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Ordinanza della Corte d’Appello di Brescia

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Siamo enormemente lieti di trasmetterVi l’ordinanza di cui all’allegato ottenuta presso la Corte d’Appello di Brescia dall’Avv. Marco Enrico Sgarbi, di cui Vi invitiamo a leggere il breve commento :

“Lieto di comunicare che, la Corte d’Appello di Brescia, a scioglimento della riserva assunta alla scorsa udienza del 25.10.us., con l’ordinanza che allego ha sospeso la provvisoria esecutorietà della sentenza impugnata emessa dal Tribunale di Mantova (G.I. Dott. Marco Benatti) con la quale gli odierni appellanti si sono visti rigettati, de plano, senza alcuna attività istruttoria, le domande proposte in primo grado e sono stati condannati alla rifusione delle spese di lite oltre che al pagamento di una somma di denaro liquidata a titolo di responsabilità aggravata e/o per lite temeraria ex art. 96, co. III c.p.c..

 

La Corte, secondo una delibazione sommaria, tipica dello stato degli atti, ha ritenuto che i motivi di appello non appaiono ”ictu oculi” infondati ma, al contrario, siano suscettibili di opportuno e necessario approfondimento con particolare riguardo alla liquidazione della condanna ex art. 96, co. III c.p.c.

La causa è stata rinviata all’udienza del 30 ottobre 2019 ad ore di rito per la precisazione delle conclusioni.

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sentenza annullamento

Tributaria Provinciale di Brescia – Sentenza di annullamento iscrizioni a ruolo e relative cartelle di pagamento

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ANNULLAMENTO PARZIALE DI ISCRIZIONI A RUOLO E CARTELLE DI PAGAMENTO PER IL COMPLESSIVO IMPORTO DI EURO 32.569,63

 

Trattasi di sentenza emessa dalla Commissione Tributaria Provinciale di Brescia in data 10.10.2016 e pubblicata in data 12.12.2016.

 

La Commissione ha accolto parzialmente il ricorso annullando parte delle iscrizioni a ruolo e delle relative cartelle di pagamento.

 

La causa definita dalla Commissione aveva ad oggetto iscrizioni a ruolo e relative cartelle di pagamento, dettagliatamente indicate nel ricorso, relative ad addizionale regionale, IVA, IRPEF e ritenute per le annualità 1994, 1995, 1998, 2004, 2005, 2007, 2008, 2009, 2010, 2011 e 2012, per un carico complessivo di Euro 92.139,22.

 

La Commissione Tributaria ha, preliminarmente, ribadito l’impugnabilità degli estratti di ruolo rilevando che recenti assunti della Cassazione hanno spiegato che il ricorso contro l’estratto è in realtà ricorso contro il ruolo e, pertanto, vale come impugnativa della cartella esattoriale cui rinvia.

 

Attraverso il ricorso si è eccepita, innanzitutto, l’omessa notifica delle cartelle di pagamento, atti presupposti a qualsiasi procedura di riscossione coattiva.

In materia, l’art. 25, comma 1, del Dpr. n. 602/1973, disciplinante le modalità di riscossione, prevede espressamente che l’Agente della Riscossione debba notificare la cartella di pagamento al debitore iscritto a ruolo.

La citata legge pone, dunque, in capo all’Agente della riscossione il preciso onere di notificare l’iscrizione a ruolo portata dalla cartella di pagamento.

E’ di tutta evidenza, quindi, che, in mancanza della notifica di un atto presupposto, l’azione amministrativa tesa alla riscossione dei contributi risulta viziata.

Ciò deriva dalla semplice circostanza che, essendo il procedimento di riscossione improntato al principio di “tipicità” degli atti, l’attuazione della pretesa deve avvenire seguendo le regole positivizzate dal legislatore.

Da tale vizio risulta inequivocabilmente la decadenza in cui è incorsa Equitalia Spa in relazione al potere di riscuotere i tributi oggetto del ricorso.

