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Cti - Tribunale di Brescia

RECUPERATI € 178.000!!! Consulenza tecnica d’ufficio resa nell’ambito di un giudizio pendente innanzi al Tribunale di Brescia

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RECUPERATI € 178.000!!!

Siamo lieti di trasmettervi in allegato una importante consulenza tecnica d’ufficio resa nell’ambito di un giudizio pendente innanzi al Tribunale di Brescia con nota di commento redatta dall’avv. Antonio Fusco dello studio legale Riccio:

Oggetto: Tribunale di Brescia, contenzioso curato dal Prof. avv. Serafino Di Loreto. Straordinaria rideterminazione del saldo dei rapporti bancari oggetto di causa a seguito di consulenza tecnica d’ufficio la quale riduce drasticamente la posizione debitoria della compagine correntista. Natura del rapporto intercorrente tra conto corrente ordinario e conto anticipi.

Con atto di citazione ritualmente notificato, curato dal Prof. avv. Serafino Di Loreto, la società XXX conveniva innanzi al Tribunale di Brescia l’istituto di credito al fine di ottenere una sentenza di accertamento che certificasse la condotta contra legem di quest’ultimo in ordine a n° 4 rapporti bancari ed, in particolare, un conto corrente ordinario e tre conti anticipi e/o accessori.

Orbene, disposta ed eseguita la consulenza tecnica d’ufficio, il nominato ausiliario, anche e soprattutto in virtù delle osservazioni sollevate dal consulente tecnico di parte, avv. Biagio Riccio, con l’ineludibile sostegno delle perizie redatte dalla SDL, non ha potuto che constatare, per ciascuno dei conti oggetto di causa, il costante superamento dei tassi soglia, riducendo, così, la posizione debitoria complessiva della compagine correntista da un saldo debitore iniziale di – € 204.825,99 a soli – € 26.062,17.

Dunque, la somma illegittimamente incamerata dalla banca ammonta a ben € 178.763,82.

Nel merito, squisitamente giuridico, si pongono due ordini di considerazioni:

  • la natura del rapporto intercorrente tra conto corrente ordinario e conto anticipi;
  • la portata ed efficacia della sentenza di accertamento nell’ambito dei contenziosi bancari.

Al nominato consulente tecnico d’ufficio non è sfuggita, difatti, quale sia la relazione tra il conto ordinario e quello anticipi.

In caso di conto anticipi, difatti, si è in presenza di un mero conto di evidenza o di appoggio, privo di identità autonoma e non operativo, altrimenti definito conto indisponibile, la cui esistenza non è neppure necessaria per l’esecuzione delle operazioni di anticipo su fatture, ben potendo la banca limitarsi a regolare tutto l’iter sul solo conto corrente ordinario (cfr. Tribunale Milano, 12 luglio 2005, n° 8689).

Difatti, l’interesse del conto anticipi o del conto ancillare e collaterale confluisce sempre sul conto corrente ordinario, generando di fatto il fenomeno dell’anatocismo occulto.

I conti anticipi o conti d’ordine, come è noto, rappresentano il partitario dell’operazione di smobilizzo di crediti commerciali, di solito realizzata nella forma dell’accredito di somme concesse dalla banca, a fronte di effetti e ricevute bancarie scontati o anticipati salvo buon fine, oppure formalmente ceduti.

Di norma si prevede, per ciascuna linea di credito, l’accensione di un apposito conto che registra le anticipazioni effettuate, poi riversate sul conto ordinario. In tale ottica, il saldo dei conti ausiliari è indisponibile, perché l’unico conto effettivamente operativo è il conto ordinario, appunto, l’unico ad essere in concreto movimentato dal correntista.

Per questa ragione, siffatti conti si riducono ad una scheda di contabilità che non dà luogo ad un autonomo contratto di conto corrente, ovvero, in altra guisa, non incidono sulla sostanziale unitarietà del rapporto banca-cliente a mezzo di un unico conto corrente, articolato, poi, al suo interno semmai in più conti d’ordine o di appoggio.

Da qui la necessità di far confluire nel seno del conto corrente ordinario gli interessi, commissioni e spese di cui al conto anticipi.

Tali addendi si sommano agli interessi già presenti nel seno del conto ordinario e generano l’anatocismo occulto.

