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Provvedimento di sospensione dei termini da parte della Procura della Repubblica di Roma del 14/07/2014

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Provvedimento di sospensione dei termini da parte della Procura della Repubblica di Roma del 14/07/2014

L’assai rilevante provvedimento della Procura della Repubblica di Roma testimonia la grande attenzione ormai rivestita dal fenomeno dell’usura della banca nella banca oltre ai grandi successi riportati dalla SDL e dai suoi avvocati. Così come evidenziato dalla Suprema Corte (Cass. Sezione 1, 12.12.2012, n.22756) il richiamato art. 20, nei commi da 1 a 4, mira ad offrire tutela alla vittima del reato di usura e di altri ad esso assimilati, intendendo bilanciare l‘interesse del creditore all’adempimento con l‘apprestamento delle condizioni di un’eccezionale verifica di nesso eziologico tra la difficoltà solutoria e la genesi criminale del debito, così da assicurare agevolazioni e provvidenze alle vittime. Questo essendo il significato del blocco dei termini sostanziali di scadenza da un lato e di quelli processuali d’altro, appare evidente che la tutela pubblicistica che lo Stato aggiunge in siffatto modo all’elargizione economica verso le vittime introduce un’alterazione nelle ordinarie relazioni civili intermediate anche con il processo, dunque collocandosi – al di là della legislazione sociale di sostegno – in un quadro di prevalenza dell’interesse pubblico alla protezione di ogni situazione debitoria, d’impresa o meno, incisa anche indirettamente da tali reati. Con riferimento alle procedure fallimentari la giurisprudenza (v. Corte di Appello di Brescia, sez I, 10.03.2010 n. 736) ha ritenuto che la legge n. 44 del 1999, concernente il Fondo di Solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura, sia applicabile anche nelle cause fallimentari (in argomento, vedasi la recente apertura di Cass. 22.1.2009 n. 1613 e, fra le pronunce di merito, Trib. Ascoli Piceno 9.10.2008) e, in concreto, che possa essere disposta una sospensione dei termini di decadenza prevista dall’art. 20 dal giudicante durante la procedura “prefallimentare”, venendo così ad essere temporaneamente impedita la dichiarazione di fallimento per l‘applicazione analogica alle procedure pre-fallimentari dell’art. 20 legge n. 44/99, norma che dispone la sospensione dei termini delle procedure esecutive per tale arco temporale in favore di soggetti che abbiano chiesto l‘erogazione delle provvidenze di cui alla legge medesima. Compete, in concreto, dunque al giudice della procedura (Cass. 24.1.2007 n. 1496) e non già al Presidente del Tribunale, il puntuale contemperamento delle ragioni dell’istante, vittima di odioso reato, con gli opposti diritti e gli interessi dei creditori (tra cui non necessariamente solo coloro che hanno dato luogo al fatto delittuoso) come nell’ipotesi di deduzione di scadenze di termini loro pregiudizievoli. La valutazione va effettuata -secondo la condivisa dottrina- tenendo in considerazione gli effetti della richiesta di elargizione prevista dagli artt. 3, 5, 6 e 8 della detta legge, ovvero di concessione del mutuo senza interesse di cui all’art. 14 della legge 7.3.1996 n. 108, od ancora l‘elargizione prevista dall’art. 1 della legge20.10.1990 n. 302, che all’evidenza sono funzionali al pagamento dei debiti. La decisione, ove ricorrano i presupposti, nel corso della procedura prefallimentare va presa poi a prescindere dal parere del Prefetto, non vincolante a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n.457 del 2005, pur verificando l‘esito dell’istanza per l‘accesso al Fondo di solidarietà per le vittime delle estorsioni e dell’usura presentata in Prefettura, dell’istruttoria esperita e l‘avvenuto inoltro o meno della pratica all’Ufficio di supporto del Comitato di solidarietà per le vittime delle estorsioni e dell’usura. Dopo la concessione del “termine di sospensione” ed il decorso dello stesso compete al Tribunale verificare se sia ancora in essere l‘insolvenza e se sussistano tutti gli ulteriori presupposti normativamente richiesti per la dichiarazione del fallimento. Va escluso, dunque, che il verificarsi delle condizioni di legge per il conseguimento delle provvidenze di cui alla legge n.44/1999 possa, di per sé, determinare automaticamente una preclusione legale alla dichiarazione di fallimento, un differimento della pronuncia o l‘eventuale revoca della stessa.

