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La storia di Francesco: “Grazie alla Fondazione SDL la mia vita è cambiata”

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Quella di Francesco è una storia emblematica perché, da un lato, è il simbolo di tutte quelle famiglie, piccole e medie imprese che, a causa della crisi economica e della stretta del credito da parte delle banche (credit crunch), negli ultimi anni sono cadute nelle grinfie dell’usura criminale rischiando, a causa dei debiti, di perdere tutto: la casa, la dignità, la famiglia. Dall’altro, è un segno di speranza perché è l’esempio concreto che uscire da questi problemi si può. Francesco è stato intervistato dal giornale “Madre” della Diocesi di Brescia, in un articolo che trovate allegato qui di seguito. Abbiamo ricevuto da lui questa lettera che volentieri pubblichiamo sul sito.

Buongiorno, sono Francesco, sposato, padre di tre figli, un piccolo imprenditore del settore immobiliare, vivo in provincia di Como. Se non fosse stato per l’aiuto della Fondazione SDL di Brescia un anno fa, nel gennaio del 2016, avrei perso per sempre la casa dove abitavo. Era già stata messa all’asta, poi, grazie alla consulenza degli esperti della Fondazione, ho presentato un’azione civile d’urgenza al giudice per bloccare la vendita e ora sono ancora qui nella mia casa, mentre è in corso un’indagine penale a carico dei miei usurai. Ero titolare di due piccole aziende, lavoravo nel settore immobiliare acquistando immobili e poi rivendendoli dopo averli ristrutturati. Verso la fine del 2009, in una situazione di difficoltà economica, le banche mi chiudono le porte in faccia. Per tenere in piedi l’attività e non riuscendo ad avere credito mi sono rivolto a personaggi che avevano subito i soldi disponibili. Come mi ha spiegato chi lavora alla Fondazione SDL, gli usurai agiscono in base alle persone che chiedono loro aiuto. Se c’è una persona che chiede piccole somme per pagare una rata di mutuo, per continuare a giocare d’azzardo, per altre piccole esigenze gli prestano i soldi, mentre davanti al piccolo imprenditore, che dispone di proprietà, puntano ovviamente sugli immobili. È il mio caso. Uno di costoro, Claudio (nome di fantasia), proponendosi come mediatore, mi segnala la necessità per una società sua cliente, di acquistare una villa per ospitare i propri clienti e mi propone la vendita della mia casa. A sua volta, un’altra persona, consulente e amico di Claudio, per realizzare la vendita a € 1.200.000 avrebbe dovuto ricevere, congiuntamente a Claudio, una ricompensa di € 50.000. Sull’immobile, frutto di una vita di lavoro, gravava un’ipoteca di una banca accesa a garanzia di un mutuo di € 302.521,00, mutuo con condizioni usurarie, anche se questo, è un altro capitolo. La mia vicenda è complessa, pure per i giudici è stato difficile districarsi.
Per la mia difesa sono state determinanti le argomentazioni puntuali e rigorose degli esperti della Fondazione. Comunque tutto parte dal fatto che ho deciso di mettere in vendita la mia casa, trasferendomi in un appartamento, per avere i soldi e poter salvare la mia attività imprenditoriale.
L’atto di compravendita con la società presentata da Claudio viene stipulato in banca davanti al notaio il 15 gennaio 2010 tra colpi di scena e con contorni piuttosto opachi. Lo stesso atto notarile presenta forti anomalie che sono state denunciate in Procura. Alla fine, viene concluso il rogito negli uffici della Banca che aveva concesso il mutuo di 1 milione 100 mila euro a favore della società per l’acquisto dell’immobile e la stessa Banca subentra nell’ipoteca esistente. Ma io ricevo soltanto parte della somma. Un mese dopo mi rendo conto della truffa e denuncio tutto in varie forme alla banca stessa.
Per questo vengo, il giorno dopo, avvicinato dall’amico di Claudio che mi punta la pistola e mi chiede di ritirare la denuncia alla banca e di versargli comunque i 50.000 euro. Per Claudio, sostanzialmente, l’affare consisteva nell’ottenere la liquidità del finanziamento, non ha mai pagato il mutuo contratto con la Banca e il mio immobile è finito all’asta. «Nel 2010 era stato valutato 1 milione 200 mila euro ed è stato messo all’asta per 225 mila euro». È un problema non soltanto mio, come mostrano i dati elaborati dal sociologo Maurizio Fiasco per la Consulta Nazionale Antiusura. Negli ultimi sette anni oltre 450.000 famiglie hanno subito un’esecuzione immobiliare.
Il processo ora va avanti ma il futuro lo vedo un po’ più roseo e mi sento molto più tranquillo perché sono aiutato. E anche il lavoro sta andando meglio. Voglio dare un consiglio a tante famiglie e piccoli imprenditori che, come me, finiscono nel giro dell’usura e non hanno la forza né il coraggio di denunciare. Io avevo paura che facessero male ai miei figli e non ho fatto nulla. Fino a quando non ho conosciuto la Fondazione, grazie a un vicino di casa che lavorava con SDL e la mia vita è cambiata.

