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Tribunale di Pesaro - sentenza

SENTENZA FAVOREVOLE – TRIBUNALE DI PESARO

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SENTENZA FAVOREVOLE – TRIBUNALE DI PESARO

E’ con viva soddisfazione che Vi alleghiamo di seguito la sentenza positiva ottenuta sul Tribunale di Pesaro dall’Avv. Tommaso Patrignani la quale ha portato grande giovamento al comune cliente. Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il commento esplicativo del collega :
“…comunico con enorme soddisfazione l’esito altamente favorevole di una causa civile incardinata dal sottoscritto avanti un altro Tribunale marchigiano, questa volta quello di Pesaro, in materia di mutuo bancario.
Grazie all’integrazione peritale fornita da SDL, confermata dalla CTU svolta in corso di causa, anche il Giudice di Pesaro ha riconosciuto l’errata indicazione dell’ISC/TAEG rispetto a quello effettivamente verificato, diverso e maggiore, applicando per la tipologia di nullità l’art. 117, commi 6, 7 tub con ricalcolo del piano di ammortamento al tasso bot.
La conseguenza ricade enormemente sui mutuatari, i quali stanno onorando un mutuo frazionato in due e che, alla data di emissione della sentenza (12.07.2018) avevano un debito residuo per capitale ed interessi pari rispettivamente ad euro 212.197,02 l’uno ed euro 202.666,37 l’altra.
GLi stessi, grazie al ricalcolo disposto, hanno visto infatti ridurre il debito di euro 45.281,60 (portandolo a 157.384,77) e 49.115,55 (portandolo a 163.081,47), in quanto frutto degli interessi pagati in esubero.
Non solo. Da qui in avanti le rate di entrambi dovranno essere ricalcolate, per ciò che concerne gli interessi, al tasso bot, con sostanziosa riduzione dell’importo dovuto…”

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Senta favorevole_TAEG MORA

Ennesima Sentenza Favorevole: TAEG + MORA si sommano

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Ennesima Sentenza Favorevole: TAEG + MORA si sommano
Avv.to di SDL Centrostudi SpA G. De Simone

Segnalazione e massima a cura dell’Avv. Giuseppe de Simone

La verifica del superamento del tasso soglia va eseguita sia con riferimento agli interessi corrispettivi sia con riferimento agli interessi moratori, dapprima considerandoli separatamente e, poi, sommandoli, qualora, per espressa previsione contrattuale, l’interesse moratorio venga contemplato non in sostituzione a quello corrispettivi ma in aggiunta al medesimo. (http://news.ilcaso.it/news_4127)

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sentenza - Tribunale di Ravenna

SENTENZA FAVOREVOLE – TRIBUNALE DI RAVENNA

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E’ con viva soddisfazione che Vi inoltriamo la sentenza positiva ottenuta sul Tribunale di Ravenna dall’Avvocato Luca Valerio, che ha portato grande giovamento al comune cliente. Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il breve commento esplicativo del collega:

“…è con viva soddisfazione che Vi allego la sentenza di accoglimento delle domande del comune cliente.
La sentenza è di particolare pregio in quanto accertata l’usurarietà del tasso di mora, dichiara la gratuità del mutuo, respingendo, tra le altre, la domanda di controparte di maggiorazione di 2.1 punti prevista dai DM per il calcolo dell’usura del tasso di mora.
Il GOT condanna la banca alla compensazione della somma di euro 39.921,10 oltre al pagamento delle spese di lite per euro 7.254, oltre IVA, CPA ed accessori di legge.”

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Tribunale di bergamo-10Luglio

Tribunale di Bergamo – Sez. lavoro – Sentenza di annullamento estratti i ruolo e relative cartelle di pagamento

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Ci pregiamo di allegare la sentenza emessa dal Tribunale di Bergamo – Sez. lavoro in data 22.06.2017, in una causa personale dell’avv. Ziletti, con la quale è stato ACCOLTO parzialmente il ricorso proposto avverso Equitalia e ANNULLATO ben 26 delle 38 cartelle esattoriali impugnate e relativi estratti di ruolo, per un importo pari ad euro 408.218,23, di seguito il relativo commento:

“SENTENZA DI ANNULLAMENTO DI ESTRATTI DI RUOLO E RELATIVE CARTELLE DI PAGAMENTO PER IL COMPLESSIVO IMPORTO DI EURO 408.218,23

Siamo lieti di rappresentarVi la sentenza di cui all’allegato ottenuta sul Tribunale di Bergamo-Sez. Lavoro in data 22.06.2017 dall’Avv. Andrea Ziletti, che ha portato grande giovamento al cliente, in quanto, a fronte di una somma richiesta pari ad euro 645.385,85, È EMERSO PER IL CLIENTE STESSO UN VANTAGGIO PARI COMPLESSIVAMENTE AD EURO 408.218,23.