Stante la mancanza di notifica delle cartelle esattoriali, si è altresì contestata l’inesistenza, o comunque la nullità o l’annullabilità, delle relative iscrizioni a ruolo.

 

Sulla base di tali principi la Commissione adita ha rilevato che non tutte le cartelle impugnate sono state notificate, non avendo Equitalia, regolarmente costituitasi, provveduto al deposito di documentazione comprovante la notificazione delle relative cartelle.

 

Si è poi eccepita la prescrizione dei crediti vantati da Equitalia.

 

Il Giudice Tributario ha rilevato che una serie di poste a debito erano relative a crediti non esigiti per oltre un decennio e, quindi, caduti in prescrizione.

Per un’altra serie di poste i termini della prescrizione (ordinaria decennale) non si sono consumati e quindi il debito d’imposta è stato confermato solo in quei casi in cui Equitalia ha dato prova della notifica.

 

In conclusione, la Commissione ha accolto parzialmente il ricorso e annullato parte degli atti impugnati.

Causa seguita dall’Avv. Andrea Ziletti.

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sospensione rinvio

Decreto emesso dal Tribunale di Brescia – Sez. lavoro

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Decreto emesso dal Tribunale di Brescia – Sez. lavoro in data 04.08.2016 in una causa contro Equitalia, INPS ed INAIL, avente ad oggetto una serie di cartelle di pagamento.

Il Tribunale ha sospeso – inaudita altera parte – gli atti impugnati sulla base delle contestazioni contenute nel ricorso che il Giudice ha evidentemente ritenuto gravi e quindi meritevoli di essere accolte.

In particolare, si è eccepita la prescrizione dei contributi previdenziali dovuti all’Inps e agli altri istituti di previdenza che, a partire dal 1996, è ormai diventata di cinque anni.

Si è poi eccepita la decadenza dal potere di riscossione dei contributi in quanto, affinché le cartelle esattoriali possano spiegare i loro effetti (ossia costituire valido titolo esecutivo) nei confronti dei contribuenti, occorre che esse siano regolarmente notificate, circostanza che nel caso di specie non si è verificata.

Stante la mancanza di notifica delle cartelle esattoriali, si è altresì contestata l’inesistenza, o comunque la nullità o l’annullabilità, delle relative iscrizioni a ruolo.

Inoltre, quanto al requisito del periculum in mora, si è rilevato che dall’esecuzione può derivare al ricorrente un danno grave e, soprattutto, irreparabile, in considerazione della considerevole somma richiesta, pari a Euro 18.627,43, evidentemente incompatibile con la capacità finanziaria del contribuente, come è risultato dalle dichiarazioni dei redditi allegate agli atti.

Inoltre, oltre che degli esigui redditi percepiti, si è dato atto che la situazione economica del ricorrente è aggravata dal fatto che lo stesso ha a suo carico i figli minorenni e che ha in essere un mutuo ipotecario ventennale. Si è allegato, infine, l’estratto conto del ricorrente presentante un saldo negativo.

Causa seguita dall’avv. Andrea Ziletti

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inaudita_altera_parte

Tribunale di Brescia – causa contro Equitalia

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Ordinanza emessa dal Tribunale di Brescia – Sez. lavoro in data 04.07.2016 in una causa contro Equitalia, avente ad oggetto una serie di cartelle di pagamento.

Il Tribunale ha sospeso – inaudita altera parte – gli atti impugnati sulla base delle contestazioni contenute nel ricorso che il Giudice ha ritenuto “gravi” e quindi meritevoli di essere accolte.

In particolare, si è eccepita la prescrizione dei contributi previdenziali dovuti all’Inps e agli altri istituti di previdenza che, a partire dal 1996, è ormai diventata di cinque anni.

