Tribunale di Milano – Ordinanza del 14/05/2014

Contratto di Leasing – Procedimento cautelare ex art. 700 c.p.c. per rilascio in via d’urgenza dell’immobile – Periculum in mora – difetto del presupposto – Rigetto

Il Tribunale di Milano con argomentata e rilevante ordinanza del 14/05/2014, a scioglimento della riserva assunta all’udienza, ha rigettato il ricorso promosso da una società di leasing volto ad ottenere il rilascio in via d’urgenza dell’immobile.

La prassi utilizzata dagli Istituti di Credito nei confronti degli utilizzatori del bene concesso in leasing è nota: qualora vi sia morosità nel pagamento dei canoni, previa comunicazione di risoluzione del contratto, radicano il procedimento cautelare per ottenere dal Tribunale adito, in via d’urgenza (quindi in tempi rapidissimi), “l’ordine di riconsegna” del bene.

La tematica è di forte rilievo per il quotidiano (ab)uso che gli Istituti di Credito fanno dello strumento in esame.

In particolare la società di leasing azionava il ricorso ex art. 700 c.p.c., chiedendo che il Tribunale “con decreto inaudita altera parte o, in subordine, con ordinanza previa comparizione delle parti, ordini alla XXXXX Srl (..) il rilascio immediato a favore di XXXXX Leasing SpA, liberi da persone e cose, con efficacia del provvedimento anche nei confronti di eventuali terzi occupanti, delle seguenti unità immobiliari: (..). Condannare in ogni caso la parte resistente  al pagamento delle spese, competenze professionali della presente procedura”.

La società di leasing con ricorso argomentava che il proprio debitore versasse in condizioni di difficoltà economica (stante la morosità e l’inadempimento nel pagamento dei canoni), tali da dimostrare l’esistenza del “periculum in mora” sotto il profilo della pretesa impossibilità di far fronte alle spese di manutenzione dell’immobile in capo all’utilizzatore.

La società XXXX Srl ritualmente si costituiva rappresentando al Giudicante nella propria memoria che non vi fosse alcuno stato di difficoltà finanziaria in capo all’utilizzatore.

Veniva prodotta una perizia fotografica dell’immobile da cui si poteva evincere il perfetto stato del medesimo, inoltre veniva allegata una perizia di stima e valutazione del cespite, le cui risultanze attestavano che il valore di mercato dell’immobile fosse addirittura aumentato nel tempo in ragione anche delle opere e migliorie eseguite ad onere e spesa dell’utilizzatore. Veniva altresì prodotto l’ultimo bilancio di esercizio depositato in CCIAA.

La difesa del resistente era volta a dimostrare la carenza del requisito del “periculum in mora” in capo alla ricorrente società di leasing, richiamando in particolare che il “periculum in mora” non possa ritenersi sussistente “in re ipsa”, ma debba fondarsi su elementi concreti che incombe al ricorrente allegare e dimostrare in virtù della regola generale sull’onere della prova.

Le argomentazioni e le difese del resistente evidenziavano il fatto che la società di leasing avesse utilizzato un “improprio” strumento volto ad ottenere il soddisfacimento dei diritti in via anticipata rispetto alla generalità dei soggetti che adiscono le vie giudiziarie. Avrebbe, invece, dovuto radicare un ordinario procedimento civile, ovvero il più snello e celere procedimento ex art. 702 bis c.p.c., certamente non un procedimento cautelare, non ricorrendo il presupposto del periculum in mora.

Infatti, la carenza di una delle condizioni (periculum in mora) impedisce la concessione della misura cautelare, rendendo contestualmente superfluo l’accertamento sotteso all’individuazione dell’altra (ex multis, Trib. Nola, Sez. II, 15/07/2011).

Il Giudice assecondando de plano le argomentazioni del resistente rilevava che non vi fosse alcuna prova dell’incuria (..) il ricorrente non aveva né allegato, tantomeno provato che l’immobile si trovasse  in concreto e non sulla base di una mera ipotesi, privo della necessaria manutenzione.

Il Tribunale rilevava al contrario che “la resistente costituendosi ha offerto sufficienti indizi (fotografie) a dimostrare che l’immobile non fosse esposto al rischio di deterioramento”.

“Ritenuto che il difetto del periculum in mora renda superfluo l’esame del fumus boni iuris (..) respinge il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese (..)”

Questo provvedimento, reso dal Tribunale di Milano, crea un importante precedente perché riporta nel corretto (e limitato) alveo di utilizzo il procedimento cautelare atipico, richiedendo al ricorrente di soddisfare l’onere della prova circa i presupposti della cautela (periculum).

Inoltre, il soggetto che “subisce” tale azione ha ben chiare quali siano le “corde” per ottenere il rigetto della cautela.

Il Giudice nell’ordinanza ribadisce che “ove la cautela fosse accordata in difetto di tale presupposto (..) diverrebbe un improprio strumento per ottenere il soddisfacimento dei diritti in via anticipata” (direi quindi in via accelerata) rispetto alla generalità dei soggetti che adiscono le vie giudiziarie..

 Commento a cura dell’avv. Nicola Simeone che ha anche istruito la causa.

Avv. Nicola Simeone – diritto bancario, societario, fallimentare.

Segue Ordinanza

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