Sentenza Tribunale di Milano – Banca paga 206.617,14 euro a cliente Sdl Centrostudi

asta bloccata

BANCA CONDANNATA A PAGARE EURO 206.617,42 A FAVORE DI UN CLIENTE DI SDL CENTROSTUDI – IMPORTANTE SENTENZA DEL TRIBUNALE DI MILANO

Di seguito Vi rimettiamo il commento predisposto dal collega Avv. Biagio Riccio:

Nota di commento a sentenza resa dal Tribunale di Milano Giudice estensore dott. Stefani n. 7980/2016 pubbl. il 27/06/2016 RG n. 27551/2013.

 

La sentenza allegata ed ivi in commento, il cui giudizio è stato curato direttamente dall’avvocato professor Serafino Di Loreto, è di precipua importanza per quanto attiene alla nullità del contratto dei derivati, dal momento che, conformemente ad un indirizzo consolidato in dottrina ed in giurisprudenza, se ne sancisce la nullità quando il contratto è privo di causa, perché difetta la bilateralità dell’alea.

Il giudice infatti scrive: “in conclusione, quindi, tutti e tre i contratti IRS oggetto di causa sono privi della causa in concreto, perché non sono assolutamente idonei ad assicurare la copertura dal rischio di aumento degli oneri finanziari per la società, voluta dalle parti. Essi perciò sono nulli ai sensi dell’art. 1325 c.c. per difetto di un requisito essenziale”.

La detta nullità è chiarito dal Giudice, nella sua articolata motivazione, prende l’abbrivio dal concetto di causa, di canonica portata, per essere applicato di poi al caso dei derivati.

Asserisce il Decidente: E’ noto che la causa, quale elemento essenziale del contratto (cfr. art. 1325 c.c.), è stata tradizionalmente identificata con la funzione economico-sociale del negozio, arrivando quindi sostanzialmente a sovrapporsi al concetto di tipo negoziale. La dottrina più recente ha cercato di valorizzare anche gli interessi concreti che la singola operazione economica è diretta a realizzare, anche se estranei allo schema tipologico. La giurisprudenza è così giunta condivisibilmente a delineare il concetto di causa, secondo cui la causa del contratto è lo scopo pratico perseguito dalle parti, cioè la sintesi degli interessi che il negozio è concretamente diretto a realizzare, quale funzione individuale della singola e specifica negoziazione (cfr. Cass. 10490/2006 e 23941/2009).

Nel caso di specie è pacifico in causa, per comune allegazione delle parti, che i tre contratti di swap non avevano finalità speculative, ma erano volti a tutelare la società dal rischio finanziario legato all’aumento dei tassi sulla propria esposizione bancaria”.

Il tribunale meneghino si inserisce in un alveo giurisprudenziale che proprio la Corte di Appello di Milano ha delineato secondo una fondamentale sentenza che ha fatto scuola nell’intricata materia dei derivati.

Ci si riferisce alla pronuncia del 18.09.2013 a tenor della quale “Nei contratti di IRS devono essere esplicitati il valore del derivato, gli eventuali costi impliciti e i criteri per determinare le penalità in caso di recesso, perché solo così si è in presenza di un’alea razionale. Di modo che, in difetto di tali elementi, il contratto deve ritenersi nullo per difetto di causa, poiché il riconoscimento legislativo risiede nella razionalità dell’alea e quindi nella sua misurabilità”(Corte di appello di Milano sentenza del 18.09.2013).

Nel nostro caso il Giudice scrive che “si condivide, quindi, perché adeguatamente motivata, la conclusione del c.t.u., secondo la quale l’IRS 34258 non è coerente con la finalità di copertura dal rischio di rialzo dei tassi variabili”.

Proprio la Corte Milanese con la mentovata sentenza ha precisato in parte motiva che “L’IRS si manifesta come un contratto in cui la misura dell’alea reciprocamente e bilateralmente assunta dalle parti e i costi impliciti non costituiscono oggetto di una semplice informazione, ma assurgono ad elemento causale tipico del negozio, che è pertanto riconducibile alla categoria della scommessa legalmente autorizzata”.

Nella fattispecie di cui è causa il consulente tecnico di ufficio, con un elaborato di ottima fattura, ha chiarito in modo irrefragabile che “quanto al contratto IRS n. 911180094 larea di guadagno per Fonderie di Arluno, e di perdita per la Banca, che si collocava su un livello del tasso Euribor 6M oltre l’8,39%, era completamente al di fuori dei tassi attesi dal mercato, rendendo di fatto inconsistente il rischio di perdite per la Banca. La scrivente conclude che nel contratto IRS n. 911180094 lalea era unilaterale”.

Proprio la richiamata sentenza della Corte di Appello di Milano ci ricorda che “il contratto di “interest rate swap” rientra nella categoria della scommessa legalmente autorizzata, la cui causa, ritenuta meritevole dal legislatore dell’intermediazione finanziaria, risiede nella consapevole e razionale creazione di alee che, nei derivati cd. simmetrici, sono reciproche e bilaterali. L’oggetto del contratto è costituito da uno scambio di differenziali a determinate scadenze, mentre la sua causa risiede in una scommessa che entrambe le parti assumono. L’alea deve essere razionale per entrambi gli scommettitori e ciò a prescindere dall’intento che ha determinato la conclusione del contratto, sia esso di mera copertura, ovvero speculativo( in parte motiva Corte appello Milano, sez. I, 18/09/2013, n. 3459).

Si può sostanzialmente ritenere, in ragione dei migliori orientamenti dottrinali che “se da un lato la valutazione della sussistenza della causa in concreto impone al giudice la verifica dello scopo del contratto, con il rischio di effettuare un sindacato sulla convenienza dell’accordo rispetto agli intenti più o meno condivisi dalle parti; da un altro lato, anche la distinzione tra scopo di copertura e scopo di speculazione è apparsa equivoca alla dottrina più attenta, che ha rilevato come, a prescindere dallo scopo per il quale il derivato è stato stipulato, la vera natura di un contratto di interest rate swap rimane quella di una scommessa autorizzata (art. 1935 c.c.), «che ha per scopo comune la creazione di un rischio e il cui oggetto è rappresentato dalle alee bilaterali e reciproche» ( Così in L’invalidità dei derivati over the counter. Causa tipica e razionalità dell’alea- Fonte Giurisprudenza Commerciale, fasc.4, 2014, pag. 630 Stefano Milanesi).

L’alea ed il rischio, come dimostrato dagli atti di causa, non erano ben spalmati a carico di entrambi i contraenti: da qui una sonora sconfitta della Banca tenuta a restituire al cliente la ragguardevole somma di euro 206.617,42, oltre interessi legali dal 7/5/2013, più spese ed emolumenti di giudizio.

Scarica il Documento