Rivoluzione copernicana: Finalmente un giudice a Berlino anche al Tribunale di Milano

Rivoluzione copernicana: Finalmente un giudice a Berlino anche al Tribunale di Milano. Riconosciuto l’indubbio valore delle perizie SDL!

Se proprio volete avere un resoconto di quel celebre processo, che non è per nulla leggenda, dovreste ricuperare un vetusto libro di Emilio Broglio, “Il Regno di Federico di Prussia, detto il Grande”, Roma, 1880, con tutti i gradi di giudizio seguiti per filo e per segno. Riassumendo, non lontano dal celebre castello di Sanssouci a Potsdam, il mugnaio Arnold non può più pagare le tasse al conte di Schmettau perché il barone von Gersdof aveva deviato certe acque per interessi suoi e il mulino di Arnold non poteva più funzionare. Schmettau trascina Arnold davanti a un giudice locale, che condanna il mugnaio a perdere il mulino. Ma Arnold non si rassegna e riesce a portare la sua questione sino al tribunale di Berlino. Qui all’inizio alcuni giudici si pronunciano ancora contro di lui ma alla fine Federico il Grande, esaminando gli atti e vedendo che il poveretto era vittima di una palese ingiustizia, non solo lo reintegra nei suoi diritti ma manda in fortezza per un anno i giudici felloni. Non è proprio un apologo sulla separazione dei poteri, diventa una leggenda sul senso di equità di un despota illuminato, ma il “ci sarà pure un giudice a Berlino” è rimasto da allora come espressione di speranza nell’imparzialità della giustizia” (Cit. La Bustina di Minerva, U. Eco, 12 agosto 2013, l’Espresso).

La citazione riportata ben si attaglia a ciò che è accaduto al Tribunale di Milano.

Come ben noto, il collegio Meneghino è supinamente prono alle direttive della Banca d’Italia e negletto a considerare le statuizioni fondamentali della Corte di Cassazione, in tema di calcolo del TEG.

Tuttavia, questa volta, difronte all’evidenza, il Consulente tecnico d’ufficio, nel dare il rilievo pregnante e considerevole alle perizie della SDL, ha riconosciuto la sussistenza dell’usura e perciò un indebito da restituire a parte attrice.

Parafrasando, la famosa espressione: “finalmente c’è un giudice a Berlino”, può ritenersi che la stessa, abbia un calzante riferimento al caso in rassegna: anche Milano, si uniforma alla Corte di Cassazione.

Nella questione che ci occupa (cause riunite NN. 62415/12 + 62416/12), come potrà evincersi dalle memorie e dalla relazione qui pubblicate, si evidenzia che: sul primo dei due conti dedotti, a fronte di un saldo debitore di € 26.144,06, è stato invece riconosciuto un credito a favore del cliente di € 110.691,00; sul secondo di tali conti, al cospetto di un saldo debitore di € 16.861,00, risulta un credito pari ad € 6.770,25.

Complessivamente, dunque: in considerazione di quanto ‘stornato’ dal saldo passivo; nonché di quanto attribuito ‘in attivo’ dal su richiamato perito su entrambi i conti, l’indebito da restituire a parte attrice ammonta ad € 153.969,00.

Si riporta in allegato, il contenuto delle memorie che contengono chiari riferimenti alla giurisprudenza in tema di TEG e le determinazioni peritali, cui è giunto il consulente tecnico d’ufficio.

Avv. Biagio Riccio

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