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Tribunale di Latina – CTU su rapporto di conto corrente

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Vi rimettiamo in allegato provvedimento ottenuto presso il tribunale di Latina dall’avvocato Giuseppe De Simone di cui vi lasciamo breve nota:

“Pubblichiamo il provvedimento ottenuto dall’avvocato Giuseppe de Simone presso il Tribunale di Latina con cui il Giudice ha disposto CTU su rapporti di conto corrente bancario. Particolarmente interessante è la richiesta rivolta al ctu di verificare l’usura tenendo conto sia delle cms che degli interessi moratori.”

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Tribunale di Latina – non concessa la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto

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Siamo lieti di attenzionarVI l’allegata ordinanza ottenuta presso il tribunale di Latina  dall’Avvocato Pietro Signorelli di cui di seguito vi lasciamo Suo breve commento:

“Gentilissimi,
Allego Ordinanza Tribunale di Latina.
Ancora grazie alla perizia SDL il Giudice non ha concesso alla Banca la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto nell’interesse del cliente SDL, ravvisando l’esistenza di prova scritta a sostegno dell’opposizione e la necessità di procedere ad accertamento tecnico-contabile.”

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Tribunale di Latina – Ammissione CTU su Rapporto di Conto Corrente

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Si trasmette copia del verbale a scioglimento della riserva assunta all’udienza dello scorso 21 Gennaio 2016 in merito a conto corrente bancario con apertura di credito.
Il Giudice ha ritenuto necessario conferire incarico ad un Consulente Tecnico al fine di ricostruire il rapporto di conto corrente bancario oggetto di contestazione.

Avv. Gianfranco Cecchini

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Tribunale di Latina – Sospensione di tutte le Attività Esecutive intraprese da un Istituto di Credito

