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Intervista al Presidente Piero Calabrò su AS Finanza

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AS Finanza nasce con l’intento di informare imprenditori, professionisti, ma anche privati, sul mondo dell’Economia, della Finanza e del settore Assicurativo. Vi presentiamo l‘intervista  di Michela Flammini al nostro Presidente.

È Sua la prima sentenza sull’Anatocismo: ce ne parla?

Piero Calabro Si: è una sentenza di febbraio del 1999, quindi ha appena compiuto diciassette anni, non è ancora maggiorenne… Fu una sentenza storica, nel senso che, da oltre quarant’anni, la Corte di Cassazione sosteneva in maniera costante, che l’anatocismo trimestrale praticato dalle banche fosse legittimo, perché si trattava del cosiddetto “uso normativo”, ossia che questo modus operandi, che contrastava con il codice civile, veniva accettato da tutti, sia dalle banche che dai correntisti, come se fosse una norma di legge. Io mi permisi di sottolineare che, banalizzando e sintetizzando, quando una cosa viene imposta in modo uniforme da tutte le parti è difficile che il singolo cittadino correntista abbia possibilità di scelta e possa quindi considerarla una norma di legge. 

Feci questa sentenza, non mi limitai però, ben sapendo il muro di obiezioni che avrei suscitato, alla sola pubblicazione, intesa formalmente come deposito nella Cancelleria del Tribunale, ma investii anche i media della questione, in particolare la trasmissione “Striscia la Notizia”, che il giorno dopo pubblicizzò questa mia decisione con un ascolto di 8-9 milioni di telespettatori e il giorno immediatamente successivo anche tutti i quotidiani (Corriere della Sera, Repubblica, il Sole 24 Ore…), pubblicarono la sentenza in prima pagina: così l’effetto sull’opinione pubblica fu moltiplicato in modo esponenziale e si creò grande interesse intorno a questa decisione, tanto che anche le associazioni dei consumatori si organizzarono per fare ricorsi nei confronti delle banche.
Ci può spiegare come è arrivato ad un passo tanto innovativo e che difficoltà ha avuto nell’assumere un ruolo così scomodo?

Beh, nella vita, qualunque cosa abbia fatto, giusta o sbagliata che sia stata, per me l’importante è sempre stato che fosse, ovviamente secondo il mio punto di vista, improntata a criteri di legalità: una volta superato questo mio stato personale, tutto quello che ne sarebbe potuto derivare, per me, sarebbe stato una mera conseguenza. Ho messo questa mia convinzione anche quando, per parlare di cose completamente diverse, mi sono occupato di progetti di legalità, di manifestazioni contro la mafia in Sicilia: quando per esempio ho organizzato insieme a Piero Grasso il ventennale per la strage di Capaci con la presenza del Presidente Napolitano. Questo è sempre stato il mio faro, non mi sono mai preoccupato di che tipo di avversioni avrei potuto subire: il che non è eroismo, è solo spirito di servizio.
L’intervista continua su AS Finanza  www.asfinanza.com/ex-magistrato