Corte d’Appello di Milano – Eccezione d’Incompetenza Territoriale e Disciplina delle Spese Processuali

vittoria

Prima di analizzare la sentenza in oggetto è opportuno fare una breve premessa sulla competenza territoriale.
Tale criterio è disciplinato dagli articoli 18 – 30 bis c.p.c. e si basa sul rapporto tra territorio e organo giudicante che vi esercita la propria giurisdizione.
Essendo stabilita nell’interesse delle parti in causa, la competenza per territorio è generalmente derogabile a seguito di un accordo tra le parti che deve essere riferito ad affari determinati e risultare da atto scritto. In una serie di casi elencati tassativamente dall’art. 28 c.p.c., tuttavia, essa non può essere derogata.
Sulle questioni relative alla competenza, in tema di forma dei provvedimenti del collegio, l’art. 279 c.p.c., come riformato dalla legge n. 69/2009, dispone che “il collegio provvede con ordinanza quando […] decide soltanto questioni di competenza”, quindi anche questioni di competenza territoriale.
Per il caso che ci occupa, una società, difesa dall’Avv. Monica Pagano e dall’Avv. Matteo Marini dello Studio Pagano & Partners, depositava atto di citazione in appello per impugnare la sentenza di primo grado con riferimento al capo che condannava parte attrice alle spese processuali.
La società, in particolare, contesta che il giudice di prime cure abbia emesso una sentenza dichiarando la propria incompetenza a favore di quella di altro Tribunale e condannando la società alla rifusione delle spese processuali, in luogo di un’ordinanza.
Il tutto, non considerando che la società attrice nello stesso giudizio, aveva, preliminarmente aderito all’eccezione di incompetenza territoriale sollevata dalla controparte e chiesto al giudice di cancellare la causa dal ruolo, con la concessione dei termini di legge per la riassunzione avanti al giudice competente.
In ordine alla necessità per il Giudice del merito, che si trovi a decidere sull’eccezione d’incompetenza territoriale sollevata da parte convenuta e alla quale parte attrice abbia aderito, di emettere ordinanza con la quale disporre la cancellazione della causa dal ruolo concedendo termine per la riassunzione della medesima avanti al giudice competente, l’art. 38, comma 2, c.p.c. così statuisce: “quando le parti costituite aderiscono all’indicazione del giudice competente, la competenza del giudice indicato rimane ferma se la causa è riassunta entro tre mesi dalla cancellazione della stessa dal ruolo”.
Ne consegue che l’organo giudicante del primo grado, a parere della difesa della società, ha errato sia nell’emettere sentenza in luogo di ordinanza sia nel condannare alle spese l’attrice perché avrebbe dovuto rimettere tale decisione al Giudice dichiarato competente.
Infatti, sulla base delle norme citate, il primo giudice adito (incompetente), se la parte che subisce l’eccezione aderisce all’indicazione del giudice competente, deve pronunciare apposita ordinanza avente natura ordinatoria e non decisoria, con cui provvede alla cancellazione della causa dal ruolo, con rimessione al giudice indicato.
Inoltre, il giudice rimettente con tale ordinanza non può statuire sulle spese processuali relative alla fase svoltasi davanti a lui, a ciò provvedendo il giudice cui compete il provvedimento definitivo.
Ma vi è di più. La condanna alle spese è altresì ingiusta perché la sentenza non decide il merito della causa, ma si limita a pronunciarsi solo sulla questione pregiudiziale relativa alla competenza territoriale.
Non vi sono pertanto i presupposti richiesti dalle norme di legge per la condanna alle spese, in primis la soccombenza.
La Corte ritiene di accogliere il motivo di appello della società.
Dapprima il collegio ricorda che “la condanna alle spese legali (..) è conseguenza obiettiva della soccombenza” e “nel caso di specie (..) il giudice di prime cure non si è espresso sul merito della controversia, facendo venire a mancare del tutto una distinzione tra “parte vittoriosa” e “parte soccombente”, cui il principio del riparto delle spese legali trova giustificazione”.
Poi, decidendo di riformare la sentenza impugnata, come chiesto dall’Avv. Pagano, sostiene di “condividere pienamente il principio sancito dalla Suprema Corte (da ultimo C. Cass. 25180/2013), secondo il quale l’adesione all’eccezione di incompetenza territoriale comporta che venga escluso ogni potere del giudice adito di pronunciarsi sulle spese processuali relative alla fase svoltasi davanti a lui, dovendo invece provvedervi il giudice al quale la causa è rimessa”.
La sentenza pronunziata dalla Corte di Appello di Milano ha, quindi, riformato la sentenza di primo grado nella parte in cui condanna gli appellanti alla rifusione delle spese legali e ha condannato la Banca a rifondere agli appellanti le spese di lite.

Avv. Monica Pagano

Scarica il Documento