Sentenza n. 5924 del 21 aprile 2001

Sentenza n. 5924 del 21 aprile 2001

ACCERTAMENTO DELLE IMPOSTE SUI REDDITI – RETTIFICA DELLA DICHIARAZIONE – NOTIFICA DELL’AVVISO DI ACCERTAMENTO – IMPUGNAZIONE

(Sezione Tributaria – Presidente M. Cantillo – Relatore G. Paolini)

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La (omissis), con atto dell’11 febbraio 1991, impugnò dinanzi alla Commissione tributaria di primo grado di Trieste, all’epoca operante, l’avviso di accertamento n.79/90, notificatole il 28 dicembre 1990, con il quale l’ufficio distrettuale II.DD. di Trieste aveva rettificato la dichiarazione dei redditi da essa reclamante prodotta per il 1984, rilevando l’esistenza di assoggettare ad irpeg e ad ilor maggiori di quelli dichiarati: per suffragare l’impugnativa, dedusse, fra l’altro, esserle stato invalidamente notificato a mente dell’art. 140 cod.proc.civ., nel mancato previo esperimento della procedura notificatoria prescritta per le persone giuridiche dall’art. 145 del codice di rito, l’atto impositivo contestato, ed essere, consequenzialmente, decaduta l’amministrazione finanziaria dal diritto di esercitare la discussa potestà accertativa in ragione del maturato inutile decorso del termine di cui all’art. 43, comma 1, d.p.r. 29.XI.1973 n. 600.

La commissione adita, con decisione dell’11 febbraio 1992, accolse l’impugnativa.

Sull’appello dell’Ufficio distrettuale II.DD. di Trieste, la Commissione tributaria regionale del Friuli-Venezia Giulia, con sentenza del 27 settembre 1996, disatteso il gravame, confermò la pronuncia del primo giudice.

La commissione suddetta motivò la così resa statuizione osservando dover essere “riconosciuta la fondatezza dell’eccezione preliminare di nullità della notifica dell’avviso di accertamento (in controversia), da ritenere assorbente rispetto a qualsiasi considerazione di merito”: evidenziò, al riguardo, che “la notifica degli atti alle persone giuridiche deve avvenire a norma dell’art. 145 c.p.c. nella loro sede mediante consegna dell’atto al rappresentante o alla persona addetta alla sede stessa”, e che, “qualora ciò non sia possibile e nell’atto è indicata la persona fisica che rappresenta l’ente, la notifica va fatta a mani di quest’ultima”, mentre “nel caso di specie, (in cui) nell’avviso risultava la indicazione del legale rappresentante della persona giuridica”, “non risulta per contro che sia stato fatto alcun tentativo di eseguire una valida notifica presso o stesso”; puntualizzò, quindi, che “la notifica deve ritenersi pertanto affetta da nullità che si riverbera sull’atto impugnato con decadenza per l’ufficio dalla eseguire la rinotifica dello stesso”.

Il Ministero delle finanze ricorre, con un motivo, per la cassazione della surrichiamata sentenza di secondo grado, per quanto è dato sapere, non notificata.

La (omissis) resiste al ricorso, notificatole l’11 novembre 1997, con controricorso del 5 marzo 1988, manifestamente tardivo, e, quindi, inammissibile, perché notificato alla p.a. ricorrente nella già intervenuta consumazione del termine decadenziale stabilito, all’uopo, dall’art. 370, comma 1, cod.proc.civ..

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il Ministero delle finanze, con il motivo articolato a supporto del ricorso, censura la sentenza nei sensi illustrati resa sulla fattispecie dalla Commissione tributaria regionale del Friuli Venezia Giulia denunciandola inficiata da “violazione degli artt. 156, 157 e 160 c.p.c.”: sulla premessa che, a mente della prima delle norme, assunte, violate, “la nullità (di un atto) non può essere mai pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato”, e che “l’art. 160 del c.p.c., d’altro canto, prevede le ipotesi tassative di nullità della notificazione, facendo, comunque, salva l’applicazione degli artt. 156 e 157 del c.p.c.”, prospetta, in definitiva, che, “nel caso di specie”, concernente deduzione, non già di inesistenza ma, di nullità della discussa notificazione di avviso di accertamento, “come è documentalmente provato, lo scopo della notificazione medesima è stato raggiunto”, per essere stato il notificato messo in grado di avere rimessogli e di esercitare diritto di impugnarlo; sostiene, quindi, che “sulla base delle considerazioni che precedono, risulta di tutta evidenza che, … , la nullità della notifica dello avviso di accertamento risulta sanata dal comportamento del contribuente, il quale ha impugnato l’atto ritualmente e nei termini previsti dalla legge, dando oltretutto prova di ben conoscerne il contenuto, in quanto non si è limitato ad eccepire la nullità della notifica, ma ha affrontato anche il merito dei singoli rilievi, con ciò dimostrando inoppugnabilmente che l’atto ha raggiunto lo scopo cui era destinato”.

