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ABF BARI – RICORSO ACCOLTO CONTRO DEUTSCHE BANK € 10.847,97

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ABF BARI – RICORSO ACCOLTO CONTRO DEUTSCHE BANK  € 10.847,97 oltre rimborso spese di € 320,00

In allegato alla presente la decisione del collegio di Bari, nel quale è stato accolto un ricorso a favore di un consumatore inerente un prestito personale in cui è stato rilevato il TAEG errato, la violazione dei principi della Trasparenza bancaria.

Il cliente è stato obbligato alla stipula di una polizza assicurativa, e l’intermediario, non ne ha incluso il costo nel TAEG.

Pertanto è stata riconosciuta la nullità della clausola contrattuale del TAEG e la conseguente applicazione del tasso sostitutivo pari al tasso minimo dei Bot, per un vantaggio complessivo di €10.847,97 oltre un rimborso spese di € 320,00

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Tribunale di bari

Sentenza favorevole Tribunale Bari su mutuo

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SENTENZA FAVOREVOLE TRIBUNALE DI BARI

E’ con viva soddisfazione che Vi inoltriamo la sentenza positiva ottenuta dall’Avv. Mario Pietro Coppolino sul Tribunale di Bari di cui Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il commento del collega:

“è con vivissima soddisfazione che rassegno in allegato recentissima (28-08-2018) sentenza depositata dal G.U. dott. Nicola Magaletti presso il Tribunale di Bari, in giudizio in cui parte attrice veniva difesa dallo scrivente legale sulla scorta della Perizia fornita dalla Spett.le SDL Centrostudi S.p.A..

La sentenza, che accoglie in pieno le tesi della denunziata usurarietà del mutuo in questione, risulta di particolare interesse per la molteplicità dei profili giuridici risolti in favore della parte mutuataria/attrice.

Anzitutto, viene disattesa la CTU, che contro ogni deduzione ed osservazione di parte aveva ritenuto di poter escludere dal proprio campo d’indagine (verifica antiusura) il saggio degli interessi di mora nel suo concreto divenire, mentre al più quel tasso veniva esaminato nella sua misura nominale annua contrattualizzata.

Come se non bastasse, il CTU negava pure rilievo – ai fini della valutazione dell’usurarietà contrattuale originaria – alla previsione di un compenso per estinzione anticipata.

Il Giudice, accogliendo le argomentazioni e domande di questa difesa attrice, come del proprio CTP, sui punti anzidetti, motivatamente (“costituisce ormai jus receptum che ai fini dell’accertamento della ricorrenza dell’usura oggettiva originaria deve aversi riguardo agli interessi, commissioni, remunerazioni e spese (ad eccezione di imposte e tasse) a qualunque titolo pattuiti (e quindi anche gli interessi di mora) con riferimento al momento in cui gli interessi vengono pattuiti, indipendentemente quindi dalla loro effettiva dazione con la conseguenza che ai fini della verifica della ricorrenza dell’usura oggettiva originaria deve effettuarsi la ricerca ipotetica della peggiore delle ipotesi possibili, ovvero quella economicamente più svantaggiosa per il cliente”) disattendeva tali imprudenti impostazioni del CTU, ben individuando le evidenze contrattuali denunziati l’usurarietà dei patti intervenuti tra le parti (sia in punto di saggio degli interessi di mora, che di commissione per estinzione anticipata).

Ancora coraggiosamente il Giudicante denunziava apertamente la contraddittorietà di quelle interpretazioni restrittive che vorrebbero limitate ai soli interessi moratori le conseguenze dell’usurarietà del solo saggio di quegli stessi interessi. Tale asfittica interpretazione veniva dal giudicante bollata per la sua evidente criminogeneità, in merito soggiungendosi che: “Invero non appare condivisibile la tesi accolta da una parte della dottrina e della giurisprudenza secondo la quale sarebbero dovuti gli interessi corrispettivi nell’ipotesi in cui il superamento del tasso soglia riguardi solo gli interessi moratori, tesi che comporta una sostanziale disapplicazione della disposizione citata che si rivelerebbe del tutto superflua considerato che la clausola che preveda interessi moratori superiori al tasso soglia, in quanto nulla per contrasto con norma imperativa. comporta già di per sé la non debenza di tali interessi ai sensi dell’art.1419 cc. e la corresponsione degli interessi corrispettivi”.

Invece, secondo la tesi di questa difesa, integralmente recepita in sentenza, l’unica conseguenza che deve trarsi dalla verificata usurarietà originaria di anche solo una delle clausole contrattuali è quella univocamente discendente dal considerarsi che “l’art.1815, II co. cc prevede quale sanzione che non sono dovuti gli interessi di qualsiasi natura”.

L’applicazione di tali principî appare nella specie ancor più significativa, considerando che le rate del piano di ammortamento erano state sempre onorate entro le scadenze (indi senza alcuna concreta applicazione/riscossine di interessi di mora) e che il giudizio veniva intrapreso a mutuo già estinto.”

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