Corte d’Appello di Milano – Sospesa Efficacia Esecutiva della Sentenza di I° grado

sospensione rinvio

Si pubblica un recentissimo clamoroso provvedimento ottenuto dall’avv. Biagio Riccio, unitamente all’avv. Monica Mandico, presso la Corte d’Appello di Milano, con il quale i predetti legali sono riusciti a conseguire la sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado, evidenziando, attesa l’istanza di fallimento presentata dalla Banca, la ricorrenza nel caso di specie dei requisiti del fumus boni iuris e del periculum in mora. In particolare, sulla scorta del ricorso ex art. 351 cpc, il Presidente ha sospeso inaudita altera parte l’efficacia esecutiva della sentenza, il tutto senza imporre il versamento della cauzione prevista dall’art. 283 cpc, stante la fondatezza dei motivi addotti nell’atto di appello e riportati succintamente nel ricorso 351 cpc.
Lo strumento codicistico opzionato dagli avv.ti Riccio e Mandico, ossia quello rubricato all’art. 351 del codice di rito, ha subito una notevole riforma nel corso degli anni.
I requisiti per l’ottenimento della pronuncia, infatti, erano vincolati, secondo giurisprudenza “granitica”, dalla presenza del fumus e del periculum. La sussistenza, pertanto, della apparente fondatezza, sotto un profilo tecnico-formale dell’appello proposto, e il danno irreparabile che l’esecuzione avrebbe cagionato alla parte ricorrente.
Detti elementi secondo una giurisprudenza prevalente dovevano contemporaneamente coesistere, sicchè la presenza di un solo dei due non avrebbe assolto all’onere giuridico richiesto, con l’effetto dell’impossibilità da parte della Corte di concedere la misura cautelare richiesta.
La rigidità del detto orientamento, veniva in un certo qual modo attenuta dalla I sezione della Corte di Appello Veneziana la quale seguendo anche un orientamento adottato dalla Corte di Appello di Bari (7 luglio 2004 in Foro It, 2005, I, 241) riteneva opportuno concedere la sospensione dell’esecuzione della sentenza qualora si fosse in presenza di un clamoroso errore nella sentenza di primo grado, anche in assenza di danno irreparabile.
L’orientamento sopramenzionato con argomentare vicino ad una prospettazione sostanziale del diritto riteneva, dunque, ingiusto affliggere la parte soccombente con degli effetti nati da una pronuncia macroscopicamente viziata.
La novità della prospettazione offerta è, pertanto, quella della ricerca di una decisione – cautelare – sostanziale – a prescindere dall’ esame del fumus.
Per quanto concerne la scelta strategica dello strumento dei provvedimenti sull’esecuzione provvisoria, appare fondamentale l’arresto sancito dalla Suprema Corte, secondo cui:“La costituzione nella fase dei provvedimenti sull’esecuzione provvisoria della sentenza, disciplinata dall’art. 351 cod. proc. civ., non implica l’automatica costituzione della parte nella fase di merito, in quanto, da un lato, la legge regola il procedimento di inibitoria come autonomo, e, dall’altro, diversamente interpretando, l’appellato, costituendosi nella fase sommaria preliminare, sarebbe tenuto a proporre appello incidentale in un termine più breve rispetto a quello fissato dagli artt. 166 e 343 cod. proc. civ. (Cass. n. 8150/2014)”
Pertanto, dallo studio incrociato sull’evoluzione processual – civilistica dello strumento descritto all’art. 351 c.p.c. e sullo sviluppo giurisprudenziale ad esso sotteso, è stato possibile delineare una difesa improntata alla guarentigia dei diritti del cliente senza l’“azione di disturbo” della Banca, ed il tutto sotto l’ombrello della Corte di legittimità.
La consistenza della difesa, inoltre, ha permesso al Giudice di concedere la sospensiva sull’esecutorietà della sentenza appellata anche senza il versamento della cauzione prevista ex art. 283 c.p.c.
Si rammenta che la difesa degli avv.ti Riccio e Mandico, si è svolta nell’ambito di un giudizio avente ad oggetto l’accertamento negativo del credito vantato dalla Banca in relazione ad un contratto di conto corrente nullo, in quanto contenente pattuizioni usurarie nonché privo delle condizioni di forma previste ad substantiam. Tuttavia, in sede di primo grado, il Giudice non ha accertato che il presunto credito vantato dall’istituto di credito fosse frutto di interessi usurari, condannando così l’istante al pagamento di una somma non dovuta e tanto in dispregio dell’art. 644 c.p. Nondimeno, la difesa dei suddetti legali ha dimostrato, in sede di appello mediante l’istanza ex art. 351 c.p.c., l’illegittimità del titolo esecutivo, atteso che quest’ultimo si basava su un credito fortemente contestato nonché inesistente per essere lo stesso usurario. Gli avv.ti hanno evidenziato, inoltre, facendo appello al principio del bilanciamento degli interessi in gioco, il grave pregiudizio che sarebbe derivato alla società appellante dalla mancata sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza; invero, la declaratoria di fallimento avrebbe avuto un effetto devastante per la società, con interruzione dell’attività ed effetti a cascata sulla forza lavoro impiegata all’interno della stessa.
Pertanto, mettendo in evidenza la sussistenza dei requisiti del fumus e del periculum in mora, si è riusciti ad ottenere un risultato esclusivo nelle forme del decreto inaudita altera parte, ponendo così un argine all’illegittima attività bancaria.

Nota dell’avv. Monica Mandico
Studio Legale Riccio

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