Di Loreto (Sdl): “Ecco perchè sfidiamo il mondo creditizio”

Di Orietta della Torre

Ha sede in provincia di Brescia una delle principali realtà che lavora nell’ambito dell’anatocismo. Due chiacchiere con Serafino Di Loreto, co-founder.


Il 2018 è un buon anno per Sdl Centrostudi spa, con sede a Mazzano, in provincia di Brescia.
L’azienda si occupa principalmente di analisi contabili per il recupero del credito di anatocismo e usura sui conti correnti e rapporti bancari in genere e, negli anni scorsi, anche per la crisi economica, ha avuto una rapidissima crescita in tutta Italia che l’ha portata alla ribalta nel mondo dell’imprenditoria locale e nazionale.
L’azienda dal 2010, anno della fondazione a oggi, in soli otto anni ha assistito e aiutato, su fronti differenti e molteplici, oltre 150 mila italiani – privati e imprese – a uscire dalla crisi: restituendo, annullando e/o compensando circa 250 milioni di euro (riferiti a cartelle esattoriali, aste e pignoramenti bloccati o cancellati, interessi bancari illeciti su vari fronti) ingiustamente sottratti da banche e fisco ai loro legittimi proprietari.
Per capire meglio la situazione quiBrescia.it ha chiesto alcune informazioni sul tipo di attività svolta da Sdl a Serafino Di Loreto, tra i fondatori del sodalizio.

