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L’usura bancaria: Convegno a Catania e a Capo D’Orlando

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Il 30 giugno e il 01 luglio si terrà a Catania e a Capo d’Orlando un convegno articolato in due giornate al quale parteciperà il nostro Presidente Piero Calabrò che, insieme ad altri magistrati e professori, relazionerà sui temi più discussi e controversi del contenzioso bancario.
Dell’evento ne parla oggi LA PRIMA PAGINA, quotidiano nazionale.

Il convegno ha ad oggetto l’istituto dell’usura, che sarà affrontato attraverso le lenti, dapprima, del diritto civile e, successivamente, del diritto penale.

L’evento è accreditato dall’ Odec e dai COA di Catania ed altri.

 

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Tra gli interventi anche quello del Dott. Piero Calabrò, ex magistrato e presidente Fondazione SDL, che introdurrà il tema complesso del contenzioso bancario e tratterà l’argomento di attualità relativo all’impatto dell’usura nella società civile.

La necessità di ottenere sempre e comunque elevati profitti spesso porta gli Istituti di Credito e Società Finanziarie a contravvenire ripetutamente a leggi e specifiche esistenti in materia (applicazioni di interessi ultralegali). Tra le anomalie bancarie e finanziarie spiccano proprio l’usura, ma non sono le uniche. Anatocismo, anomalie bancarie e derivati, completano un fenomeno che porta centinaia di migliaia di correntisti (semplici cittadini e imprenditori) ad accettare tassi di interesse fuorilegge.

Nell’ordinamento giuridico italiano l’Art. 644 del Codice Penale introduce come fattispecie normativa l’usura bancaria. Il 7 Marzo del 1996, con la L. 108, essa viene ridisegnata in modo innovativo e modificata profondamente. Il parametro oggettivo rappresentato dal Tasso di Soglia d’Usura, ex Art. 2 della stessa L.108/96, diventa un elemento numerico certo, un limite da non superare.

Si ha usura quando il corrispettivo di una prestazione in denaro consistente nella richiesta di interessi, spese e commissioni costituisce un costo totale finanziario estremamente esoso in relazione alla categoria della prestazione, all’entità della prestazione ed alle dinamiche finanziarie del mercato.

COME DIFENDERSI DALL’USURA BANCARIA 

Con una pre-analisi gratuita SDL Centrostudi può valutare se e come  fare valere i propri diritti contro la banca si può andare a individuare eventuali anomalie finanziarie, chiedendo il rispetto dei diritti del cliente e trovando un accordo, non uno scontro, tra la banca e il cliente.

 

21 aprile

Ordinanza favorevole del Tribunale di Biella a tutela di un cliente in presenza di tassi d’interesse usurari

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Vi rimettiamo in allegato provvedimento ottenuto presso il Tribunale di Biella dall’avvocato Emanuele Crozza, del quale Vi lasciamo breve nota:

“Sperando di fare cosa gradita, allego alla presente interessante provvedimento del Tribunale di Biella in tema di “affidamento di fatto” ed applicazione dell’art. 1815 comma II c.c. in caso di usura sopravvenuta.”

Tribunale di Biella 21_apr

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La storia di Francesco: “Grazie alla Fondazione SDL la mia vita è cambiata”

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Quella di Francesco è una storia emblematica perché, da un lato, è il simbolo di tutte quelle famiglie, piccole e medie imprese che, a causa della crisi economica e della stretta del credito da parte delle banche (credit crunch), negli ultimi anni sono cadute nelle grinfie dell’usura criminale rischiando, a causa dei debiti, di perdere tutto: la casa, la dignità, la famiglia. Dall’altro, è un segno di speranza perché è l’esempio concreto che uscire da questi problemi si può. Francesco è stato intervistato dal giornale “Madre” della Diocesi di Brescia, in un articolo che trovate allegato qui di seguito. Abbiamo ricevuto da lui questa lettera che volentieri pubblichiamo sul sito.