Avv. prof. Piero Lorusso

In allegato il provvedimento del Tribunale

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Sentenza n. 2600/2014 Tribunale di Padova

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Commento a sentenza n. 2600/2014 Tribunale di Padova

La sentenza è particolarmente esaustiva per diversi profili.

Essa offre spunti di valutazione consolidando la Giurisprudenza più risalente e ponendo una pietra miliare in tema di usura, in applicazione ed interpretazione della l.24/2001.

Eccezione di nullità della vocatio per indeterminatezza

Le banche sono solite avanzare eccezione di nullità della citazione per indeterminatezza della domanda; essa è un’eccezione di stile che viene pedissequamente riproposta nelle conclusioni. In punto di indeterminatezza della domanda e quindi d’eccezione di nullità, il tribunale rileva che quando sono stati identificati i rapporti oggetto di giudizio con domanda di rideterminazione dei saldi del conto corrente, anche se non vengono indicate le somme, il petitum e la causa petendi costituiscono fondamento della domanda tale che il convenuto può formulare in via immediata ed esauriente le proprie difese. Nel caso de quo la domanda è suffragata da perizia per quanto concerne i tassi usurai ed il tribunale rigetta la eccezione.

Estensione della ricognizione

In punto di ricognizione del rapporto di conto corrente, il tribunale specifica che l’analisi per la rideterminazione dei saldi deve riguardare l’intero rapporto contrattuale.

Indeterminatezza delle condizioni

Il tribunale statuisce l’indeterminatezza delle condizioni applicate, in quanto non risultante in contratto alcuna pattuizione scritta. Dichiara illegittima l’applicazione di interessi anatocistici.

Estratti di conto: mancata contestazione.

Il tribunale dichiara l’irrilevanza della mancata contestazione immediata degli estratti conto, specificando che l’estratto conto trasmesso dalla banca al cliente rende inoppugnabile gli accrediti e gli addebiti solo sotto il profilo contabile, ma non sotto quelli della validità ed efficacia dei rapporti obbligatori.

Anatocismo

Il tribunale dichiara l’anatocismo illegittimo per i contratti ante 2000 che non vedono raggiunto – dopo la delibera del Comitato Interministeriale per il credito (CICR) – un nuovo accordo con il cliente. Determina il ricalcolo dell’anatocismo sull’intero rapporto.

Usura

Particolarmente rilevante è la trattazione, argomentata ed esente da censure, della l.24 del 2001 e del suo spirito della Banca d’Italia e delle sue Istruzioni.

Pattuizioni medio tempore: usura contrattuale (cd ab orgine)

Il giudice rileva che ai fini del TAEG, in conformità al testo normativo, e del quesito posto per verificare il superamento del tasso soglia, “deve essere computato tutto ciò che possa configurarsi come somma richiesta per la restituzione della somma ottenuta  a mutuo o comunque quale costo del denaro non solo la commissione di massimo scoperto, ma tutte le commissioni, remunerazioni e spese addebitate, trovando applicazione la normativa non solo per i mutui, ma per tutti i rapporti contrattuali che possano contenere pattuizioni di interessi usurari, risultando poi irrilevanti le diverse indicazioni fornite riguardo alla Banca d’Italia, di cui determinazioni non possono certo prevalere su un chiaro dettato  normativo”.

Ciò precisato, nella legge – in relazione alle conseguenze derivanti dalla applicazione di tassi usurari – va osservato che L.24/2001 ha chiarito che le sanzioni civili e penali di cui agli artt. 644 c.p., 1815 comma 2 c.c. trovano applicazione solo con riguardo alle applicazioni che si configurano come usurari sin dall’inizio.

Usura sopravvenuta: Inapplicabilità a fronte dello ius variandi

Il giudice si pone altresì il problema di quale tasso vada applicato per i contratti stipulati prima della L.108/96 sull’usura. Precisa che, nel caso in cui il tasso diventi usurario per effetto di variazioni del tasso soglia, si dovrà rientrare nel tasso soglia;

Nel caso in cui invece il tasso applicato venga a superare il tasso soglia a seguito di modificazioni unilaterali della banca o anche a pattuizioni concluse successivamente alla entrata in vigore della L. 108, la sanzione non potrà che essere quella del 1815, 2° comma c.c., con la conseguenza che nessun interesse sarà dovuto.

Importante è la verifica dell’accordo delle parti avvenuto per tacito consenso a seguito di variazione unilaterale . In questo caso per il giudice si ha una nuova pattuizione impugnabile ex art. 1815 cc s.c.; è il caso della banca che comunica variazione dei tassi ed il cliente aderisce: la variazione è illegittima e nulla ex art. 118 tub.