Si è poi eccepita la decadenza dal potere di riscossione dei contributi in quanto, affinché le cartelle esattoriali possano spiegare i loro effetti (ossia costituire valido titolo esecutivo) nei confronti dei contribuenti, occorre che esse siano regolarmente notificate, circostanza che nel caso di specie non si è verificata.

Stante la mancanza di notifica delle cartelle esattoriali, si è altresì contestata l’inesistenza, o comunque la nullità o l’annullabilità, delle relative iscrizioni a ruolo.

Inoltre, quanto al requisito del periculum in mora, si è rilevato che dall’esecuzione può derivare al ricorrente un danno grave e, soprattutto, irreparabile, in considerazione dell’ingente somma richiesta, pari a Euro 92.139,22, che risulta evidentemente incompatibile con la capacità finanziaria del contribuente, come è risultato dall’estratto di conto corrente, dalle buste paga e dalla certificazione unica 2016 allegati agli atti.

Causa seguita dall’avv. Andrea Ziletti

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ammissione ctu

Tribunale di Brescia – Ammissione CTU su Rapporto di Leasing estinto

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Vi invio l’importante provvedimento con cui l’organo giudicante incaricato presso il Tribunale di Brescia ha disposto la CTU contabile relativamente ad un contratto di leasing di un cliente SDL.
Si tratta di un contratto di leasing stipulato in data 18.12.2001, ora estinto, che prevedeva al momento della stipula dello stesso i seguenti interessi convenzionalmente determinati: Tasso nominale 3,35% e Tasso di mora 14,40% mentre, alla data della sottoscrizione del contratto, il tasso soglia era del 11,10%;
Nell’ordinanza il Giudice, in accoglimento delle nostre istanze, invita il CTU a verificare la sussistenza delle lamentate doglianze (e quindi i tassi applicati e la capitalizzazione degli interessi) soprattutto soffermando l’attenzione sulla modalità di computo degli interessi moratori.
Nel corpo dell’atto, infatti, si lamentava che la Banca, nel corso del rapporto contrattuale, aveva effettivamente applicato il tasso di mora convenuto e che il relativo tasso di mora non era stato sostituito a quello corrispettivo, ma calcolato sulla rata non pagata, composta di capitale e interessi, e che lo stesso tasso di mora era stato sommato agli interessi corrispettivi non corrisposti, al capitale e alle spese.

Avv. Torquato Tasso

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Tribunale di Brescia – CTU su Contratto di Leasing

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Si segnala ordinanza ottenuta dall’avv. Donatella Loda presso il Tribunale di Brescia sez. spec. Imprese, ove il giudice ha disposto CTU contabile per determinare l’eventuale usurarietà dei tassi di interesse applicati al contratto di leasing per cui è stata instaurata la causa.
In particolare, il CTU dovrà:
• Accertare se al momento della stipulazione del contratto i tassi di interesse superassero il tasso soglia oltre il quale gli interessi vanno considerati come usurari;
• Stabilire se il cd. piano di ammortamento “alla francese” si fondi su un meccanismo che genera interessi anatocistici
• Rideterminare rapporto di dare/avere tra le parti

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Corte d’Appello di Brescia – Revoca Fallimento a seguito di Reclamo ex art.18 L.fall.