Il Tribunale ha accolto parzialmente il ricorso e annullato 26 delle 38 cartelle impugnate.

La causa definita dal Tribunale adito aveva ad oggetto 38 cartelle di pagamento, dettagliatamente indicate nel ricorso, cartelle emesse sul presupposto del mancato pagamento di contributi previdenziali INPS, per le annualità 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2013, 2014 e 2015, per un carico complessivo di Euro 645.385,85.

Attraverso il ricorso si è eccepita, innanzitutto, l’omessa notifica delle cartelle di pagamento, atti presupposti a qualsiasi procedura di riscossione coattiva.

In materia, l’art. 25, comma 1, del Dpr. n. 602/1973, disciplinante le modalità di riscossione, prevede espressamente che l’Agente della Riscossione debba notificare la cartella di pagamento al debitore iscritto a ruolo.

La citata legge pone, dunque, in capo all’Agente della riscossione il preciso onere di notificare l’iscrizione a ruolo portata dalla cartella di pagamento.

E’ di tutta evidenza, quindi, che, in mancanza della notifica di un atto presupposto, l’azione amministrativa tesa alla riscossione dei contributi risulta viziata.

Ciò deriva dalla semplice circostanza che, essendo il procedimento di riscossione improntato al principio di “tipicità” degli atti, l’attuazione della pretesa deve avvenire seguendo le regole positivizzate dal legislatore.

Da tale vizio risulta inequivocabilmente la decadenza in cui è incorsa Equitalia Spa in relazione al potere di riscuotere i tributi oggetto del ricorso.

Stante la mancanza di notifica delle cartelle esattoriali, si è altresì contestata l’inesistenza, o comunque la nullità o l’annullabilità, delle relative iscrizioni a ruolo.

Sulla base di tali presupposti, la sentenza in commento ha annullato alcuni avvisi di addebito impugnati in quanto l’INPS non ha provato l’avvenuta notifica degli stessi, essendosi limitata a produrre in giudizio fogli riepilogativi: secondo il Tribunale adito tali documenti non hanno alcuna valenza probatoria, risultando invece essenziale l’esibizione delle cartoline di ricevimento attestanti la congruità ed esattezza del procedimento di notificazione.

Si è, poi, eccepita la prescrizione dei contributi previdenziali dovuti all’Inps i quali, a partire dal 1996, è ormai diventata di cinque anni. Inoltre, come rilevato dalla stessa sentenza in commento, la cartella esattoriale, anche se irrevocabile, non è equiparabile a un titolo giudiziale e quindi è inidonea a determinare la decennalità della prescrizione ex art. 2953 c.c.

Quindi, considerate le annualità oggetto di richiesta da parte di Equitalia S.p.a. ovvero le annualità 2009/2010, il Giudice adito ha accertato l’intervenuta prescrizione dei crediti dovuti all’Inps stante l’assenza di atti interruttivi nei termini e secondo modalità di legge entro il quinquennio (ex art. 3 legge 335/1995).

Il Tribunale ha quindi accolto il ricorso e annullato parte degli atti impugnati.”

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Tribunale di Tivoli – Sentenza Favorevole

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E’ con viva soddisfazione che Vi inoltriamo la sentenza positiva ottenuta sul Tribunale di Tivoli dall’Avv. Pietro Signorelli, di cui Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il breve commento:

“Si invia sentenza positiva del tribunale di Tivoli in cui il Giudice ha evidentemente avvalorato il riconteggio del c/c in base alla L. 108/96 proposto dalla perizia SDL, disattendendo il conteggio supplementare e non autorizzato proposto dal CTU, basato sulle indicazioni della Banca D’Italia.
Aggiungo che, come si evince in calce alla sentenza, il Giudice ha disposto la trasmissione degli atti al PM per le valutazioni del caso.”