Conseguenza sui trimestri

Il Giudice determina, quindi, che per tutti i trimestri in cui è stato superato il tasso soglia, alcun interesse è dovuto.

Conclusioni

In sintesi in tema di usura la sentenza specifica che per verificare l’eventuale superamento del tasso soglia di usura deve essere computato tutto ciò che nella fattispecie contesa sia da configurare come somma richiesta per la restituzione della somma ottenuta o comunque quale costo del denaro.

Nel caso in cui il tasso venga a superare il tasso soglia a seguito di modificazioni unilaterali della banca (cosiddetto ius variandi), non si verte in un caso di usura sopravvenuta che pure è rilevante per il sistema vigente, bensì di usura originaria con la conseguenza che la sanzione non potrà che essere quella del comma 2 art. 1815 e quindi nessun interesse risulterà dovuto;

Per i contratti in essere all’epoca dell’entrata in vigore della normativa di legge che ha consentito la previsione di clausole di anatocismo bancario (delibera CICR), l’applicazione di tale facoltà deve passare necessariamente attraverso la manifestazione di uno specifico consenso scritto dal cliente.

Tale fattispecie è quella ricalcata dalla Corte d’Appello di Milano (sent. n. 1796/2012) che dichiara peggiorative le condizioni per i contratti ante delibera CICR, i quali, quindi, devono essere approvate per iscritto (art. 7 stessa delibera), a pena di nullità relativa.

Commento dell’avv.Massimo Meloni per gentile concessione dell’avv. Mai Paola, istruttrice della causa in uno all’avv.Burla Paola

Di seguito la sentenza

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Usura concreta: CORTE DI CASSAZIONE SEZ. II PENALE Sentenza 25 marzo – 7 maggio 2014, n. 18778

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Usura concreta: la Cassazione ne precisa i principi di accertamento. Cassazione penale , sez. II, sentenza 07.05.2014 n° 18778 (Roberto Marcelli).

L’art. 644 c.p. distingue due fattispecie di usura:

  • l’usura presunta, che ricorre quando si eccede la soglia d’usura;
  • l’usura concreta che ricorre nel caso di abuso dello stato di difficoltà della vittima, quale strumento di lucro indebito attraverso la sproporzione delle prestazioni

Con una recente sentenza la Cassazione Penale interviene, per la prima volta, sull’usura concreta, regolata dal 3° comma dell’art. 644 c.p.: “La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. Sono altresì usurari gli interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o compensi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria“.

L’intervento della Corte Suprema è puntuale e circostanziato, ponendo ben cinque principi di diritto che, ancorché chiari e definiti nel loro enunciato, non mancheranno di sollevare sul piano applicativo dispute e confronti:

  1. Ai fini dell’integrazione dell’elemento materiale della c.d. usura in concreto (art. 644 c.p., commi 1 e 3, seconda parte) occorre che il soggetto passivo versi in condizioni di difficoltà economica o finanziaria e che gli interessi (pur inferiori al tasso-soglia usurario ex lege) ed i vantaggi e i compensi pattuiti, risultino, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione“;
  2. In tema di c.d. usura in concreto (art. 644 c.p., commi 1 e 3, seconda parte) la ‘condizione di difficoltà economica’ della vittima consiste in una carenza, anche solo momentanea, di liquidità, a fronte di una condizione patrimoniale di base nel complesso sana; la ‘condizione di difficoltà finanziaria’ investe, invece, più in generale l’insieme delle attività patrimoniali del soggetto passivo, ed è caratterizzata da una complessiva carenza di risorse e di beni“;
  3. In tema di c.d. usura in concreto (art. 644 c.p., commi 1 e 3, seconda parte) le ‘condizioni di difficoltà economica o finanziaria’ della vittima (che integrano la materialità del reato) si distinguono dallo ‘stato di bisogno’ (che integra la circostanza aggravante di cui all’art. 644 c.p., comma 5, n. 3) perchè le prime consistono in una situazione meno grave (tale da privare la vittima di una piena libertà contrattuale, ma in astratto reversibile) del secondo (al contrario, consistente in uno stato di necessità tendenzialmente irreversibile, non tale da annientare in modo assoluto qualunque libertà di scelta, ma che comunque, comportando un impellente assillo, compromette fortemente la libertà contrattuale del soggetto, inducendolo a ricorrere al credito a condizioni sfavorevoli)“;
  4. In tema di c.d. usura in concreto (art. 644 c.p., commi 1 e 3, seconda parte) le ‘condizioni di difficoltà economica o finanziaria’ della vittima (che integrano la materialità del reato) vanno valutate in senso oggettivo, ovvero valorizzando parametri desunti dal mercato, e non meramente soggettivo, ovvero sulla base delle valutazioni personali della vittima, opinabili e di difficile accertamento ex post“;
  5. In tema di cd. usura in concreto (art. 644 c.p., commi 1 e 3, seconda parte) il dolo generico, oltre alla coscienza e volontà di concludere un contratto sinallagmatico con interessi, vantaggi o compensi usurari, include anche la consapevolezza della condizione di difficoltà economica o finanziaria del soggetto passivo e la sproporzione degli interessi, vantaggi o compensi pattuiti rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione“.

