INTIMIDAZIONI, DIFFAMAZIONI E VIOLENZE VARIE

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Onde evitare prevedibili equivoci, intendo operare una premessa doverosa ed inequivocabile: ogni tipo di intimidazione, seria o semiseria, deve essere fortemente condannata, senza se e senza ma, da chiunque provenga ed a chiunque sia diretta.

Ciò detto, pur essendomi ripromesso di non occuparmi più pubblicamente di “tale Deborah Betti” (non leggo ovviamente il suo blog, oggetto invece di attenzione da parte dei miei avvocati), mi trovo costretto ad interessarmene per via di una inusitata abitudine della nostra beneamata.

Dovete, infatti, sapere che D.B. talvolta mi tiene aggiornato sulla propria monotematica e logorroica attività, inviandomi collegamenti e links direttamente sulla mia email privata e personale.

Un comportamento volutamente molesto e condito da una buona dose di sfacciataggine: a titolo di mero esempio, il 17 dicembre ho ricevuto un suo messaggio di posta elettronica accompagnatorio di un articolo nel quale, lei che si è a suo tempo adombrata per l’uso dell’espressione “tale Deborah Betti”, si è rivolta a me quale “Gentile Dott. Piero Calabrò” al contempo allegando apprezzamenti diffamatori di alcuni suoi ripetitivi sodali.

Non fosse cronaca seria di questi giorni e non fosse il sottoscritto dotato di buona educazione, dovrei utilizzare nei confronti di D.B. la stessa considerazione esternata dal capogruppo in Parlamento di un noto partito politico nei confronti di un esponente della sua minoranza.

Ieri, sempre utilizzando in modo velatamente provocatorio il mio indirizzo personale e privato di posta elettronica, la pasionaria del blog mi informa, tramite allegato articolo, di essere stata vittima di una pesante intimidazione.

Ovviamente preoccupato (come premesso, le intimidazioni debbono essere sempre condannate, senza infingimenti) e contrariamente ai miei pregressi propositi, ho aperto il link e letto attentamente quanto riportato.

Mi ha stupito, innanzitutto, la prontezza della blogger nel procedere, all’insaputa del chiamante, alla immediata registrazione della telefonata, proveniente a suo dire da una persona di sesso maschile che simulava “un accento da uomo del Sud, precisamente da una delle regioni italiane che amo di più, la Sicilia” e che le intimava di “chiudere il blog” entro 48 ore.

Ora, al di là di ogni scontata considerazione sull’idiota protagonista, vero o presunto, della minaccia telefonica, se D.B. ha avuto modo di percepire tempestivamente la simulazione di un determinato accento, nonchè della specifica provenienza regionale (a proposito, complimenti per le capacità interpretative: già non è facile, nel coacervo delle inflessioni dialettali autentiche, percepirne l’esatta origine, figuriamoci nella fattispecie di una affermata simulazione), questa sua evidenziata attitudine investigativa avrebbe dovuto indurla, pur con la dovuta minima preoccupazione, a valutare il tutto con una certa prudenza e con saggia ponderazione.

Posso affermarlo in quanto, come ben potrete immaginare, nel mio pregresso excursus professionale minacce ed intimidazioni erano all’ordine del giorno.

D.B., invece, ha colto l’occasione per presentarsi come vittima di una intimidazione mafiosa (accento siciliano, seppur simulato) e di una aggressione al diritto costituzionale di libera espressione del suo e altrui pensiero (a mezzo blog), invocando vicinanza e solidarietà.

Poiché tale invito non può non considerarsi come rivolto anche al sottoscritto, dato l’utilizzo della mia email privata e personale, non ho alcun problema a ribadire la mia ferma condanna per ogni tipo di intimidazione, sia essa seria o assimilabile ad una performance cabarettistica.

Però, credo che la nostra blogger dovrebbe riflettere anche sulle intimidazioni e diffamazioni che la sua creatura dispensa pressoché quotidianamente, in via diretta o mediante il finto dialogo con i suoi ripetitivi sodali, senza alcun rispetto per le persone verso le quali sono rivolte e senza alcuna remora per le conseguenze che ne possono derivare.