L’articolo della rivista MADRE

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Tribunale di L’Aquila – Sospensione della esecuzione immobiliare

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Vi rimettiamo in allegato un ordinanza sulla sospensione dell’esecuzione immobiliare ottenuta dall’avvocato Rotondo Luca presso il tribunale dell’Aquila, di cui vi lasciamo breve nota:

“… sperando di fare cosa gradita, ho il piacere di allegare l’ordinanza in data 12.11.2016 emessa dal Giudice della Esecuzione del Tribunale di L’Aquila che, a seguito di opposizione alla esecuzione presentata ai sensi dell’art. 615 c.p.c., ha confermato la sospensione della esecuzione immobiliare, già concessa inaudita altera parte con ordinanza del 27.05.2016.
Sulla base della perizia redatta da SDL Centrostudi, avente ad oggetto varie anomalie su un contratto di mutuo ipotecario, si è proposta opposizione ai sensi dell’art. 615 c.p.c. denunciando, in primis, la tardività del deposito della istanza di vendita da parte della Banca, creditrice procedente, quindi la presenza di numerose anomalie nel finanziamento, in ogni caso chiedendo la immediata sospensione della esecuzione immobiliare pendente.
Il Giudice della Esecuzione del Tribunale di L’Aquila, con l’ordinanza del 27.05.2016, ha accolto inaudita altera parte la richiesta di immediata sospensione della esecuzione immobiliare, rilevando da subito la fondatezza del primo motivo di opposizione, ad oggetto la cessazione dell’efficacia del pignoramento immobiliare nei confronti del ricorrente, poiché la Banca ha chiesto la vendita del compendio pignorato ben oltre il termine di 45 giorni stabilito dall’art. 497 c.p.c.
Nell’opposizione si è fatto riferimento al consolidato orientamento della Corte di Cassazione che, da ultimo (Cass. Civ., 20.4.2015, n. 7998), ha precisato che: “Il termine di efficacia del pignoramento immobiliare dell’articolo 497 c.p.c. decorre dalla notificazione dell’atto, sicché entro novanta giorni [ora quarantacinque] da questa deve essere presentata l’istanza di vendita. Le ragioni di fondo di queste conclusioni sono quelle espresse nel precedente di legittimità di cui a Cass. n. 575/65 ripetute da Cass. n. 9237/97, dovendosi sottolineare, quanto all’art. 497 c.p.c., che la ratio del termine imposto dalla norma è quella di limitare nel tempo il vincolo cui viene assoggettato il debitore con il pignoramento. Pertanto, anche ragioni sistematiche inducono a ritenere che debba decorrere dalla data di imposizione di quel vincolo e quindi dalla data della notificazione e contestuale ingiunzione”.
Instaurato il contraddittorio tra le parti, il Giudice con l’ordinanza del 12.11.2016 ha confermato la sospensione della esecuzione immobiliare aderendo all’orientamento giurisprudenziale sopra richiamato e condannato la Banca alla refusione delle spese processuali.”

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Tribunale di Trapani – estinzione di procedura esecutiva immobiliare

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Siamo lieti di pubblicare un  provvedimento con cui il Giudice dell’esecuzione presso il Tribunale di Trapani, su istanza dell’avvocato Giuseppe de Simone, ha disposto l’estinzione della procedura esecutiva e la conseguente cancellazione del pignoramento.
Il provvedimento è innovativo e applica una recentissima norma.

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