La Suprema Corte si è premurata di distinguere le “condizioni di difficoltà economica o finanziaria” dal più grave “stato di bisogno”, stabilendo una gradazione della privazione della piena libertà contrattuale che si ritiene nel primo caso astrattamente reversibile mentre nel secondo tendenzialmente irreversibile. Lo “stato di bisogno” designa ipotesi nelle quali risultano pregiudicate le più elementari esigenze di vita ovvero necessarie al mantenimento della propria situazione patrimoniale, mentre la “difficoltà economica o finanziaria” denota una situazione di criticità che tuttavia non è tale da compromettere, in maniera irreversibile, tali esigenze, determinando quell’assillo e indifferibile necessità che sembra costituire il tratto caratteristico dello stato di bisogno.

Invertendo, presumibilmente in un refuso, i concetti, la Suprema Corte riconduce la “condizione di difficoltà economica” ad una carenza, anche solo momentanea, di liquidità, in una situazione patrimoniale sana, a fronte di una “condizione di difficoltà finanziaria” che investe l’insieme delle attività patrimoniali.

La Cassazione rimette alla discrezionalità del giudice l’accertamento degli elementi dell’usura concreta, fissando tuttavia il principio che le “condizioni di difficoltà economica o finanziaria” vengano valutate in senso oggettivo, ovvero valorizzando parametri desunti dal mercato. A ciò – precisa la Cassazione – induce la necessità, sempre cogente per l’interprete, di ridurre i già ampi margini di indeterminatezza della fattispecie. Anche questo aspetto viene ad assumere una delicata rilevanza, imponendo all’intermediario una più rigida coerenza ed aderenza delle condizioni praticate alle risultanze che oggettivamente emergono dall’istruttoria del credito.

Un indistinto ed indifferenziato accostamento delle condizioni praticate alle soglie d’usura, può costituire per l’intermediario un serio rischio di incorrere nelle circostanze di usura concreta stigmatizzate dalla Cassazione.

Momenti topici di particolare criticità si ravvisano in sede di ristrutturazione del credito, negli scoperti senza affidamento che si protraggono nel tempo, in talune circostanze di scoperti in extra-fido e nelle penali di mora previste nelle situazioni di mancato pagamento alla scadenza. In tali circostanze si richiede all’intermediario un’attenzione particolare: per configurarsi l’usura non è necessario l’approfittamento dello stato del cliente, cioè un’azione pro-attiva volta a trarre profitto dallo stato di difficoltà del debitore, ma è sufficiente la mera consapevolezza dello stato in cui verte il cliente e la sproporzione dei compensi richiesti.

L’usura concreta viene ad assumere una funzione che rimane sussidiaria all’usura presunta, essendo rivolta, come afferma la sentenza della Cassazione in oggetto, a colmare possibili vuoti di tutela. Viene rimesso, in ultima analisi, alla discrezionalità del giudice il delicato ruolo di mediazione fra le giuste pretese dell’intermediario e il corretto ausilio creditizio prestato al cliente. Un’eccessiva tensione e attenzione alle difficoltà economiche e finanziarie della clientela, senza una parallela considerazione dei rischi di insolvenza che l’intermediario deve necessariamente coprire, può facilmente indurre un generale innalzamento dei tassi ed effetti indesiderati di razionamento del credito, con risvolti sistemici più nocivi di quelli che nelle finalità della legge si vuole temperare. E’ prevedibile, tuttavia, che l’usura concreta mantenga un ruolo ancillare all’usura presunta, fondata sul più oggettivo limite stabilito dalle soglie d’usura.

In allegato il provvedimento.

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