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Sentenza vittoriosa – Tribunale di Forlì

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LA RIDETERMINAZIONE DEL SALDO E L’ONERE PROBATORIO DELLE BANCHE.

LA QUESTIONE DEI DECRETI MINISTERIALI PER LA PROVA DELL’USURA.

SENTENZA CONTROCORRENTE.

La sentenza in esame, il cui giudizio è stato curato dall’avvocato prof. Serafino Di Loreto, ha come thema decidendum la delicata questione della rideterminazione del saldo, legata, come è ben noto, all’accertamento negativo del credito e la spinosa querelle che per la dimostrazione dell’usura vanno sempre prodotti i decreti ministeriali che indicano i tassi soglia, pena il rigetto della domanda.

Il giudice ha confermato quanto già statuito dal Tribunale di Mantova( altro giudizio vittorioso curato dal prof. Di Loreto): la pretesa della banca può essere scalfita, se il sotteso accertamento proposto dal correntista abbia esito favorevole.

Ma il focus della questione è un altro: non può la banca richiedere alcuna condanna se non si è costituita nel giudizio con una domanda riconvenzionale, dovendo incardinare una nuova causa e sobbarcarsi ed assolvere integralmente l’onere probatorio. Deve suffragare la sua pretesa con

  1. il deposito del contratto;
  2. l’ integrale produzione degli estratti conto.
  3. l’esibizione di tutto il carteggio con il cliente nel caso di ius variandi.

Ciò implica l’inversione dell’onere probatorio con ogni conseguenza a discapito dell’istituto di credito. Infatti sia la giurisprudenza di merito che di legittimità quando agisce la banca per la tutela di un suo credito, impone che anche ella non si sottragga al gravoso onere probatorio, che si compone oltre che della necessità indefettibile di depositare i documenti su richiamati, anche della precipua esigenza di giustificare la sua pretesa. Il che significa che la banca deve dimostrare:

  1. come ha calcolato gli interessi anatocistici;
  2. come ha computato la commissione di massimo scoperto;
  3. come ha imputato le spese della tenuta del conto.

A tal uopo si ritiene che le perizie SDL siano le migliori in Italia, perché già in sede di preanalisi e gratuitamente conferiscono il quadro della situazione al correntista.

Ci si augura che tutti i colleghi seguano l’esempio del prof. Di Loreto, dal momento che se si chiede l’accertamento negativo del credito in uno alla rideterminazione del saldo, la banca è costretta a difendersi o costituendosi in giudizio o dovendo curarne un altro per la tutela del suo diritto. Nell’uno e nell’altro caso l’onere probatorio è suo ed è possibile vincere la battaglia, perché è estremamente difficile provare.

In secondo luogo la sentenza va controcorrente sulla questione dei decreti ministeriali nel caso che si voglia dimostrare l’usura.

Come ben noto vi è una tagliola per il correntista che intende ottenere l’accertamento dell’usurarietà: deve accompagnare la perizia con tutti i decreti ministeriali che indicano i tassi soglia. La giurisprudenza maggioritaria e la stessa Corte di Cassazione statuiscono che se nella produzione dell’attore che invoca il superamento del tasso soglia essi non si rinvengono, la domanda è rigettata.

Per il giudice di Forlì non è così; egli scrive: In questa sede deve solo ulteriormente puntualizzarsi che la verifica del c.t.u. non poteva neppure ritenersi impedita dalla mancata produzione da parte attrice dei decreti ministeriali indicanti il tasso soglia di riferimento: pur non essendo testi avente valore normativo, non sono neppure documenti formati dalle parti, ma sono documenti di contenuto tecnico i quali -essendo utilizzabili per le valutazioni del c.t.u.- ben possono essere acquisiti anche nell’ambito di una c.t.u. meramente “deducente” (cfr. Cass. 15.3.2016 n. 5091)”.

Si va controcorrente e si sposa quell’orientamento( si veda nota di Tanza Esaustività del sapere del giudice (iura novit curia) e non necessarietà della produzione dei D.M. usura nei giudizi di contestazione del tasso usurario Trib. Lecce 15 dicembre 2015 e recentemente Tribunale Rimini, 03/03/2016, n. 309) più favorevole al correntista, parte debole del contratto.
Avv. Biagio Riccio

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