Buongiorno, sono Francesco, sposato, padre di tre figli, un piccolo imprenditore del settore immobiliare, vivo in provincia di Como. Se non fosse stato per l’aiuto della Fondazione SDL di Brescia un anno fa, nel gennaio del 2016, avrei perso per sempre la casa dove abitavo. Era già stata messa all’asta, poi, grazie alla consulenza degli esperti della Fondazione, ho presentato un’azione civile d’urgenza al giudice per bloccare la vendita e ora sono ancora qui nella mia casa, mentre è in corso un’indagine penale a carico dei miei usurai. Ero titolare di due piccole aziende, lavoravo nel settore immobiliare acquistando immobili e poi rivendendoli dopo averli ristrutturati. Verso la fine del 2009, in una situazione di difficoltà economica, le banche mi chiudono le porte in faccia. Per tenere in piedi l’attività e non riuscendo ad avere credito mi sono rivolto a personaggi che avevano subito i soldi disponibili. Come mi ha spiegato chi lavora alla Fondazione SDL, gli usurai agiscono in base alle persone che chiedono loro aiuto. Se c’è una persona che chiede piccole somme per pagare una rata di mutuo, per continuare a giocare d’azzardo, per altre piccole esigenze gli prestano i soldi, mentre davanti al piccolo imprenditore, che dispone di proprietà, puntano ovviamente sugli immobili. È il mio caso. Uno di costoro, Claudio (nome di fantasia), proponendosi come mediatore, mi segnala la necessità per una società sua cliente, di acquistare una villa per ospitare i propri clienti e mi propone la vendita della mia casa. A sua volta, un’altra persona, consulente e amico di Claudio, per realizzare la vendita a € 1.200.000 avrebbe dovuto ricevere, congiuntamente a Claudio, una ricompensa di € 50.000. Sull’immobile, frutto di una vita di lavoro, gravava un’ipoteca di una banca accesa a garanzia di un mutuo di € 302.521,00, mutuo con condizioni usurarie, anche se questo, è un altro capitolo. La mia vicenda è complessa, pure per i giudici è stato difficile districarsi.
Per la mia difesa sono state determinanti le argomentazioni puntuali e rigorose degli esperti della Fondazione. Comunque tutto parte dal fatto che ho deciso di mettere in vendita la mia casa, trasferendomi in un appartamento, per avere i soldi e poter salvare la mia attività imprenditoriale.
L’atto di compravendita con la società presentata da Claudio viene stipulato in banca davanti al notaio il 15 gennaio 2010 tra colpi di scena e con contorni piuttosto opachi. Lo stesso atto notarile presenta forti anomalie che sono state denunciate in Procura. Alla fine, viene concluso il rogito negli uffici della Banca che aveva concesso il mutuo di 1 milione 100 mila euro a favore della società per l’acquisto dell’immobile e la stessa Banca subentra nell’ipoteca esistente. Ma io ricevo soltanto parte della somma. Un mese dopo mi rendo conto della truffa e denuncio tutto in varie forme alla banca stessa.
Per questo vengo, il giorno dopo, avvicinato dall’amico di Claudio che mi punta la pistola e mi chiede di ritirare la denuncia alla banca e di versargli comunque i 50.000 euro. Per Claudio, sostanzialmente, l’affare consisteva nell’ottenere la liquidità del finanziamento, non ha mai pagato il mutuo contratto con la Banca e il mio immobile è finito all’asta. «Nel 2010 era stato valutato 1 milione 200 mila euro ed è stato messo all’asta per 225 mila euro». È un problema non soltanto mio, come mostrano i dati elaborati dal sociologo Maurizio Fiasco per la Consulta Nazionale Antiusura. Negli ultimi sette anni oltre 450.000 famiglie hanno subito un’esecuzione immobiliare.
Il processo ora va avanti ma il futuro lo vedo un po’ più roseo e mi sento molto più tranquillo perché sono aiutato. E anche il lavoro sta andando meglio. Voglio dare un consiglio a tante famiglie e piccoli imprenditori che, come me, finiscono nel giro dell’usura e non hanno la forza né il coraggio di denunciare. Io avevo paura che facessero male ai miei figli e non ho fatto nulla. Fino a quando non ho conosciuto la Fondazione, grazie a un vicino di casa che lavorava con SDL e la mia vita è cambiata.

