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Tribunale di Torino – Onere Probatorio, Saldo Zero e Rideterminazione del Saldo

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Si allega recente sentenza del Tribunale di Torino nella quale vengono definite in modo netto alcune questioni relative all’onere probatorio, al saldo zero e alla conseguente rideterminazione del saldo. Saldo rideterminato a favore del correntista in Euro 30.215,84, previo azzeramento del saldo debitorio di euro 20.000. La sentenza è definitiva non essendo stata impugnata nei termini dalla Banca. Si evidenziano i seguenti principi.

VALIDITA’, EFFICACIA ED AUTONOMIA DELLA DOMANDA DI ACCERTAMENTO NEGATIVO DEL CREDITO
Il conto è in essere. Il petitum della domanda comprende la rideterminazione del saldo e la ripetizione di somme indebitamente corrisposte. Tipica eccezione della Banca è l’inammissibilità della domanda di ripetizione con conseguenti ripercussioni in ordine alla proponibilità della domanda di accertamento della nullità di clausole e della rideterminazione del saldo. Il giudice in tal caso evidenzia l’autonomia e la validità della sola domanda di accertamento negativo del credito proposta dal correntista in quanto supportata da un valido interesse ad agire.
Ed invero, a mente della citata sentenza, il correntista non ha affatto – o comunque non ha solo – chiesto la ripetizione dell’indebito ma ha chiesto in via principale l’accertamento della nullità parziale del contratto – anche per mancanza della forma scritta ex art. 118 T.U.B. – con conseguente richiesta (e relativa statuizione – accertamento di natura costitutiva) avente ad oggetto la rideterminazione del dare – avere tra le parti e del saldo (e quindi l’esatta determinazione delle poste attive/passive e quindi l’indebito appostamento di somme a debito nel c/c) con previo ordine del relativo ricalcolo, da effettuarsi mezzo CTU contabile, del c/c senza anatocismo, tasso ultralegale ed usurario, CMS etc.
La suddetta azione, qualificabile come accertamento costitutivo del saldo (comprensiva dell’accertamento negativo di quanto indebitamento preteso e applicato dalla Banca) è senz’altro ammissibile poiché autonoma e conforme ai principi di cui alla Sent. S.U. n. 24418/10, nonché rispondente ad un interesse attuale (art. 100 c.p.c.) della parte di vedersi determinato l’eventuale saldo debitorio in conformità della legge e al contratto (ove esistente).
Quanto sopra dedotto costituisce motivo d’appello laddove venga dichiarata inammissibile la domanda di parte attrice purchè formulata nella duplice fase di rideterminazione del saldo e ripetizione dell’indebito.

L’ONERE PROBATORIO IN CAPO ALLA BANCA IN PRESENZA DI UNA DOMANDA DI ACCERTAMENTO NEGATIVO DEL CREDITO
Il giudizio è un accertamento negativo del credito, ovvero di accertamento costitutivo del saldo finalizzato alla rideterminazione dello stesso in quanto riferito ad un conto corrente in essere.
Il che presuppone, in tema di onere probatorio e a seguito di specifiche contestazioni mosse dalla parte debitrice – attrice, che lo stesso sia diametralmente rovesciato ed incomba sul soggetto asseritamente creditore, nella specie la Banca convenuta.
Ciò vale sia nell’ipotesi in cui l’Istituto di credito agisca in veste di attore, sia in quella in cui affermi la sua posizione quale convenuto in accertamento negativo, così come in effetti è avvenuto in sede di giudizio.
La Banca in altri termini, seppur convenuta in primo grado, risulterebbe sostanzialmente attrice sostanziale e per questo motivo, proprio ai sensi dell’art. 2697 c.c. da essa stessa invocato, è onerata dal dimostrare il suo diritto, la misura di esso nonché i fatti costitutivi giustificanti (contratto, estratti etc.).
A mente del giudice “E’ in tale contesto che assume piena valenza la mancata produzione del contratto in assenza della quale non vi è valida pattuizione (vi è di più: non vi è prova alcuna della pattuizione) delle voci contestate dal correntista. L’effetto della mancata documentazione del contratto non può in alcun modo gravare sul correntista”.
Conseguentemente analogo discorso può essere svolto per gli estratti conto.
Ed invero: “non può opporsi al riguardo l’incombenza del relativo onere probatorio su parte attrice in considerazione di un duplice ordine di ragioni”.
In primo luogo perché a seguito di una precisa contestazione mossa dalla parte attrice (manca il contratto, allegazione di fatto negativa determinata) è onere della banca provare che quanto addebitato è dovuto in forza di valida pattuizione scritta e conforme applicazione della stessa.
In secondo luogo perché il correntista ha chiesto ex art. 119 TUB la documentazione a cui la Banca non ha ottemperato in violazione del principio “della vicinanza della prova” e nei termini di 90 giorni decorrenti non dall’inizio del contenzioso ma dalla prima udienza e comunque entro la scadenza del termine ex art. 183.6 n. 2 c.p.c.
Tipica eccezione della Banca è infatti il mancato decorso dei 90 giorni ai fini dell’introduzione della causa di merito per cui in assenza di documentazione parte attrice poiché sfornita dei mezzi istruttori idonei non poteva avviare il contenzioso.
Nulla di più pretestuoso: la banca deve ottemperare alla richiesta ex art. 119 TUB, il quale costituisce un diritto assoluto e soggettivo per il correntista.
I 90 giorni di tempo per adempiere devono essere parametrati non alla data di notificazione della citazione ma al termine ultimo ex art. 183.6 c.p.c di produzione probatoria per la parte attrice.
Ciò al pari di quanto sopra dedotto costituisce motivo d’appello in ordine alla mancata concessione dell’ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c.

