SDL Centrostudi ispira un’iniziativa legislativa contro l’usura praticata dalle banche

Sono due i disegni di legge presentati in Senato sulla tematica banche dall’esponente socialista Enrico Buemi: uno sulle norme in materia di dismissione delle azioni bancarie in possesso delle fondazioni di origine bancaria ai fini delle separazione tra banche e fondazioni; l’altro dal titolo “Previsione, tra i reati presupposti dal decreto legislativo n. 231 del 2001, dell’usura bancaria e dell’estorsione”.
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DISEGNO DI LEGGE
Art 1 – (Dismissione delle partecipazioni delle fondazioni nelle società bancarie)
1. Le partecipazioni in essere nelle società bancarie devono essere collocate sul mercato.
2. Le partecipazioni di cui al comma 1 possono continuare ad essere detenute, in via transitoria, ai fini della loro ottimale dismissione, per il periodo di quattro anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
3. Nel caso di mancata dismissione entro il termine di cui al comma 2, le partecipazioni di cui al comma 1 possono ulteriormente essere detenute per non oltre due anni.
4. Qualora la fondazione, scaduto il periodo di tempo previsto dal comma 3, continui a detenere le partecipazioni in società bancarie, alla dismissione provvede l’Autorità di vigilanza, sentita la fondazione e un apposito commissario indicato dal Ministro dell’economia e delle finanze, nella misura idonea a determinare la cessione completa delle partecipazioni in essere nelle società bancarie e nei tempi ritenuti opportuni in relazione alle condizioni di mercato ed all’esigenza di salvaguardare il valore del patrimonio.
Art. 2 – (Abrogazioni)
1. L’articolo 25 del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153 , e successive modificazioni, è abrogato.

