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CINEMA INTRASTEVERE: “Cronaca di una passione” – mercoledì 5 aprile ore 20:30

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Mercoledì 5 aprile alle ore 20:30 presso il cinema Multisala Intrastevere, vicolo Moroni 3, Roma

Proiezione  “Cronaca di una passione” regia Fabrizio Cattani. Prenderanno parte attori, il regista e Elisabetta Olmi (figlia di Ermanno Olmi)

Al termine della proiezione SDL Centrostudi aprirà un dibattito sui temi trattati dalla pellicola (Banche, Equitalia) per cui la Fondazione SDL Centrostudi si batte da anni.

SDL Centrostudi – Intervista al Presidente Calabrò su TRIS Telegiornale

 

Ancona

TRIBUNALE DI ANCONA – Perizia CTU con ricalcolo a favore della società correntista

By | Ordinanze in materia bancaria | No Comments

In allegato stralcio della CTU depositata presso il Tribunale di Ancona in un contenzioso seguito dall’Avvocato Antonio Paone, di cui Vi lasciamo breve nota:

“La verifica è stata fatta su due conti, uno anticipo fatture e l’altro SBF, accesi nel 2002 ed entrambi chiusi nel 2010.
Secondo le perizie di parte la banca aveva illegittimamente addebitato € 50.000,00 a titolo di interessi usurari, ultralegali, cms e spese non pattuite.
La perizia del tribunale anconetano giunge a un ricalcolo a favore della società correntista per € 48.000,00.”

Tribunale Ancona – Perizia CTU

Pavia

Tribunale di Pavia – Sentenza di condanna della Banca MPS – riconoscimento spese di lite, di CTU e di perizia

By | Sentenze | No Comments

Sentenza di cui all’allegato ottenuta sul Tribunale di Pavia dall’Avv. Andrea Ziletti, che ha portato grande giovamento al comune cliente, in quanto, a fronte di un debito pari ad euro 104.763,17, È EMERSO PER IL CLIENTE UN VANTAGGIO PARI COMPLESSIVAMENTE AD EURO 154.747,96.

A CIÒ SI AGGIUNGA CHE LA SENTENZA HA CONDANNATO LA BANCA CONVENUTA AL PAGAMENTO DELLE SPESE DI LITE NELLA MISURA DELLA METÀ, NONCHÉ DI PARTE DELLE SPESE PER LE PERIZIE SDL ED, INTEGRALMENTE, LE SPESE DI CTU