IL SALDO ZERO
Conseguente a quanto sopra dedotto in ordine al riparto dell’onere probatorio e alla tipologia di causa promossa è il ricalcolo utilizzando il cd “saldo zero”. Non vi è saldo iniziale (mancano gli estratti conto). Non vi è il contratto che giustifica gli addebiti nella costanza del rapporto. Il saldo pertanto deve essere determinato azzerando il debito pregresso e stornando interessi, spese, cms, anatocismo perchè non legittimamente pattuiti. Consegue l’azzeramento del saldo debitorio (Euro 20.000,00) e lo storno di quanto illegittimamente applicato (e non pattuito) per Euro 30.000,00. Il saldo rideterminato è pertanto a credito di tale somma.

Avv. Elio Gnocato

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Tribunale di Roma – Distinzione tra Onere di Allegazione e Onere Probatorio ex art. 2697 c.c.

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Si allega verbale di udienza del 12.1.2016 in relazione ad un contenzioso pendente presso il Tribunale di Roma III Sez. Civile in riferimento al provvedimento assunto dal Giudice Istruttore (a riserva) sui mezzi istruttori richiesti dalle parti e precisamente, per parte attrice, consulenza tecnica contabile d’ufficio in ordine ad un rapporto di conto corrente di corrispondenza, per azione di accertamento negativo del credito della banca convenuta, in cui dalla perizia econometrica redatta emerge una usura oggettiva pari a circa € 33.000 con un’esposizione debitoria presente sull’ultimo estratto conto pari ad € 8.000 circa.
Seppur il G.I. si è riservato in merito alla richiesta dei mezzi istruttori – alla luce anche dell’ordinanza emessa dallo stesso Giudice in data 28.12.2015 di ammissione CTU tecnico contabile e puntualmente richiamata dal sottoscritto procuratore in occasione della stesura del verbale che si allega – si comunica che lo stesso organo giudicante ha concesso alle parti (in via seppur informale) termine sino al 30.1.2016 per poter definire la vicenda in sede transattiva ed evitare l’ammissione della CTU tecnico contabile che, sulla base del provvedimento del 28.12.2015 sopra indicato, risulta per ammessa come indirizzo di massima che dovrà essere seguito da tutti i Giudici Istruttori componenti la III Sez. Civile che si occupano di materia relativa ai contratti bancari (conti correnti di corrispondenza).
All’esito di tale udienza sono dunque iniziati i contatti con la banca convenuta per avviare una trattativa al fine di giungere ad una transazione ed evitare la nomina del CTU (stante anche l’importo esiguo della richiesta).
Tale provvedimento (seppur nella forma del verbale) costituisce un importante punto di arrivo in merito al delicato problema interpretativo in ordine alla questione attinente la distinzione tra onere di allegazione dei fatti costitutivi a fondamento della domanda dell’attore in merito ad una richiesta di accertamento negativo del credito della banca convenuta avente ad oggetto un rapporto di conto corrente di corrispondenza ancora in essere e l’onere probatorio di cui all’art. 2697 del codice civile di cui il sottoscritto ha redatto delle proprie osservazioni in merito.

Avv. Michele Gallucci
Avv. Massimo Aureli

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Tribunale di Roma – Onere della Prova e Ammissione CTU

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Si pubblica ordinanza resa dal Tribunale di Roma IX sez. in materia di onere della prova ai fini dell’ammissione di consulenza tecnica d’ufficio.
Specificamente, parte convenuta (banca) ha sollecitato la revoca dell’ordinanza di ammissione della CTU, adducendo che parte attrice – non avendo depositato i contratti e gli estratti conto – non avrebbe assolto all’onere della prova, circostanza che osterebbe all’ammissibilità della consulenza.
Diversamente, il giudice ha rilevato come il correntista non ha l’onere di produrre il contratto, bensì deve semplicemente dimostrare l’effettivo andamento del rapporto bancario, ossia l’effettiva applicazione degli interessi.
Di fatto, parte convenuta ha confuso l’onere della prova con quella dell’allegazione… di qui, il rigetto della richiesta avanzata.

Si ringrazia per la segnalazione l’avv. Massimo Meloni

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