La Corte di Cassazione conferma la validità delle tesi difensive propugnate da SDL Centrostudi spa

Piero Calabrò

Può essere richiesto alla banca di produrre in giudizio la documentazione relativa al rapporto con il cliente, mentre la CTU contabile e l’ ordine di esibizione non possono essere negati dal giudice.

Per una moltitudine di cause nelle quali non sono stati applicati questi principi si riaprono i giochi e i clienti di SDL potranno vedere riconosciuti i diritti azionati contro le banche. 

Per capire cosa cambia, in meglio, per quei correntisti che hanno avuto contenziosi con gli istituti bancari rigettati in primo grado, abbiamo intervistato il dott. Piero Calabrò, attuale Presidente di SDL Centrostudi,  che, lo ricordiamo, nei suoi numerosi anni in magistratura ha emesso importanti sentenze in materia di contenzioso bancario, tra le quali la più celebre rimane quella sull’anatocismo bancario del 1999 che, dopo circa 40 anni di sentenze negative della Corte  di Cassazione, contribuì in modo determinante a sanzionare finalmente come illegittimo tale modus operandi delle banche.

Partiamo da una premessa: in quest’ultimo anno SDL Centrostudi è stata al centro di critiche volutamente strumentali ed esasperate, avanzate da soggetti che hanno utilizzato, quale pretesto per formulare questi attacchi, alcune decisioni di vari Tribunali italiani che non hanno accolto le domande proposte dagli avvocati patrocinanti il contenzioso dei clienti di SDL, con motivazioni di vario genere, come ad esempio che la perizia di parte era inadeguata, che non erano stati prodotti documenti come gli estratti conto mensili, che non erano stati prodotti i decreti ministeriali che indicano quale sia la soglia dei tassi usurari. 

Non erano, altresì, state ammesse le consulenze tecniche di ufficio (CTU) sul presupposto che sarebbero state meramente esplorative o che non fosse possibile ordinare alla banca di produrre i documenti necessari per l’istruzione della causa perché si sosteneva che questa incombenza dovesse essere assolta dal cliente.

A rendere giustizia di queste non condivisibili decisioni di merito giunge, finalmente, una sentenza della Corte di Cassazione che per la prima volta ha affrontato i temi procedurali del contenzioso bancario  (Sentenza n. 5091/16; depositata il 15 marzo 2016), che tra le altre statuizioni di diritto afferma alcuni principi molto interessanti.

Prima di tutto, che le cause che riguardano il contenzioso con le banche hanno risvolti di natura prettamente contabile . Questo cosa significa? Che il giudice di merito non può considerare queste cause alla stregua di quelle ordinarie. In particolare, per quel che concerne l’onere della prova, è sufficiente che  il cliente deduca l’esistenza di un contratto, di un rapporto con la banca (mutuo, apertura di un conto corrente, affidamento,  derivati, ecc), producendo la sola documentazione in proprio possesso, pur se limitata e insufficiente.

Dato per scontato che la banca mai metterà in discussione l’esistenza del rapporto contrattuale, la Corte di Cassazione afferma che il cliente non deve fare molto di più che produrre quei documenti che può avere a propria disposizione perché il giudice disponga una Consulenza Tecnica di Ufficio destinata a ricostruire i termini reali del rapporto intercorso tra le parti.
Mi spiego meglio: se questi principi di diritto fossero stati già applicati alla maggior parte di quelle cause che hanno visto il rigetto delle domande proposte dai clienti SDL per ragioni connesse all’onere della prova o comunque di natura procedurale, le medesime avrebbero avuto un esito diametralmente opposto.

Ora questa sentenza della Suprema Corte rende giustizia alle tesi propugnate dai legali di SDL (come del resto è invece avvenuto innanzi a moltissimi altri Tribunali) ed i giochi, nonché le cause ancora in primo grado o in fase di impugnazione, si riapriranno. 