DOMANDA. Ci dica un po’, Di Loreto, quanto fatturerà nel 2018 Sdl Centrostudi?
RISPOSTA. Saremo in linea con il 2017. Intorno ai 10/12 milioni di euro.
D. Qualche anno fa fatturavate di più…
R. Sì certo, la crisi era nel vivo, e paradossalmente per il tipo di lavoro che facciamo, avevamo richieste maggiori. Ora fortunatamente il mercato è in ripresa e c’è maggiore liquidità che circola, di conseguenza banche e aziende litigano di meno.
D. Mi sa spiegare di preciso di cosa si occupa Sdl Centrostudi spa?
R. Certamente. La società fa analisi contabili econometriche per verificare che banche, istituti di credito e agenzia delle entrate non pratichino anatocismo ed usura e rispettino tutta una serie di parametri fissati dalla legge. Valutiamo il costo del denaro per imprese e persone che hanno mutui, finanziamenti e altro.
D. E quanti dipendenti avete?
R. Oggi abbiamo 33 dipendenti. Come uomo e imprenditore, sono fermamente a favore da sempre del principio della ridistribuzione sociale della ricchezza: motivo per cui, ogni anno, alle nostre risorse umane destiniamo il 40% del nostro fatturato.
D. Una cifra importante, dunque.
R. Proprio come i soldi con cui abbiamo puntualmente sempre onorato gli impegni fiscali. Dal 2010 a oggi, Sdl Centrostudi ha versato oltre 30 milioni di iva, ben 20 di imposta sul reddito, e distribuito 50 milioni di euro in provvigioni! Dagli albori abbiamo dato lavoro a 120 dipendenti diretti sino al 2016, a più di 400 avvocati sparsi in tutta Italia e ad oltre 40 periti e consulenti. Dal 2010 a oggi, il fatturato prodotto dalla società è di oltre 160 milioni di euro.
D. Come si organizza una struttura con centinaia di collaboratori sparsi per l’Italia?
R. Noi abbiamo scelto un’organizzazione molto simile a quella militare, o ecclesiastica. Ovviamente per fini commerciali ed economici: il nostro è un network commerciale.
D. Ma come funziona il vostro lavoro, nella realtà? Ci può fare un esempio chiaro?
R. Certo. Un’azienda ci contatta perché pensa di non essere trattata correttamente dal proprio istituto di credito. Un nostro incaricato, sulla base di una serie di dati, forniti dall’azienda stessa, svolge una pre-analisi gratuita. Se la pre-analisi dà esito positivo, allora offriamo una perizia a pagamento, debitamente stimata e approntata, che il potenziale cliente può, tranquillamente, accogliere oppure rifiutare senza alcun impegno.
D. Immagino che saranno state poche le pre-perizie che hanno dato esito negativo…
R. Abbiamo fatto quasi 50 mila perizie a pagamento, trasformando questo importante strumento di indagine e analisi in un mezzo accessibile a tutti: specialmente ai più deboli, che hanno potuto servirsene, evitando che in un campo così delicato, quale quello del diritto bancario, la giustizia restasse un fatto meramente elitario e per i soliti pochi abbienti.
D. Ok, immagino che saranno state poche le pre-perizie che hanno dato esito negativo…
R. Effettivamente è così, ma non per furbizia commerciale nostra…
D. Allora da parte di chi?
R. Del sistema creditizio italiano.
D. Scusi, ma la perizia come viene elaborata?
R. Abbiamo realizzato software gestionali (per conti correnti, mutui, leasing, derivati, cartelle esattoriali, ecc…) che, dopo aver inserito i parametri aziendali, è in grado di realizzare un calcolo matematico algoritmico integrato e complesso. Un progetto nostro, molto utile. Una perizia serve per dare all’impresa la prova che le banche non si stanno comportando correttamente con lo scopo di trattare nuove condizioni, oppure di chiedere i doverosi rimborsi.
D. Se le banche rifiutano cosa succede?
R. Le imprese e i privati hanno due opzioni: o accettano di mediare e restituire il maltolto oppure si va in tribunale a far valere le proprie posizioni.
D. E voi fornite degli avvocati?
R. No, ma ne abbiamo di molto preparati e convenzionati.
D. Quanto costa una causa del genere?
R. Ma da noi € 1.500+IVA: anche in questo SDL facilita l’accesso delle persone alla difesa dei propri diritti. Oltre ad essere stati i primi in Italia ad aver affrontato su vasta scala la questione dell’anatocismo/usura, e di tutti gli aspetti collegati, siamo anche stati i primi ad esserci dotati di polizze stipulate con importanti operatori del settore, che garantiscono la copertura delle spese legali, in caso di soccombenza.
D. E le cause dei clienti come vanno?
R. Un po’ si vincono e un po’ si perdono. Ma questo non dipende dalle nostre perizie che hanno salvato migliaia di persone in tante occasioni.
D. Scusi ma da cosa dipende?
R. Dipende dalle solite interpretazioni dei giudici, ovvio, ma c’è dell’altro…
D. Ci dica pure…
R. La legge italiana spiega chiaramente che, nel conteggio del tasso d’interesse, devono essere comprese anche le spese di tenuta conto e le commissioni di massimo scoperto.
D. Chi è stato il relatore di queste legge?
R. Luciano Violante, nel 1996.
D. Invece cosa sostiene la controparte?
R. Sostiene che quelli sono costi che non vanno conteggiati all’interno del tasso d’interesse applicato ai clienti, sposando la tesi di parte della Banca d’Italia. Ora, ovviamente, ci sono alcuni giudici che tengono buona questa tesi e altri, invece, che non la pensano così.
D. Ma la Banca d’Italia è un organo istituzionale serio, è normale che i giudici lo tengano in considerazione.
R. Insomma: è serio dal nostro punto di vista in questa materia non è un organo imparziale. Come tutti sanno, infatti, la Banca d’Italia è una società privata (non è più un organo dello Stato Italiano) e la maggioranza della Banca d’Italia è di proprietà delle banche (e delle assicurazioni italiane). I soci di maggioranza sono Intesa San Paolo e Unicredit Banca, ecc…che da sole detengono il 66%. Secondo noi non è giusto che una realtà che ha come azionisti proprio le banche, si pronunci sulla correttezza dei tassi d’interesse applicati e che controllino le banche: questo è grave conflitto di interessi!!!.

Fonte: https://www.quibrescia.it/