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Con la sentenza in commento la Corte di Appello di Brescia ha revocato il fallimento di una società cliente della SDL a seguito di reclamo proposto ex art. 18 L.F. dall’ Avv. Biagio Riccio coadiuvato dall’Avv. Andrea Guizzardi, su incarico di uno dei soci della fallita, averso la sentenza dichiarativa di fallimento emessa dal Tribunale di Cremona.
In particolare il fallimento era stato richiesto “in proprio” dal liquidatore della società nonostante, secondo uno dei soci della srl, avesse sin da subito contestato sia la legittimità della messa in liquidazione (e quindi della nomina del liquidatore) sia la sussistenza dello stato di decozione.
La Corte d’Appello ha accolto le istanza dei legali incaricati dal socio della società illegittimamente dichiarata fallita soffermandosi sulla preliminare eccezione sollevata in riferimento alla “legittimazione di chi propone l’istanza “in proprio”, vale a dire sulla titolarità, in capo all’istante, del potere di rappresentanza.”
La Corte ha chiarito che, a prescindere dalla dibattuta questione sulla applicabilità dell’art. 2367 c.c. alla srl, è necessario verificare preliminarmente l’esistenza stessa (non già la mera validità) di una delibera riferibile alla volontà dei soci ed adottata nell’ ambito di un’assemblea regolarmente convocata.
Nella fattispecie la nomina del liquidatore era da intendersi tamquam non esset in quanto dall’istruttoria non era emersa alcuna valida convocazione dell’assemblea per deliberare la messa in liquidazione e, quindi, la nomina del liquidatore stesso.
La sentenza ha dunque stigmatizzato il principio secondo cui, in ipotesi di istanza di fallimento presentata “in proprio”, è necessaria la previa e rigorosa verifica della titolarità del soggetto che propone la domanda di fallimento onde verificare la sussistenza dei necessari poteri di rappresentanza in capo allo stesso tenuto conto degli effetti pregiudizievoli che derivano dalla dichiarazione di fallimento per l’intera compagine societaria.

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Tribunale di Brescia – Sospensione delle Operazioni di Vendita

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Il provvedimento in commento è stato reso a seguito di ricorso proposto nell’ interesse di un cliente della SDL dall’ Avv. Biagio Riccio al fine di ottenere la sospensione delle operazioni di vendita del bene staggito.
In particolare, il procuratore dell’esecutato è ricorso al giudice dell’esecuzione sollecitandone il potere discrezionale di sospensione ex art. 586 c.p.c. allorquando vengano in rilievo, prima dell’ aggiudicazione (o anche prima della vendita), circostanze erroneamente apprezzate dal giudice anche se note prima della proposizione dell’ istanza.
Dalla disamina degli atti erano infatti emerse delle evidenti carenze tecniche e valutative che avevano inficiato, in danno dell’esecutato, le risultanze della CTU di stima del bene staggito.
Il G.E., accogliendo il ricorso, ha dunque sospeso le operazioni di vendita fissate a distanza di poco più di una settimana, evitando una vendita all’asta che sarebbe stata gravemente pregiudizievole ed ingiusta per la parte esecutata.
Pregevole è stata la motivazione che ha condotto il magistrato ad adottare il provvedimento de quo.
In particolare, l’Avv. Riccio ha evidenziato che, secondo la migliore giurisprudenza “può essere riformulato e riconsiderato il prezzo d’asta anche sulla base di elementi preesistenti non considerati: tra questi si individua un errore valutativo commesso dall’esperto (si veda in parte motiva Tribunale di Napoli 19.02.1994)”.
La stessa Cassazione ha precisato che “il parametro rispetto al quale deve essere espresso il giudizio di notevole inferiorità del prezzo in rapporto a quello giusto di cui al novellato art.586 cpc è il valore oggettivo dell’immobile al momento della vendita derivante da circostanze note anche prima della formazione dell’ordinanza di vendita e che non siano state affatto prese in considerazione dallo stesso giudice oppure all’epoca erroneamente apprezzate (Cass.18.04.2003 n.6269).
Con percorso argomentativo assolutamente convincente il procuratore della parte esecutata ha anche chiarito, a livello esegetico, che il disposto dell’art. 586 c.p.c. trae origine dall’art.108 della legge fallimentare per cui:
1. l’istanza per la revisione del prezzo, sproporzionato e notevolmente inferiore a quello giusto e può essere proposta anche prima dell’aggiudicazione;
2. non si rientra nell’ambito dell’opposizione agli atti esecutivi, ma nel potere del Giudice dell’esecuzione, quale Dirigente del processo esecutivo e dunque come tale munito della competenza necessaria per consentire che il processo approdi al risultato più esaustivo per tutti(ceto creditorio e debitore);
3. In tal caso è indispensabile solo una mera istanza come quella odierna;
4. Tra i motivi di revoca dell’ordinanza di vendita rientra anche quello di errata determinazione del prezzo di incanto, stabilito in modo sbagliato dal perito per assoluta incompetenza o per non aver attribuito il dovuto risalto al valore della proprietà staggita (nella specie agli interni del palazzo nobiliare, in modo particolare ai dipinti di Eric Job ed al bellissimo e prezioso giardino);
5. Si deve ritenere che i beni de quibus siano da identificarsi come Beni Culturali e perciò ad essi si applica il Codice dei Beni culturali, di cui al decreto legislativo 42 del 22.01.2004;
6. Tale circostanza implica che non può procedersi ad esecuzione forzata, per consentire che si avvii il relativo processo di inglobamento nei beni dello Stato.

