Sentenza n. 22320 del 3 novembre 2010

Corte di Cassazione – Sentenza n. 22320 del 3 novembre 2010

Svolgimento del processo
Con sentenza n. 32/38/07 del 16/7/2007 la Commissione Tributaria Regionale del Piemonte respingeva il gravame interposto dall’Agenzia delle entrate di Ivrea nei confronti della pronunzia della Commissione Tributaria provinciale di Torino di accoglimento dell’opposizione spiegata dalla contribuente società M. consortile servizi integrati s.r.l. in relazione ad avviso di accertamento a titolo di dovuta maggiore imposta emesso a titolo di I.V.A., con applicazione di sanzioni e interessi, per l’anno d’imposta 1999.
Avverso la suindicata sentenza del giudice dell’appello l’Agenzia delle entrate propone ora ricorso per cassazione, affidato ad unico motivo, illustrato da memoria,
con il quale denunzia violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Resiste con controricorso la M. consortile servizi integrati s.r.l..
Già chiamata all’udienza camerale del 20/10/2009, la causa è stata rimessa alla pubblica udienza.
Motivi della decisione – Con unico motivo la ricorrente denunzia violazione o falsa applicazione della L. n. 212 del 2002, art. 12, comma 7. Si duole che il giudice dell’appello abbia erroneamente ritenuto perentorio il termine di 60 gg. ivi previsto, in difetto di espressa qualificazione in tal senso da parte della norma, nessuna sanzione essendo viceversa prevista per la sua mancata osservanza, sicchè esso è correttamente da intendersi come ordinatorio, suscettibile se del caso di proroga.
Il motivo è fondato nei termini di seguito indicati.
Come posto in rilievo anche da Corte Cost. n. 244 del 2009, ai sensi del combinato disposto di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 7, comma 1, secondo cui “Nel rispetto del
principio di cooperazione tra amministrazione e contribuente, dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di
controllo, il contribuente può comunicare entro sessanta giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori. L’avviso di accertamento non può
essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza”, L. n. 241 del 1990, artt. 3 e 21 septies, (recante “Nuove norme in
materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi”). l’avviso di accertamento emanato prima della scadenza del termine  di 60 gg. decorrente dal rilascio al contribuente della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni, da parte degli organi di controllo, non è per ciò stesso nullo ma, atteso il generale obbligo di motivazione degli atti amministrativi – ivi compresi quelli dell’A.F. -, tale è da considerarsi solamente laddove non rechi motivazione
sull’urgenza che ne ha determinato una siffatta adozione.
L’inosservanza dell’obbligo di motivazione in relazione alla “particolare urgenza” dell’avviso di accertamento risulta infatti espressamente sanzionata in termini di
invalidità dell’atto, in via generale, alla citata L. n. 241 del 1990, art. 21 septies, (ove tale sanzione è prevista per il provvedimento amministrativo privo di un elemento
essenziale, quale è la motivazione), nonchè, con specifico riferimento all’accertamento delle imposte sui redditi e dell’IVA, rispettivamente al D.P.R. n. 600
del 1973, art. 42, commi 2 e 3, e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 56, comma 5, ove si prevede che l’avviso di accertamento deve essere motivato, a pena di nullità, in
relazione ai presupposti di fatto ed alle ragioni giuridiche che lo hanno determinato (v. Corte Cost. n. 244 del 2009).
Orbene, nel ravvisare – condividendo quanto sul punto ritenuto dai giudici di prime cure – la nullità dell’avviso di accertamento impugnato in base alla mera circostanza
della relativa emanazione “prima della conclusione dell’attività ispettiva”, senza nulla indicare in motivazione in ordine al requisito dell’”urgenza”, anche sotto il profilo
della verifica della eventuale mancata deduzione e allegazione ad opera dell’odierna ricorrente (e allora appellante) Agenzia delle entrate, il giudice del gravame di merito ha nell’impugnata sentenza disatteso invero il suindicato principio.
Della medesima s’impone pertanto la cassazione, con rinvio ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale del Piemonte, che facendo del medesimo applicazione procederà a nuovo esame. Il giudice del rinvio provvederà anche in
ordine alle spese del giudizio di cassazione.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso.
Cassa l’impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale del Piemonte.