Sentenza Tribunale di Napoli – RECUPERATI OLTRE 500.000,00 EURO

sentenza-500000euro-anatocismo

In allegato  un eccezionale provvedimento del Tribunale di Napoli ottenuto dallo Studio Legale dell’Avv. Biagio Riccio ove è stato provato nella consulenza tecnica d’ufficio e riconosciuto in sentenza l’effetto anatocistico dell’ammortamento alla francese.

Su un contratto di mutuo di originari € 1.000.000,00, il Giusdicente adito ha delibato la  non  debenza di interessi per oltre € 500.000,00, prevedendo un nuovo piano di ammortamento, questa volta conforme alla disciplina legislativa.

di seguito un breve commento ad opera dell’Avv. Biagio Narciso dello Studio Legale Riccio – Narciso:

BREVE NOTA DI COMMENTO A SENTENZA N°1558/2018 del 13/02/2018 DEL TRIBUNALE DI NAPOLI: L’EFFETTO ANATOCISTICO DELL’AMMORTAMENTO ALLA FRANCESE: RECUPERATI OLTRE 500.000,00 EURO.

 

In data 13/02/2018, il Tribunale di Napoli, in persona del Giudice Dr. Pastore Alinante, emanava una sentenza degna di nota in materia di diritto bancario, attinente al fenomeno anatocistico su un contratto di mutuo con piano di ammortamento alla francese.

Illustrando brevemente i fatti, si significa che gli attori convenivano in giudizio un Istituto di Credito al fine di sentire accogliere l’atto introduttivo incentrato sulla richiesta di accertamento non solo di interessi usurari ma anche dell’illegittimità del piano di ammortamento alla francese che celatamente nascondeva la produzione di interessi su interessi (c.d. anatocismo).

Prima di illustrare il principio emerso dalla sentenza in esame, si significa che con contratto stipulato nel 2009 in Napoli per atto notarile, la Banca ha concesso ai clienti un mutuo di euro 1.000.000,00 da restituire con gli interessi in 360 rate mensili, oltre al periodo di preammortamento.

I mutuatari hanno convenuto nel presente giudizio la banca mutuante ed hanno insistito per la richiesta di accertamento dell’illegittimità proveniente dall’applicazione di tassi anatocistici sul piano di ammortamento alla francese.

Si è costituita la Banca chiedendo di rigettare la domanda perché inammissibile, improponibile ed infondata.

Orbene, redatte le memorie istruttorie, il Giudice nominava un Consulente Tecnico d’Ufficio che nell’analizzare il contratto di mutuo, dopo attente osservazioni e successive riconvocazioni, finalmente accertava quanto inizialmente lamentato e poi attentamente provato nel seno del giudizio civile.

Alla luce della consulenza definitiva, il Giusdicente adito prendeva atto di quanto emerso in sede di lavori peritali.

Il CTU dimostrava nella sua relazione che, nel piano di ammortamento del mutuo, “ad ogni scadenza, gli interessi maturati vengono di fatto dapprima addebitati al capitale e poi pagati dalla quota contenuta nella rata. In tal modo, quindi, come evidenziato nella tabella, gli stessi interessi continuano a partecipare al computo degli interessi successivi proprio perché sono stati capitalizzati”.

Ancora in sentenza si legge che “tale dimostrazione è analitica ed accompagnata da specifiche tabelle che sviluppano quantitativamente la tesi del CTU, alla quale il CT di parte della banca non ha saputo contrapporre argomentazioni altrettanto analitiche, non avendo nemmeno preso in considerazione i calcoli del CTU”.

Pertanto, la capitalizzazione composta non dichiarata in contratto, ma risultante solo dal piano di ammortamento, integra un anatocismo vietato dall’art. 1283 c.c. e non legittimato neanche dalla delibera Cicr 9/2/2000.

L’effetto di tale anatocismo va espunto dal piano di ammortamento, il quale va ridefinito in base ai calcoli effettuati dal CTU, che costituisce un piano a rata fissa, proprio come quello originariamente pattuito.

Il Magistrato, quindi, decideva che le somme in più pagate dai mutuatari, rispetto a quanto previsto dal nuovo piano, andavano detratte da quanto ancora dovuto dai medesimi.

Ebbene, il provvedimento de quo risulta degno di nota atteso che il Giudice attentamente rileva che ad ogni scadenza, gli interessi maturati vengono di fatto dapprima addebitati al capitale e poi pagati dalla quota contenuta nella rata.

In tal modo, quindi, gli stessi interessi continuano a partecipare al computo degli interessi successivi, proprio perché vengono capitalizzati dalla Banca.

In altri e più facili termini, si crea la produzione di interessi sugli interessi sul piano di ammortamento alla francese.

Quest’ultimo, a differenza del piano di ammortamento c.d. all’italiana, prevede un pagamento rateale del mutuo con la circostanza che nelle prime rate la Banca percepisce solo interessi.

Pertanto, ad ogni scadenza, la Banca capitalizza ingiustamente gli interessi della rata scaduta, ovvero non considera la rata a titolo di interessi, ma la converte in una rata scaduta, considerandola furbescamente quale sola sorta capitale.

Ma così evidentemente non è.

Lo si ripete, nel piano di ammortamento alla francese, inizialmente la Banca incassa solo interessi per recuperare quanto prima il costo dell’operazione di mutuo. Pertanto, se un cliente non dovesse pagare tali rate, la Banca potrebbe realizzare uno sgradito “scherzetto”, consistente nell’assurda capitalizzazione di soli interessi.

All’attento Lettore non sfugge che il Giudice dichiarava che in luogo del piano di ammortamento allegato al contratto di mutuo per cui è causa, il rapporto dovrà essere regolato dal nuovo piano di ammortamento ricalcolato dal CTU, con la conseguenza che su un rapporto di mutuo di 1 milione di Euro, i clienti hanno risparmiato la somma di € 555.524,00.

In conclusione, un simile provvedimento conferma l’assunto che il piano di ammortamento alla francese può contenere l’effetto anatocistico degli interessi che è vietato dalla legge.

Vi è un famoso precedente che va ripreso: “è illegittimo il c.d. ammortamento alla francese che comporta la restituzione degli interessi al tasso composto anziché quello semplice” (Tribunale Bari, 29/10/2008, n. 113).

 

Scarica il documento [PDF]

Scarica il documento [PDF]