Corte di Cassazione – Accesso ai dati personali in ambito bancario

La Corte di Cassazione ha esaminato un caso riguardante il trattamento dei dati personali immessi all’interno dei sistemi bancari, affermando e ribadendo alcuni principi relativi all’argomento.
La decisione cui è giunta la Suprema Corte muove da quanto disposto dagli artt. 7, 8 e 10 del D.Lgs. 196/2003, in base ai quali gli interessati al trattamento dei dati personali in ambito bancario possono richiedere agli intermediari tutte le informazioni sulla quantità, qualità, finalità e logica adottata al trattamento, in relazione ai propri dati – dall’art. 119 comma 4 TUB – che prevede che i clienti possano ottenere a proprie spese entro congruo termine e comunque non oltre 90 giorni dalla richiesta, copia della documentazione relativa ad una o più operazioni effettuate dalla banca – e dagli artt. 1366, 1375, 1374 c.c., in cui viene sancito il principio di buona fede quale fondamento del diritto all’acquisizione della documentazione relativa al rapporto bancario.
Nel caso di specie, la Corte suprema con la decisione n. 18555 del 2 agosto 2013, ha richiamato un precedente (sentenza 349/2013) confermando che la richiesta di accesso ai dati personali deve essere soddisfatta “senza ritardo” da parte del soggetto destinatario, titolare del trattamento.
Il giudice di merito ha considerato perentorio il termine di 15 giorni stabilito dall’articolo 146, D.lgs. 196/2003, che si configura quale congruo “spatium deliberandi” al fine di elaborare e consegnare le informazioni da comunicare al cliente interessato, chiarendo che lo scopo della norma invocata è quello di “garantire, a tutela della dignità e riservatezza del soggetto interessato, la verifica dell’avvenuto inserimento, della permanenza, ovvero della rimozione” di dati personali, e ciò indipendentemente dalla circostanza che tali eventi fossero già stati portati in altro modo a conoscenza dell’interessato.
Nella sentenza della Suprema Corte si legge inoltre che tale verifica può essere attuata “mediante l’accesso ai dati raccolti sulla propria persona in ogni e qualsiasi momento della propria vita relazionale”.

Si ringrazia per la segnalazione il dott. Cesare Canavera

Si allega il provvedimento

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