La censura non coglie nel segno e va disattesa.

A)-La declaratoria della nullità originaria della notificazione del discusso avviso di accertamento risultante dalla sentenza impugnata non viene contestata nella presente sede dalla p.a. ricorrente, e, pertanto, l’invalidità della ridetta notificazione va tenuta per irretrattabilmente acclarata.

B)-Per altro verso, occorre evidenziare che, nel caso in esame, costituiscono dati indiscussi, sui quali va ritenuto precluso ogni ulteriore dibattito, il fatto che il termine ultimo utile ai fini della notificazione del ripetuto avviso di accertamento, a’ sensi dell’art. 43, comma 1, d.p.r. 29.XI.1973 n.600, scadeva il 31 dicembre 1990, e, per un altro verso, la circostanza che il reclamo della contribuente avverso detto avviso, notificatole, va ribadito invalidamente, il 28 dicembre 1990, fu prodotto l’11 febbraio 1991, quindi successivamente alla scadenza cennata, e, perciò, in un momento in cui, alla stregua della disposizione legislativa surrichiamata, la decadenza dell’amministrazione finanziaria dalla potestà accertativa, nella mancata notifica di avviso di accertamento, avrebbe dovuto essere ravvisata ormai irrimediabilmente realizzata.

C)-Ciò posto, deve ritenersi che l’invocazione dell’applicazione al caso in discorso del combinato disposto degli artt. 156, comma 3, e 160 cod.proc.civ., e la richiesta, correlata, della cassazione della sentenza impugnata, assunta, eterodossa per non aver rilevato l’impossibilità di dichiarare la nullità della notificazione considerata in una situazione in cui l’impugnazione, in sé tempestiva a mente dell’art. 16, comma 5, d.p.r. 26.X.1972 n.636, dell’atto notificato da parte del soggetto intimato avrebbe dovuto rendere palese che la notificazione medesima aveva raggiunto il suo scopo di portare a conoscenza del destinatario l’atto cennato si rivelano assolutamente inappropriate.

In proposito, giova osservare che gli artt. 156, comma 3, e 160 cod.proc.civ., applicabili nel contenzioso tributario in virtù, a suo tempo, della norma di rinvio di cui all’art. 39 d.p.r. n. 636 del 1972, dianzi ricordato, e, ora, dell’art. 1, comma 2, d.lgs. 31.XII.1992 n.546, hanno una valenza eminentemente, per non dire esclusivamente, processuale, sicché, in materia tributaria, sembra possano essere applicati solo per quanto attiene alla regolamentazione del processo dinanzi agli organi del contenzioso, e non anche in tema di diritto sostanziale: in altri termini, si vuol dire che, siccome l’art. 156 cod.proc.civ. disciplina unicamente la nullità degli atti processuali, dovrebbe intendersi che anche il richiamo fatto a detta norma dall’art. 160 del codice di rito con riferimento alle notificazioni possa valere soltanto a fini processuali, e che, perciò, l’operatività della normativa risultante dal combinato dettato delle due disposizioni riguardi solamente le notificazioni eseguite nel quadro, ed in funzione, del processo, anche tributario.

Ora, l’avviso di accertamento, e, in particolare, l’avviso di cui agli artt. 42 e s. d.p.r. 29.XI.1973 n.600, è atto, non processuale e non specificamente funzionale al processo ma, amministrativo, esplicativo della potestà impositiva dell’amministrazione finanziaria, in sé e per sé perfetto e pienamente efficace, sicuramente non espressivo di una pretesa la cui fondatezza debba essere necessariamente vagliata in sede giurisdizionale.

E’ opinione pacifica, infatti, che, nel quadro del contenzioso tributario, l’istituzione del processo si correla, non già alla notificazione dell’avviso di accertamento, o di qualsiasi atto impositivo impugnabile, ma, alla produzione del ricorso di cui, una volta, agli artt. 15 e ss. d.p.r. 636 del 1972 e, attualmente, 18 e 20 d.lgs n.546 del 1992, e che, rispetto a detta istituzione, l’esistenza, ancor più che la notificazione, dell’avviso di accertamento, o di un altro atto amministrativo impugnabile, si atteggia come veicolo di accesso, di valenza, per così dire, preprocessuale, ai rimedi giurisdizionali accordati al contribuente per contrastare le ragioni vantate nei suoi confronti dall’amministrazione finanziaria.

