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convegno usura

Convegno Fondazione SDL a Perugia

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Convegno – Usura nella banca e della Banca – Fondazione SDL a Perugia 

Si pubblicano la rassegna stampa ed i contributi filmati del convegno tenutosi lo scorso 10 Luglio a Perugia organizzato dalla Fondazione SDL con la locale Confesercenti.

Come confermato dai numerosi attestati e riconoscimenti, si è trattato di un incontro estremamente interessante e partecipato, ove ha spiccato il dibattito fra il nostro Avv. Biagio Riccio ed il Procuratore della Repubblica di Perugia sull’evoluzione della giurisprudenza in tema di usura e, in particolare, sulle aste giudiziarie.

Atteso il successo conseguito e l’interesse suscitato, è ferma intenzione di SDL organizzare nuovi incontri pubblici auspicando – come accaduto – una partecipazione sempre più numerosa.

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http://www.sdlcentrostudi.it/wp-content/uploads/2015/07/USURA-NELLA-BANCA-E-DELLA-BANCA.pdf

Ordinanza del tribunale di Terni del 08/09/2014

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Commento ad ordinanza del tribunale di Terni del 8.9.2014

Nomina di CTU: Usura contrattuale su conto corrente

La ordinanza resa dal tribunale di Terni in data 8.9.2014 è decisamente importante e deve esaminata sotto diversi profili.

Usura

Innanzitutto il tribunale fa propria la tesi sostenuta dalla Corte di Appello di Venezia che, con la Sentenza 342/2013, ha esteso ad ogni obbligazione pecuniaria il concetto della sanzione civilistica di cui all’art. 1815 c.c. s.c., secondo i criteri indicati dalla Cassazione con sentenza 350/2013: la non debenza di interessi sul prestito in caso di PATTUIZIONE di interessi a tasso usurario. Non è la prima volta che La Giurisprudenza fa proprio questo assunto (vedi Ascoli Piceno del 22.5.2014 sempre nel sito SDL); tuttavia è da segnalare il consolidarsi dell’orientamento secondo il quale fa stato il momento della pattuizione (e non della effettiva applicazione come impropriamente e fallacemente sostenuto da Banca di Italia).

Il CTU dovrà esaminare, inoltre, la c.d. usura sopravvenuta, ossia quella che la banca ha esercitato applicando tassi ultralegali in corso di rapporto negoziale.

Sullo Ius variandi.

Il CTU dovrà verificare anche la regolarità della clausola relativa allo ius variandi, ovvero quella che concede facoltà alla banca di variare unilateralmente le condizioni in corso di rapporto.

 

Sui Mutui.

L’analisi, poi, dovrà essere estesa ai mutui chirografari ed alla correttezza della applicazione dei tassi.

La causa ha per oggetto la rideterminazione dei saldi, ed è, ripetiamo, supportata da perizia SDL.

Causa seguita dall’avv. Letizia Cecconi in uno all’avv.Massimo Meloni.

Segue ordinanza.

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Ordinanza di nomina di CTU contabile

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Commento a Ordinanza istruttoria di nomina di CTU contabile

Il provvedimento è degno d’attenzione per i contenuti processuali ed extraprocessuali che racchiude.

In primis si fa rilevare che al CTU venga comunicato con precisa richiesta da parte del Giudice di verificare il reale TEG, tenendo conto di tutti i costi pattuiti e/o applicati in relazione alla L.24/2001 ed all’art. 644 c.p., terzo comma, comprese le spese connesse all’erogazione del credito, tasse e imposte escluse – Chi scrive ritiene che debba essere ricompreso anche il tasso di mora.

Inoltre, è molto rilevante che il giudice ammetta la produzione di documenti anche per mezzo della terza memoria ex art. 183 c.p.c., sesto comma, ritenendo la stessa non tardiva (argomento di eccezione di controparte). Detta ammissione di produzione di documenti è fondata sulla circostanza che quest’ ultimi facevano riferimento ai contenuti peritali di parte ab origine prodotti.

La produzione, infatti, era relativa a tutti gli estratti in possesso del cliente, estratti relativi ai conti oggetto di perizia.

L’assunto che il giudice utilizza è quello per cui “le produzioni non sono da considerarsi tardive nella misura in cui di esse si sia tenuto conto nelle perizie di parte ab origine prodotte e dispone che il CTU tenga conto della documentazione prodotta con la terza memoria”.