L’articolo della rivista MADRE

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Piero Calabrò “L’usura uccide doppiamente”. Intervista al convegno “Banche-usura e crisi d’impresa”

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Sala gremita in occasione del convegno “Banche-usura e crisi d’impresa”. L’iniziativa si è svolta il 30 marzo nei locali dell’Associazione Antiracket Gaetano Giordano di corso Vittorio Emanuele a Gela. Presenti numerose autorità. C’erano Piero Calabrò, ex Magistrato e Presidente di Sdl Centrostudi; il Colonnello Luigi Macchia Comandante Provinciale della Guardia di Finanza;  Lirio Conti,  Gip presso il Tribunale di  Gela e Giuseppe Scandurra, Presidente Nazionale della Fai.

Si è fatto il punto sul fenomeno usura e sui diversi problemi che interessano gli imprenditori locali, soprattutto in un periodo in cui, in città, l’occupazione è ferma. “L’usura uccide doppiamente – ha detto Piero Calabrò -. Abbiamo una legge antiusura attiva da un ventennio, ma attualmente poco conosciuta. Bisogna sempre rivolgersi alle forze dell’ordine e alla magistratura – ha aggiunto – perché solo attraverso questo percorso, si riuscirà a dare un nome ed un volto a chi rovina intere famiglie”…

Servizio di Giuseppe D’onchia, Direttore TG10 Gela

Vedi l’intervista completa su Canale10 Video

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Tribunale di Roma – usura su mutuo

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Fondamentale provvedimento del Tribunale di Roma del 13 luglio 2016 ottenuto dall’avv. Giuseppe de Simone con cui il Giudice ha onerato il CTU di verificare “L’applicazione di eventuali interessi usurari con riferimento al contratto di mutuo intercorso tra le parti, procedendo in caso affermativo al ricalcolo delle somme dovute”.

Con detto provvedimento il compito del nominato consulente è stato altresì esteso anche all’analisi del conto corrente oggetto di causa.

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Tribunale di Milano – Dichiarazione di Usurarietà del Tasso di Mora per Superamento del Tasso Soglia