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In data 01.02.2016 il Procuratore Aggiunto della Procura della Repubblica del Tribunale di Latina ha accolto integralmente le doglianze indicate in querela e successive integrazioni presentate da un malcapitato cliente di un istituto di credito, assistito e difeso dall’avv. Biagio Narciso dello Studio Legale Riccio.
Si adiva l’Autorità penale innanzitutto per accertare numerose fattispecie delittuose e quindi per richiedere la sospensione delle attività esecutive immobiliari, giunte ormai alla fase delle aste.
Il querelante si presentava al Magistrato adito quale persona informata dei fatti imputabili a numerose compagini societarie rientranti in un unico gruppo societario di fatto.
Si sosteneva, in primo luogo, che il rapporto risaliva al lontano 1994, allorquando una prima società del gruppo stipulava un Contratto di conto corrente garantito da ipoteca.
A fronte di enormi garanzie, il primo contratto veniva seguito da molteplici ed identici contratti, per un valore di svariati miliardi di vecchie lire.
Tali contratti venivano utilizzati per la costruzione di un intero borgo cittadino, con l’accordo di frazionare i rapporti bancari in base al numero degli acquirenti.
A ben vedere, la prima anomalia è data dalla circostanza che, a prescindere dal nomen utilizzato dalla Banca, il contratto stipulato tra le parti fosse un mutuo e non un contratto di conto corrente, riportando tutti gli elementi tipici del mutuo.
In secondo luogo, si indicava che i contratti fossero antecedenti alla legislazione antiusura e che, al momento dell’entrata in vigore della popolare L.108/96, l’ente creditizio non adeguava i tassi di interesse applicati a quelli pubblicati dai decreti ministeriali di riferimento.
In terzo luogo, si illustrava la sproporzione delle garanzie prestate a fronte del credito ottenuto.
Ancora, si calcolavano gli interessi applicati dalla Banca che, nel solo ultimo anno, ammontavano a più di 1 milione di euro.
Si chiariva, poi, che i beni staggiti nelle diverse procedure esecutive fossero stati stimati dal Consulente Tecnico del Giudice dell’Esecuzione ad un valore di mercato nettamente inferiore a quello reale, chiedendo così anche la confisca e/o il sequestro dei beni staggiti.
Infine, l’istituto di credito a fronte di mancati pagamenti delle rate dei mutui, nonostante la regolare posizione ultradecennale, poneva in esecuzione forzata l’intero patrimonio immobiliare societario posto a garanzia del credito.
Ad ultimum, la Banca, omettendo l’incasso dei nuovi acquirenti, precettava – e poi pignorava – l’intero valore dei contratti originari e non quello (reale) residuo da rimborsare, costituendo così un falso.
In estrema sintesi, si denunciava l’Istituto di credito per: 1) usura; 2) estorsione; 3) falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico; 4) induzione in errore del Giudice civile che comporta l’assunzione del reato di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici; 5) truffa; 6) truffa aggravata ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni.
In altri termini, il cliente lamentava l’illegittimità della richiesta della Banca che non solo addebitava interessi usurari ma pretendeva anche somme false, perché maggiori rispetto a quelle reali.
Orbene, il provvedimento del Procuratore Aggiunto risulta degno di menzione per diversi motivi.
In primis, i contratti bancari venivano stipulati da diverse società, per cui in sede civile si sarebbero dovute presentare ben 7 opposizioni alle esecuzioni ex art 615 c.p.c.
La scelta dell’azione penale risulta quindi favorevole atteso che diversi soggetti giuridici, formalmente distinti dal punto di vista civilistico, chiedevano giustizia con una sola querela e con la concessione di un unico provvedimento, evitando, così, un eventuale contrasto tra giudicati.
Il filo conduttore era, appunto, il primo querelante che si presentava come la “mente” del gruppo e quindi informato su tutti i fatti dai vari legali rappresentati, che si univano alle sue richieste.
In secundis, la motivazione che regge il convincimento del giudice si basa su un orientamento delle Procure italiane, in forza del quale le vittime dell’usura e di estorsione, in base alla legge speciale, possono rivolgersi all’Autorità Penale ed ottenere la sospensione delle attività esecutive, oltre alla concessione di un mutuo erogato dalla Stato, senza il pagamento degli interessi.
Lo stesso avvocato Biagio Narciso, difensore di tutti i querelanti, aveva già ottenuto presso il medesimo Foro una sospensione di esecuzioni immobiliari giunte alla fase delle aste giudiziarie ed il parere favorevole del P.M. alla concessione del mutuo senza interessi.
Le richieste de quibus venivano supportate dal richiamo di elementi di fatto e di diritto, da numerose pronunce giurisprudenziali e soprattutto dalla redazione di perizie econometriche suffraganti l’animus delittuoso dell’istituto di credito.
Nello specifico, il Procuratore ha concesso la sospensione dei termini di ben 7 procedure esecutive per la durata di 300 giorni, nonché la sospensione degli adempimenti amministrativi e per il pagamento dei ratei di mutui bancari ed ipotecari, nonché la sospensione dei termini di scadenza, ricadenti entro 1 anno dalla data dell’evento lesivo degli adempimenti fiscali, i quali sono prorogati per espressa disposizione di legge dalle rispettive scadenze per la durata di anni 3.
Ebbene, l’Autorità Giudiziaria pontina ha accolto la teoria dell’abuso di diritto.
Difatti, la minaccia di far valere un diritto – nel caso che ci riguarda configurantesi nelle azioni esecutive intraprese dalla Banca mettendo tutti i beni del gruppo societario all’asta -, nonostante la esteriore parvenza di legalità, assume, pertanto, il connotato dell’illiceità non quando è diretta ad ottenere una qualsiasi controprestazione, bensì quando tende al conseguimento di un risultato iniquo, perché ampiamente esorbitante ovvero non dovuto rispetto a quello conseguibile attraverso l’esercizio del diritto che viene strumentalizzato per scopi contra ius, come riconosciuto dalla Suprema Corte di Cassazione.
Infine, si adiva la Giustizia per la fattispecie estorsiva che, qualora assuma i connotati della parvenza dell’esercizio del diritto, sconfina nell’abuso se la finalità è quella di una locupletazione dell’agente.
In altri termini, la Banca non si accontentava delle somme già incassate dai nuovi acquirenti degli immobili e dagli interessi illegittimamente applicati, ma voleva lucrare, a discapito del cliente, le maggiori somme derivanti dal provento delle aste immobiliari.
Anche se la minaccia consiste nell’esercizio di una facoltà del soggetto agente, diventa “contra ius” quando, pur non essendo antigiuridico il male prospettato, si fa uso di mezzi giuridici legittimi per ottenere risultati non dovuti, così causando uno sproporzionato ed ingiustificato sacrificio della controparte ed al fine di conseguire risultati diversi ed ulteriori rispetto a quelli per i quali quei poteri o facoltà furono attribuiti.
Si rammenta che l’istituto di credito chiedeva, o meglio pretendeva, somme non corrispondenti al vero e quindi false, in totale contrasto con i principi sacri del diritto bancario, quali correttezza, buona fede e trasparenza.
Nella fattispecie, l’estorsione si è concretata proprio nell’abuso del diritto che ha attuato la Banca, la quale, ha violato la legge antiusura e richiesto giudizialmente la restituzione di tutti i beni immobili concessi a garanzia dalle varie società.
Difatti, come indicato dalla Cassazione penale, anche l’abuso del diritto può integrare l’estremo della minaccia perché, da un lato, costringe altri ad una prestazione dannosa e, dall’altro, realizza per l’autore un profitto che l’ordinamento qualifica come “ingiusto” proprio perché, ad un tempo, indebito e coartato.
Alla luce degli ultimi provvedimenti, appare cristallizzata la tutela riconosciuta dalla legislazione speciale alle vittime dell’usura e dell’estorsione con la concessione della sospensione
– dei termini delle procedure esecutive per la durata di 300 giorni;
– degli adempimenti amministrativi (anche dei pagamenti in favore di Equitalia);
– del pagamento dei ratei di mutui bancari ed ipotecari;
– dei termini di scadenza, per la durata di tre anni e della concessione di un mutuo senza interessi.