Infine va rimarcato il pertinente richiamo alla recente riforma del codice di procedura civile che ha modificato radicalmente l’art.568 cpc (così come modificato dalla legge 6/08/2015 n.132 che ha convertito il D.L del 27/06/2015 n.83, in vigore dal 27/6/2015) per cui il Giudice per la determinazione del valore di mercato deve sentire il CTU ed anche le parti.
Il criterio assunto dal legislatore è dunque quello del valore di mercato del bene immobile.
Tale principio costituisce pertanto ulteriore motivo a sostegno della necessità di sospendere la procedura esecutiva ogniqualvolta il prezzo del bene staggito risulti sproporzionato rispetto al valore di mercato.

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asta bloccata

Tribunale di Brescia – Sospensione di Procedura Esecutiva Immobiliare

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TRIBUNALE DI BRESCIA – SOSPENSIONE DELLA PROCEDURA ESECUTIVA IMMOBILIARE A SEGUITO DEL RICORSO DI AMMISSIONE ALLA PROCEDURA DI COMPOSIZIONE DELLA CRISI DA SOVRAINDEBITAMENTO EX LEGGE 3/2012

Il Tribunale di Brescia Sez. fallimentare ha sospeso la procedura esecutiva immobiliare e bloccato l’assegnazione dell’immobile grazie al ricorso per l’ammissione alla procedura di composizione della crisi presentato dal team di legali della Libera Debito.
Nel caso di specie il debitore si era rivolto alla società Libera Debito pochi giorni prima della data fissata per la vendita all’asta dell’unica casa dove viveva con tutta la famiglia. Nonostante i pochi giorni a disposizione, la società si attivava prontamente: predisponendo una proposta di piano di ristrutturazione del debito ai sensi della legge 3/2012 e depositando il ricorso di ammissione alla procedura di composizione della crisi.
Nelle more del deposito del ricorso la casa veniva venduta all’asta. Tuttavia il giudice del sovraindebitamento, ritenuta la proposta di piano redatto dalla Libera Debito adeguata e completa, si è pronunciato in senso favorevole al debitore, disponendo la sospensione della procedura esecutiva e della contestuale assegnazione della casa al compratore.
Il provvedimento emesso dal Tribunale Ordinario di Brescia conferma la validità sia del ricorso che del piano predisposti dal team della società Libera Debito, ciò in quanto il Giudice ha provveduto immediatamente sulla sospensione della procedura esecutiva immobiliare.
Il Tribunale di Brescia ha ritenuto infatti che sussistevano, nel caso in oggetto, i presupposti di legge (ex art 12 bis L. 3/2012) in quanto la prosecuzione del procedimento di esecuzione forzata avrebbe potuto pregiudicare la fattibilità del piano.
Il provvedimento ottenuto a Brescia è un altro importante risultato che attesta la validità del lavoro svolto dalla società Libera Debito nell’ambito della composizione della crisi per la tutela dei debitori e che da una nuova speranza a quanti si trovano in questo momento schiacciati dal peso dei debiti.

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