Tribunale di Alessandria – Provvedimento di sospensione dei termini

Il Giudice On. dell’Esecuzione dott. Giovanni Gabutto del Tribunale di Alessandria, in data 25.02.2015, ha sospeso una procedura esecutiva immobiliare in virtù del potere a lui concesso dall’art. 624 c.p.c.

La compagine societaria esecutata stava subendo una procedura espropriativa promossa da una banca, fondata su un contratto di mutuo.

La SDL Centrostudi S.p.A. riscontrava attraverso perizie econometriche l’applicazione di interessi usurari e l’imposizione di competenze e costi poco chiari.

L’esecutato depositava, in data 17.02.2015, Ricorso in opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c., con pedissequa istanza ex art. 624 c.p.c., a firma dell’avv. Biagio Riccio, lamentando la grave usurarietà posta in essere da un istituto di credito sia al momento della pattuizione sia al momento della dazione.

Si illustrava al Giusdicente adito: l’illegittimità dell’esecuzione, atteso che incardinata sulla base dei reati di usura ed estorsione; l’usurarietà del contratto di mutuo; il potere del Giudice dell’Esecuzione di sospendere l’azione esecutiva; l’inesigibilità della prestazione per interessi usurari; l’interesse moratorio come momento decisivo nel calcolo del Teg per il superamento del tasso.

Infine, l’avv. Riccio invitava il Giudice dell’Esecuzione adito a voler adottare, nelle more dell’accertamento dei tassi usurari, tutti i provvedimenti necessari affinché venisse sospesa la procedura esecutiva de qua, ex art. 624 c.p.c., giunta ormai alla vendita forzata dei beni, con l’asta già fissata.

In sintesi, per il legale napoletano, ricorrevano anche i giustificati motivi in ragione dei quali il Giudice, inaudita altera parte, sospendesse l’esecuzione avviata.

In caso contrario, si sarebbe verificata la grave ed ineluttabile conseguenza di staggire dei beni sulla base di due reati: usura ed estorsione.

Si indicava ancora che la società esecutata avrebbe sicuramente adempiuto al pagamento del solo capitale residuo, senza alcun interesse ex art. 1815, secondo comma c.c., nettamente inferiore all’importo precettato.

Infine, l’esecutato informava il giudice civile che era stata depositata querela penale per i reati di usura ed estorsione sull’assunto che la nozione di ingiustizia andasse iscritta in quella di illiceità, di illegalità, di contrasto con l’ordinamento: una pretesa è in radice ingiusta quando è avulsa dal diritto, quando è realizzata non in iure.

Il giudice civile adito “Visto il ricorso in opposizione ex art. 615 II comma c.p.c., ritenuti fondati i motivi addotti, sospende la procedura esecutiva ex art. 624 c.p.c. fino all’udienza del 29/04/2015 e per l’effetto manda al professionista delegato affinché sospenda con effetto immediato gli esperimenti di vendita. Riserva all’esito i conseguenti ulteriori provvedimenti” .

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Il provvedimento de quo è degno di nota atteso che:
1. il Giudice dell’esecuzione, letto il ricorso in opposizione all’esecuzione e ritenuti fondati i motivi addotti,
2. ha sospeso la procedura esecutiva ex art. 624 c.p.c. fino all’udienza di comparizione delle parti e
3. notificava l’ordinanza anche al professionista delegato per la sospensione con effetto immediato degli esperimenti di vendita.

Come ben noto, le opposizioni all’esecuzioni sono rimedi giudiziali di fronte ad esecuzione minacciata o pendente, materialmente o processualmente illegittima, i quali introducono processi di cognizione strutturalmente autonomi rispetto al processo di esecuzione, ma funzionalmente ad esso collegati, in quanto destinati a produrre effetti sul suo corso.

Nel caso sottoposto ad analisi, il giudice dell’impugnazione non sospende solo l’efficacia esecutiva del titolo impugnato ma il processo esecutivo, giunto ormai ad uno stato avanzato, avendo il cliente denunciato l’imminente vendita forzata dei beni pignorati.

L’effetto di tale sospensione potrebbe anche comportare, come si evince dal dettato dell’art. 623 c.p.c., la sospensione dell’intero processo esecutivo.

