impossibile. Credo che sia un problema culturale prima che politico e giuridico: i Magistrati diceva Bacone devono essere dei leoni ma sempre sotto il trono, non sopra il trono, per fare in modo che si eviti il rischio di una repubblica giudiziaria, cui purtroppo possiamo rischiare di precipitare.

La testata “Tempi” scrisse: “I magistrati commettono sempre più reati e aumentano le violazioni delle norme processuali”. Qual è la sua esperienza in merito?

Grazie alla collaborazione con SDL Centrostudi, società che si occupa di contenzioso bancario e che contrasta le banche colpevoli di anatocismo e usura bancaria, ho avuto la possibilità in questi anni di affrontare molteplici casi nei quali in un primo momento il Pubblico ministero ha archiviato querele, poi il Giudice delle indagini preliminari è ritornato sul caso ed ha rinvenuto usura. Dunque poniamoci un problema: è frutto di impreparazione, di pigrizia, o vi è un’oscura collusione con i poteri forti, perché non si vogliono attaccare le banche che comandano indisturbate l’economia del nostro paese. Non possono fallire altrimenti creano crisi sistemiche ma possono inopinatamente far fallire aziende altrimenti sane o risparmiatori, colpevoli solo di non essere in grado di comprendere i rischi dei conti e dei prodotti finanziari che sottoscrivono.

Prescrizione nei reati tributari: la giurisprudenza più recente

Prescrizione nei reati tributari: la giurisprudenza più recente

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In  allegato un  interessante articolo, pubblicato dal Quotidiano del Fisco del Sole 24 Ore, relativo alla prescrizione nei reati tributari, segnato dallo Studio Legale Ziletti.

La Corte di Cassazione è recentemente intervenuta sulla prescrizione di reati tributari connessi a frodi Iva su cui è sorto un ampio dibattito dopo la nota pronuncia della Corte di Giustizia Ue (c.d. sentenza «Taricco»), tanto da provocare già un intervento della Corte costituzionale, che, a sua volta, ha interessato i giudici comunitari. La Corte di Giustizia Ue (Causa C-105/14 dell’8 settembre 2015) ha affermato che, in tema di gravi frodi Iva, il termine ordinario di prescrizione il termine ordinario di prescrizione deve cominciare a decorrere dopo ogni atto interruttivo. [continua]

 

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BCE: “Veneto Banca e Popolare di Vicenza prossime a fallire”. L’avvocato Biagio Riccio “La nostra è la Repubblica delle banane”.

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Riportiamo l’articolo apparso oggi sul quotidiano nazionale LA PRIMA PAGINA con una considerazione dell’avvocato Biagio Riccio. 
sdl centrostudi su la prima pagina
La Banca centrale europea ha dichiarato che la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono “in fallimento o in  probabile fallimento”. E ha informato il Single Resolution Board, (Srb) il quale ha deciso di non applicare la procedura di risoluzione. Le due banche quindi saranno liquidate secondo le procedure delle norme italiane.
Lo comunica oggi ADN Kronos che conferma come sia già pronto e immediato l’intervento del governo, che ha già pronta l’operazione di salvataggio.
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SDL CENTROSTUDI LO AVEVA PREDETTO
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Era il 27 novembre 2016 quando SDL Centrostudi SpA, il centro per la legalità che aiuta i correntisti contro usura e anatocismo, riportava una ricerca del Financial Times che anticipava la notizia. OTTO BANCHE ITALIANE RISCHIANO DI FALLIRE SECONDO IL FINANCIAL TIMES” 
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IL COMMENTO DELL’AVVOCATO BIAGIO RICCIO SULLA PAGINA FACEBOOK DI SDL CENTROSTUDI 

Rapida la risposta dell’avvocato Biagio Riccio, che sulla pagina Facebook di SDL Centrostudi replica con fermezza. Riportiamo la sua riflessione coraggiosa sul sistma di vigilanza delle banche

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SE UNA BANCA VALE UN EURO

Fa impressione sentire le cronache dei giornali che Intesa abbia offerto simbolicamente un euro per comprare gli asset positivi delle banche venete, mentre quelli negativi, crediti deteriorati in particolare, saranno a carico dello Stato ( la stessa operazione da sciacalli fu fatta con il Banco di Napoli).

È la funesta conclusione di una gestione ad opera di amministratori che hanno concesso fidi clientelari e non hanno saputo neppure gestire crediti deteriorati. Infatti si vuole procedere, giustamente, ad un’azione di responsabilità nei loro confronti

Ma sorgono alcune domande:

1- Come è possibile che nonostante la capitalizzazione ( iniezioni miliardarie ) di Fondo Atlante la banca popolare di Vicenza sia dichiarata insolvente?

2- Dove erano la Banca d’Italia e la Banca Centrale Europea quando nella pancia delle due banche, la Veneta e la Popolare di Vicenza, si sono formati montagne di sofferenze ( oltre 9,6 miliardi di euro ) che difficilmente saranno smaltite, con la conseguenza che il relativo buco ovviamente sarà pagato con soldi pubblici?

3- Siamo alla settima banca che salta.E tardivo il governo con la sua Commissione di inchiesta che non prenderà il largo, perché siamo a fine legislatura.Il sistema bancario è marcio perché le banche non seguono la loro naturale vocazione: quella dell’intermediario che raccoglie i depositi ed attua gli investimenti. Corrono ai facili profitti, quelli dei derivati, della finanziarizzazione, scommettendo con i risparmi della povera gente.

4- Bisogna avere il coraggio di punire banchieri senza scrupolo, ma anche BANCA D’ITALIA e la CONSOB che dormivano mentre il patrimonio dei risparmiatori italiani veniva mangiato vivo.

Abbiamo perso oltre un anno, bruciato milioni di euro ed il desolante destino è comunque quello della liquidazione di gloriose banche che hanno alimentato il nord est, la locomotiva dell’economia italiana.

Se una banca vale meno di un caffè siamo al baratro dell’economia reale. La nostra è la Repubblica delle banane.

 

Non è la prima volta che SDL Centrostudi pone dubbi sulla solidità del sistema bancario italiano
Questa, ancora una volta, ne è la riprova.