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PROVVEDIMENTI FAVOREVOLI

Provvedimenti favorevoli su Cartelle Esattoriali

By | Leggi e Sentenze, Ordinanze in materia bancaria, Sentenze | No Comments

Eccezionale SDL! Provvedimenti favorevoli su Cartelle Esattoriali

I nostri legali non si fermano più!

Quando incominciano a vincere lo fanno in grande stile; è il caso dell’Avv.to Daniela Costa di Catanzaro che ha ottenuto:

  • 2 accoglimenti del ricorso su Cartelle Esattoriali presso la Commissione Tributaria di Catanzaro
  • 2 sospensioni di Cartelle Esattoriali presso la Commissione Tributaria di Catanzaro
  • 1 sospensione della efficacia esecutiva delle Cartelle Esattoriali presso il Tribunale di Paola
  • 1 sospensione dell’esecuzione delle Cartelle Esattoriali presso il Tribunale di Catanzaro

CLIENTI FELICI e SALVATI!

Grazie Avv,to Costa. Grande SDL!

Ecco come si lavora e come si porta giustizia nelle aziende e nelle famiglie.

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trani

Tribunale di Trani – Provvedimento di rigetto della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo

By | Leggi e Sentenze, Ordinanze in materia bancaria | No Comments

E’ con vivo piacere che Vi trasmettiamo un importante provvedimento ottenuto presso il Tribunale di Trani dall’Avv. Gennaro M. Dibenedetto.
Il Giudice, dopo un accurato esame dell’atto di opposizione a decreto ingiuntivo, ha sciolto la riserva ritenendo potenzialmente fondata l’opposizione, rigettando la richiesta di provvisoria esecuzione, del decreto ingiuntivo di €. 180.000,00 a fronte di una presunta esposizione del Cliente di circa €. 100.000,00 per mutuo ed oltre €. 80.000,00 per conto corrente, e rinviando per gli adempimenti ex art. 183 c.p.c.

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Biagio Riccio la prima pagina

Quando il magistrato sbaglia, chi paga?

By | Dicono di noi, Rassegna Stampa | No Comments

L’articolo è stato pubblicato su La Prima Pagina, quotidiano nazionale.

 

Se un magistrato sbaglia, cosa accade? Il caso Contrada riapre la discussione sul tema. Abbiamo intervistato l’Avvocato Biagio Riccio. Ci può fare un riassunto del caso Contrada?

Avv. Biagio Riccio

Avv. Biagio Riccio

Contrada fu arrestato nella notte della vigilia del natale del 1992 come un comune delinquente. Ha scontato 10 anni di carcere e dalla Corte Europea di Strasburgo prima e dalla Cassazione poi è stato ritenuto innocente, perché nei suoi confronti si è utilizzato un metodo barbaro: andare in galera senza una preventiva norma che dichiarasse quella azione come reato, ci riferiamo al concorso esterno al reato di associazione mafiosa, all’epoca dei fatti non esistente. Bruno Contrada, per anni poliziotto a Palermo, venne arrestato con l’accusa di concorso in associazione mafiosa. In primo grado fu condannato a 10 anni, ma la sentenza fu ribaltata in appello e il funzionario venne assolto. L’ennesimo colpo di scena ci fu in Cassazione, quando l’assoluzione venne annullata con rinvio e il processo tornò alla corte d’appello di Palermo che, il 25 febbraio del 2006, confermò la condanna a 10 anni. La sentenza divenne definitiva nel 2007. Il funzionario, che aveva subito una lunga custodia cautelare in carcere, tornò in cella e scontò tutta la pena fino al 2012.
Due anni fa, però, la Corte Europea dei diritti dell’Uomo condannò l’Italia a risarcire il poliziotto, nel frattempo sospeso anche dalla pensione, ritenendo che Contrada non dovesse essere né processato né condannato, perché all’epoca dei fatti a lui contestati – gli anni Ottanta – il reato di concorso in associazione mafiosa non era “chiaro, né prevedibile”. A quel punto l’ex legale del funzionario tentò, invano, la strada della revisione che venne “bocciata” dalla corte d’appello di Catania. L’ultimo tentativo, quello dell’incidente di esecuzione, è stato fatto dall’avvocato Stefano Giordano che ha chiesto alla corte d’appello di Palermo, l’anno scorso, proprio alla luce della sentenza europea, di revocare la condanna sostenendo che prima del ’94, spartiacque temporale fissato dalla Cedu, non fosse possibile condannare per il reato di concorso in associazione mafiosa. La corte dichiarò inammissibile il ricorso. Oggi la Cassazione, a cui Giordano si è rivolto, gli ha dato ragione e la condanna è stata revocata. Dal momento che Contrada ha scontato la pena gli effetti della pronuncia si ripercuoteranno sull’aspetto pensionistico.

Ora che ad 84 anni ha riacquistato il suo inconcusso status di incensurato, si pone una banale domanda: ma dell’errore commesso chi paga?