Nel saggio scritto da Vincenzo Farina “La ricostruzione giudiziaria del rapporto di conto corrente” (in Obbligazioni e Contr., 2012, 11, 777 – Contratti bancari), si comprende analiticamente la relazione tra conto corrente ordinario e conti anticipi ed il fenomeno dell’anatocismo occulto, espediente raffinato che genera usura.

L’insigne autore scrive: “Un altro aspetto, che riteniamo non si possa trascurare in una ricostruzione «giudiziaria» del rapporto di conto corrente, è quello relativo ai c.d. «conti anticipi», il cui saldo, in uno con le relative commissioni, è destinato a confluire sovente in un conto corrente principale.

Al fine di meglio far comprendere il ruolo e la funzione svolta dai «conti anticipi» nel proliferare talvolta illegittimo del debito imputato al cliente da parte dalla banca, occorre in primo luogo delineare l’iter operativo seguito dagli istituti di credito nelle operazioni di finanziamento mediante smobilizzo di crediti commerciali non rappresentati da effetti.

Tralasciando, per brevità, le fasi inerenti alla presentazione delle fatture e l’esame eseguito dalla banca sui medesimi documenti, giova porre l’attenzione soprattutto sul momento in cui, conclusasi con esito favorevole per il cliente la fase istruttoria, si provvede alla cessione del credito (assimilabile allo sconto) o ad un mandato irrevocabile all’incasso, non prima di aver compilato un modulo che, oltre ad indicare il titolare del credito, l’impresa debitrice e gli estremi delle fatture, elenca le condizioni generali e le clausole specifiche, che regolano l’apertura di credito per cassa utilizzabile in c/c mediante anticipo su fatture. Dopo avere provveduto agli adempimenti connessi alla notifica della cessione, la banca detrae normalmente dal totale delle fatture cedute uno scarto prudenziale, compreso solitamente tra il 20% e il 30%, ed anticipa, pertanto, un importo compreso tra l’80% e il 70% del credito ceduto. L’importo netto del finanziamento viene accreditato, normalmente con valuta in giornata, dalla banca sul c/c di corrispondenza dell’impresa cedente e, al contempo, viene addebitato in uno speciale «conto anticipi su fatture», collegato con l’apertura di credito, sul quale maturano a favore della banca gli interessi relativi all’anticipazione avuta. Questi ultimi, però, vengono poi addebitati direttamente nel c/c di corrispondenza dell’impresa cedente. Alla scadenza, la banca, se incassa l’importo delle fatture, accredita sul c/c di corrispondenza la differenza tra quanto riscosso e quanto anticipato al correntista, mentre sul conto anticipi addebiterà tale differenza ed accrediterà l’importo totale della fattura azzerando, in tal guisa, lo stesso conto anticipi. Se il debitore ceduto, alla scadenza, non provvede al pagamento delle fatture, la banca invita il cliente a pareggiare l’anticipo mediante un versamento diretto sul conto anticipi o un giroconto dal c/c di corrispondenza. Il tasso d’interesse del conto anticipi fatture è normalmente inferiore a quello applicato nei c/c di corrispondenza non garantiti. Ciò in considerazione del fatto che l’anticipo fatture è un’operazione autoliquidabile con garanzia atipica rappresentata dalla cessione di credito.

Prima di entrare in argomento, occorre sin da subito chiarire che il problema non si pone con riguardo al semplice servizio di cassa, sovente svolto dalle banche per la riscossione di crediti indicati nelle c.d. «ricevute bancarie», servizio connesso con il rapporto di conto corrente principale e che non genera interessi, ma solo spese pattuite in contratto e normalmente adeguatamente pubblicizzate. Da tale ricostruzione emerge con chiarezza che l’anticipazione su fatture, realizzata nella prassi bancaria solitamente mediante la movimentazione di due diversi conti correnti di corrispondenza, costituisce nella sostanza un unico rapporto senza soluzione di continuità. Del resto la tecnica bancaria prevede che lo stesso tipo di procedura (denominata «applicazione di tasso differenziato in c/c») possa essere eseguita su un unico c/c di corrispondenza, laddove la banca voglia riservare alla clientela imprenditoriale primaria un trattamento di particolare riguardo. Quanto innanzi chiarisce che, a prescindere dalla soluzione adottata dall’istituto di credito, il rapporto di credito – seppur articolato su più conti di credito – sia nella sostanza uno solo.

