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ABF Torino

ABF TORINO – RICORSO ACCOLTO CONTRO UNICREDIT € 32.358,82

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ABF TORINO – RICORSO ACCOLTO CONTRO UNICREDIT € 32.358,82
In allegato alla presente la decisione del collegio di TORINO, nel quale è stato accolto un ricorso a favore di un consumatore nei confronti di UNICREDIT SPA, inerente un prestito personale in cui è stato rilevato il TAEG errato, la violazione dei principi della Trasparenza bancaria e dell’art. 125 commi 6 e 7 del TUB.
Al ricorrente è stata riconosciuta la nullità della clausola contrattuale del TAEG e la conseguente applicazione del tasso sostitutivo pari al tasso minimo dei Bot, per un vantaggio complessivo di €32.358,82.
Non è stata accolto il rimborso delle spese legali (per tale ragione è indicato “in parziale accoglimento”).

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Violata UNICREDIT: correntisti sempre più a rischio

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Banca UniCredit ha dichiarato di aver subito un doppio attacco informatico che ha violato, in totale, i dati di 400.000 clienti italiani. I vertici minimizzano: quali “vertici”?  Quelli che SDL Centrostudi aveva già contribuito a mandare in giudizio?

 

La notizia oggi su FINANZA & BUSINESS

 

Banca UniCredit ha dichiarato di aver subito un doppio attacco informatico che ha violato, in totale, i dati di 400.000 clienti italiani. Secondo quanto riferito dalla banca si tratta di informazioni relative solo a prestiti personali. Non sono stati acquisiti dati per l’accesso ai conti o che permettano transazioni non autorizzate. Potrebbe invece essere avvenuto l’accesso ad alcuni dati anagrafici e ai codici Iban. UniCredit ha recentemente informato le autorità e la Procura di Milano, che ha aperto un’indagine per ora carico di ignoti per accesso abusivo al sistema informatico e violazione della privacy.

 

Secondo quanto dichiarato dai vertici di Unicredit, una prima violazione è avvenuta nei mesi di settembre e ottobre 2016, mentre è stata appena individuata una seconda intrusione avvenuta a giugno e luglio 2017. Si ritiene che nei due periodi siano stati violati i dati di circa 400.000 clienti in Italia. La banca precisa “che non è stato acquisito nessun dato, quali le password, che possa consentire l’accesso ai conti dei clienti o che permetta transazioni non autorizzate. Unicredit ha messo a disposizione il numero verde dedicato 800 323285 per i clienti che desiderino ulteriori informazioni. Il personale della propria filiale di riferimento è a disposizione per qualsiasi ulteriore informazione. La banca contatterà i clienti interessati mediante canali di comunicazione specifici, non tramite telefonate o e-mail”.
La domanda fondamentale è: perché aspettare una seconda violazione, prima di contattare la Procura di Milano e, soprattutto, le persone coinvolte? Il fatto che, apparentemente, non sia stato possibile accedere ai dati di accesso dei conti ma che siano “solo” stati sottratti dati di persone con prestiti personali, può essere la causa del ritardo? Soprattutto dato che Unicredit, come molti altri istituti di credito, non siano trasparenti sui prestiti, e che commettano abitualmente usura bancaria e anatocismo e quindi, controllare i prestiti coinvolti avrebbe rischiato di aprire il vaso di Pandora?
 
SDL CENTROSTUDI: A GIUDIZIO I VERTICI UNICREDIT 
La domanda non è così peregrina dato che SDL Centrostudi, una società che si pone al fianco dei correntisti usurati dalle banche, circa un anno fa aveva contribuito a mandare a giudizio gli amministratori delegati di Unicredit, colpevoli di aver contribuito a rovinare le aziende fondate da Giuliano Besson, ex sciatore della Valanga Azzurra, con finanziamenti a tassi che hanno superato il limite consentito dalla legge, trasformandosi in usura, e soprattutto la sottoscrizione di contratti derivati senza informazioni adeguate. Besson all’epoca aveva dichiarato: “Non sono andato io a chiedere qualcosa: è la banca che mi ha proposto i derivati, presentandolo come strumento di tutela. Invece, è come se fossi andato al casino e avessi perso tutto”. Derivati che erano una “bomba a orologeria”, come li definisce la consulente Cinzia Pezzana, che ha affiancato l’avvocato Biagio Riccio nel lungo e difficile lavoro che ha portato alla denuncia. Una bomba esplosa quando sono arrivate ipoteche e decreti ingiuntivi che hanno paralizzato le attività di Besson. Sbloccate dal pm Parodi, incaricato del caso, che ha sospeso i termini. Per approfondire il caso di Besson vi invitiamo a leggere questo articolo.
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Sentenza favorevole – Tribunale di Roma

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è con viva soddisfazione che Vi alleghiamo la sentenza positiva ottenuta sul Tribunale di Roma dall’Avv. Andrea Badanai, di cui Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il breve commento:

“Allegata alla presente ho il piacere di rimettere la copia della sentenza n. 6956/2017 resa a definizione del giudizio in oggetto in data 09 aprile 2017 dal Tribunale Ordinario di Roma – Sezione IX Civile, nella persona del Giudice Dott. Carlomagno, con la quale il predetto Tribunale ha dichiarato la nullità della clausola contenuta nell’art. 5 del contratto di mutuo nella parte relativa agli interessi di mora e condannato l’Unicredit S.p.A. al pagamento del 50% delle spese di causa.”