Quando sbagliano i medici e gli avvocati sono chiamati a pagare caramente dei loro errori professionali: quando invece si tratta dei Magistrati che rovinano famiglie, patrimoni e, quello che è più grave, intaccano l’onore e la reputazione e la libertà sacrosanta dei consociati, l’ordinamento interviene con tutte le guarentigie possibili e rende improba un’azione per responsabilità nei loro confronti.

In Italia chi sbaglia, di solito, paga. Tranne i magistrati e i giudici. Nemmeno quando le sentenze dicono che no, il reato non c’era, ergo il processo non andava fatto. Dunque nessun cittadino è tutelato, come è possibile?
Ci sono Magistrati a cui piace apparire e ottenere visibilità sui media, tradizionali e del web, e che confondono la dimensione del loro lavoro con la chiara possibilità di sfruttare, con aiuti mediatici, la loro privilegiata posizione per poi darsi alla vita politica. Molto spesso le loro inchieste si rivelano dei flop, ma sul momento, creano sensazionalismo, ottengono le prime pagine dei giornali, ma le posizioni che colpiscono inauditamente finiscono tutte in archiviazioni o in assoluzioni perché il fatto non sussiste. Il caso Contrada si inserisce in questa scia: fu arrestato nel 1992 e sino a pochi giorni fa ha combattuto per affermare la sua innocenza, avendo scontato una pena per un delitto la cui configurazione nel nostro ordinamento è opinabilissima: il concorso esterno in associazione mafiosa.
La legge sulla responsabilità civile dei magistrati non dovrebbe consentire di ottenere “doverosi risarcimenti?
La responsabilità civile dei Magistrati esiste, ma mandare uno di loro a processo è difficile e macchinoso, quasi impossibile. Credo che sia un problema culturale prima che politico e giuridico: i Magistrati diceva Bacone devono essere dei leoni ma sempre sotto il trono, non sopra il trono, per fare in modo che si eviti il rischio di una repubblica giudiziaria, cui purtroppo possiamo rischiare di precipitare.

La testata “Tempi” scrisse: “I magistrati commettono sempre più reati e aumentano le violazioni delle norme processuali”. Qual è la sua esperienza in merito?

Grazie alla collaborazione con SDL Centrostudi, società che si occupa di contenzioso bancario e che contrasta le banche colpevoli di anatocismo e usura bancaria, ho avuto la possibilità in questi anni di affrontare molteplici casi nei quali in un primo momento il Pubblico ministero ha archiviato querele, poi il Giudice delle indagini preliminari è ritornato sul caso ed ha rinvenuto usura. Dunque poniamoci un problema: è frutto di impreparazione, di pigrizia, o vi è un’oscura collusione con i poteri forti, perché non si vogliono attaccare le banche che comandano indisturbate l’economia del nostro paese. Non possono fallire altrimenti creano crisi sistemiche ma possono inopinatamente far fallire aziende altrimenti sane o risparmiatori, colpevoli solo di non essere in grado di comprendere i rischi dei conti e dei prodotti finanziari che sottoscrivono.

Tribunale di bergamo-10Luglio

Tribunale di Bergamo – Sez. lavoro – Sentenza di annullamento estratti i ruolo e relative cartelle di pagamento

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Ci pregiamo di allegare la sentenza emessa dal Tribunale di Bergamo – Sez. lavoro in data 22.06.2017, in una causa personale dell’avv. Ziletti, con la quale è stato ACCOLTO parzialmente il ricorso proposto avverso Equitalia e ANNULLATO ben 26 delle 38 cartelle esattoriali impugnate e relativi estratti di ruolo, per un importo pari ad euro 408.218,23, di seguito il relativo commento:

“SENTENZA DI ANNULLAMENTO DI ESTRATTI DI RUOLO E RELATIVE CARTELLE DI PAGAMENTO PER IL COMPLESSIVO IMPORTO DI EURO 408.218,23

Siamo lieti di rappresentarVi la sentenza di cui all’allegato ottenuta sul Tribunale di Bergamo-Sez. Lavoro in data 22.06.2017 dall’Avv. Andrea Ziletti, che ha portato grande giovamento al cliente, in quanto, a fronte di una somma richiesta pari ad euro 645.385,85, È EMERSO PER IL CLIENTE STESSO UN VANTAGGIO PARI COMPLESSIVAMENTE AD EURO 408.218,23.

Il Tribunale ha accolto parzialmente il ricorso e annullato 26 delle 38 cartelle impugnate.

La causa definita dal Tribunale adito aveva ad oggetto 38 cartelle di pagamento, dettagliatamente indicate nel ricorso, cartelle emesse sul presupposto del mancato pagamento di contributi previdenziali INPS, per le annualità 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2013, 2014 e 2015, per un carico complessivo di Euro 645.385,85.

Attraverso il ricorso si è eccepita, innanzitutto, l’omessa notifica delle cartelle di pagamento, atti presupposti a qualsiasi procedura di riscossione coattiva.