Non di rado poi le banche, quando intendano invece massimizzare il profitto gravando significativamente sulla clientela, procedono all’apertura di innumerevoli conti anticipi su fatture per le operazioni di finanziamento accordate al correntista, provvedendo di poi ad addebitare, per il tramite di un «giroconto», anche gli interessi dei vari conti anticipi debitori, per come succedutisi nel tempo, sul conto di corrispondenza (principale) ed ivi applicando la chiusura trimestrale con la nota capitalizzazione, anche ovviamente di quegli interessi rivenienti da tutti i suddetti conti anticipi. Si verifica in tal guisa una sorta di anatocismo duplice. A ciò aggiungasi che l’accensione e gestione di ogni «conto anticipi» separatamente dal conto principale comporta significative «spese» dirette ad implementare il costo del credito, prive sovente di giustificazione e determinate spesso in forza del mero arbitrio della banca. L’apparente vantaggio per il cliente di godere di un tasso di interesse inferiore e orfano della capitalizzazione viene nel concreto eliminato dalla banca con il successivo addebito degli interessi sul conto corrente principale (servente rispetto all’originaria apertura di credito), ove invece la capitalizzazione ha operato a tutto spiano”.

Quanto, invece, alla tipicità della sentenza di accertamento, si fa rilevare che tale tipo di provvedimento assume una portata ed una funzione particolare proprio nell’ambito del contenzioso bancario.

Nel caso in rassegna, difatti, la sentenza di accertamento, che ha rideterminato il saldo debitore e decurtato significativamente la posizione debitoria della correntista facendogli conseguire un risparmio di oltre € 178.000,00, non avendo alcuna efficacia condannatoria, indurrà la convenuta banca che vanta ancora un credito, seppur ridotto, a porre in essere un ulteriore e defatigante giudizio ordinario finalizzato, questa volta, ad una pronuncia di condanna al pagamento del quantum dovuto.

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Ancona

TRIBUNALE DI ANCONA – Perizia CTU con ricalcolo a favore della società correntista

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In allegato stralcio della CTU depositata presso il Tribunale di Ancona in un contenzioso seguito dall’Avvocato Antonio Paone, di cui Vi lasciamo breve nota:

“La verifica è stata fatta su due conti, uno anticipo fatture e l’altro SBF, accesi nel 2002 ed entrambi chiusi nel 2010.
Secondo le perizie di parte la banca aveva illegittimamente addebitato € 50.000,00 a titolo di interessi usurari, ultralegali, cms e spese non pattuite.
La perizia del tribunale anconetano giunge a un ricalcolo a favore della società correntista per € 48.000,00.”

Tribunale Ancona – Perizia CTU

tribunale di Oristano

TRIBUNALE DI ORISTANO – Sentenza favorevole

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Sentenza positiva ottenuta dall’Avv. Valeria Melis sul Tribunale di Oristano di cui Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il commento della collega:

“….invio con la presente la pronuncia in oggetto, segnalando la particolare importanza della medesima in merito ad alcune questioni ancora controverse nei vari Tribunali. In particolare, il Giudice, adeguandosi alle rilevazioni operate dal CTU nella propria relazione, ha sposato appieno la tesi della legittimità esclusiva della formula del teg e non della Banca d’Italia (rilevando usura in 37 trimestri in luogo di 11 su 42); il tutto previo ordine di esibizione dei contratti originari a carico della banca, sottolineando che “la richiesta del contratto di conto corrente, al di là dell’art.119, comma 4°, TUB, relativo alla “documentazione inerente a singole operazioni”, trova fondamento immediato e diretto nel principio di correttezza e buona fede in senso oggettivo che le parti devono osservare nel rapporto obbligatorio in generale (art. 1175 c.c.) e, in specie, nell’esecuzione del contratto (art. 1375 c.c.)”; quanto alle commissioni di massimo scoperto, pur essendo previste in contratto, il Giudice rileva come le stesse siano “strettamente correlate al massimo scoperto, traducendosi sostanzialmente in una maggiorazione indebita degli interessi a carico del correntista”, ritenendo fondata la domanda attorea anche sul punto, come in relazione all’addebito di una serie di spese mai pattuite. Ne deriva che, partendo dal saldo di estratto conto bancario di euro di euro 40.195,14 a debito del correntista e detratti gli importi indebitamente addebitati, risulta un saldo a debito del correntista pari a euro 2.924,13.
In realtà la pronuncia risulta carente in merito ad alcune verifiche trascurate dal Giudice, pur tempestivamente eccepite, ma resta il dato inconfutabile di una differenza indebitamente addebitata pari a euro 37.271,01 e dell’accertamento di una pratica usuraria diffusa per tutta la durata del rapporto.”