La notificazione dell’avviso di accertamento, pertanto, non attiene in nessun modo all’inizio di un procedimento giurisdizionale contenzioso, ma di questo costituisce, semmai, un semplice antecedente, perché il primo atto del processo instaurabile dal contribuente per far valere le proprie ragioni contrapposte a quelle del fisco è rappresentato dal surrichiamato ricorso alle commissioni tributarie.

Da ciò consegue che sembra rivelarsi arbitrario ed inaccettabile pretendere di applicare alla notificazione dell’avviso di accertamento, come detto, atto di natura eminentemente e meramente amministrativa, la disciplina della sanatoria delle nullità delle notificazioni degli atti processuali, e ritenere, alla stregua di tale disciplina, che la proposizione del reclamo da parte del contribuente notificato possa produrre l’effetto di impedire, in ogni caso, la verificazione della decadenza, di diritto sostanziale, correlata alla mancata tempestiva e valida notifica di detto avviso prevista dall’art. 43, comma 1, d.p.r. n.600 del 1973, prec.cit..

Al riguardo, inoltre, va considerato che il raggiungimento dello scopo sanante di cui all’art. 156, comma 3, cod.proc.civ. deve essere riscontrato caso per caso, in relazione alla natura e specie del fatto impeditivo della nullità ed allo scopo cui l’atto invalido era finalizzato.

E una indagine sul punto, nella situazione in controversia, non può non portare a concludere che, quand’anche, in ipotesi, dovesse ritenersi l’applicabilità dell’art. 156, comma 3, del codice di rito alla notificazione dell’avviso di accertamento prevista dal ridetto art. 43, comma 1, d.p.r. 29.IX.1973 n.600 – ciò che sembra poter essere negato in base alle considerazioni più sopra sviluppate -, il fine della notificazione discussa non può essere ravvisato raggiunto per il solo fatto della proposizione da parte del contribuente di un rituale reclamo contro l’atto notificato se tale proposizione risulti successiva alla consumazione del termine decadenziale stabilito per l’esercizio della potestà accertativa spettante all’amministrazione finanziaria.

Lo scopo della notificazione dell’avviso di accertamento in discorso, di fatti, è essenzialmente quello di estrinsecare la pretesa impositiva significandola cosi impositiva, sostanziale, significandola al relativo destinatario, e di impedire così il compimento del termine di decadenza della potestà di imposizione: il raggiungimento di tale scopo nell’accertata invalidità della notificazione e della correlata strutturale inettitudine della stessa a produrre effetti, non può essere ravvisato provato dalla proposizione del reclamo del contribuente contro l’atto notificato se detta proposizione risulti successiva alla scadenza del termine cennato, perché, a tutto voler concedere, la proposizione del reclamo, nel contesto dato, non dimostra che il reclamante abbia avuto contezza e legale scienza dell’atto notificatogli in tempo utile, ossia prima della ridetta scadenza.

D)-Corollario delle osservazioni sviluppate nelle lettere precedenti è che il ricorso va dichiarato immeritevole di accoglimento e disatteso.

E) -Prima di concludere, si impone un’ulteriore considerazione.

La Corte è consapevole del fatto che questa decisione – che ha un remoto precedente in Cass. Sez. I civ., sent. n.48.77 del 29.VII.1980, resa, peraltro con riferimento ad un contesto normativo diverso da quello cui la fattispecie è riducibile – si pone in contrasto con un, prevalente, orientamento della giurisprudenza di legittimità, da ultimo recepito da Cass. Sez. I civ., sent. n.3294 del 7.IV.1994, secondo il quale l’irregolarità della notificazione di un avviso di accertamento deve ritenersi sempre sanata, con effetto ex tunc, a seguito dell’impugnazione dell’atto notificato proposta dal contribuente nei termini di cui all’art. 16, comma 5, d. p. r. 26.X.1972 n.636 e dell’art. 21, comma 1, d.lgs. 31.XII.1992 n.546, alla proposizione di tale impugnativa correlandosi il raggiungimento dello scopo della notificazione e l’impedimento della decadenza della p.a. dalla potestà accertativa.

Il collegio ritiene, però di doversi discostare da tale indirizzo giurisprudenziale, che ravvisa non condivisibile, perché basato sul presupposto, come detto inaccettabile, della attribuibilità alla notificazione degli avvisi di accertamento di una valenza, non sostanziale ma, eminentemente processuale.

Nella ravvisata sussistenza di giusti motivi, le spese vengono compensate fra i contendenti.
PER QUESTI MOTIVI
La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese fra le parti.