In materia, l’art. 25, comma 1, del Dpr. n. 602/1973, disciplinante le modalità di riscossione, prevede espressamente che l’Agente della Riscossione debba notificare la cartella di pagamento al debitore iscritto a ruolo.

La citata legge pone, dunque, in capo all’Agente della riscossione il preciso onere di notificare l’iscrizione a ruolo portata dalla cartella di pagamento.

E’ di tutta evidenza, quindi, che, in mancanza della notifica di un atto presupposto, l’azione amministrativa tesa alla riscossione dei contributi risulta viziata.

Ciò deriva dalla semplice circostanza che, essendo il procedimento di riscossione improntato al principio di “tipicità” degli atti, l’attuazione della pretesa deve avvenire seguendo le regole positivizzate dal legislatore.

Da tale vizio risulta inequivocabilmente la decadenza in cui è incorsa Equitalia Spa in relazione al potere di riscuotere i tributi oggetto del ricorso.

Stante la mancanza di notifica delle cartelle esattoriali, si è altresì contestata l’inesistenza, o comunque la nullità o l’annullabilità, delle relative iscrizioni a ruolo.

Sulla base di tali presupposti, la sentenza in commento ha annullato alcuni avvisi di addebito impugnati in quanto l’INPS non ha provato l’avvenuta notifica degli stessi, essendosi limitata a produrre in giudizio fogli riepilogativi: secondo il Tribunale adito tali documenti non hanno alcuna valenza probatoria, risultando invece essenziale l’esibizione delle cartoline di ricevimento attestanti la congruità ed esattezza del procedimento di notificazione.

Si è, poi, eccepita la prescrizione dei contributi previdenziali dovuti all’Inps i quali, a partire dal 1996, è ormai diventata di cinque anni. Inoltre, come rilevato dalla stessa sentenza in commento, la cartella esattoriale, anche se irrevocabile, non è equiparabile a un titolo giudiziale e quindi è inidonea a determinare la decennalità della prescrizione ex art. 2953 c.c.

Quindi, considerate le annualità oggetto di richiesta da parte di Equitalia S.p.a. ovvero le annualità 2009/2010, il Giudice adito ha accertato l’intervenuta prescrizione dei crediti dovuti all’Inps stante l’assenza di atti interruttivi nei termini e secondo modalità di legge entro il quinquennio (ex art. 3 legge 335/1995).

Il Tribunale ha quindi accolto il ricorso e annullato parte degli atti impugnati.”

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Catanzaro - sospensione-29GIU

Tribunale di Catanzaro – Sospensione cartella esattoriale

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Tribunale di Catanzaro R.G. 485-17
Il ricorso è stato proposto per impugnare ruoli previdenziali.
Il Tribunale ha disposto la sospensione inaudita altera parte dei ruoli accogliendo l’eccezione di mancanza di prova di avvenuta notifica dei ruoli impugnati nonché la sussistenza del fumus e del periculum.
Sospensiva ottenuta dall’Avv.to Daniela Costa

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Catanzaro - sospensione-29 Maggio

Commissione Tributaria Provinciale di Catanzaro – Sospensione Cartella Esattoriale

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Commissione Tributaria Provinciale di Catanzaro R.G. 2075/16
Il ricorso è stato proposto per impugnare una cartella esattoriale nei termini notificata a mezzo PEC.
La Commissione Tributaria di Catanzaro ha sospeso con l’ordinanza in oggetto l’esecutorietà del provvedimento impugnato, rilevando anomalie econometriche nell’esposizione del tributo e degli interessi e sanzioni pretesi.
Sospensiva ottenuta dall’Avv.to Daniela Costa

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Tribunale di Catania – Provvedimento di sospensione dei termini ex art. 20 L.n. 44/1999

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Vi rimettiamo per vostra opportuna conoscenza il provvedimento di sospensione dei termini ex art. 20 legge 44 del 99 emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania ed ottenuto dall’Avvocato Marcello Sutera Sardo, di cui Vi lasciamo breve nota :

“… con grande soddisfazione Vi allego il provvedimento di sospensione dei termini ex art. 20 L.n. 44/1999 emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania.

La vicenda trae origine da una denuncia querela per usura bancaria su un mutuo ipotecario sporta dal mutuatario unitamente all’istanza di sospensione dell’attività esecutiva ai sensi dell’art. 20, comma quarto, della legge n. 44/1999. 

Il Pubblico Ministero, “alla luce degli atti contenuti allo stato nel procedimento penale, e in particolare della querela e della consulenza tecnica di parte allegata” (perizia SDL), ha ritenuto sussistenti le condizioni per sospendere la procedura esecutiva pendente nei confronti dell’istante.

E’ di tutta evidenza l’importanza di tale provvedimento. Infatti, il Pubblico Ministero ha ritenuto assolutamente fondate la querela e la perizia SDL.

Alla luce di ciò, ha provveduto a sospendere la procedura esecutiva pendente nei confronti dell’Assistito. Procedura in cui si era in attesa della fissazione della terza asta dell’immobile pignorato.”

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