Il provvedimento della Procura della Repubblica di Latina è stata una bellissima risposta all’imprenditore che affronta un periodo transitorio di difficoltà, oltre ad essere il riparo per la vittima di azioni esecutive illegittime, con tutti i beni societari ipotecati ed ormai all’asta.
La sospensione del Procuratore Aggiunto è frutto di un lavoro certosino, concesso nel pieno rispetto dell’urgenza sottesa alla richiesta del malcapitato cliente.
Il tutto prende più pregio e valore se si ricorda che attualmente più del 70% degli imprenditori riporta sofferenze od anomalie nella gestione dei crediti bancari.
In questo periodo di crisi – o forse recessione(?) – ci si augura che le Banche restino istituti di credito e non si trasformino, come ahimè sta accadendo, in istituti di discredito.

Avv. Biagio Narciso

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rigetto istanza e quesito ctu

Tribunale di Latina – Rigettata Ingiunzione di Pagamento e Fissazione Udienza per Ammissione Prove

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Si trasmette in allegato copia del verbale a scioglimento della riserva assunta all’udienza dello scorso 17 novembre 2015 in merito a conto corrente bancario con apertura di credito.
La Banca convenuta aveva richiesto in via riconvenzionale ordinanza ex art. 186 ter c.p.c.
A seguito di contestazione sul punto, Il Giudice assumeva la causa in riserva, all’esito dello scioglimento della quale rigettava le avverse richieste ritenendo non provato il presunto credito richiesto dalla convenuta, concedendo i termini ex art. 183/VI c.p.c. e rinviando la causa all’udienza per l’ammissione delle prove.

