Procura di Velletri – SOSPENSIONE DEI TERMINI

sospensione rinvio

Procura di Velletri – SOSPENSIONE DEI TERMINI EX ART. 20, CO. 7 L. 44/1999

Si pubblica il provvedimento ottenuto dall’Avv. Biagio Riccio presso la Procura di Velletri ove si dispone la sospensione dei termini ex art. 20, co. 7 L. 44/1999 di ben tre procedure esecutive prossime all’asta giudiziaria, con breve nota a commento ad opera dell’Avv. Raffaele Garofalo.

SOSPENSIONE DEI TERMINI EX ART. 20, CO. 7 L. 44/1999 BREVE NOTA A COMMENTO

In data 04/07/2016, il Sostituto Procuratore presso la Procura di Velletri – Dr. Giuseppe Travaglini – su dettagliata istanza di sospensione dei termini ex art. 20, co. 7 L. 44/1999 acclusa alla querela attinente fatti di usura ed estorsione bancaria redatta dall’Avv. Biagio Riccio nell’interesse dei propri assistiti, concedeva detta sospensione dei termini relativamente a tre procedure esecutive azionate presso il locale Tribunale.

Si è dimostrato, attraverso precise perizie econometriche predisposte dalla società SDL Centrostudi, che i rapporti bancari sottesi alla presunta pretesa creditoria erano caratterizzati dall’applicazione di tassi di interessi di natura usuraria, così come di interessi debitori, commissioni di massimo scoperto e spese in misura superiore a quanto prescrive la legislazione vigente.

A ciò necessariamente si aggiunga l’ulteriore fondamentale circostanza che gli istituti di credito hanno azionato, attraverso procedimenti formalmente leciti ma sostanzialmente illeciti (ricorso per decreto ingiuntivo, precetti, pignoramenti immobiliari) in quanto volti a recuperare un credito marchianamente usurario, tre diverse procedure esecutive indirizzate ad aggredire il patrimonio immobiliare del querelante e della propria compagine sociale, al fine di veder soddisfatta la propria famelica ingordigia attraverso ciò che si ricaverà dalla vendita dei beni staggiti.

La somma ingiustizia del profitto richiesto, nel caso in rassegna, è ravvisabile nel fatto che, gli istituti di credito non solo hanno perpetrato il reato di usura ma hanno nei propri atti, repetita iuvant formalmente leciti ma sostanzialmente di natura chiaramente estorsiva, paventato ragioni del tutto illogiche, in quanto sottese a contratti trattati con tassi palesemente usurari.

La gravità del reato si manifesta ancor più diffusamente nel fatto che la violenza e la minaccia di far valere un apparente diritto, mediante azioni giurisdizionali, provoca una forte limitazione della libertà di autodeterminazione della vittima, oltre che un depauperamento del suo patrimonio.

Nella specie è in giuoco, difatti, anche la stessa libertà (da intendersi in senso lato, come esplicazione della libertà dell’iniziativa economica privata costituzionalmente garantita) dell’odierno querelante e della sua compagine sociale, gravemente inficiata dalla futura perdita del proprio patrimonio a seguito delle azioni giurisdizionali azionate dagli istituti di credito.

La deprecabilità dell’azione criminosa è oltremodo accresciuta per essere mossa dal fine di depauperare il patrimonio altrui ed accrescere il proprio.

L’estorsione, qualora assuma i connotati della parvenza dell’esercizio del diritto, sconfina nell’abuso se la finalità è quella di una locupletazione dell’agente.

A questo punto sono necessarie alcune considerazioni sulla natura del provvedimento giurisdizionale del Pubblico Ministero.

Questi, ravvisando nelle prospettazioni avanzate in querela il fumus boni iuris ed il periculum in mora, oltre che della fondamentale presentazione dell’istanza di accesso al fondo per le vittime dell’usura presso la competente Prefettura, deve favorevolmente delibare in ordine alla sospensione dei termini, ex art. 20 della legge n. 44 del 1999, di ogni attività esecutiva già intrapresa dagli istituti di credito.

La invocata declaratoria consentirà che il patrimonio immobiliare del querelante non sia posto in vendita per un credito avente natura marchianamente usuraria.

E’ bene, quindi, che parte querelante ricorra all’Autorità Giudiziaria in sede penale chiedendo che la stessa con un provvedimento di natura cautelare, e quindi, provvisorio conceda la richiesta sospensione dei termini ex art. 20 co. 6 e 7 della L. 44/1999 affinché le predette procedure esecutive non giungano ad approdi pregiudizievoli per parte esecutata, disattendendo di tal guisa il fine naturale del procedimento de quo, ossia soddisfare le pretese creditorie ma tutelando in ogni caso il debitore da richieste inique, illecite: una statuizione improntata certamente al fondamentale principio del favor debitoris.

Si rammenti che qualora i proventi della vendita degli immobili de quo pervenissero nella disponibilità degli istituti di credito, e successivamente si accerterebbe che gli interessi percepiti dalla Banca siano di natura usuraria, saremmo al cospetto di una provvedimento giurisdizionale del tutto illegittimo, perché contra legem.

Sulla ratio di detto provvedimento si è recentemente espressa la Corte Costituzionale che ha così statuito: “Non è fondata la q.l.c. dell’art. 20, comma 7, l. 23 febbraio 1999 n. 44, come sostituito dall’art. 2, comma 1, lett. d) n. 1), l. 27 gennaio 2012 n. 3, censurato, in riferimento agli art. 101, comma 2, e 111, commi 1 e 2, cost. in quanto il legislatore avrebbe attribuito ad un organo, il p.m., diverso dal giudice naturale precostituito per legge e designato per la trattazione e definizione della singola controversia, il potere di incidere direttamente e quindi decidere (sia pure in via interlocutoria), con un provvedimento di sospensione dei termini assegnati dal giudice, la proroga dei termini di scadenza degli adempimenti amministrativi, per il pagamento dei ratei dei mutui bancari e ipotecari e per gli adempimenti fiscali, nonché la sospensione dei termini processuali in favore dei soggetti persone offese dei delitti di usura e di estorsione che abbiano utilmente formulato la richiesta al procuratore della Repubblica competente. Invero, non sussiste la violazione dell’art. 101, comma 2, cost. in quanto la sospensione dei termini prevista dai primi quattro commi dell’art. 20 non è discrezionale ma è legata alla presenza della richiesta dell'”elargizione” o del mutuo senza interessi e al p.m. compete la mera verifica di riferibilità della comunicazione del prefetto alle indagini per delitti che hanno causato l’evento lesivo condizione dell’elargizione. Il relativo provvedimento non concerne, dunque, l’esercizio dell’azione penale né l’attività di indagine ad essa finalizzata e non si traduce in una illegittima compressione della funzione giurisdizionale del giudice civile. Infine, non sussiste la violazione dell’art. 111, commi 1 e 2, cost. in quanto la ricostruzione del dato normativo operata dal rimettente non tiene conto della ratio e della portata dell’intervento legislativo censurato, che, avendo un carattere meramente temporaneo e non decisorio, non ha alcuna influenza sostanziale sul giudizio civile (sent. n. 457 del 2005; ord. n. 296 del 2013).” (cfr. Corte Costituzionale, 04/07/2014, n. 192).

Avv. Raffaele Garofalo dello Studio Legale dell’Avv. Biagio Riccio

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