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Si trasmette la sentenza resa dal Tribunale di Milano in data 17.03.2016, con la quale il Giudice ha dichiarato l’usurarietà del tasso di mora per superamento del tasso soglia, richiamando – a suffragio della propria decisione – la sentenza n. 350 del 2013, resa dalla Cassazione Civile, nonché la Legge n. 24/2001, confermate dalla Sentenza della Corte Costituzionale del 25.02.2002, n. 29.
Si tratta di un grande passo avanti, stante le distanze prese dal Giudice dalla comunicazione resa dalla Banca D’Italia in data 3.07.2013, ai sensi della quale: “in assenza di una previsione legislativa che determini una specifica soglia in presenza di interessi moratori, la Banca D’Italia adotta, nei suoi controlli sulle procedure degli intermediari, il criterio in base al quale i TEG medi pubblicati sono aumentati di 2,1 punti per poi determinare la soglia su tale importo”.
Tale sentenza dovrà essere appellata, al fine di conseguire l’applicazione dell’art. 1815, comma 2° c.c.. anche agli interessi corrispettivi e non solo a quelli di mora (per il caso che la soglia di usura sia stata superata dal tasso di mora).
Infatti, con la modifica dell’art. 1815 c.c. ad opera della Legge 108/96, si è voluto porre un più stringente presidio all’usura, sanzionando in maniera incisiva la pattuizione di interessi usurari, senza distinzione alcuna fra interessi corrispettivi ed interessi di mora.
Dal riferimento indifferenziato dell’art. 1815 c.c. agli interessi, senza alcuna distinzione della relativa natura, la Corte D’appello di Venezia fa discendere l’applicazione della sanzione prevista a tutti gli interessi, sia corrispettivi che moratori: “L’art. 1815, comma 2, c.c., esprime un principio giuridico valido per tutte le obbligazioni pecuniarie e a seguito della revisione legislativa operata dall’art. 4 della Legge 7/03/1996 n. 108 e dalla Legge n. 28/2/01, n. 24 – di conversione del D.L. 29/12/2000 n. 394 – esso prevede la conversione forzosa del mutuo usurario in mutuo gratuito, in ossequio all’esigenza di maggiore tutela del debitore e ad una visione unitaria della fattispecie, connotata dall’abbandono del presupposto soggettivo dello stato di bisogno del debitore e ad una visione unitaria della fattispecie , connotata dall’abbandono del presupposto soggettivo dello stato di bisogno del debitore, a favore del limite oggettivo della “soglia” di cui all’art. 2, IV comma, della stessa legge n. 108/96. Diversamente da quanto dedotto nella motivazione della sentenza impugnata, la sanzione così stabilita dell’abbattimento del tasso di interesse applicabile si applica a qualunque somma fosse dovuta a titolo di interesse legale o convenzionale, sia agli interessi corrispettivi che agli interessi moratori”.
Nel corpo della sentenza si legge che: “Come fondatamente allegato da parte attrice, invece, in relazione al contratto di mutuo in oggetto il tasso di mora convenuto, pari al 10,5% (cfr. doc. 1 att. punto 5) è superiore al tasso soglia in vigore, pari al 9,945%. Ne deriva che il tasso di interesse corrispettivo convenuto in contratto non ha natura usuraria, mentre gli interessi di mora convenuti superano il tasso soglia. A questo punto deve ricordarsi che, con norma di interpretazione autentica, l’art. 1, comma 1, decreto-legge n. 394/2000, conv. da legge n. 24/2001, ha stabilito che si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento. Ciò che rileva in questa sede è l’espresso riferimento del legislatore agli interessi pattuiti a qualunque titolo e quindi anche a titolo di interessi di mora, come già più volte riconosciuto anche dalla Corte di Cassazione (v. ad es. Cass. 5324/2003 e 350/2013).”
Il Giudice così conclude: “accerta e dichiara la nullità della clausola relativa alla determinazione del tasso di mora, contenuta al punto 5 del contratto di mutuo stipulato tra le parti in data 13/11/2000, a rogito del notaio per l’effetto dichiara che in relazione a tale contratto di mutuo non sono dovuti interessi di mora; condanna parte convenuta a rimborsare in favore di parte attrice le spese di giudizio che liquida in euro 4.180,00 per compensi oltre al 15% per spese generali, CPA ed IVA”.

Avv. Donatella Loda

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Consulta antiusura

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha conferito al Prof. Maurizio Fiasco l’Onorificenza al Merito della Repubblica Italiana

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La notizia oggi su Consulta Antiusura ( link) Onlus (Organizzazione non lucrativa di utilità sociale).  La Consulta è una associazione volontaria di Fondazioni e Associazioni antiusura (Regionali, Provinciali o Comunali) che si costituisce secondo esplicita motivazione cristiana nell’ambito di una azione di promozione umana della Chiesa Cattolica Italiana e delle direttive della C.E.I.» (articolo 1 Statuto).

Ricordiamo che il Prof. Maurizio Fiasco è direttore scientifico di Fondazione SDL 

[segue la notizia]

Le 28 Fondazioni Antiusura riunite nella Consulta Nazionale “Giovanni Paolo II” esprimono felicitazioni al Prof. Maurizio Fiasco per l’onoreficenza al Merito della Repubblica Italiana insignita dal Presidente Sergio Mattarella.

Un ringraziamento inoltre al Presidente della Repubblica per aver riconosciuto al Prof. Fiasco la competenza, la dedizione e la disponibilità profusa nella lotta all’usura e al gioco d’azzardo, due piaghe umane, sociali ed economiche che negano alle persone il pieno esercizio della dignità umana. Le persone che cadono nella morsa dell’usura e dell’azzardo sono abusate e sfruttate dai circuiti illegali del credito e del denaro che le inducono a vivere nella povertà e private anche dei diritti inviolabili dell’uomo.
“L’attenzione del Capo dello Stato italiano al Prof. Fiasco – dichiara il Segretario della Consulta Nazionale Mons. Alberto D’Urso- che da sempre ha accompagnato e sostenuto la Consulta Nazionale Antiusura, ci gratifica e ci riempie di grande responsabilità a continuare il nostro percorso ventennale di contrasto all’illegalità, all’ingiustizia e alla criminalità, rivolto a prevenire e ad arginare i mali sociali e umani dell’usura e dell’azzardo. Restituire speranza, dignità e serenità alle persone è la missione delle Fondazioni antiusura, in completa sintonia con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella”.