Avv. Gianfranco Cecchini

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nomina ctu

Tribunale di Latina – Accoglimento Istanza di Ammissione di CTU

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E’ con vivo piacere che rappresento che grazie alle professionalità di SDL si è riusciti nell’impresa di salvare un’altra società dalle azioni poste in essere dai sempre più aggressivi Istituti di credito.
Il Tribunale di Latina, in accoglimento dell’opposizione al pignoramento presentata dall’avv. prof. Lorusso sulla base delle perizie SDL, ha accolto l’istanza di ammissione della perizia tecnico contabile mediante la quale saranno accertati i comportamento illeciti per usura ed anatocismo posti in essere dall’Istituto di credito resistente, con pieno accoglimento delle ragioni della società opponente fondate sull’inesistenza del credito azionato in virtù delle differenze non dovute per usura ex art. 2 L. n. 108/1996 ed ex art. 644 c.p. e per anatocismo.

avv. prof. Piero Lorusso

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Tribunale di Latina – Opposizione al Pignoramento e Ammissione CTU

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Il Tribunale di Latina, in accoglimento dell’opposizione al pignoramento presentata dall’avv. prof. Lorusso sulla base delle perizie SDL, ha accolto l’istanza di ammissione della perizia tecnico contabile mediante la quale saranno accertati i comportamento illeciti per usura ed anatocismo posti in essere dall’Istituto di credito resistente, con pieno accoglimento delle ragioni della società opponente fondate sull’inesistenza del credito azionato in virtù delle differenze non dovute per usura ex art. 2 L. n. 108/1996 ed ex art. 644 c.p. e per anatocismo.

Avv. Prof. Piero Lorusso

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asta bloccata

Tribunale di Latina – Sospenzione Procedura Esecutiva Immobiliare ex art. 20 L. n. 44/99

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E’ con grande piacere che si pubblica il provvedimento ottenuto dal Prof. Avv. Piero Lorusso presso la Procura della Repubblica di Latina, con cui è stata disposta la sospensione della procedura esecutiva immobiliare ai sensi dell’art. 20 L. n. 44/99 a vantaggio di clienti SDL chiamati nel procedimento penale attivato per usura bancaria.
Orbene, è noto che ai sensi dell’art. 20 della Legge 44/1999 recante “Disposizioni concernenti il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura” a favore dei soggetti che hanno richiesto o ottenuto l’accesso al Fondo di Solidarietà, sono prorogate le scadenze relative ai mutui e prorogati i termini relativi alle procedure esecutive.
Ai sensi dell’art. 623 c.p.c. si tratta di sospensione prevista dalla legge da chiedersi al Giudice dell’Esecuzione (Cass. civ. 3 sezione 24.01.2007 n. 1496).
A seguito dell’entrata in vigore della L.27.01.2012 n.3 (entrata in vigore il 29.03.2012) recante “Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento” che all’art. 2 così dispone: “ d) all’art.20:
• il comma 7 è sostituito dal seguente: “7. Le sospensioni dei termini si cui ai commi 1,3 e 4 e la proroga di cui al comma 2 hanno effetto a seguito del provvedimento favorevole del Procuratore della Repubblica competente per le indagini in ordine ai delitti che hanno causato l’evento lesivo di cui all’art.3, comma 1. In presenza di più procedimenti penali che riguardano la medesima parte offesa, anche ai fini delle sospensioni e della proroga anzidette, è competente il procuratore della Repubblica del procedimento iniziato anteriormente.
• dopo il comma 7 sono aggiunti i seguenti: “7-bis. Il prefetto, ricevuta la richiesta di elargizione di cui agli articoli 3, 5, 6 e 8, compila l’elenco delle procedure esecutive in corso a carico del richiedente e informa senza ritardo il procuratore della Repubblica competente che trasmette il provvedimento al giudice, o ai giudici, dell’esecuzione entro sette giorni dalla comunicazione del prefetto.
• 7-ter. Nelle procedure esecutive riguardanti debiti nei confronti dell’erario, ovvero di enti previdenziali o assistenziali, non sono poste a carico dell’esecutato le sanzioni dalla data di inizio dell’evento lesivo, come definito dall’articolo 3, comma 1, fino al termine di scadenza delle sospensioni e della proroga di cui ai commi da 1 a 4 del presente articolo.” rilevava che nella specie difettano i presupposti normativi.

