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“Lei ci deve 4 mila euro”: È Falso, banca condannata a pagarne 24.000

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Incubo tassi per un’imprenditrice, ma in debito era l’istituto: dovrà risarcirla Allerta dell’Sdl: «Anatocismo e tassi d’usura si celano in tantissimi finanziamenti»

di Federico Cipolla su La Tribuna di Treviso
Quattro mila euro di debito per chiudere il conto? Decisamente troppi. È bastato rivolgersi a una società di consulenza, in questo caso la Sdl, per scoprire al contrario che era la banca ad essere in debito. Una vicenda tutta trevigiana, che ha coinvolto l’imprenditrice Lorena Mazzola. Purtroppo una delle tante vittime di “errori” nel conteggio degli interessi passivi, che ieri hanno partecipato al convegno “L’usura nella banca e della banca”  organizzato al Sant’Artemio dal Sdl centrostudi”.
Lorena Mazzola appena scoperto che alla banca non doveva niente, ma che al contrario avrebbe dovuto ricevere un bel po’ di soldi, è andata in causa. È di poche settimane fa la sentenza: la banca è stata condannata a versarle 24.448. «Ma non è un caso raro», «anzi. Nel 98% dei casi che ci vengono sottoposti scopriamo che ci sono delle anomalie sui conti correnti».
Un allarme questo che riguarda soprattutto imprenditori con fidi, e chi chiede prestiti e mutui. Perché è sul calcolo degli interessi passivi che le banche usano escamotage per ingrossare i propri di conti. «Per calcolare il tasso applicato su un contro corrente, vanno considerate tutte le voci di costi. Gli interessi passivi, ma anche commissioni di massimo scoperto, assicurazioni, e spese. Fanno eccezione solo bolli e tasse» spiegano da Sdl, «il monte complessivo non deve superare una soglia determinata trimestralmente, che è quella dell’usura. E purtroppo spesso ci troviamo invece con banche che applicano interessi superiori», prosegue Gianmario.
«Nel caso per esempio di Lorena Mazzola, il perito del tribunale ha scoperto che già nel contratto di conto corrente erano applicati tassi da usura». Ma Sdl lancia l’allarme anche sull’anatocismo, da tempo vietato dal codice civile, «ma tuttora in uso» sottolineano dall’associazione. Che cos’é? Si tratta di un calcolo che somma interessi agli interessi, ovvero: ad ogni trimestre gli interessi passivi maturati dal cliente vengono sommati al capitale, e producono così nuovi interessi».
Sdl ha seguito anche il caso di un’azienda edile a cui sono stati applicati tassi di usura, e che ha ottenuto dalla banca un risarcimento di 100 mila euro attraverso un accordo stragiudiziale.
Il centro studi dal Sant’Artemio ha lanciato un vero e proprio allarme, anche perché usura e anatocismo negli ultimi anni sono stati un fattore in grado di piegare molte aziende.
«Fino ad ora questi fenomeni sono passati sotto traccia» spiega il fondatore di SDL, «per due motivi principali. Il primo è in deficit informativo che fa sì che da una parte ci siano delle banche che conoscono nel dettaglio la materia, e dall’altra persone che non hanno una formazione per scoprire l’inganno. L’altro motivo è che c’è timore a andare contro le banche, perché di fronte ad un’azione potrebbero chiudere i rubinetti all’azienda».
E proprio il Veneto è una delle regioni più colpite da forme di usura e anatocismo. Allarmante il conteggio fatto dall’associazione: «Abbiamo calcolato che in Italia, in media, su ogni euro dato alle banche un terzo non è dovuto», prosegue Di Loreto. «In Veneto invece questa media è più alta: ogni euro addirittura 50 centesimi non sono dovuti». Ovvia la richiesta di informazioni da parte di imprenditori ma anche comuni cittadini che hanno sottoscritto finanziamenti o mutui: come ci si può difendere? «E’ difficile, bisogna rivolgersi a tecnici, perché per un normale cittadino è quasi impossibile riconoscere gli interessi non dovuti».