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Lo studio sui conti correnti bancari: 99 percento a rischio usura

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LA TRIBUNA
MERCOLEDÌ 23 SETTEMBRE 201 

TREVISO. Presentato venerdì a Treviso, dalle 14,30 all’Auditorium Sant’Artemio, il primo rapporto nazionale sull’usura praticata dalle banche. Si tratta di un’analisi dei dati (il campione è rappresentato da chi si è rivolto all’associazione che ha condotto lo studio) su un fenomeno ancora troppo sconosciuto in Italia: le illegalità nei rapporti tra alcuni operatori bancari, parabancari, mediatori creditizi e finanziari e imprenditori, privati consumatori e famiglie. Lo studio è condotto da Sdl Centrostudi.

La prima parte della ricerca si focalizza sul campo dei contratti di conto corrente aziendale per l’utilizzo dei servizi bancari e fondamentalmente del credito di esercizio. Si tratta di 46.887 Conti Correnti in capo a 14.000 imprese, per un complesso di 125.000 unità di occupati. Le fenomenologie studiate riguardano l’usura oggettiva, l’usura soggettiva e l’anatocismo nei valori dei trimestri. Secondo lo studio emerge un fenomeno, “imponente e devastante” sottolineano gli autori.«Il 99% dei conti correnti presentano anomalie il 71% presenta usura (tassi di interesse superiori alla soglia di usura), ogni 100 euro pagati alla banca per “commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito” un’alta percentuale non era dovuta sul campione l’84% delle aziende sono ancora attive e possono salvarsi dalla crisi «In estrema sintesi, sottolineano da Sdl, «la crisi finanziario-economica, mentre provoca acuta sofferenza nelle famiglie e nelle imprese, attiva inaccettabili comportamenti di “business sulle difficoltà”, con aggressioni al patrimonio industriale, artigianale, agricolo e dei servizi che connota il tradizionale corpo produttivo dell’Italia».

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Anatocismo bancario fuorilegge

Anatocismo bancario: Conferme e Novità

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L’anatocismo bancario (dal greco ἀνατοκισμός anatokismós, composto di ἀνα- «sopra, di nuovo» e τοκισμός «usura») è un fenomeno che consiste nella produzione di interessi (capitalizzazione) da altri interessi resi produttivi sebbene scaduti o non pagati su un determinato capitale, il che determina una crescita esponenziale del debito.

Nonostante tale prassi sia espressamente vietata dalla Corte di Cassazione dal 1999, i medesimi istituti di credito continuano a praticare tale capitalizzazione di interessi, confidando in una pronuncia del CICR (Comitato Interministeriale Credito e Risparmio) datata 9 Febbraio 2000.

In particolare, la delibera in oggetto ha fissato il principio per cui sono valide le pattuizioni del contratto bancario che prevedano l’anatocismo purché vi sia la stessa periodicità nella capitalizzazione degli interessi attivi e quelli passivi.

Ciò rilevato, resta comunque il fatto che si tratta di un istituto sul quale permane una forte conflittualità, la quale è destinata ad essere positivamente superata a seguito di numerosi provvedimenti emessi recentemente dai fori diversi.

Storica è la sentenza del Tribunale di Milano dello scorso Marzo che in forza di ricorso dei correntisti ha vietato a tre banche  l’utilizzo di qualsiasi forma di anatocismo sui conti in essere e su quelli nuovi, ordinando agli stessi istituti di pubblicizzare la condanna sui loro siti e sulla stampa nazionale oltrechè ad ogni correntista, rilevando altresì il fatto che la legge non demandi al CICR l’adozione di una delibera con cui stabilire le modalità ed i criteri di produzione degli interessi nei rapporti bancari.