Tribunale di Oristano – Sentenza favorevole

Tribunale Bari

TRIBUNALE DI BARI – Ammissione Mezzi Istruttori

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Vi rimettiamo in allegato provvedimento ottenuto presso il tribunale di Bari dall’avvocato Gennaro Di Benedetto di cui vi lasciamo breve nota:

“…è con vivo piacere che Vi trasmetto l’ordinanza ammissiva di CTU emessa dal Tribunale di Bari nell’ambito di giudizio avente ad oggetto diverse anomalie bancarie su contratto di mutuo.
Nella prefata ordinanza il Giudice, non solo sulla base delle argomentazioni giuridiche attoree ha ammesso la CTU tecnico-contabile strenuamente avversata dall’istituto di credito, ma ha altresì ordinato alla banca convenuta l’esibizione ex art. 210 c.p.c. della documentazione richiesta dall’attore ai sensi dell’art. 119 T.U.B e mai prodotta.
Trattasi di un risultato notevolmente importante non solo in quanto ottenuto in un Foro non sempre attentissimo alle istanze dei cittadini vessati degli istituti di credito, ma anche per la nitida reprimenda alla banca convenuta sottesa alla stessa ordinanza in ordine alla produzione documentale ingiustamente negata in precedenza al mutuatario.”

Tribunale di Bari- Ammissione Mezzi Istruttori

Pavia

Tribunale di Pavia – Sentenza di condanna della Banca MPS – riconoscimento spese di lite, di CTU e di perizia

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Sentenza di cui all’allegato ottenuta sul Tribunale di Pavia dall’Avv. Andrea Ziletti, che ha portato grande giovamento al comune cliente, in quanto, a fronte di un debito pari ad euro 104.763,17, È EMERSO PER IL CLIENTE UN VANTAGGIO PARI COMPLESSIVAMENTE AD EURO 154.747,96.

A CIÒ SI AGGIUNGA CHE LA SENTENZA HA CONDANNATO LA BANCA CONVENUTA AL PAGAMENTO DELLE SPESE DI LITE NELLA MISURA DELLA METÀ, NONCHÉ DI PARTE DELLE SPESE PER LE PERIZIE SDL ED, INTEGRALMENTE, LE SPESE DI CTU

