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Sentenza favorevole – Tribunale di Roma

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è con viva soddisfazione che Vi alleghiamo la sentenza positiva ottenuta sul Tribunale di Roma dall’Avv. Andrea Badanai, di cui Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il breve commento:

“Allegata alla presente ho il piacere di rimettere la copia della sentenza n. 6956/2017 resa a definizione del giudizio in oggetto in data 09 aprile 2017 dal Tribunale Ordinario di Roma – Sezione IX Civile, nella persona del Giudice Dott. Carlomagno, con la quale il predetto Tribunale ha dichiarato la nullità della clausola contenuta nell’art. 5 del contratto di mutuo nella parte relativa agli interessi di mora e condannato l’Unicredit S.p.A. al pagamento del 50% delle spese di causa.”

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richieste di documentazione

Richieste documentazione cliente in corso di giudizio

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Sentenza pro clienti segnalata dall’Avv. Tuccio di Stallo. La Corte di Cassazione , prima sezione civile di Roma ha cassato una sentenza della Corte d’Appello di Bologna ribadendo il potere del correntista di chiedere alla Banca di fornire la documentazione relativa al rapporto di conto corrente come previsto dall’art. 119 comma 4 del Testo Unico Bancario anche nel corso di una causa e mezzo di qualunque modo si dimostri idoneo allo scopo. In sostanza la Banca non può negare al cliente anche nel corso di una controversia tutta la documentazione inerente al suo conto corrente proprio perché l’art.119 viene a porsi tra i più importanti strumenti di tutela che la normativa di trasparenza riconosce ai soggetti che si trovano a intrattenere rapporti con gli intermediari bancari . Tale tutela del cliente non prevede restrizioni e come sappiamo è un dovere di protezione idoneo a durare nei limiti dei dieci anni a seguire dal compimento delle operazioni interessate . Si evince da quanto esposto che la Corte d’Appello di Bologna non poteva limitare l’esercizio del potere del cliente di richiedere la documentazione alla Banca alla fase anteriore all’avvio del giudizio intentato dal correntista.

Sentenza

rideterminazione

Sentenza vittoriosa rideterminazione del saldo

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Sentenza vittoriosa per un giudizio curato direttamente dall’avvocato prof.Serafino Di Loreto.
La rideterminazione del saldo è decisiva, se la banca non prova le sue competenze. Condannata a restituire il maltolto.

Di seguito il commento dell’Avv. Biagio Riccio:

“L’onere probatorio nella rideterminazione del saldo

La sentenza in allegato( la cui domanda introduttiva è stata curata dall’avvocato prof. Serafino Di Loreto) risulta di importanza fondamentale, perché affronta il problema, molto dibattuto in dottrina e giurisprudenza della rideterminazione del saldo, sulla base dei seguenti asserti.

  • Si tratta di un conto chiuso. Il giudice ha dato atto che la documentazione versata in atti fosse completa, anche se,in luogo degli estratti conto integrali, sono stati depositati soltanto quelli scalari. Ciò implica che se in ragione di questi ultimi il calcolo, per l’anatocismo, per l’usura o per la commissione di massimo scoperto, sia comunque possibile( il giudice scrive matematicamente corretto), la domanda non risulta sfornita di prova. Se ne ricava dunque che gli scalari, se correttamente spiegati,possono sopperire alla mancanza degli estratti conti integrali.
  • Il giudice si sofferma altresì nello spiegare che l’attore ha dato prova di quale fosse la rimessa ripristinatoria e quale quella solutoria,  alla luce della sentenza a sezione unite del 2/12/2010 n.24418, trattandosi di un conto chiuso. Sono ben dettagliate le argomentazioni del Giusdicente che si invitano a leggere.
  • E’ decisiva la portata della sentenza che sposa nell’interezza la consulenza tecnica di ufficio,per quanto attiene alla rideterminazione del saldo. Infatti il giudice pur non accogliendo la domanda sull’usura, si sofferma sul fatto che, poiché nel conto si sono rinvenuti interessi anatocistici non giustificati, in uno alle commissioni di massimo scoperto per un totale di oltre 40 mila euro, ordina la rideterminazione del saldo, dal momento che la banca non è riuscita, nel corso del giudizio, a suffragare perché aveva calcolato tali competenze. Questo aspetto risulta  dirimente per il futuro, in quanto ci si può dividere su come si proceda al calcolo dell’usura( si applichi o meno la formula della banca di Italia per il relativo computo), ma non sull’assolvimento dell’onere probatorio, a prescindere se il conto sia o meno chiuso. Se infatti la banca non prova come abbia applicato l’anatocismo o la commissione di massimo scoperto  e dunque non apporta suffragio dimostrativo alle sue competenze che incidono fortemente sui conti correnti, le pretese degli istituti  di credito risultano fortemente ridimensionate. Se per esempio l’usura oggettiva sia pari a zero, ma nel conto vi sono competenze per spese, interessi e commissioni supponiamo di oltre 40 mila euro, è la banca e non il correntista a dover provare come si è approdati a tal importo. L’inversione dell’onere della prova è decisivo. Se infatti la banca non fornisce la necessaria dimostrazione il cliente nulla deve, nel nostro esempio 40 mila euro. A tal proposito si fa rilevare che le perizie della SDL già al momento delle pre-analisi riscontrano questi dati. La sentenza in esame ne è la prova tangibile.”

 

 

Rideterminazione saldo