Provvedimento di sospensione termini Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cosenza

Provvedimento di sospensione termini Procura della Repubblica di Cosenza

Pubblichiamo il fondamentale provvedimento di sospensione dei termini ex art. 20, co. 7 L. 44/1999 ottenuto presso la Procura della Repubblica di Cosenza a seguito di precisa querela ed annessa istanza di accesso al fondo anti-usura redatte dall’Avv. Raffaele Garofalo sulle puntuali e concordate linee-guida dell’Avv. Biagio Riccio.

Il Pubblico Ministero, accogliendo integralmente le doglianze rappresentate nei prefati atti, ha disposto la sospensione per giorni 300 di una procedura esecutiva  ove era prevista la vendita dei beni staggiti, evitando così, durante la fase delle indagini preliminari, che l’immobile fosse posto all’asta e ceduto a terzi.
Di seguito il commento:

Sospese le aste di una procedura esecutiva: la querela e l’istanza di accesso al fondo hanno fatto “centro”.

Il Procuratore della Repubblica di Cosenza, il Dr. Mario Spagnuolo, con un pregevole provvedimento ha disposto la sospensione di una procedura esecutiva immobiliare pendente presso il Tribunale di Castrovillari.

La scaturigine del prefato fondamentale decisum discende dalla redazione di una querela ad opera dell’Avv. Raffaele Garofalo, su precise linee-guida discusse e concordate con il titolare dello Studio Legale l’Avv. Biagio Riccio, ove sono state descritte e stigmatizzate le condotte illecite dell’istituto di credito.

La Banca Intesa San Paolo, difatti, non solo ha stipulato con il Cliente un contratto di mutuo caratterizzato dalla pattuizione di interessi e commissioni marchianamente illecite, perpetrando, a tal uopo, l’elemento oggettivo del reato di usura bancaria, ma ha azionato una procedura esecutiva immobiliare volta a recuperare, dalla vendita degli immobili staggiti, il presunto quantum debeatur dal debitore esecutato.

È necessario ed indifferibile che il Sostituto Procuratore della Repubblica assegnatario del fascicolo delle indagini preliminari, prima ancora di predisporre una consulenza tecnica d’ufficio che confermi gli assunti degli elaborati peritali di parte effettuati dalla “Blue Line Consulting” su indicazione della compagine societaria Sdl Centrostudi s.p.a., provveda sull’istanza di sospensione dei termini acclusa alla querela e richiesta ex art. 20, co. 7 L. 44/1999.

Trattasi di un provvedimento di natura cautelare, e quindi provvisorio, che consente all’Autorità Giudiziaria Inquirente di poter svolgere le proprie indagini sul reato di usura senza che gli effetti perniciosi di una vendita immobiliare vanifichino l’esigenza di giustizia richiesta dalla persona offesa del reato.

Si assisterebbe, difatti, alle conseguenze dell’assurdo brocardo: mentre il medico (n.d.r., il Pubblico Ministero) studia, il malato (n.d.r., la persona offesa) muore.

Sulla natura del provvedimento sospensivo e sulla discrezionalità del P.M. nel concederla si è recentemente espressa la Corte Costituzionale nella importante sentenza recante n° 192/2014:

Non è fondata la q.l.c. dell’art. 20, comma 7, l. 23 febbraio 1999 n. 44, come sostituito dall’art. 2, comma 1, lett. d) n. 1), l. 27 gennaio 2012 n. 3, censurato, in riferimento agli art. 101, comma 2, e 111, commi 1 e 2, cost. in quanto il legislatore avrebbe attribuito ad un organo, il p.m., diverso dal giudice naturale precostituito per legge e designato per la trattazione e definizione della singola controversia, il potere di incidere direttamente e quindi decidere (sia pure in via interlocutoria), con un provvedimento di sospensione dei termini assegnati dal giudice, la proroga dei termini di scadenza degli adempimenti amministrativi, per il pagamento dei ratei dei mutui bancari e ipotecari e per gli adempimenti fiscali, nonché la sospensione dei termini processuali in favore dei soggetti persone offese dei delitti di usura e di estorsione che abbiano utilmente formulato la richiesta al procuratore della Repubblica competente.

Invero, non sussiste la violazione dell’art. 101, comma 2, cost. in quanto la sospensione dei termini prevista dai primi quattro commi dell’art. 20 non è discrezionale ma è legata alla presenza della richiesta dell'”elargizione” o del mutuo senza interessi e al p.m. compete la mera verifica di riferibilità della comunicazione del prefetto alle indagini per delitti che hanno causato l’evento lesivo condizione dell’elargizione.

Il relativo provvedimento non concerne, dunque, l’esercizio dell’azione penale né l’attività di indagine ad essa finalizzata e non si traduce in una illegittima compressione della funzione giurisdizionale del giudice civile.

Infine, non sussiste la violazione dell’art. 111, commi 1 e 2, cost. in quanto la ricostruzione del dato normativo operata dal rimettente non tiene conto della ratio e della portata dell’intervento legislativo censurato, che, avendo un carattere meramente temporaneo e non decisorio, non ha alcuna influenza sostanziale sul giudizio civile (sent. n. 457 del 2005; ord. n. 296 del 2013).

A tal riguardo si rimanda alla nota redatta dall’Avv. Biagio Riccio e pubblicata sul più importante portale giuridico on-line “Dejure” della casa editrice Giuffré su un analogo provvedimento di sospensione ottenuto presso la Procura della Repubblica di Torino.

Il Pubblico Ministero, appurata la presentazione dell’istanza di accesso al Fondo istituito per le vittime del reato di usura ed estorsione dalla L. 108/1996, dispone la sospensione di tutte le procedure esecutive in atto per la durata di 300 giorni.

A sua volta, il Giudice dell’Esecuzione, preso atto del prefato provvedimento, ordina la sospensione dell’espropriazione immobiliare.

All’esito delle indagini preliminari, il Pubblico Ministero accertata la sussistenza dell’elemento oggettivo del reato di usura e soggettivonell’accezione di dolo di funzione (così come prospettato in una fondamentale ordinanza del Giudice delle Indagini Preliminari di Barcellona Pozzo di Gotto, ottenuta sempre dall’Avv. Biagio Riccio in collaborazione con l’Avv. Raffaele Garofalo), potrà sostenere l’accusa in giudizio per la punizione di quest’annoso reato, specchio della famelica ingordigia degli istituti di credito.

Il combinato disposto dell’art. 644 c.p. con l’art. 1815 del c.c. dispone la non debenza degli interessi, con il solo pedissequo obbligo di restituzione della quota capitale: il mutuatario, rientra in bonis, nella gestione del contratto dal quale era decaduto, e sventa definitivamente il pericolo della messa all’asta dei suoi immobili per un credito tutt’altro che certo, liquido ed esigibile perché intriso di usura.

Per lo Studio Legale dell’Avv. Biagio Riccio

Avv. Raffaele Garofalo

 

 

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