Commissione Tributaria di Savona – Sentenza di annullamento di intimazione di pagamento

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Ci pregiamo di allegare alla presente sentenza emessa dalla Commissione Tributaria Provinciale di Savona in data 26.01.2017 con la quale è stato accolto parzialmente il ricorso proposto avverso Equitalia e ANNULLATO una intimazione di pagamento. Di seguito il relativo commento:

RIFLESSIONI SULLA NOTIFICA A MEZZO PEC
SENTENZA DI ANNULLAMENTO DI INTIMAZIONE DI PAGAMENTO
Sentenza emessa dalla Commissione Tributaria Provinciale di Savona in data 26.01.2017 e pubblicata in data 10.02.2017.

Trattasi di decisione estremamente interessante in quanto involge una problematica di sicuro interesse: la validità degli atti tributari notificati via PEC.

Nel caso di specie, Equitalia aveva notificato via PEC l’intimazione di pagamento, poi impugnata con ricorso, mentre le relative cartelle erano state notificate tramite servizio postale ai sensi dell’art. 26 DPR n. 602/73.

Tramite il ricorso, parte ricorrente ha chiesto l’annullamento delle cartelle indicate nell’intimazione impugnata, eccependo la mancata notifica delle stesse, nonché la nullità dell’intimazione di pagamento in quanto notificata via PEC, notifica quest’ultima che non avrebbe garantito la certezza e corrispondenza all’originale dell’atto inviato, oltreché mancante della firma digitale.

Secondo la Commissione adita la notifica via PEC non può essere considerata valida in quanto il pdf allegato manca dei requisiti necessari per il documento informatico e, pertanto, gli atti così notificati sono da considerarsi nulli.

Si tratta, come evidenzia la Commissione stessa, di materia recentemente introdotta e sulla quale non vi è giurisprudenza univoca: il problema non è la comunicazione PEC in sé, quanto, invece, il documento in pdf allegato alla comunicazione certificata che contiene la cartella vera e propria e che, secondo un diffuso orientamento giurisprudenziale, non rappresenterebbe un valido documento informatico, ma una mera copia.
I documenti così notificati sono stati ritenuti non rispondenti a “criteri di univocità e di immodificabilità, per cui non garantiscono il valore di certezza e di corrispondenza”, come, peraltro, confortato dall’assenza dall’attestazione di conformità, requisiti che, invece, sono indefettibilmente previsti dalle disposizioni normative.
La Commissione rammenta che “l’argomento relativo alla firma digitale e dei requisiti informatici è stato da ultimo ben dettagliato nella deliberazione 45 del 21 maggio 2009 da parte del Centro nazionale informatica nella pubblica amministrazione nonché dal Decreto del presidente del consiglio del 22 febbraio 2013”.
In sostanza, quindi, la Commissione ritiene di dover annullare l’intimazione di pagamento per nullità della notifica, decisione che appare fondata sull’assunto che l’allegato in pdf, lungi dal rappresentare giuridicamente un documento informativo, sia invece una mera copia informatica priva di valore probatorio.
L’occasione è utile per ulteriori considerazioni della tematica in oggetto.
In relazione alla notifica a mezzo pec della cartella esattoriale, giova segnalare che la notifica medesima risulta viziata, oltre che, come già ricordato, per aver violato quanto disposto dall’art. 26 comma 1 DPR 602/1973, anche sotto un altro profilo.

Il ricorrente, infatti, incorre nella non riconoscibilità dell’intera cartella, ovvero la notifica non ha raggiunto lo scopo, elemento necessario e sufficiente per l’annullamento della cartella (Corte di Cassazione, sezione tributaria, con la sentenza n. 654 depositata il 15 gennaio 2014).

Al fine di avere la raggiunta certezza legale della conoscibilità degli atti in caso di notifica a mezzo PEC, la parte che ha eseguito la notifica deve produrre:

1) la stampa dell’atto notificato con la relata;

2) il certificato della firma digitale del notificante;

3) il certificato di firma del gestore di PEC;

4) le informazioni richieste dall’art. 18 D.M. 21.2.2011 n.44 per il corpo del messaggio,

5) le ricevute della PEC,

6) gli ulteriori dati di certificazione.

 

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