Sentenza emessa dal Tribunale di Pavia in data 16 marzo 2017, in una causa relativa a due conti correnti nella quale si chiedeva, sulla base di perizie SDL, la restituzione delle somme illegittimamente incamerate dall’Istituto di Credito a seguito dell’applicazione di interessi usurari, anatocistici e c.m.s. non dovute.
Il Giudice, a fronte dei saldi negativi dichiarati dalla Banca convenuta pari, rispettivamente, ad euro 46.804,86 e ad euro 57.958,31, ha accertato e dichiarato, anche sulla base delle risultanze della CTU, che il rapporto dare/avere del primo conto corrente è di euro 4.608,69 a debito del correntista mentre, per il secondo conto corrente, è di euro 54.593,49 a credito del correntista.
Il Tribunale, inoltre, ha compensato per metà le spese di lite ponendo a carico della banca la restante parte, ponendo comunque a carico della Banca sia parte delle spese di CTP sia, integralmente, le spese di CTU.
In particolare, il Giudice ha rigettato, innanzitutto, l’eccezione di nullità dell’atto di citazione.
Infatti, recita la sentenza in commento, “Dal contenuto dello stesso e dalle relative conclusioni si comprendono quali sono le cause dei due contratti di conto corrente di corrispondenza di cui l’attore deduce la nullità e le specifiche ragioni delle stesse, tanto che la banca convenuta si è compiutamente difesa”.
Il Giudicante, inoltre, ha ritenuto altresì infondata l’eccezione di prescrizione relativamente ad uno dei conti correnti oggetto di causa, aperto il 29.09.1993.
Infatti, risultano provati i limiti dei diversi affidamenti concessi sul detto conto e il CTU ha quindi accertato che tutte le rimesse asseritamente solutorie erano nei limiti degli affidamenti vigenti, con funzione quindi ripristinatoria degli affidamenti stessi.
Il Tribunale ha, poi, accertato che i conti correnti prevedevano la capitalizzazione di interessi anatocistici.
Essendo i conti oggetto di causa aperti entrambi nel 1993, quindi anteriormente alla entrata in vigore della nota delibera CICR del 24.02.2000, il Giudice ha rilevato che la banca non ha prodotto alcunché circa la prova dell’adeguamento dei contratti alla predetta delibera CICR o, comunque, circa la sottoscrizione delle suddette clausole da parte del correntista.
Si ricorda, infatti, che le clausole anatocistiche contenute nei contratti stipulati anteriormente alla predetta delibera restano disciplinate, secondo i principi che regolano la successione delle leggi nel tempo, dalla normativa anteriormente in vigore, come opportunamente osservato dalla Cassazione (S.U. Sent. n. 21095/04; cfr. anche Cass. n. 1222 del 20.08.2003).
Successivamente, la Cassazione (Sent. n. 4093 del 25.02.2005; Sent. n. 25016 del 30.11.2007) ha ribadito che, in tema di capitalizzazione, la sentenza della Corte Costituzionale n. 425/2000, dichiarando la illegittimità per violazione dell’art. 76 Costituzione, del comma 3 art. 25 D.lgs. 342/99 e del conseguente art. 7 della Delibera che prevedeva le condizioni di sanatoria, ha reso applicabile la normativa anteriormente in vigore, con nullità delle preesistenti clausole anatocistiche per violazione dell’art. 1283 cod.civ.
Quindi, ne consegue che perdurano per i contratti in essere gli effetti di nullità della clausola.
Tornando al caso di specie, la sentenza in commento ha pertanto escluso ogni forma di capitalizzazione degli interessi.
Il nominato Consulente Tecnico d’Ufficio ha, pertanto, correttamente, rideterminato il rapporto di dare/avere tra le parti con esclusione degli interessi anatocistici, rilevando altresì il superamento dei tassi soglia ai fini dell’usura in uno dei conti correnti oggetto di causa.
A seguito di tutto ciò, il Giudice ha accertato e dichiarato la nullità delle clausole relative alla capitalizzazione degli interessi anatocistici in entrambe i contratti nonché il superamento del tasso soglia relativamente ad uno dei conti correnti.
Per l’effetto, in accoglimento della domanda di parte attrice di accertamento negativo diretta a rideterminare i rapporti di dare/avere tra le parti, esaminata la perizia del CTU, il Giudice ha rideterminato i detti rapporti come sopra specificato.
Interessante è quanto rileva la sentenza circa la domanda di accertamento negativo: “In relazione a tale domanda sussiste sempre un interesse ad agire, trattandosi di una domanda diretta a rideterminare il corretto rapporto di dare e avere fra le parti espungendo somme non dovute dal correntista alla banca per l’effetto dell’applicazione di clausole contrattuali nulle”.
All’esito di quanto sopra, come già accennato, il Tribunale ha compensato per metà le spese di lite, ponendo a carico della Banca sia parte delle spese per le perizie depositate dall’attrice sia, integralmente, le spese di CTU.

Tribunale di Pavia – Condanna Banca MPS

vittoria

Tribunale di Milano – Banca condannata ad oltre € 100.000: Rivoluzionaria Sentenza in tema di Onere Probatorio