Sentenza emessa dal Tribunale di Pavia in data 16 marzo 2017, in una causa relativa a due conti correnti nella quale si chiedeva, sulla base di perizie SDL, la restituzione delle somme illegittimamente incamerate dall’Istituto di Credito a seguito dell’applicazione di interessi usurari, anatocistici e c.m.s. non dovute.
Il Giudice, a fronte dei saldi negativi dichiarati dalla Banca convenuta pari, rispettivamente, ad euro 46.804,86 e ad euro 57.958,31, ha accertato e dichiarato, anche sulla base delle risultanze della CTU, che il rapporto dare/avere del primo conto corrente è di euro 4.608,69 a debito del correntista mentre, per il secondo conto corrente, è di euro 54.593,49 a credito del correntista.
Il Tribunale, inoltre, ha compensato per metà le spese di lite ponendo a carico della banca la restante parte, ponendo comunque a carico della Banca sia parte delle spese di CTP sia, integralmente, le spese di CTU.
In particolare, il Giudice ha rigettato, innanzitutto, l’eccezione di nullità dell’atto di citazione.
Infatti, recita la sentenza in commento, “Dal contenuto dello stesso e dalle relative conclusioni si comprendono quali sono le cause dei due contratti di conto corrente di corrispondenza di cui l’attore deduce la nullità e le specifiche ragioni delle stesse, tanto che la banca convenuta si è compiutamente difesa”.
Il Giudicante, inoltre, ha ritenuto altresì infondata l’eccezione di prescrizione relativamente ad uno dei conti correnti oggetto di causa, aperto il 29.09.1993.
Infatti, risultano provati i limiti dei diversi affidamenti concessi sul detto conto e il CTU ha quindi accertato che tutte le rimesse asseritamente solutorie erano nei limiti degli affidamenti vigenti, con funzione quindi ripristinatoria degli affidamenti stessi.
Il Tribunale ha, poi, accertato che i conti correnti prevedevano la capitalizzazione di interessi anatocistici.
Essendo i conti oggetto di causa aperti entrambi nel 1993, quindi anteriormente alla entrata in vigore della nota delibera CICR del 24.02.2000, il Giudice ha rilevato che la banca non ha prodotto alcunché circa la prova dell’adeguamento dei contratti alla predetta delibera CICR o, comunque, circa la sottoscrizione delle suddette clausole da parte del correntista.
Si ricorda, infatti, che le clausole anatocistiche contenute nei contratti stipulati anteriormente alla predetta delibera restano disciplinate, secondo i principi che regolano la successione delle leggi nel tempo, dalla normativa anteriormente in vigore, come opportunamente osservato dalla Cassazione (S.U. Sent. n. 21095/04; cfr. anche Cass. n. 1222 del 20.08.2003).
Successivamente, la Cassazione (Sent. n. 4093 del 25.02.2005; Sent. n. 25016 del 30.11.2007) ha ribadito che, in tema di capitalizzazione, la sentenza della Corte Costituzionale n. 425/2000, dichiarando la illegittimità per violazione dell’art. 76 Costituzione, del comma 3 art. 25 D.lgs. 342/99 e del conseguente art. 7 della Delibera che prevedeva le condizioni di sanatoria, ha reso applicabile la normativa anteriormente in vigore, con nullità delle preesistenti clausole anatocistiche per violazione dell’art. 1283 cod.civ.
Quindi, ne consegue che perdurano per i contratti in essere gli effetti di nullità della clausola.
Tornando al caso di specie, la sentenza in commento ha pertanto escluso ogni forma di capitalizzazione degli interessi.
Il nominato Consulente Tecnico d’Ufficio ha, pertanto, correttamente, rideterminato il rapporto di dare/avere tra le parti con esclusione degli interessi anatocistici, rilevando altresì il superamento dei tassi soglia ai fini dell’usura in uno dei conti correnti oggetto di causa.
A seguito di tutto ciò, il Giudice ha accertato e dichiarato la nullità delle clausole relative alla capitalizzazione degli interessi anatocistici in entrambe i contratti nonché il superamento del tasso soglia relativamente ad uno dei conti correnti.
Per l’effetto, in accoglimento della domanda di parte attrice di accertamento negativo diretta a rideterminare i rapporti di dare/avere tra le parti, esaminata la perizia del CTU, il Giudice ha rideterminato i detti rapporti come sopra specificato.
Interessante è quanto rileva la sentenza circa la domanda di accertamento negativo: “In relazione a tale domanda sussiste sempre un interesse ad agire, trattandosi di una domanda diretta a rideterminare il corretto rapporto di dare e avere fra le parti espungendo somme non dovute dal correntista alla banca per l’effetto dell’applicazione di clausole contrattuali nulle”.
All’esito di quanto sopra, come già accennato, il Tribunale ha compensato per metà le spese di lite, ponendo a carico della Banca sia parte delle spese per le perizie depositate dall’attrice sia, integralmente, le spese di CTU.

Tribunale di Pavia – Condanna Banca MPS

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Tribunale di Pavia – ammissione CTU

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Vi rimettiamo in allegato provvedimento ottenuto presso il tribunale di Pavia dall’avvocato Michele Anglani di cui vi lasciamo breve nota:

“… per la raccolta di giurisprudenza favorevole alle nostre tesi, Vi inoltro copia dell’ordinanza 27.4.2016 del Trib. Pavia, che ammette la CTU contabile su un contratto di conto corrente stipulato in data anteriore al 9.2.2000, affetto da anatocismo trimestrale illegittimo, commissioni di massimo scoperto indeterminate, tassi debitori ultra legali nulli per rinvio agli usi comunemente praticati sulla piazza.”