Altrettanto significativo è l’intervento della Cassazione a Sezioni Unite che – con la Sentenza n. 9127/2015 – ha ribadito il divieto assoluto e tombale di anatocismo tramite capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori, esteso, a livello temporale, dalla consueta trimestralità, all’infinito per tutta la durata del rapporto contrattuale, negando dunque anche la possibilità di capitalizzazione annuale.

La Suprema Corte osserva infatti che dalla giurisprudenza che ha vietato la capitalizzazione trimestrale appaiaassolutamente arbitrario trarne la conseguenza che, nel negare l’esistenza di usi normativi di capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori, quella medesima giurisprudenza avrebbe riconosciuto (implicitamente o esplicitamente) la presenza di usi normativi di capitalizzazione annuale. Prima che difettare di “normatività”, usi siffatti non si rinvengono nella realtà storica, o almeno non nella realtà storica dell’ultimo cinquantennio anteriore agli interventi normativi della fine degli anni novanta del secolo passato: periodo caratterizzato da una diffusa consuetudine (non accompagnata però dalla opinio iuris ac necessitatis) di capitalizzazione trimestrale, ma che non risulta affatto aver conosciuto anche una consuetudine alla capitalizzazione annuale degli interessi debitori, né di necessario bilanciamento con quelli creditori“.

Dopo il Tribunale di Milano, tale interpretazione è stata fornita anche dal Tribunale di Como con una recente ordinanza: secondo il giudice lariano, dal 1° gennaio 2014 in Italia è vietata alle banche ogni pratica anatocistica nonostante non sia ancora arrivata la delibera apposita del CICR, pertanto la delibera dello stesso non è necessaria ai fini della validità della nuova norma.

Infatti, tale delibera può soltanto individuare le modalità di applicazione e conteggio degli interessi, mentre tutte le altre norme sono già entrate in vigore il primo gennaio 2014.

Quelli appena riportati sono solo alcuni esempi, forse i più significativi, i quali confermano l’assoluta illegittimità della condotta ancora tenuta dagli istituti bancari.

SDL Centrostudi combatte tale prassi e attivamente contribuisce alla salvaguardia ed applicazione del dettato legislativo.

La Banca ed i diritti dei più deboli

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Il nostro Avv.to Biagio Riccio ci propone opportunamente il link che riproduce il suo intervento tenuto al Senato della Repubblica, ove si è celebrata la conferenza dal titolo significativo: “Lo Stato sovrano sta diventando proprietà delle Banche?”.
Ha tratteggiato storicamente il ruolo della Banca e ha evidenziato come, nella politica dell’austerità e del rigore, si siano rimossi i diritti dei più deboli e sia scomparsa la funzione dello Stato Sociale. A tal proposito ha richiamato il principio di solidarietà presente nella Carta Costituzionale, ma negletto per i nostri governanti.

Senato della Repubblica – Sala Nassirya – Il Senatore Enrico Buemi, l’Avvocato Marco Polizzi, l’Avvocato Biagio Riccio e il Dottor Angelo Santoro, di Interessi Comuni, danno vita durante la Conferenza Stampa “Lo Stato Sovrano sta diventando proprietà delle banche?” alla “Centrale Banche di Rischio”.

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Usura, nel Taeg va o no incluso anche il tasso moratorio?

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“Usura, nel Taeg va o no incluso anche il tasso moratorio?” Una querelle che infiamma la giurisprudenza

