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Sentenza vittoriosa – Tribunale di Forlì

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LA RIDETERMINAZIONE DEL SALDO E L’ONERE PROBATORIO DELLE BANCHE.

LA QUESTIONE DEI DECRETI MINISTERIALI PER LA PROVA DELL’USURA.

SENTENZA CONTROCORRENTE.

La sentenza in esame, il cui giudizio è stato curato dall’avvocato prof. Serafino Di Loreto, ha come thema decidendum la delicata questione della rideterminazione del saldo, legata, come è ben noto, all’accertamento negativo del credito e la spinosa querelle che per la dimostrazione dell’usura vanno sempre prodotti i decreti ministeriali che indicano i tassi soglia, pena il rigetto della domanda.

Il giudice ha confermato quanto già statuito dal Tribunale di Mantova( altro giudizio vittorioso curato dal prof. Di Loreto): la pretesa della banca può essere scalfita, se il sotteso accertamento proposto dal correntista abbia esito favorevole.

Ma il focus della questione è un altro: non può la banca richiedere alcuna condanna se non si è costituita nel giudizio con una domanda riconvenzionale, dovendo incardinare una nuova causa e sobbarcarsi ed assolvere integralmente l’onere probatorio. Deve suffragare la sua pretesa con

  1. il deposito del contratto;
  2. l’ integrale produzione degli estratti conto.
  3. l’esibizione di tutto il carteggio con il cliente nel caso di ius variandi.

Ciò implica l’inversione dell’onere probatorio con ogni conseguenza a discapito dell’istituto di credito. Infatti sia la giurisprudenza di merito che di legittimità quando agisce la banca per la tutela di un suo credito, impone che anche ella non si sottragga al gravoso onere probatorio, che si compone oltre che della necessità indefettibile di depositare i documenti su richiamati, anche della precipua esigenza di giustificare la sua pretesa. Il che significa che la banca deve dimostrare:

  1. come ha calcolato gli interessi anatocistici;
  2. come ha computato la commissione di massimo scoperto;
  3. come ha imputato le spese della tenuta del conto.

A tal uopo si ritiene che le perizie SDL siano le migliori in Italia, perché già in sede di preanalisi e gratuitamente conferiscono il quadro della situazione al correntista.

Ci si augura che tutti i colleghi seguano l’esempio del prof. Di Loreto, dal momento che se si chiede l’accertamento negativo del credito in uno alla rideterminazione del saldo, la banca è costretta a difendersi o costituendosi in giudizio o dovendo curarne un altro per la tutela del suo diritto. Nell’uno e nell’altro caso l’onere probatorio è suo ed è possibile vincere la battaglia, perché è estremamente difficile provare.

In secondo luogo la sentenza va controcorrente sulla questione dei decreti ministeriali nel caso che si voglia dimostrare l’usura.

Come ben noto vi è una tagliola per il correntista che intende ottenere l’accertamento dell’usurarietà: deve accompagnare la perizia con tutti i decreti ministeriali che indicano i tassi soglia. La giurisprudenza maggioritaria e la stessa Corte di Cassazione statuiscono che se nella produzione dell’attore che invoca il superamento del tasso soglia essi non si rinvengono, la domanda è rigettata.

Per il giudice di Forlì non è così; egli scrive: In questa sede deve solo ulteriormente puntualizzarsi che la verifica del c.t.u. non poteva neppure ritenersi impedita dalla mancata produzione da parte attrice dei decreti ministeriali indicanti il tasso soglia di riferimento: pur non essendo testi avente valore normativo, non sono neppure documenti formati dalle parti, ma sono documenti di contenuto tecnico i quali -essendo utilizzabili per le valutazioni del c.t.u.- ben possono essere acquisiti anche nell’ambito di una c.t.u. meramente “deducente” (cfr. Cass. 15.3.2016 n. 5091)”.

Si va controcorrente e si sposa quell’orientamento( si veda nota di Tanza Esaustività del sapere del giudice (iura novit curia) e non necessarietà della produzione dei D.M. usura nei giudizi di contestazione del tasso usurario Trib. Lecce 15 dicembre 2015 e recentemente Tribunale Rimini, 03/03/2016, n. 309) più favorevole al correntista, parte debole del contratto.
Avv. Biagio Riccio

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Commissione Tributaria di Forlì – La Sostanza prevale sulla Forma in Materia di IVA

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Facendo corretto governo dei principi dettati dalla Corte di Giustizia, la Commissione Tributaria ha precisato che una violazione formale che non determina alcun danno all’erario, non può essere trattata alla stregua di violazioni sostanziali di ben maggiore gravità.
Nel caso di specie, il contribuente aveva erroneamente compreso nella base imponibile l’IVA, accisa regolarmente assolta.
Detta irregolarità formale – ingiustamente sanzionata dall’ufficio con applicazione delle sanzioni previste per l’omesso versamento – andava per il giudice trattata e sanzionata quale mera irregolarità formale.
La pronuncia è magistrale e – nel solco già tracciato dai giudici dell’UE – apre un nuovo spiraglio a tutela del contribuente.

Avv. Giovanni Toffali

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