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Tribunale di Pavia

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Vi rimettiamo in allegato copia del verbale di udienza di una causa pendente presso il tribunale di Pavia e patrocinata dall’avvocato Michele Anglani di cui vi lasciamo breve nota:

“…. in allegato trasmetto copia del verbale di udienza di una causa pavese avente ad oggetto un contratto di finanziamento ipotecario, in cui il Giudice rileva la difformità tra il TAEG contrattuale e il TAEG reale ed invita le parti a trovare un accordo conciliativo. In precedenza il Giudice non aveva accolto la richiesta di CTU e aveva rinviato la causa per la discussione orale ex art. 281sexies c.p.c., benché l’attore avesse dimostrato documentalmente tramite la perizia SDL la divergenza tra i due parametri ora detti e la difformità tra i tassi di interesse pattuiti e quelli concretamente applicati. Successivamente con le memorie conclusive si era chiesta la remissione della causa in istruttoria, rimarcando proprio le anomalie del contratto, che risultavano provate per tabulas. Questo provvedimento lascia presagire, in caso di mancata conciliazione tra le parti, una possibile remissione della causa in istruttoria per l’espletamento della CTU contabile sul finanziamento, a favore del cliente.”

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Tribunale di Alessandria – conferito incarico al CTU

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Vi rimettiamo in allegato provvedimento ottenuto presso il tribunale di Alessandria dall’avvocato Michela Di Iorio di cui vi lasciamo breve nota:

“allegata alla presente invio ordinanza del Giudice, con la quale, a seguito di deposito di comparsa conclusionale e replica , ha rimesso la causa in istruttoria e conferito incarico al CTU.”

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Consulente tecnico ufficio01

Tribunale di Latina – CTU su rapporto di conto corrente

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Vi rimettiamo in allegato provvedimento ottenuto presso il tribunale di Latina dall’avvocato Giuseppe De Simone di cui vi lasciamo breve nota:

“Pubblichiamo il provvedimento ottenuto dall’avvocato Giuseppe de Simone presso il Tribunale di Latina con cui il Giudice ha disposto CTU su rapporti di conto corrente bancario. Particolarmente interessante è la richiesta rivolta al ctu di verificare l’usura tenendo conto sia delle cms che degli interessi moratori.”

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Tribunale di Milano – CTU su conto corrente

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Vi rimettiamo in allegato provvedimento ottenuto presso il tribunale di Milano dall’avvocato Donatella Loda di cui vi lasciamo breve nota:

“…in allegato alla presente si trasmette l’ordinanza emessa dal Tribunale di Milano in ordine ad un conto corrente sottoscritto nel 2003.
La segnalazione è motivata dal fatto che il Giudice, in un primo momento, ha rigettato la mia richiesta di Ctu contabile, rinviando la causa per la precisazione delle conclusioni e la lettura della sentenza, ex art. 281 sexies c.p.c.;
depositata l’istanza di revoca e modifica dell’ordinanza di rigetto, il Giudice dichiarava la sola nullità dell’anatocismo, a partire dal gennaio 2014 (invitando le parti a depositare i relativi conteggi);
depositavo, pertanto, una seconda istanza di revoca e modifica della precedente ordinanza, corredata da una seconda perizia, redatta da SDL sulla base della formula di Banca D’Italia, dalla quale emergeva l’usurarietà del conto corrente e, all’udienza fissata per la verifica dei conteggi relativi all’anatocismo, reiteravo la mia richiesta di Ctu. Il Giudice si riservava. A scioglimento della riserva, il Giudice disponeva la Ctu, con il quesito che si allega.”

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Tribunale di Roma – CTU su mutuo in bonis

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Vi rimettiamo provvedimento ottenuto dall’avvocato Giuseppe De Simone sul tribunale di Roma e del quale vi lasciamo breve nota:

“Fondamentale ordinanza ammissiva di CTU da parte del tribunale di Roma ottenuta dall’avvocato Giuseppe de Simone che, controvertendo un orientamento decisamente filobancario, ha onerato il consulente di verificare il rispetto della legge 108/1996 escludendo dai necessari calcoli soltanto le imposte e ricomprendendovi anche gli interessi di mora.”

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