MA LA CORTE DI CASSAZIONE NON SI FERMA SOLO A QUESTO

No, infatti. La Corte di Cassazione dice qualcosa in più: afferma che la consulenza tecnica non solo non può considerarsi “esplorativa” (termine con il quale molti giudici hanno respinto le richieste degli avvocati di SDL di ammettere la Consulenza Tecnica di Ufficio). La corte di Cassazione afferma che in materia contabile, anche quando possa essere considerata esplorativa, la Consulenza Tecnica di Ufficio deve essere ammessa perché è l’unico mezzo a disposizione della parte per ricostruire un rapporto che si è dipanato in molti anni e non può essere ricostruito con la semplice produzione di documenti. 

Il consulente tecnico di ufficio, addirittura, non potrà  neppure considerarsi vincolato dai documenti acquisiti  sino a quel punto del processo, ma per espletare compiutamente l’indagine contabile affidatagli  potrà  acquisire tutta la documentazione che ritenga indispensabile per rendere al giudicante il miglior servizio volto all’accertamento della verità e della realtà del rapporto oggetto del giudizio.

Questo significa che, anche quelle sentenze che hanno imputato alla difesa del cliente di non avere prodotto una sufficiente documentazione, vengono ora sconfessate dalla Corte di Cassazione: il Tribunale, infatti, pur reputando insufficiente la documentazione prodotta dalla parte,  dovrá accoglierne le istanze aventi ad oggetto l’ordine di esibizione documentale alla banca e l’ammissione della Consulenza Tecnico di Ufficio che, come già detto, potrà anche acquisirne altra al solo fine di fornire una ricostruzione contabile completa ed un più approfondito accertamento della verità.

E LE CAUSE COSIDDETTE TEMERARIE? 

È fin troppo evidente che le cause in cui le domande sono state respinte per i predetti motivi procedurali debbono considerarsi tutt’altro che liti temerarie: purtroppo, invece, molti giudici non hanno approfondito la fondatezza nel merito di queste domande, limitandosi a emettere sentenze su questioni di mero rito e sul cosiddetto onere della prova, che oggi sono state ampiamente sconfessate dalla Corte di Cassazione, vale a dire dal giudice collegiale di ultima istanza che ha il compito di valutare se le decisioni dei giudici di merito (Tribunali e Corti d’Appello) abbiano rispettato o meno i principi di diritto sostanziali e processuali.

Questa valutazione negativa della Suprema Corte investe le decisioni di quei giudicanti che si sono limitati a biasimare che non fosse prodotta sufficiente documentazione e non potesse ordinarsi alla banca l’esibizione di altri documenti o che la perizia di parte fosse presumibilmente inadeguata ovvero ancora che la richiesta di una perizia tecnica d’ufficio fosse esplorativa.

A volte mi sembra che, nel comminare a carico del cliente soccombente sanzioni esagerate, vi sia un inspiegabile atteggiamento punitivo da parte del giudice, quasi  denotante un inconfessabile fastidio determinato dalla imponente crescita del contenzioso bancario.
Per di più, pur di fronte a migliaia di cause vinte dal cliente, sono ancora oggi in attesa di leggere anche una sola sentenza di condanna della banca per lite temeraria, possibile per legge anche quando si resiste in giudizio infondatamente.

 

DUNQUE , GRAZIE ALLA SENTENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE OGGI I GIUDICI DI MERITO DOVREBBERO CAMBIARE REGISTRO?

Assolutamente sì, e con maggior coraggio rispetto al passato. 

Proprio per questo SDL Centrostudi, nei confronti di queste sentenze negative, sta proponendo a proprie spese, senza gravare sul cliente e a prescindere dall’esistenza di una copertura assicurativa, appelli e impugnative al fine di vedere affermati questi principi, che non sono una mera nostra opinione difensiva, ma sono oggi la “giurisprudenza della Corte di Cassazione” che è l’unica deputata a stabilire, in modo definitivo, i criteri di diritto da applicare ad ogni fattispecie, ivi compresi i rapporti tra banca e cliente. 

Detto questo, il contenzioso “negativo” del quale stiamo parlando è, comunque, una ben minima parte di quello complessivamente proposto dalla clientela di SDL: i casi di soccombenza, in effetti, sono una parte minima rispetto alle migliaia di cause proposte in tutta Italia.

