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Sentenza di annullamento estratti i ruolo e relative cartelle di pagamento

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Siamo lieti di allegare la sentenza emessa dal Tribunale di Torino-sez. Lavoro, con la quale è stato accolto parzialmente il ricorso proposto avverso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione e annullato parte delle cartelle esattoriali impugnate e i relativi estratti di ruolo, per un importo pari ad euro 3.527,43, causa seguita dall’Avv. Andrea Ziletti del quale Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il breve commento esplicativo:

“SENTENZA DI ANNULLAMENTO DI ESTRATTI DI RUOLO E RELATIVE CARTELLE DI PAGAMENTO PER IL COMPLESSIVO IMPORTO DI EURO 3.527,43.

Trattasi di sentenza emessa dal Tribunale di Torino-Sez. Lavoro in data 06.02.2018 e pubblicata in pari data, riportante interessanti considerazioni in tema di impugnabilità degli estratti di ruolo e di prescrizione dei crediti erariali.

Il Tribunale ha accolto parzialmente il ricorso e annullato alcuni degli atti impugnati.

La causa definita dal Tribunale aveva ad oggetto alcuni estratti di ruolo e relative cartelle di pagamento, dettagliatamente indicate nel ricorso, per le annualità 2002, 2003, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009, 2010.

Innanzitutto, il Tribunale adito ha rilevato che le S.U. della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19.704/2015, hanno affermato l’ammissibilità dell’impugnazione della cartella non validamente notificata, della quale il contribuente sia venuto a conoscenza attraverso l’estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta, sostenendo che una lettura costituzionalmente orientata dell’ultima parte del terzo comma dell’articolo 19 del d.lgs. 546/1992 impone di ritenere che l’impugnabilità dell’atto precedente non notificato unitamente all’atto successivo notificato non costituisca l’unica possibilità di far valere l’invalidità della notifica di un atto del quale il contribuente sia comunque legittimamente venuto a conoscenza e pertanto non esclude la possibilità di far valere tale invalidità anche prima, nel doveroso rispetto del diritto del contribuente a non vedere senza motivo compresso, ritardato o reso più difficile e gravoso il proprio accesso alla tutela giurisdizionale.

Inoltre, accogliendo la relativa eccezione proposta dal ricorrente, il Tribunale adito ha dichiarato l’intervenuta prescrizione del credito contenuto in 4 delle 15 cartelle impugnate.
Il Giudice, innanzitutto, ha ricordato la recente pronuncia della Corte di Cassazione S.U. n. 23397 del 2016 la quale, al fine di dirimere contrapposti orientamenti della giurisprudenza in materia di durata quinquennale o decennale del termine di prescrizione del credito contributivo degli enti previdenziali, ha affermato il seguente principio: “La scadenza del termine – pacificamente perentorio – per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui all’art. 24, comma 5, del d.lgs. n. 46 del 1999, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve (nella specie, quinquennale, secondo l’art. 3, commi 9 e 10, della l. n. 335 del 1995) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 c.c. Tale ultima disposizione, infatti, si applica soltanto nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la suddetta cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato. Lo stesso vale per l’avviso di addebito dell’INPS, che, dall’1gennaio 2011, ha sostituito la cartella di pagamento per i crediti di natura previdenziale di detto Istituto (art. 30 del d.l. n. 78 del 2010, conv., con modif., dalla l n. 122 del 2010)”.

Ciò rilevato, il Tribunale di Torino-sez. Lavoro, dovendo fare applicazione, in conformità dei principi affermati dalla Suprema Corte, del termine di prescrizione di cinque anni, ha dichiarato prescritti i crediti portati da 4 delle 15 cartelle impugnate, siccome per gli stessi è decorso un periodo superiore ai cinque anni dalla data di notifica delle relative cartelle alla data di notifica di ulteriori atti impositivi.

Il Tribunale ha quindi accolto parzialmente il ricorso e annullato alcuni degli atti impugnati.”

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Sentenza di accoglimento relativa a rapporti bancari

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Ci pregiamo di allegare alla presente sentenza emessa dal Tribunale di Verona in data 18.09.2017 relativa a rapporti bancari di conto corrente con la quale è stato condannato l’Istituto di Credito a versare al Cliente la somma di euro 5.117,02 oltre alle spese di CTU, ottenuta dall’Avv. Andrea Ziletti, del quale Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il breve commento esplicativo:

“SENTENZA DI ACCOGLIMENTO PARZIALE DELLE DOMANDE ATTORE E IN MATERIA BANCARIA

Trattasi di sentenza emessa dal Tribunale di Verona in data 18.09.2017 e pubblicata in data 25.09.2017, relativa a due rapporti bancari di conto corrente.

Il Tribunale ha accolto parzialmente le domande attoree e condannato la Banca convenuta al pagamento delle spese di lite oltre a quelle per la Consulenza Tecnica d’Ufficio.

In particolare il Giudice ha rilevato che le Commissioni di Massimo Scoperto (C.M.S.), come anche osservato dal nominato CTU, sono previste solo nel documento di sintesi allegato al contratto di conto corrente, documento che, tra l’altro, non risulta sottoscritto dal correntista.

Sennonché, nel documento di sintesi è riportata esclusivamente la percentuale di applicazione per utilizzi entro ed oltre fido, e non anche il criterio per il calcolo della stessa, il che non soddisfa il requisito della necessaria determinatezza della relativa pattuizione.

Il Giudice ha, pertanto, escluso che la c.m.s. sia stata validamente pattuita con conseguente necessità di stornare gli importi addebiti a tale titolo.

Il CTU ha quindi determinato una differenza a favore del correntista di euro 5.329,18, procedendo pertanto a rideterminare il saldo di conto corrente nella somma di euro 5.117,02 a credito di parte attrice.

Il Tribunale, quindi, in accoglimento parziale delle domande attoree, ha condannato l’Istituto di Credito al versamento a parte attrice della predetta somma oltre interessi al tasso legale dalla domanda giudiziale.

In virtù della sua soccombenza, la Banca è stata altresì condannata al versamento delle spese di lite nonché al pagamento delle spese di CTU.”

 

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Sentenza Favorevole – Tribunale di Napoli

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Con grande soddisfazione  alleghiamo la sentenza positiva ottenuta sul Tribunale di Napoli dall’Avv. Angelo D’Orlando, del quale Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il breve commento esplicativo:

“Mi pregio di segnalarVi la sentenza emessa dal Tribunale di Napoli per un nostro cliente ove a fronte di una richiesta della banca di oltre quarantaduemila euro il Giudice invece ha determinato un saldo a favore del nostro cliente di quasi ventimila euro ma l’aspetto ancor più rilevante è che il giudicante ha riconosciuta valida la tesi sostenuta dalla difesa per cui il contratto originario essendo monofirma è stato ritenuto nullo e quindi tamquam non esset e, cosa ancor più importante, anche i contratti successivi sebbene a doppia firma poiché discendenti dal primo sono stati tutti ritenuti nulli.