Corte di Appello di Roma – Sentenza del 17.02.2015

Corte di Appello di Roma – Sentenza del 17.02.2015

Si pubblica un’interessante sentenza emessa dalla Corte di Appello di Roma in data 17.2.2015.
L’impugnazione è promossa da una SRL e dai garanti avverso una sentenza del Tribunale di Viterbo che, pur accogliendo le istanze di primo grado con condanna della banca al pagamento, lasciava margini di integrazione.
La Banca chiede ed ottiene un’ingiunzione di pagamento verso una SRL.
Nel contempo, la SRL ed i garanti citano la banca per ottenere una verifica dei saldi.
A seguito della notifica dell’ingiunzione, viene opposta la stessa dando per pendente il giudizio di merito già incardinato.
I due processi vengono riuniti.
Oggetto era il ricalcolo di rapporti di conto corrente.
Nelle more dell’appello la SRL fallisce.
La banca, costituendosi, aveva chiamato in causa i garanti al fine di sentir integrato il contraddittorio, i quali si costituiscono con appello incidentale.
La banca, regolarmente costituita in appello, chiede la separazione del processo al fine di vederlo continuare in capo ai garanti.
La Corte accoglie l’istanza.
Fallita la SRL, opportunamente, i garanti rinunciano alla domanda di ripetizione (non avendo corrisposto alcunché in quanto la SRL era risultata creditrice ed aveva addirittura incassato somme dalla banca a seguito della sentenza di primo grado) ma unicamente quella di accertamento.
La Corte, come si legge, rigetta l’appello verso i garanti; dichiara improcedibile l’appello come promosso dalla SRL (a seguito del fallimento).
Condanna la banca alle spese.
La sentenza enuncia principi che, anche se consolidati, a volte sfuggono a qualche Giudice.
Trattandosi di opposizione a decreto ingiuntivo, spetta alla banca – in qualità di convenuto formale e attore in monitorio – dimostrare il fondamento della pretesa creditoria con la necessaria documentazione attestante le operazioni compiute dal cliente ai fini della verifica della somma finale riportata quale saldo passivo del conto.
Inoltre, la banca non può opporre il decorso del termine legale per la conservazione delle scritture contabili ex art. 2220 c.c. perché come, da orientamento consolidato, non può confondersi l’onere di conservazione e custodia con l’onere probatorio.
Perciò, la banca deve produrre tutti gli estratti conto dal sorgere del rapporto.
Implicitamente, viene confermata la contestabilità dell’art. 50 TUB (dichiarazione dei saldi sottoscritta da funzionari abilitato), con il quale le banche chiedono l’emissione del decreto ingiuntivo.
In difetto di assolvimento di tale onere, si ha il saldo zero dal primo estratto disponibile.

Causa seguita ed istruita dall’avv. Massimo Meloni

Segue sentenza

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