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La sentenza in epigrafe, conseguita con il ministero della difesa dell’avv. prof. Serafino Di Loreto, merita di essere segnalata per precipue considerazioni del seguente tenore:
1. E’ stata resa dal Tribunale di Milano VI sez. civile;
2. La condanna per la banca è ragguardevole in quanto pari ad € 116.343,80 oltre interessi dal 2012;
3. Il giudice estensore non si è uniformato all’indirizzo della sezione del tribunale meneghino, secondo cui chi agisce in giudizio (nella specie il correntista) deve ai sensi dell’art.2697 c.c produrre sempre il contratto di conto corrente. E’ ben noto infatti per il Tribunale lombardo che: “in difetto di produzione del contratto di conto corrente, necessariamente debbano essere rigettate le eccezioni attinenti alla validità o meno delle pattuizioni ivi contenute (si veda la clausola in materia di interessi anatocistici, piuttosto che la clausola riguardante le commissioni di massimo scoperto), considerato come, una volta riconosciuto il perfezionamento del contratto, come appunto nel caso di specie, sia onere dell’attore produrre lo stesso al fine di dimostrare il tenore delle clausole di cui viene contestata la validità, piuttosto che l’assenza di pattuizioni di cui è stata eccepita l’applicazione. In mancanza del contratto non è neppure possibile verificare se e quali addebiti siano stati effettuati con le causali contestate. Per le ragioni tutte esposte pertanto le domande attoree vanno respinte, con assorbimento delle ulteriori difese esposte dalla convenuta” (sentenza n° 2204/2015, pronunciata e pubblicata in data 18/02/2015 dal Giudice Monocratico dott. Ferrari della VI sezione Civile del Tribunale di Milano, per il giudizio iscritto al ruolo generale n° 84019/2012);
4. Relativamente all’onere della prova nelle azioni di accertamento negativo, una parte della giurisprudenza, contraria a quella riportata, sostiene la tesi secondo cui lo stesso gravi sempre e comunque sul creditore, a prescindere se quest’ultimo sia o meno attore del giudizio sottostante. Un’illuminante sentenza (Cass. n° 1391/1985), esplicita che i principi generali sull’onere della prova trovano applicazione indipendentemente dalla circostanza che la causa sia stata instaurata dal debitore, con azione di accertamento negativo, con la conseguenza che, anche in tale situazione, la prova deve gravare sempre sul titolare del diritto di cui si chiede l’accertamento, dunque, nel nostro caso, la convenuta Banca. L’attore, in accertamento negativo, deve solo provare: l’ingiustificato addebito, l’illegittimità dell’agire della banca, il suo comportamento contra legem;
5. Perciò, il suo carico probatorio consiste nella necessità che al Giudice sia rappresentata la circostanza che il convenuto istituto di credito abbia agito in dispregio della legge, nel nostro caso l’art. 644 c.p. e l’art. 1283 c.c., oltre la normativa del TUB;
6. È di converso la banca che ritiene che tali importi (indicati come addebiti illegittimi dall’attore) siano dovuti, che l’usura non sussista, che non si verta in materia di capitalizzazione anatocistica, che il TEG non sia superiore al tasso soglia, che le competenze e gli interessi siano stati computati secondo legge, dovrà esibire i dovuti documenti giustificativi: il contratto e gli estratti conto. “In tema di onere della prova, trovano applicazione i principi generali di cui all’art. 2697 c.c. anche nell’ipotesi in cui la causa sia stata instaurata dal debitore con azione di accertamento negativo. Pertanto, anche in tale situazione sono a carico del creditore le conseguenze della mancata dimostrazione degli elementi costitutivi della pretesa” (Cass. civ., 17/07/2008 n° 19762; nel medesimo senso cfr. App. L’Aquila n° 615 del 09/09/2010; Cass. civ., n° 28516/2008).”Poiché, come ribadito dalle Sezioni Unite n. 13533 del 2001, negativa non sunt probanda – la prova che non esista un credito della banca o che lo stesso non abbia una determinata consistenza quantitativa non può essere posta carico dell’attore; per contro, esponendosi lo stesso all’onere di una prova diabolica” (Tribunale di Brindisi 9.08.2012);
7. L’interesse ad agire in giudizio per l’attore, nel caso in rassegna, è solo quello di accertare l’illegittimità dell’addebito: a tal fine per il Tribunale meneghino non è indispensabile il contratto. E’ stato infatti applicata la legge (ex art.117 TUB), in sua mancanza;
8. Altra peculiarità della sentenza consiste nel fatto che anche in ragione dell’applicazione della formula della banca di Italia l’istituto di credito risulta debitore;
9. Infine il giudice ha condannato la banca al ristoro delle somme derivanti da un ingiustificato anatocismo, in violazione della delibera CICR del 2000 per il periodo successivo all’1.07.2000, non avendo l’istituto di credito né allegato, né documentato di essersene adeguato. Lo stesso Tribunale di Milano in proposito ha statuito che: “In applicazione del D. Lgs. n. 342 del 1999 e della delibera CICR (Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio) del 9 febbraio 2000 è possibile per talune operazioni, tra cui i conti correnti, che la Banca applichi l’anatocismo purchè il conteggio rispetti il principio di reciprocità e la Banca provveda alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della notizia del proprio adeguamento alla delibera citata nonché ne comunichi per iscritto i termini al cliente. La mancata produzione in giudizio di idoneo supporto probatorio in ordine all’adempimento di siffatti oneri determina la nullità della clausola contrattuale di capitalizzazione degli interessi (Trib. Milano Sez. VI, 11-10-2010).

