Istruzioni e Direttive Banca d’Italia: Un vademecum per l’attività

L’avv. Massimo Meloni sottolinea il persistere di sacche di resistenza tra i giudici, i quali tendono a privilegiare la tesi di Bankitalia in tema di interessi usurari, mora e calcolo TAEG

Di seguito, un piccolo vademecum su come ovviare durante l’attività forense

Il dibattito giurisprudenziale in tema di interessi usurari, mora e calcolo del TAEG, in applicazione della legge 24/2001, vede spesso (per la verità sempre in modo più limitato) utilizzare a difesa la tesi sostenuta dalla Banca di Italia nelle sue circolari e/o Istruzioni.

Tale atteggiamento, chiaramente a difesa del sistema bancario, ha avuto un suo precedente nella ricomprensione o meno della commissione di massimo scoperto nella verifica del  rispetto della Legge Antiusura.

Come noto, tale aspetto è stato superato dalla l.2/2009 che ha riconosciuto la valenza , quale costo, della c.m.s.

Viceversa, con circolare del Luglio 2013 , la Banca di Italia ha preso posizione  analoga sulla valenza della mora nel calcolo del taeg,  escludendo tale ipotesi  in quanto la mora viene  applicata in una fase patologica del contratto (inadempimento) ed è  ,quindi, solo eventuale.

Questo, oltre al concetto di natura diversa tra interessi (corrispettivi e di mora), rappresenta  la difesa classica da parte degli Studi che assistono le banche.

La Giurisprudenza di merito (sentenza tribunale di Roma 1661/2014; Padova 2600/2014 ; Appello di Milano 3283/2013 ex pluribus ) ha già escluso tra le fonti diritto le suddette Istruzioni della Banca di Italia.

Peraltro, vale la pena estrapolare da una sentenza (46669/2011) ciò che afferma la Cassazione sul punto, secondo cui “Le circolari e le istruzioni Banca d’Italia non rappresentano una fonte di diritti e di obblighi e nella ipotesi in cui gli istituti bancari si conformino ad una erronea interpretazione fornita dalla Banca d’Italia  in una circolare, non può essere esclusa la sussistenza del reato sotto il profilo dell’elemento oggettivo. Le circolari o direttive, ove illegittime ed in violazione della legge, non hanno efficacia vincolante per gli istituti bancari sottoposti alla vigilanza della Banca d’Italia, neppure quale mezzo di interpretazione, trattandosi di questione nota nell’ambiente del commercio che non presenta, in se, particolari difficoltà, stante anche la qualificazione soggettiva degli organi bancari e la disponibilità di strumenti di verifica da parte degli istituti di credito …”.

Appare evidente che la Suprema Corte escluda tra le fonti di diritto le Istruzioni o Direttive banca d’ Italia ed indichi quale dovrebbe essere la condotta degli istituti di Credito.

Peraltro, emerge un altro aspetto (ed era il tema nel merito del processo):  la responsabilità penale delle banche non viene meno, perché hanno adempiuto alle circolari Banca di Italia.

Tale valutazione dev’essere sempre tenuta presente in tutti quei processi in cui anche il magistrato propenda per la tesi assolutoria sopra descritta: l’elemento oggettivo del reato sussiste, perché sussiste l’elemento psicologico anche in capo al dipendente bancario che, pur operando seguendo istruzioni di vertice, comunque è messo in grado di capire che sta adottando una condotta illegittima.

Avv. Massimo Meloni