Decreto di sospensione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pavia – 6.02.2015

Decreto di sospensione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pavia

In data 6.02.2015 la Procura di Pavia ha sospeso una procedura esecutiva fondata su un titolo passato in giudicato: nella fattispecie si trattava di un decreto ingiuntivo.
Non siamo dunque al cospetto di un atto stragiudiziale (mutuo, cambiale, scrittura privata) bensì di un provvedimento con il crisma della giuridicità ottenuto ai sensi dell’art. 654 cpc.
E’ ben noto che, qualora intervenga il giudicato sia esso formale che sostanziale (art.2909 c.c), non è possibile alcuna statuizione sul fatto, in ossequio al principio del ne bis in idem.
Tale asserzione, nel caso in rassegna, ha un preciso significato: il bene ormai staggito ed oggetto di un’avanzata espropriazione forzata sarebbe stato venduto, previo sloggio ex art. 560 terzo comma cpc, se non fosse intervenuto il giudice penale, che ha di fatto sospeso la vendita.
Il Pubblico ministero, in considerazione della consulenza tecnica di ufficio ha così motivato il suo provvedimento: “dall’ accertamento documentale risulta che nei rapporti di conto corrente l’istituto di credito ha applicato tassi che hanno superato il tasso soglia di usura, ed il sottoscritto ctu ha accertato dopo aver effettuato i calcoli -secondo la verifica ai sensi della legge 108/96 – sia usura soggettiva che oggettiva, anche alla luce della circolare della Banca di Italia e delle sue Istruzioni”

Emergono tre dati salienti e decisivi:

  1. è stata rinvenuta l’usura oggettiva e soggettiva;
  2. si è tenuto conto, nel relativo calcolo, della circolare della Banca di Italia;
  3. il consulente tecnico si è uniformato ai criteri delle Istruzioni della Banca di Italia.

La conclusione di tal ragionamento è inscalfibile e di inconcusso pregio: le perizie della SDL, sia che si consideri la circolare della Banca di Italia, che sottende la formula per il calcolo del Teg che le Istruzioni, risultano decise e fondamentali per il calcolo dell’usura.
Il provvedimento tra l’altro riguarda anche la fattispecie dell’usura soggettiva: il PM, raccogliendo le conclusioni del consulente e assentendo le argomentazioni della querela, ha coperto di disvalore la condotta della banca anche alla luce del terzo comma dell’art.644 c.p.
Non si dimentichi che, in questo caso non vi sono preclusioni che tengano e limiti istruttori: il giudice civile, nelle specie quello dell’esecuzione, deve tener conto del deliberato di quello penale e dovrà, anche in sede esecutiva, provvedere alla sospensione ai sensi dell’art. 624 c.p.c.
Infatti, la Corte delle Leggi ha rigettato il ricorso avente ad oggetto il conflitto di attribuzioni fra il giudice civile e quello penale, riconoscendo la supremazia di quest’ultimo, in presenza di una condotta delittuosa, quale quella dell’usura.
La Corte Costituzionale ha così statuito: ”è inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dal Giudice istruttore del Tribunale di Padova, sezione distaccata di Cittadella, nell’ambito di un procedimento civile, in relazione al provvedimento adottato, in data 12 dicembre 2012, dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Padova, in un procedimento penale, con il quale quest’ultimo, ai sensi dell’art. 20, comma 4, l. 23 febbraio 1999, n. 44, accogliendo l’istanza della parte convenuta nel procedimento civile n. 801 del 2012, ha disposto – per la durata di trecento giorni a far data dalla presentazione dell’istanza all’ufficio del pubblico ministero (avvenuta in data 11 dicembre 2012) – la sospensione dei termini di prescrizione e di quelli perentori, legali e convenzionali, sostanziali e processuali, comportanti decadenze da qualsiasi diritto, azione ed eccezione, relativi al detto procedimento civile. Premesso che il conflitto di attribuzione postula l’appartenenza degli organi o enti in conflitto a poteri diversi, nella specie sono coinvolti organi appartenenti, entrambi, al potere giudiziario, trattandosi di ricorso proposto da un giudice nei confronti del pubblico ministero; inoltre, poiché il provvedimento di sospensione dei termini, emesso ai sensi dell’art. 20, comma 7, l. n. 44 del 1999, non concernendo l’esercizio dell’azione penale, né attività di indagine ad essa finalizzata, non è espressione di attribuzioni costituzionali riconosciute al pubblico ministero, ai sensi dell’art. 112 Cost., non è configurabile alcuna lesione delle attribuzioni costituzionali del giudice quale conseguenza del provvedimento di sospensione dei termini emesso dal pubblico ministero, dubitando, piuttosto, il ricorrente della legittimità costituzionale di una disposizione di legge che attribuisce un potere specifico al pubblico ministero, sicché difetta “la materia” stessa del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato (sentt. nn. 463 del 1993, 420 del 1995, 110, 410 del 1998, 284 del 2006; ordd. nn. 87 del 1978, 244, 340 del 1999, 338 del 2007, 38 del 2008, 17 del 2013)”( Corte Costituzionale ordinanza del 6.12.2013 n.296).
Nell’opportuna sede penale la parte offesa potrà anche avanzare la richiesta risarcitoria, sussistendo il reato in tutte le sue articolazioni.

Causa seguita dall’Avv. Biagio Riccio

Segue Ordinanza

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