Cari colleghi,
come sappiamo la giurisprudenza di merito è ondivaga – per non dire divisa – su questo punto. In particolare modo si è fatto e si fa un gran parlare sul concetto della sommatoria e sul punto vogliamo fare alcune considerazioni che possano essere per tutti utili.
Nei contratti di mutuo e di leasing sottoscritti dai clienti con banche e/o società finanziarie quando nei loro confronti vengono promosse delle cause sentiamo eccepita la contestazione dell’applicazione di tassi usurari sulla base della semplicistica ‘sommatoria’ del tasso di mora con il tasso interessi corrispettivi.
Di solito i Giusdicenti, pur ammettendo che il tasso di mora sia da ricomprendere nel TAEG quale elemento di remunerazione per la banca, preciserebbero però che è inammissibile immaginare di sommare tale dato con quello derivante dal tasso corrispettivo, ai fini della verificazione del superamento del tasso soglia.
Sul punto, si impongono talune brevi ma pregnanti osservazioni.
La difesa e gli assunti che poniamo in essere è ben conscia della ontologica inammissibilità della sommatoria dei tassi nel nostro Ordinamento giuridico e, pertanto, semplicemente mai avrebbe immaginato di incardinare un giudizio sulla scorta della mera contestazione cumulativa-matematica unilaterale di tali riferimenti.
Orbene, se tanto è vero, pur vero è che la ‘sommatoria’ dei tassi è un concetto (che deve essere) inammissibile anche per la stessa banca.
Nei casi di specie, di contro, i contratti avversati giudizialmente recano quasi tutti specificamente la prescrizione secondo la quale: su ogni somma dovuta e non pagata al momento della scadenza della rata, maturano (cioè devono essere sommati o aggiunti) interessi moratori.
A ben vedere quindi – e siamo al vero focus della questione – la banca/leasing applica gli interessi moratori non sul capitale, ma sulla rata (!) che, però, è già comprensiva di una quota capitale e di una quota interessi corrispettivi. Gli interessi moratori vengono quindi ‘sommati’ e non sostituiti agli interessi corrispettivi, a norma dello stesso contratto predisposto dall’Istituto bancario e/o finanziario; è da tale cumulo che scaturisce il travalicamento del tasso soglia che con le nostre difese eccepiamo.
È su questi fatti, dunque, che viene adito il Giudicante di prime cure, chiamato ad esperire il relativo accertamento sul momento genetico del rapporto, atteso che l’Ordinamento espressamente si riferisce agli interessi ‘pattuiti’ (non a quelli corrisposti). La ratio del precetto normativo, infatti, è censurare il pactum sceleris, ovverosia l’atto-l’ “accordo” con il quale la banca cristallizza le condizioni illecite, a prescindere dalla concreta dazione del non dovuto. È il patto in quanto tale, dunque, ad incarnare il reato, non la sua eventuale esecuzione (e ciò perché – come è nato – il reato di usura è un reato di pericolo e non in “esecutio”).
Alla luce di questo, non si spiega il motivo per il quale tali (gravi ed apertamente illecite) pratiche, non debbano essere censurate dall’Autorità Giudiziaria, che invece in taluni casi arriva addirittura a condannare chi propone la domanda; corroborando (invece di avversare) contegni bancari lapalissianamente contra jus.
In altre e più semplici parole: il corollario secondo cui il concetto di “sommatoria” è una pratica ontologicamente inammissibile, poiché non contemplata da nessuna norma né da alcuna giurisprudenza, deve valere sia per il debitore che per le banche. Nel caso in rassegna è l’istituto a prevedere in contratto che l’interesse moratorio è calcolato cumulativamente (e non sostitutivamente) a quello corrispettivo.
Ciò perché, in caso contrario, il malcapitato cliente dello spregiudicato istituto di Credito bancario e/o finanziario, si troverebbe a dover subire gli effetti di tale – contrattualizzata – sommatoria fra interessi moratori e corrispettivi, senza però poterla contrastare nelle aule di giustizia, perché ritenuta “inammissibile”.
In proposito non si può dimenticare né ignorare che tutti gli atti di precetto e di pignoramento notificati dalle Banche e Finanziarie ai debitori esecutati contengono una chiusura della sorte creditoria nella quale gli interessi moratori sono calcolati e pretesi estorsivamente sull’intero capitale, all’interno del quale campeggiano anche gli interessi corrispettivi, di fatto non emendati e debitamente sostituiti. Dunque la mora si aggiunge come ulteriore addendo. Non è questa sommatoria ex post, (ma in nuce già contenuta in sede di pattuizione) che la Banca ha imposto al cliente con la stipulazione del contratto originario?