Avv. Biagio Riccio

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Anatocismo bancario fuorilegge

Anatocismo bancario: Conferme e Novità

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L’anatocismo bancario (dal greco ἀνατοκισμός anatokismós, composto di ἀνα- «sopra, di nuovo» e τοκισμός «usura») è un fenomeno che consiste nella produzione di interessi (capitalizzazione) da altri interessi resi produttivi sebbene scaduti o non pagati su un determinato capitale, il che determina una crescita esponenziale del debito.

Nonostante tale prassi sia espressamente vietata dalla Corte di Cassazione dal 1999, i medesimi istituti di credito continuano a praticare tale capitalizzazione di interessi, confidando in una pronuncia del CICR (Comitato Interministeriale Credito e Risparmio) datata 9 Febbraio 2000.

In particolare, la delibera in oggetto ha fissato il principio per cui sono valide le pattuizioni del contratto bancario che prevedano l’anatocismo purché vi sia la stessa periodicità nella capitalizzazione degli interessi attivi e quelli passivi.

Ciò rilevato, resta comunque il fatto che si tratta di un istituto sul quale permane una forte conflittualità, la quale è destinata ad essere positivamente superata a seguito di numerosi provvedimenti emessi recentemente dai fori diversi.

Storica è la sentenza del Tribunale di Milano dello scorso Marzo che in forza di ricorso dei correntisti ha vietato a tre banche  l’utilizzo di qualsiasi forma di anatocismo sui conti in essere e su quelli nuovi, ordinando agli stessi istituti di pubblicizzare la condanna sui loro siti e sulla stampa nazionale oltrechè ad ogni correntista, rilevando altresì il fatto che la legge non demandi al CICR l’adozione di una delibera con cui stabilire le modalità ed i criteri di produzione degli interessi nei rapporti bancari.

Altrettanto significativo è l’intervento della Cassazione a Sezioni Unite che – con la Sentenza n. 9127/2015 – ha ribadito il divieto assoluto e tombale di anatocismo tramite capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori, esteso, a livello temporale, dalla consueta trimestralità, all’infinito per tutta la durata del rapporto contrattuale, negando dunque anche la possibilità di capitalizzazione annuale.

La Suprema Corte osserva infatti che dalla giurisprudenza che ha vietato la capitalizzazione trimestrale appaiaassolutamente arbitrario trarne la conseguenza che, nel negare l’esistenza di usi normativi di capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori, quella medesima giurisprudenza avrebbe riconosciuto (implicitamente o esplicitamente) la presenza di usi normativi di capitalizzazione annuale. Prima che difettare di “normatività”, usi siffatti non si rinvengono nella realtà storica, o almeno non nella realtà storica dell’ultimo cinquantennio anteriore agli interventi normativi della fine degli anni novanta del secolo passato: periodo caratterizzato da una diffusa consuetudine (non accompagnata però dalla opinio iuris ac necessitatis) di capitalizzazione trimestrale, ma che non risulta affatto aver conosciuto anche una consuetudine alla capitalizzazione annuale degli interessi debitori, né di necessario bilanciamento con quelli creditori“.

Dopo il Tribunale di Milano, tale interpretazione è stata fornita anche dal Tribunale di Como con una recente ordinanza: secondo il giudice lariano, dal 1° gennaio 2014 in Italia è vietata alle banche ogni pratica anatocistica nonostante non sia ancora arrivata la delibera apposita del CICR, pertanto la delibera dello stesso non è necessaria ai fini della validità della nuova norma.

Infatti, tale delibera può soltanto individuare le modalità di applicazione e conteggio degli interessi, mentre tutte le altre norme sono già entrate in vigore il primo gennaio 2014.

Quelli appena riportati sono solo alcuni esempi, forse i più significativi, i quali confermano l’assoluta illegittimità della condotta ancora tenuta dagli istituti bancari.

SDL Centrostudi combatte tale prassi e attivamente contribuisce alla salvaguardia ed applicazione del dettato legislativo.