Sono stato informato -non leggendo per scelta questa sedicente pubblicazione web- dell’utilizzo da parte sua e dei suoi interlocutori di espressioni ingiuriose e diffamatorie, di incitazioni alla giustizia sommaria et similia : il tutto, erigendosi non solo a pretesi paladini della legalità, ma sostituendosi alla Giustizia stessa (quella con la G maiuscola) nel qualificare fatti e fattispecie sotto l’egida del Codice Penale.

Quel che più sconcerta, poi, è l’ospitalità -ripetuta ed accettata- offerta a personaggi che dovrebbero avere almeno il pudore di tacere: che dire dello spazio da qualche tempo offerto ad un soggetto che, a meno di casi di incredibile omonimia, è stato in passato radiato dall’albo dei promotori finanziari dalla CONSOB, che non ha certo abbandonato SDL per motivi etici ma ne è stato allontanato per le diverse ragioni che sono oggetto di un contenzioso formale e che, vantandosi di essersi laureato grazie alla stessa SDL, nel presentare il proprio curriculum professionale (www.salvareleimprese.com) oggi ancora afferma che l’incontro con il fondatore della società gli “avrebbe letteralmente cambiato la vita”.

Ancor più riprovevole è, inoltre, l’assoluta mancanza di qualsivoglia intento informativo sul presente di SDL, come se il futuro di una azienda non dipendesse soprattutto da quello che attualmente mette in campo.

Nessun accenno, ovviamente, ai radicali cambiamenti effettuati nell’ultimo anno, alle nuove perizie, alla nuova gestione del rapporto con gli avvocati, al servizio tributario, ai riconoscimenti ricevuti da istituzioni pubbliche e private: tutto questo non solo non interessa D.B. e i suoi adepti, ma qualora una delle loro mistificazioni risulti inequivocabilmente smentita, nessuna correzione di rotta (come imporrebbe un minimo di onestà, foss’anche solo intellettuale).

Due sole esemplificazioni rendono l’idea.

Esattamente un anno fa, il blog di D.B. annunziava urbi et orbi che il Ministero della Difesa non aveva, a suo dire, rinnovato l’accordo negoziale con SDL, facendone derivare implicite valutazioni negative sul nostro operato.

Peccato per D.B. che, invece, l’accordo è stato rinnovato anche per l’anno successivo (lo trovate sul nostro sito) : naturalmente, di tale circostanza il suo blog non ha dato la benchè minima notizia.

Ed ancora, qualche settimana fa la nostra pasionaria ha tentato di strumentalizzare le rivendicazioni legittime dei lavoratori di una Cooperativa che collaborava con SDL, presentandosi davanti ai cancelli della nostra azienda e pubblicando materiale fotografico relativo alla loro agitazione, senza peritarsi di precisare quali fossero i reali destinatari della protesta sindacale.

Peccato per D.B. che non solo SDL ha rescisso i rapporti con detta Cooperativa anche nell’interesse dei lavoratori della medesima, ma ha favorito la loro ricollocazione con estrema soddisfazione delle maestranze e della rappresentanza sindacale: ovviamente, di tutto ciò nulla è dato riscontrare sul blog.

Potremmo continuare all’infinito ma, quel che qui mi preme, è ribadire la ferma condanna per ogni manifestazione intimidatoria nei confronti di chiunque, ma al contempo sottolineare che la violenza non si annida solamente dietro le telefonate anonime, ma anche e soprattutto nei comportamenti palesi di chi diffama continuamente aziende e persone ed incita, esplicitamente o implicitamente e senza alcun rispetto per la verità, a porre in essere atti o attività lesive della altrui integrità, fisica e morale.

Concludendo, concordo con D.B. sul modus procedendi che adotterà per reagire alla intimidazione vera o presunta dalla stessa subita (denunzia ai Carabinieri e deposizione spontanea), ma tengo a rassicurarla che le medesime modalità procedurali sono state e saranno da noi adottate affinché chi è a ciò istituzionalmente deputato persegua ogni altra forma diretta o indiretta di violenza, diffamazione o falsificazione della verità.

Naturalmente, Buon Natale a tutti.

Piero Calabrò