Ritenendo che nell’eventualità in cui fosse dato tale parere favorevole, il G.E. deve limitarsi a prenderne atto con conseguente sospensione ex lege dei termini della procedura in quanto la norma, nell’attuale formulazione, introducendo ancora una volta l’aggettivo “favorevole”, statuisce che il potere di sospensione in tal modo è attribuito non più al prefetto ma al Procuratore della Repubblica, esautorando di fatto la decisione del g.e.
La novella di cui alla legge 27 gennaio 2012 n. 3 in questione, al di là di meri ritocchi terminologici al precedente testo del comma 7 nel giusto obiettivo di condurre a coerenza i riferimenti agli istituti della “sospensione” (commi 1, 3 e 4 dell’art. 20) e della “proroga degli adempimenti fiscali” (comma 2 dell’art. 20), introduce alcune novità di sostanza destinate ad incidere sull’itinerario decisorio orientato alla sospensione dei termini; in particolare, per ciò che rileva in questa sede, di quelli relativi “…ad ogni altro atto avente efficacia esecutiva”, primi fra tutti i termini concernenti le procedure di esecuzione mobiliare/immobiliare pendenti presso il giudice dell’esecuzione, come contemplato al comma 4 che appunto alla dilazione del comma 1 fa espresso rinvio.
Prima della riforma, l’effettività della sospensione era collegata alla espressione di un “parere favorevole del prefetto competente per territorio, sentito il Presidente del Tribunale”, fermo restando che a disporre la moratoria era comunque il giudice dell’esecuzione con effetti dal momento della presentazione dell’istanza innanzi a sé e non dalla presentazione della richiesta in sede amministrativa (cfr. Cass, 24 gennaio 2007 n. 1496).
L’articolato normativo, così come formulato, prevedeva invero un intimo nesso funzionale tra le cognizioni proprie del prefetto – destinatario dell’istanza di accesso al fondo di solidarietà – e le valutazioni del giudice dell’esecuzione, così che la delibazione giudiziale potesse opportunamente fondarsi su una stima del fumus di accoglimento dell’istanza concernente le provvidenze economiche, in funzione delle quali, appunto, opera con portata cautelare l’istituto della sospensione.
Sulla capacità di influenza del parere prefettizio sulla regiudicanda – normativamente espresso dal termine “favorevole” – è intervenuta la Corte Costituzionale che, valutando l’inammissibilità di una così intensa incursione potestativa del prefetto sul provvedimento decisorio del G.E., ha espunto per illegittimità costituzionale l’aggettivo anzidetto dalla disposizione del comma 7, restituendo in tal guisa all’A.G. dell’esecuzione un più ampio spettro discrezionale sul quale fondare la decisione (cfr. Corte Cost. sent. n. 457/2005).
L’obliterazione, adesso, dell’intervento consultivo del prefetto e la sua sostituzione con un atto del procuratore della Repubblica, normativamente qualificato non più come “parere” bensì come “provvedimento” e a seguito del quale “hanno effetto” le sospensioni di legge, inevitabilmente pone problemi esegetici che, a fronte dell’istanza di cui in premessa, vanno risolti come segue.
Ora, se si scorrono i lavori preparatori alla legge n. 3/12 si comprende che la traslazione del termine “parere” in quello di “provvedimento” – esitata al passaggio del ddl da un ramo all’altro del Parlamento – risente dell’esigenza di ricondurre il risultato decisorio ad una valutazione esclusiva e non più interlocutoria in ordine alla concedibilità della sospensione, attribuendo siffatta valutazione al pubblico ministero dell’indagine.
Ne è testuale riprova la coerente riproduzione del termine “provvedimento” nell’esordiente comma 7-bis dell’art. 20 cit. laddove è oggi previsto che, previa tempestiva informazione ricevuta dal prefetto circa l’elenco delle procedure esecutive in corso a carico del richiedente, il procuratore della Repubblica “trasmette il provvedimento al giudice, o ai giudici, dell’esecuzione entro sette giorni dalla comunicazione del prefetto”; adempimento, invero, di mera trasmissione, privo (anche terminologicamente) di alcuna appendice delibativa da parte del G.E. e che pertanto svela l’intento del legislatore della riforma di ascrivere alla stima dell’A.G. titolare delle indagini l’effetto sospensivo, da attuarsi inoltre nel più celere intervallo di tempo attraverso quella tempestiva trasmissione.
Ancor più chiara è la ratio della riforma così intesa se si considera poi che la stessa novella, nell’intento di una reconductio ad unum dell’organo giudiziario inquirente chiamato a pronunciarsi – proposito che discende dall’inaugurazione della regola, presente nel nuovo comma 7, di individuazione della “competenza” in caso di plurime procure interessate alle indagini – pretende che la potestà decisoria spetti in forza di una conoscenza diretta dello sviluppo delle indagini interessate dalle denunzie degli istanti e che conseguentemente il beneficio della moratoria abbia parimenti unica e generale soluzione. Diversamente opinando, ben (è accaduto e ancora) potrebbe accadere che per un medesimo fatto estorsivo e/o usurario, ove l’intendimento del PM indagante non dovesse intendersi definitivo e vincolante, si rischierebbe l’effetto che diversi giudici dell’esecuzione, quando geograficamente diverse dovessero essere le procedure espropriative in corso, emettano contraddittori provvedimenti di accoglimento e/o di rigetto della sospensione; rischio assai concreto e fortemente avversato dal legislatore della riforma in quanto generatore di un inammissibile vulnus agli interessi delle vittime di usura/estorsione considerati di preminente interesse pubblico.