PREVISIONE DELL’USURA BANCARIA E DELL’ESTORSIONE

L’iniziativa trae spunto da una sollecitazione emersa il 17 dicembre 2014 nel corso della presentazione del libro “Istituti di(s)credito. Banche, centrale rischi e usura: la bancocrazia che produce crisi e briganti” di Angelo Santoro e Biagio Riccio.
Si tratta di una raccolta di stimolanti articoli pubblicati dal giornale del Psi e dei relativi commenti dei cittadini: non a caso, quindi, presentato nella sala Atti parlamentari della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, per iniziativa del direttore dell’Avanti! Mauro Del Bue.
Uno degli autorevoli relatori dell’incontro, ha collegato la tematica con il recente studio su “La necessaria introduzione del reato d’usura nel novero dei reati presupposto ex D.Lgs 231/2001 e la confisca come sanzione per responsabilità amministrativa da reato” ad opera dell’Istituto Nazionale Revisori Legali.
In effetti, le battaglie politico-legislative contro le lobby di un potere economico-finanziario strabordante, vessatorio – e non di rado contiguo ad ambienti dal profilo criminale preoccupante – passano anche per un rafforzamento dell’efficacia dell’art. 644 del Codice Penale, il quale introduce come fattispecie normativa l’usura bancaria.
Essa, con la legge 7 marzo del 1996, n. 108, venne ridisegnata in modo innovativo e modificata profondamente, tanto da costituire il cardine dell’attività di denuncia e di assistenza che la Fondazione SDL (per l’educazione finanziaria delle imprese e per gli studi aziendali) conduce con encomiabile assiduità e sempre maggiori risultati, attenendosi alla seguente fedele lettura della normativa vigente (anche se troppo spesso disattesa, anche per l’assenza di una competenza specialistica nella magistratura chiamata ad applicarla).
Il legislatore ha mirato a ridisegnare un quadro complessivo, che avesse come obiettivo quello di marcare con evidenza l’elemento dirimente tra il lecito e l’illecito nel settore dell’erogazione del credito.
La norma ha affiancato a parametri soggettivi, previsti nella vecchia formulazione, nuovi parametri “oggettivi”, ampliando in modo considerevole l’ambito di applicazione del reato di usura e, conseguentemente, l’area di tutela offerta dalla norma.
Fino a quel momento, infatti, l’area di tutela ha operato esclusivamente in quei casi in cui si evidenziava uno “stato di bisogno”, ossia la presenza di una persona in difficoltà e di taluno che ne approfittava conseguendo vantaggi per sé o per altri.
Il parametro oggettivo rappresentato dal Tasso Soglia d’Usura, ex Art.2 della stessa L.108/96, diventa un elemento numerico certo, un limite da non superare, che accende il semaforo rosso ogni qual volta venga superato.
Questo passaggio segna un’importante innovazione, poiché cambia il destino della norma che non si limita più ad intervenire in quei casi estremi, in cui l’usura rappresentava solo l’anello di una catena di comportamenti delittuosi più articolati e gravi, ma interpreta l’esigenza di regolare in modo più chiaro i rapporti con la banca.
La Legge 108/96 inserisce come modifica importante, per il calcolo dell’usura in conto corrente, ulteriori parametri di riferimento che vanno a sommarsi determinando i costi addebitati al correntista, collegati alle operazioni di erogazione del credito. Recita così l’art. 1, comma 3, della legge: “Per la determinazione del tasso d’interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito”.
Si ha quindi usura quando il corrispettivo di una prestazione in denaro consistente nella richiesta di interessi, spese e commissioni costituisce un costo totale finanziario estremamente esoso in relazione alla categoria della prestazione, all’entità della prestazione ed alle dinamiche finanziarie del mercato.
Ma quando il corrispettivo è usuraio? Per semplicità il corrispettivo è determinato quale percentuale di costo applicata ad un valore per un determinato periodo di tempo.
Quindi nel caso degli interessi il corrispettivo è dato dal tasso passivo applicato dalla Banca. L’art. 2 della L. 108/96 indica che il Ministero del Tesoro sentito l’Ufficio Italiano Cambi e la Banca d’Italia fissa trimestralmente i tassi soglia usurari per categoria di finanziamento. Le categorie sono fissate annualmente.
Fra le categorie esistono anche le aperture di conto corrente, nonché tutte le varie tipologie di affidamento o finanziamento.
Il corrispettivo diviene usuraio quando il tasso applicato dalla banca è superiore al tasso soglia.
Come si calcola il tasso passivo bancario? Anche in questo caso la legge è intervenuta, dando un modello di calcolo che non è quello della banca. Per l’art. 1 comma 1, della L. 108/96 “… per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito.”
Quindi il ricalcolo avviene utilizzando tutti i costi applicati dalla banca ad esclusione delle imposte (quali imposta di bollo). Ottenuto così il TAN (Tasso Annuale Nominale), è importante calcolare il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) che – partendo dal TAN e tenendo conto della capitalizzazione trimestrale degli interessi – evidenzia il reale tasso (corrispettivo) applicato dalla banca nel rapporto di conto corrente.
Ecco quindi la generazione dell’usura. Quando il TAEG è superiore al tasso soglia (denominato TEGM, Tasso Effettivo Globale Medio) esiste usura.
A questo punto il comma 3 dell’art. 644 del Codice Penale interviene ponendo un secondo limite.
E cioè se il TAEG è superiore di una volta e mezza del TEGM allora l’usura gli interessi sono sempre considerati usurai, aggravando quindi la posizione della banca che li ha applicati. Che cosa accade al cliente una volta accertata l’usura? Nel trimestre dove è accertata l’usura quanto corrisposto a titolo di interessi debitori e commissioni di massimo scoperto vengono rettificate.
L’impatto è quindi superiore anche all’anatocismo.
Qui interviene la proposta contenuta nel presente disegno di legge.
È infatti ben vero che l’art. 1 della Legge 108/96 (novellando l’articolo 644 c.p.) fissa le seguenti pene a carico dell’usuraio: Reclusione da 1 a 6 anni; Multa da € 3.098,74 a € 15.493,71.
Ma è altrettanto vero che la banca, che in quanto persona giuridica sarebbe astrattamente suscettibile di sanzione ai sensi del decreto legislativo n. 231 del 2001, in realtà sfugge a quella normativa, perché la pur ricca elencazione dei reati-presupposto non include le norme citate.
Ecco perché il presente disegno di legge è volto a porre rimedio alla lacuna, trasponendo in articolato legislativo la parte significativa (articolo 25-decies) della proposta valutata dalla Commissione di studio presieduta dal dottor Francesco Greco ed incaricata dal Ministro della giustizia con decreto 23 maggio 2007.

DISEGNO DI LEGGE
Articolo 1
Al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e successive modificazioni, dopo l’articolo 25-decies è aggiunto il seguente:
“Articolo 25-decies-bis – (Reati presupposto consistenti nell’usura o nell’estorsione)
1. In relazione alla commissione dei delitti indicati dall’art. 644 del codice penale, si applicano all’ente la sanzione pecuniaria da 200 ad 800 quote, nonché le sanzioni interdittive indicate dall’articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore a 4 mesi e non superiore ad un anno.
2. In relazione alla commissione dei delitti indicati dall’art. 629 del codice penale, si applicano all’ente la sanzione pecuniaria da 300 ad 800 quote, nonché le sanzioni interdittive indicate dall’art. 9, comma 2, per una durata non inferiore a 6 mesi e non superiore a due anni.”