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Avv. Biagio Riccio

Grazie a perizia SDL Centrostudi per Usura bancaria, indagati gli ex manager Unicredit Alessandro Profumo e Piergiorgio Peluso

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Grande successo ottenuto per mezzo di una perizia di ‪SDL Centrostudi‬: il FATTO QUOTIDIANO online, REPUBBLICA e ANSA oggi  riportano la notizia della chiusura di indagini per il reato di usura e di estorsione ai danni dei massimi vertici di Unicredit SpA. È la prima volta che accade nella storia. 

È stata redatta dal nostro avvocato Biagio Riccio una querela improntata su perizie della Sdl Centrostudi, ad istanza del noto sciatore Giuliano Besson.

“Divorante, brutale, famelica”. Questi sono gli aggettivi utilizzati dall’avvocato Biagio Riccio nel corpo della querela per dimostrare come la Banca avesse vessato lo sciatore Besson.

Lo ha compreso bene il PM Parodi, che sulla scorta delle perizie allegate, redatte dal Centro Studi srl ha disposto la chiusura delle indagini contro i vertici dell’Unicredit, iscrivendo nei registri degli indagati Profumo e Peluso.

Viene riconosciuto dal PM anche l’elemento soggettivo del reato: il dolo perpetrato contro la vittima dell’usura e della estorsione.

Pubblichiamo la querela dell’avvocato Riccio.

Qui il link per scaricarla.

Unicredit sotto accusa a Bari: ecco come si rovina una azienda sana

By | Rassegna Stampa | No Comments
Bancarotta fraudolenta: è questa l’accusa per cui la procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per 16 dirigenti e manager di Unicredit, tra cui l’AD Federico Ghizzoni e il suo predecessore Alessandro Profumo, ora presidente di Mps. Lo conferma
L’udienza preliminare non è ancora stata fissata dal gup che dovrà decidere sulle richieste del pubblico ministero.
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Il crac di cui parliamo è quello di una società, la barese Divania,. La Procura di Bari ha condotto una delicata indagine, adottando tecniche da antimafia, sulle cause del fallimento dell’industria Divania, che prima del crac dava lavoro a 430 operai. I vertici della banca hanno ingannato il proprietario di Divania, Francesco Parisi, inducendolo a sottoscrivere oltre 200 contratti derivati che, in pochi anni, hanno portato la società al dissesto e al successivo fallimento. I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 2000 e il 2005. L’accusa-base è dunque di bancarotta a causa di derivati-trappola, «falsamente presentati come contratti a costo zero» che in realtà hanno esposto l’azienda a «rischi illimitati».
I vertici di Unicredit – secondo l’accusa – hanno indotto Parisi a “compiere operazioni dolose a seguito delle quali la società veniva esposta a rischi di perdite potenzialmente illimitate (per 15 milioni di euro, ndr) e dal compimento delle quali derivava il dissesto della società che successivamente (nel 2011, ndr) falliva”
Oggi l’iniziale ipotesi di corruzione in atti giudiziari, a carico dei professionisti, si allarga allo stesso gruppo bancario che, nel 2011, ha erogato 235 mila euro ciascuno ai due periti. E lo ha fatto, per l’accusa, proprio quando la causa stava per essere definita in favore di Unicredit grazie ai risultati di quella perizia sui derivati. Ma invece di decidere, il tribunale ha annullato la perizia e ha trasmesso gli atti alla Procura, segnalando le anomalie di quella parcella, mai autorizzata dai giudici e molto superiore alle tariffe previste dalla legge.
Intanto, il gruppo di Piazza Gae Aulenti «conferma la piena fiducia nell’operato della magistratura ». E precisa che «la prima a fornire l’assenso alla quantificazione dei compensi dei consulenti della Procura, proposta il 5 dicembre 2008 dai due consulenti per un importo che poteva variare da un minimo di 142 mila a un massimo di 213 mila euro cadauno — si legge in una nota di Unicredit — fu proprio Divania in data 24 febbraio 2009; salvo poi non provvedere al pagamento. Un mese dopo aderì anche UniCredit». Il gruppo ricorda che «la perizia in questione è stata redatta da due diversi consulenti tecnici ed è perfettamente in linea con l’esito di altre due perizie (Ctu) redatte nell’ambito della stessa vicenda».
Oggi, mentre si attende la decisione del gup sulla richiesta di rinvio a giudizio dei responsabili di Unicredit in un’altra vicenda che coinvolge Divania, con le accuse di truffa, falso e concorso in bancarotta, riparte da zero la maxicausa civile, con l’affidamento dell’incarico a un nuovo perito.