È sufficiente, infatti, consultare il nostro sito web per accorgersi quante e molteplici siano le pronunzie dei Tribunali e delle Corti d’’Appello favorevoli alle tesi ed alle domande proposte dagli avvocati di SDL : tanto numerose da non poter neppure essere tutte pubblicate. 

Forte della sentenza della Corte di Cassazione e di tanti altri importanti principi di diritto sanciti dalla stessa Corte nel recente passato, SDL affronterà, dunque, tutte le problematiche sfavorevoli ancora aperte per affrontare il futuro insieme ai propri clienti e per rispondere a una serie di critiche connotate da pura e semplice avversione e, comunque, rivelatesi oggi immotivate, che si basavano solo su sentenze negative di primo grado profondamente ingiuste e errate. 

LA CORTE DI CASSAZIONE HA DUNQUE CERTIFICATO COME IN QUESTA MATERIA NON VI SIA NULLA DI DEFINITIVO

Certo, così come in ogni questione giuridica.

 Direi, comunque, che questa potenziale e continua evoluzione giurisprudenziale conforta il cliente e chi lo assiste nell’affrontare in sede giudiziaria un avversario forte e temibile quale è il sistema bancario.

FINO A QUESTA SENTENZA IL CLIENTE ERA IN CONDIZIONI DI CHIARO SVANTAGGIO RISPETTO ALLE BANCHE

Il termine “svantaggio” é a dir poco … eufemistico.

Basta solo osservare come ad esempio le banche, pur nell’era digitale, frappongono continuamente ostacoli al cliente, addirittura nel fornire semplicemente i documenti  dei quali ha diritto di ottenere il possesso.

Diciamo che un sistema bancario serio dovrebbe digitalizzare ogni contratto o operazione e fornire in tempo reale al cliente i documenti di cui ha bisogno. Esiste tra l’altro già una legge, il Testo Unico Bancario, che impone alla banca di fornire al cliente i documenti di cui necessita dietro richiesta formale. Ma giungiamo al paradosso di tanti giudici che avevano fino ad oggi imputato al cliente di non avere inviato alla banca questa richiesta formale e, quindi, si sono ben guardati dall’ordinare alla banca di esibire in giudizio questa documentazione. 

ORA PERÒ IL CLIENTE HA UNA NUOVA ARMA IN SUO POSSESSO CONTRO LO STRAPOTERE BANCARIO.

Si, la Corte di Cassazione ha stabilito che sia, invece, il giudice ad ordinare alla banca di produrre la documentazione utile ai fini della ricostruzione del rapporto, qualora ritenga insufficiente quella prodotta in giudizio dal cliente.

ANCORA MOLTO PERÒ C’È DA FARE PER PORTARE EQUITÀ

Esatto, c’è ancora molto da fare, ma questa sentenza è un passo avanti enorme ed è rivoluzionaria nel senso che ha sconfessato la giurisprudenza di alcuni giudici di merito: anche se, in verità, molti altri giudici hanno giá applicato principi analoghi a quelli espressi oggi dalla Corte di Cassazione. 

Io stesso, quando ero magistrato, ho ad esempio emesso decreti ingiuntivi nei quali ho ordinato alla banca – prima ancora dell’introduzione di una causa in materia di usura e anatocismo – di consegnare i documenti necessari richiesti dal cliente. 

Gli antichi latini dicevano “tot capita, tot sententiae” (trad. “quante sono le teste pensanti, altrettanti sono i giudizi”) , nel senso che, se sono molti a decidere, è normale che ognuno lo faccia secondo il proprio metro di giudizio. Però, il diritto è come una coperta, che non può essere tirata all’infinito. Il nostro ordinamento prevede, infatti, che un organo superiore  (la Corte di Cassazione, detto anche Giudice di Legittimità) detti i principi di diritto e le possibili interpretazioni della legge.  

Ciò detto, pur nel rispetto dovuto ad ogni precedente diversa decisione, alla luce dei principi stabiliti dalla Suprema Corte possono  oggi considerarsi enormemente ampliate le possibilità procedurali grazie alle quali il cliente di una banca potrà dimostrare l’esistenza di anomalie o illeciti, senza dover obbligatoriamente produrre documenti dei quali non è o non potrebbe essere in possesso.