Corte d’Appello di Milano: i costi occulti rendono nullo il contratto di swap

Corte d’Appello di Milano (I^ sez. civile, sentenza n. 3459 del 18.9.2013, Presidente la dott.ssa Sodano, relatrice la dott.ssa Raineri)

Corte d’Appello di Milano: i costi occulti rendono nullo il contratto di swap

L’ultima sentenza della Corte d’Appello del Tribunale di Milano in tema di derivati porta conforto a tutte le imprese e gli enti locali che hanno subito ingenti perdite per l’aver sottoscritto in buona fede (quasi sempre spinte dalle banche) contratti di swap, spesso anche semplici IRS fisso contro variabile “contratti di copertura”.

La Corte d’Appello di Milano dichiara nulli due contratti IRS vanilla in quanto, pur riconoscendo (ed accettando) che fossero assimilabili a delle scommesse, la banca non aveva dichiarato al cliente tutti i termini della scommessa, ed in particolare non aveva esplicitato che le probabilità di ottenere benefici fossero ben inferiori alle probabilità di ottenere perdite.

Il giudice ha dunque considerato come “inconcepibile” il fatto che la banca non avesse dichiarato nel contratto IRS la presenza di un margine di profitto, ed in ogni caso di un valore di partenza negativo del contratto a svantaggio del cliente, situazione in grado di falsare l’equilibrio probabilistico, e dunque contrattuale, tra le parti.

In buona sostanza, secondo la Corte d’Appello di Milano, banca e cliente (sia impresa che ente locale) possono addivenire ad un contratto aleatorio il cui scopo sia una scommessa sull’andamento di un parametro finanziario come l’Euribor, purché la scommessa sia assolutamente trasparente tra i due contraenti. Ma dato che non lo è stata, proprio a causa della presenza dei costi occulti applicati dalla banca (e purtroppo non lo è nella stragrande maggioranza dei derivati venduti agli enti locali ed alle imprese), viene a mancare la causa economica del contratto, da cui deriva appunto la nullità.

Al fine di rispettare i necessari criteri di trasparenza, la banca non solo avrebbe dovuto (e deve) segnalare il suo margine di utile, anche se il contratto è precedente all’introduzione della Direttiva Mifid (nov 2007), ma deve illustrare le effettive probabilità di guadagno in capo a ognuno dei contraenti. Tale illustrazione deve avvenire anche mostrando la proiezione dei tassi forward e la dinamica attesa dello swap rispetto ad essi.

Quest’obbligo non è stato rispettato dalla banca convenuta, così come del resto, aggiungiamo noi, non viene rispettato nella pressoché totalità dei contratti derivati venduti agli enti ed alle aziende italiane.

Scarica il Documento