Né deve sorprendere che la novella abbia inteso radicare il potere di sospensione in capo ad un organo giudiziario accomunabile ad una parte ancorchè pubblica, (ri)collegando peraltro alla positiva sua valutazione (“provvedimento favorevole”) l’effetto sospensivo: se ben si riflette, invero, l’atto è privo di effettiva portata decisoria sulle procedure esecutive, valendo soltanto a congelare per l’intervallo temporale di legge il decorso dei termini; esso innesca un mero espediente tutorio sulla posizione dell’esecutato vittima di reati estorsivi, immunizzandolo a tempo dall’odioso carico nascente da quella condizione ed in vista di possibili sovvenzioni pubbliche idonee a consentirgli il rientro.
Conforta ancor di più l’assunto la considerazione che identica decisione compete al PM anche in assenza di procedure esecutive – e dunque non al cospetto di un giudice dell’esecuzione – allorquando la sua valutazione va ad incidere sulla proroga dei termini di scadenza degli adempimenti fiscali (art. 20, comma 2, cit.); una dilazione – si noti – estesa addirittura ad un triennio e tale da comprimere interessi pubblici erariali.
E giova inoltre osservare su un parallelo piano dimostrativo che il Procuratore della Repubblica, all’interno delle stesse indagini preliminari, mediante suoi specifici atti, esercita un analogo potere sospensivo/interruttivo della prescrizione (artt. 159, 160 c.p.), incidendo in tal guisa su interessi generali dell’ordinamento, ma anche su quelli particolari dell’indagato.
Le considerazioni che precedono costituiscono poi spunto per un ulteriore corollario interpretativo, rilevante in questa sede: lo storno normativo all’A.G. inquirente del potere di influire sulla sospensione dei termini e, per l’effetto, la sottrazione di esso alla sia pur interlocutoria stima del prefetto comporta una sostanziale risagomatura dell’istituto, non tanto in considerazione delle conseguenze dell’atto, che è e resta collegato all’esito sospensivo previsto dalla legge, quanto piuttosto del diverso ambito conoscitivo – e dunque dei distinti interessi da ponderare – sul quale fondare la delibazione sulla sospensione.
A ben vedere, infatti, la scelta del PM oggi si fonda sul contesto criminale e sugli atti delle indagini preliminari, finendo così per fratturare quel nesso funzionale tra sospensione e prospettive di accoglimento dell’istanza di elargizione insito nell’allora parere del prefetto e a mente del quale appariva giustificata la natura cautelare della sospensione. In altri termini, anche sotto il profilo contenutistico, è palese come adesso gli interessi valutabili ai fini della sospensione siano limitati – ancor meglio, migrati – alla condizione di vittima dell’istante e alla plausibilità delle eventuali dichiarazioni collaborative da costui rese agli inquirenti.
Se questa è la volontà dei novellatori, deve allora giocoforza concludersi per una nuova fisionomia dell’istituto, pur sempre destinato a dare provvisorio ristoro alle vittime odiosamente perseguite sul piano espropriativo dai loro estorsori/usurai, ma tendenzialmente sganciato dalle sorti dell’istanza di accesso ai benefici economici e calibrato invece, ad opera del PM, sull’esclusivo perimetro giudiziario proprio delle indagini e del processo.
Onde evitare, però, che tale tendenziale obliterazione si traduca in concreto in un’incongrua autonomia di interventi, una volta giunto a regime il nuovo sistema occorrerà compensare il deficit di conoscenza del procuratore della Repubblica attraverso un possibile protocollo d’intesa con la competente prefettura (come peraltro espressamente caldeggiato dalla Circolare Min. Giust. – Dip.nto AA. GG. Prot. n. 032.016.003-7 del 21 giugno 2007 “nota in materia di collaborazione tra autorità giudiziarie e prefetture in materia di estorsione ed usura”), non ritenendosi sufficiente la mera informazione sull’elenco delle procedure esecutive che il comma 7-bis di nuovo conio rimette al prefetto (sul punto non si comprende perché la legge limiti la comunicazione soltanto a quelle, posto che la sospensione incide su un più vasto novero di termini).
Orbene, nel silenzio della legge, soluzione acconcia sembra essere quella che suggerisca al giudice dell’esecuzione di recepire il decisum del PM – favorevole o sfavorevole che sia – con un proprio provvedimento di presa d’atto e previa effettuazione di un vaglio limitato al controllo eziologico tra esecuzione e editto d’accusa; una verifica, cioè, di corrispondenza normativa in ossequio alla ratio della legge n. 44/99, incentrata sull’esistenza del rapporto tra la fattispecie di reato e il credito azionato in sede esecutiva.
Tanto basterà a scongiurare incontrollate sospensioni illegittime e a riconoscere agli interessati – creditori, terzi ed esecutato – la possibilità di insorgere, se non avverso il provvedimento del PM, contro quello del giudice dell’esecuzione con gli ordinari rimedi oppositivi.

