Sentenza n. 18541 del 02.08.2013

Con la sentenza n. 18541 del 2.08.2013, la Corte di Cassazione Civile, sez. I, ha affermato un importante principio in

merito al dovere delle banche di esibizione degli estratti conto.

Il dovere degli istituti di credito di fornire al correntista gli estratti conto bancari non è vincolato al limite decennale di

cui all’art. 2220 C.C. ma si estende a tutta la durata del rapporto di conto corrente. Questa è la conclusione cui è

giunta la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza in commento, la quale è destinata a sortire notevoli effetti a

livello sostanziale in tutte le vertenze in materia di anatocismo e interessi ultralegali. Infatti, argomenta la Corte, la

mancata contestazione degli estratti conto inviati al cliente dalla banca, oggetto di tacita approvazione in difetto di

contestazione ai sensi dell’art. 1832 C.C., non vale a superare la nullità della clausola relativa agli interessi

ultralegali, perché l’unilaterale comunicazione del tasso d’interesse non può supplire al difetto originario di valido

accordo scritto in deroga alle condizioni di legge, richiesto dall’art. 1284 C.C. Ne consegue che superata la fase

monitoria, nella quale possono essere prodotti gli estratti conto relativi all’ultima fase di movimentazione del conto, ai

sensi del citato art. 50 T.U.B. attualmente vigente, nel successivo giudizio a cognizione piena, una volta che sia stata

contestata, per mancanza dei requisiti di legge, la pattuizione degli interessi ultralegali, la banca è tenuta a produrre

gli estratti conto a partire dall’apertura del conto, anche oltre il decennio perché non si può confondere l’onere di

conservazione della documentazione contabile con quello di prova del proprio credito (Cass. sent. 23974/2010). La

contestazione concernente l’illegittima capitalizzazione degli interessi determina, alla luce del consolidato orientamento

della Corte di Cassazione (S.U. sent. 21095/2004), la necessità di verificare fin dall’inizio del rapporto e nei limiti

dell’applicabilità della prescrizione (S.U. sent. 24418/2010), ove eccepita, l’esistenza e l’applicazione della previsione

negoziale invalida. La produzione degli estratti conto relativa a una frazione temporale unilateralmente individuata dalla

banca nella fase più recente di operatività del rapporto, è radicalmente inidonea ad assolvere l’onus probandi posto a

carico di essa. La norma contenuta nell’art. 2220 C.C., secondo la quale le scritture contabili devono essere conservate

per 10 anni dall’ultima registrazione, costituisce uno strumento di tutela per i terzi estranei all’attività imprenditoriale volto

a garantire l’accesso, la conoscibilità e la trasparenza delle attività d’impresa. Così definita (Cass. sent.1842/2011)

la ratio legis dell’art. 2220 C.C., la previsione di un così ampio lasso temporale di operatività dell’obbligo di

conservazione dei documenti contabili non può essere interpretata come una limitazione legale dell’onus probandi

posto a carico di chi è tenuto, conformemente ai creditori non imprenditori, a fornire la prova integrale del proprio credito,

non potendo sottrarsi a tale onere, nel giudizio a cognizione piena, quando le contestazioni del debitore riguardano

l’intera durata del rapporto.

 

Avv. Sabrina Breda