Detta circostanza è rilevante perché consente di supplire:

  • ad un eventuale ordine di esibizione non richiesto e/o non ancora ammesso;
  • ad un mancato invio della istanza preventiva ex art. 119 TUB, usufruendo della produzione probatoria operata dalla Banca in fase di costituzione, ovvero utilizzando quelle medesime prime e seconde memorie prodotte ex art. 183 c.p.c.;
  • ad eventuale documentazione, connessa alle perizie, che sia stata rinvenuta in un momento successivo all’avvio del giudizio e, quindi, che non abbia trovato ingresso per mezzo dell’atto di citazione

Avv. Massimo Meloni

Segue Ordinanza

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Cassazione n.15135 del 02/07/2014

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Commento a Cassazione, 2 luglio 2014 n., 15135 sul divieto di anatocismo

L’anatocismo trimestrale (applicazione di interessi su interessi) applicato dalla banca al conto corrente non può essere sostituito con anatocismo di diversa periodicità, per esempio, annuale, anch’esso illegittimo.

Secondo le Sezioni Unite va escluso un uso normativo atto a giustificare una deroga ai limiti posti all’anatocismo dall’art. 1283 c.c., per difetto del requisito della normatività di tale pratica.

Il problema economico-contabile che sottende la disciplina normativa è collegato al fatto che, dato un determinato tasso nominale di interesse annuo, l’applicazione degli interessi sugli interessi scaduti (la c.d. capitalizzazione) comporta un innalzamento effettivo del tasso nominale, tanto più elevato quanto più ravvicinati tra loro siano i “periodi” di capitalizzazione presi in considerazione.

Ad esempio, un tasso nominale del 10% annuo con la capitalizzazione semestrale comporta un tasso effettivo annuo al 10,25% mentre con capitalizzazione trimestrale il tasso annuo effettivo è pari al 10,38%.

La normativa codicistica pone il generale divieto di anatocismo, permettendolo solo a determinate condizioni e con salvezza degli “usi contrari”.

La giurisprudenza di legittimità aveva sostenuto (fino al marzo 1999) che le c.d. norme bancarie uniformi Abi avessero natura normativa, sostenendo che tale qualificazione potesse essere il frutto di un’indagine diretta sugli usi normativi da parte della Corte di legittimità, la quale ne poteva accertare l’esistenza (essendo usi “normativi”) indipendentemente dalle allegazioni delle parti e dalle considerazioni svolte in proposito dai giudici del merito (iura novit curia) – La sentenza capostipite di tale orientamento va individuata in Cassazione n. 6631/1981.

In seguito, tuttavia, due innovative ed autorevoli pronunzie della Corte di Cassazione (n. 3096/1999; 2374/1999) rispettivamente della I e III Sezione civile hanno completamente capovolto il precedente orientamento.

La Corte ha escluso che le c.d. norme bancarie uniformi (che prevedono una capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti dai clienti) potessero avere natura normativa, evidenziandone la natura esclusivamente pattizia ed argomentando dalla documentata “non esistenza” di un tale uso consuetudinario nel 1947 (Commissione speciale permanente presso il Ministero dell’Industria) e dal fatto che di tale uso si è fatto cenno, per la prima volta, solo nel 1952.

La sentenza C. 2374/1999 ha fermamente sancito la nullità della clausola di previsione della capitalizzazione trimestrale, in quanto anteriore alla scadenza degli interessi stessi.

L’orientamento della Cassazione appare essersi definitivamente consolidato con la pronunzia a Sezioni Unite n. 21095/2004 la quale ha precisato che, in sede di esegesi dell’art. 1283, la giurisprudenza della primavera del 1999, ponendosi in consapevole e motivato contrasto con pronunzie del ventennio precedente, ha enunciato il principio per cui gli “usi contrari”, idonei ex art. 1283 a derogare il precetto ivi stabilito, sono solo gli “usi normativi” in senso tecnico.

Di conseguenza, la nullità delle clausole bancarie anatocistiche, la cui stipulazione risponde ad un uso meramente negoziale, incorre quindi nel divieto di cui al citato art. 1283 c.c.

Ne discende che è erroneo trarre la conseguenza che, nel negare l’esistenza di usi normativi di capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori, quella medesima giurisprudenza avrebbe riconosciuto la presenza di usi normativi di capitalizzazione annuale a cui invece vanno applicati gli stessi principi in tema di capitalizzazione trimestrale.

Secondo l’evoluzione storica dell’istituto e dal D.M. 24 aprile 1992, nel prevedere per la Banca d’Italia il potere di emanare istruzioni per determinare la metodologia di calcolo degli interessi e degli altri elementi che incidono sul contenuto economico dei rapporti, si è stabilito che i tassi d’interesse devono essere indicati al valore nominale ed essere riportati su base annua, con indicazione della periodicità di capitalizzazione.

Ma è erroneo il fatto che la chiusura periodica del conto con liquidazione del saldo e conseguente trasformazione in capitale deve operare paritariamente e, nella specie per gli interessi liquidati in favore del cliente, era prevista la capitalizzazione annuale.

Ne discende che l’anatocismo trimestrale non può essere sostituito con uno di altra periodicità.

Avv. Massimo Meloni

Segue allegato.

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