Prof. Avv. Piero Lorusso

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Tribunale di Latina – Ammissione CTU e Verifica Determinatezza delle Condizioni

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Si pubblica ordinanza ottenuta dall’avv. Giuseppe De Simone con cui il Tribunale di Latina ha disposto CTU relativamente ai rapporti di conto corrente contestati.
In particolare, si rileva come il Giudice, nella formulazione dei quesiti, abbia ordinato la verifica non solo dell’eventuale superamento del TSU ma anche della determinatezza delle condizioni applicate, con sostituzione, in caso negativo, dell’interesse passivo di cui all’art. 117 TUB.

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Tribunale di Latina – Ammissione CTU contabile in Opposizione a Pignoramento

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E’ con vivo piacere che rappresento come grazie alle professionalità di SDL si è riusciti nell’impresa di salvare un’altra società dalle azioni poste in essere dai sempre più aggressivi Istituti di credito.
Il Tribunale di Latina, in accoglimento dell’opposizione al pignoramento presentata dall’avv. prof. Lorusso sulla base delle perizie SDL, ha accolto l’istanza di ammissione della perizia tecnico contabile mediante la quale saranno accertati i comportamento illeciti per usura ed anatocismo posti in essere dall’Istituto di credito resistente, con pieno accoglimento delle ragioni della società opponente fondate sull’inesistenza del credito azionato in virtù delle differenze non dovute per usura ex art. 2 L. n. 108/1996 ed ex art. 644 c.p. e per anatocismo.

avv. prof. Piero Lorusso

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