Corte d’appello di Roma del 24/06/2014

Corte di Appello di Roma del 24/06/2014

Borsa e titoli:
Responsabilità in fase precontrattuale e contrattuale dell’intermediario bancario; presupposti:
La Corte di Appello di Roma, con sentenza non definitiva 22.5.2014 – 24.6.2014, in riforma di sentenza negativa emessa dal tribunale di Viterbo riconosce la responsabilità dell’intermediario bancario sia in fase precontrattuale che contrattuale.
La sentenza è interessante per diversi aspetti:
Essa accerta nel caso di specie (in realtà applicabile a tante posizioni) che la prassi di far apporre su modelli prestampati delle semplici crocette per cercare un esonero di responsabilità non è sufficiente per provare l’adempimento agli obblighi di legge nella vendita dei prodotti finanziari. L’osservanza del dettato della delibera Consob 11522/1998 (applicabile all’epoca) deve essere complessiva, compiuta e responsabile. Proprio in virtù di tutto ciò, la Corte fa rilevare, correttamente, la ripartizione (come peraltro già Cassazione 18039/2012) dell’onere della prova.
Spetta al cliente allegare (e non provare) il danno e l’inadempimento. Sull’intermediario incombe l’onere della prova di aver agito con diligenza, specifica, richiesta dalla delicatezza della materia. Il Giudice, da par suo, non può limitarsi ad affermare che manca la prova della negligenza, ma deve pronunciarsi sulla effettiva osservanza e rispetto degli obblighi. Si necessita, dunque, di una prova positiva della condotta, precisa e puntuale, che deve essere fornita dalla banca; mentre, al contrario, la valutazione della convenienza economica non può essere della banca che decide per il cliente.
Al contrario, tale affermazione (avanzata in processo dai testimoni, dipendenti della banca) espone a rischi la banca, in assenza di specifiche informazioni assunte da parte del cliente (le famose crocette atte a barrare la clausola sul prestampato: il cliente rifiuta di fornire le informazioni).
La Corte, poi, ribadisce che la banca debba operare con trasparenza, nell’interesse del cliente ed agire affinché in concreto gli stessi siano sempre adeguatamente informati.
Sul punto la Corte definisce “speciale” il rapporto contrattuale che intercorre tra il cliente e l’intermediario, rapporto cui consegue, negozialmente, uno speciale grado di affidamento del primo che confida nella professionalità del secondo; tutto ciò si traduce nell’esentare, in sede giudiziale, il cliente dall’onere di assumere direttamente informazioni sul grado di rischio dei titoli da altre fonti (ad esempio la stampa Cass. 29864 del 2011).
Altro passaggio interessante del provvedimento in esame riguarda il contratto quadro che si dichiara essere stato sottoscritto da entrambi i coniugi; e che i testi (dipendenti della banca) avevano dichiarato aver fornito la informativa al solo marito (la moglie firmò a casa la documentazione).
Da ultimo, la Corte, mette un punto in merito alla “bontà” dei bond argentini (operazione del 13.2.1999). Le banche sin dal secondo semestre del 2000 erano consapevoli del fatto che i bond argentini erano ad alto rischio; e da ciò deriva il fatto che avrebbero dovuto informare adeguatamente sul punto il cliente ovvero sconsigliare l’acquisto.
La sentenza è parziale e non definitiva. Accertata la responsabilità della banca nelle operazioni, nomina un CTU per la quantificazione del danno.
Quanto dedotto in sentenza dovrebbe costituire il modus operandi logico e facente seguito al rispetto della Legge da parte degli intermediari.
Siamo dovuti arrivare alla Corte di Appello e sono passati 14 anni dall’ operazione!
La sentenza, peraltro, è interessante perché alcuni concetti sono, in modo estensivo, utilizzabili in tutti i rapporti tra banca e cliente (vedi derivati).

Avv. Massimo Meloni.

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