Ne consegue che tale norma, nel riconoscere al giudice dell’impugnazione il potere di sospendere l’esecuzione forzata, ha riguardo a quelle sole ipotesi in cui il processo esecutivo abbia ad oggetto esclusivamente la soddisfazione del diritto del creditore che si sia visto ostruire l’efficacia esecutiva del titolo.

Affinché si produca l’effetto della sospensione dell’esecuzione, dunque, l’ambito tanto oggettivo quanto soggettivo del giudizio di impugnazione deve coincidere con quello del processo di esecuzione , cosicché solo in queste limitate ipotesi può parlarsi di vera e propria sospensione “esterna” della esecuzione forzata.

È necessario, a questo punto, una breve digressione sulla competenza del giudice dell’esecuzione a provvedere sull’istanza di sospensione dell’esecuzione.

In altre parole, è da scrutinare, la competenza ad emettere il provvedimento di sospensione dell’esecuzione o dell’efficacia esecutiva del titolo.

La regola generale è che il provvedimento cautelare va emanato dal giudice competente a conoscere del merito, atteso che dubbi e problemi si pongono se l’esecuzione sia già iniziata.

Diceva Redenti (Diritto processuale civile, cit., III, 312-313), per giustificare il fatto che l’opposizione si propone con ricorso al giudice dell’esecuzione, che si vuole accelerare la comparizione delle parti, escludere la nomina di un giudice istruttore diverso dal giudice dell’esecuzione, dare modo allo stesso di emanare gli eventuali provvedimenti provvisionali d’urgenza. Perché la pendenza dell’esecuzione implica la già avvenuta designazione del giudice dell’esecuzione, c’è l’organo al quale rivolgersi perché esamini l’eventuale opportunità di una sia pure provvisoria sospensione dell’esecuzione.

Nel nostro caso, l’esecutato informava dell’imminente asta giudiziaria ed identificava nell’applicazione di interessi usurari oltreché di competenze e costi contra legem i “gravi motivi” richiesti dalla legge.

È bene indicare che in genere il giudice della sospensione opera per indagini “sommarie” e sospende l’esecuzione qualora ritenga, in via delibativa, fondata l’opposizione.

Nel caso de quo, il giudice dell’opposizione ritenuti fondati i motivi addotti ha sospeso l’esecuzione in corso.

Il detto provvedimento è meritevole di attenzione atteso che il Giusdicente abbia ritenuto prevalente l’interesse del debitore a quello del creditore, snaturando la natura del giudizio esecutivo.

Il processo esecutivo è rivolto alla soddisfazione dell’interesse del creditore e risulta essere imperniato sul titolo esecutivo, il quale – costituendo la condizione necessaria perché sia fornita la tutela giudiziaria esecutiva – elimina ulteriori indagini immediate di accertamento.

Nel nostro caso, l’avv. Riccio poneva in discussione il detto titolo esecutivo e presentava con forza la richiesta di sospensione della procedura immobiliare sulla doglianza che lo stesso fosse intriso di usura.

In altre parole, la banca staggiva gli immobili del cliente avendo, come riscontrato dalle perizie della SDL Centrostudi S.p.A., però applicato interessi usurari ed addebitato competenze e spese non giustificate.

Il giudice, a tal punto, snaturando il codice di procedura civile, poneva in discussione il titolo esecutivo e, nel tutelare pienamente il debitore esecutato, sospendeva la prefata procedura immobiliare.

In conclusione, l’ordinanza de qua, è ragguardevole in base ai seguenti motivi: è possibile proporre ricorso in opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c., se una banca abbia intrapreso la procedura espropriativa ed applicato interessi usurari; è altresì ammissibile depositare istanza di sospensione dell’esecuzione in corso, ex art. 624 c.p.c.

Ne consegue che il Giusdicente adito: ha il potere di sospendere una simile ed illegittima procedura poiché intrapresa sulla base del reato di usura ex art 644 c.p., deve porre in secondo piano gli interessi del creditore procedente e, sussistendo gravi motivi, sospendere conseguenzialmente l’esecuzione, risultando in tal modo il debitore esecutato meritevole di tutela.

Cardito/ Alessandria 26.02.2015
Avv. Biagio Narciso
Studio legale Avv. Biagio Riccio

Si allega: Provvedimento di sospensione dei termini del Tribunale di Alessandria del 25.02.2015.
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