Paradossalmente potrebbe dirsi che: ad essere inammissibile è la ‘sommatoria’ in quanto tale, non la sua eccepibilità in giudizio.
A conforto di quanto sostenuto, sovviene – non a caso – una robusta (ed avveduta) posizione giurisprudenziale contraria.
Occorre verificare il singolo contratto e stabilire se esso preveda interessi di mora in caso di inadempimento e se gli stessi siano sostitutivi dell’interesse corrispettivo. Infatti se la previsione contrattuale statuisce che la Banca debba applicare al cliente inadempiente solo e soltanto gli interessi di mora sul capitale, sostituendo questi agli interessi corrispettivi, non si farà la sommatoria tra tassi corrispettivi e tassi moratori, ai fini del calcolo del Teg e si verificherà lo sforamento del tasso soglia solo con riferimento al tasso moratorio…. Se invece il contratto prevede che il tasso moratorio si applichi in aggiunta a quello corrispettivo, allora i due indici andranno valutati congiuntamente ed il risultato andrà confrontato con i limiti normativamente imposti (legge 108/96 e successive modifiche)… Prevedendo il contratto che gli interessi di mora non si sostituiscono a quelli corrispettivi, ma si sommino a questi(quindi su ogni rata già formata da quota capitale e quota interessi corrispettivi) si può concludere che, applicando la normativa al contratto de quo anche gli interessi di mora siano da computare ai fini del TEGM e pertanto quest’ultimo sfora il tasso soglia(vigente al momento della stipula) ed il contratto di mutuo sia usurato ab origine quindi trova applicazione la sanzione civilistica dell’art.1815 c.c ultimo comma” (Tribunale di Parma sezione fallimentare procedura numero 26/2013 – Giudice delegato dott. Pietro Rogato; curatore rag. Raffaele Quarantelli).
Il tribunale di Bologna, con ordinanza del 10 novembre 2014, richiede al CTU di verificare “quale sia il tasso interessi concretaente applicato dalla banca al rapporto medesimo, sia con riferimento al tasso corrispettivo che a quello moratorio; se, inoltre, il tasso applicato nel corso del rapporto sia o meno conforme alle previsioni contrattuali; se, inoltre, in caso di difformità, il tasso concretamente applicato al rapporto superi o meno il tasso soglia rilevante ai fini dell’usura; in caso di superamento del tasso soglia, se tale superamento sia conseguenza dell’applicazione del tasso moratorio; se siano stati corrisposti o meno interessi di mora sull’intera rata (comprensiva degli interessi corrispettivi) con conseguente capitalizzazione degli interessi o se, al contrario, in caso di mora siano stati calcolati sulle rate successive alla rata scaduta e non pagata solo gli interessi di mora”;
Il Tribunale di Siena, con ordinanza del 29 ottobre 2014 avente l’istesso tenore, incarica il CTU affinché questi “accerti se ed in che misura il calcolo degli interessi di mora sia conforme alla misura contrattualmente pattuita (che vorrà indicare con specifico riferimento a una o più clausole numericamente individuate) o difforme da essa, con riferimento a ciascuna scadenza; Accerti se il contratto contenga una pattuizione (che vorrà indicare con specifico riferimento a una o più clausole numericamente individuate) che preveda espressamente che gli interessi moratori vengano computati sull’intero importo delle rate scadute, comprensivo di interessi convenzionali in esso conglobati, e/o sull’intero importo del debito residuo alla data della risoluzione del contratto, parimenti comprensivo degli interessi convenzionali in esso conglobati; accerti se ed in che tempi e misura gli interessi di mora siano stati capitalizzati. Ridetermini il computo del dare e dell’avere tra le parti sulla base dei versamenti eseguiti dal e imputando i medesimi prima in conto di interessi moratori, poi in conto di quote interessi convenzionali scadute e quote capitale scadute dalla più antica alla più recente; il tutto previa esclusione degli interessi convenzionali e/o moratori e/o premi e/o delle spese e/o di ogni altra voce applicati/e in misura superiore a quella prevista contrattualmente”.
In questo stesso segno concorre la sentenza 25/2015 del Tribunale di Enna, a mezzo della quale, tale Giusdicente, dopo aver chiarito che l’usurarietà di un rapporto bancario va valutata al momento della pattuizione e non a quello della dazione, ha correttamente calcolato il Teg sommando – nell’osservanza dello stesso crisma definito nel corpo del contratto – il tasso di mora con quello corrispettivo. Accertato il travalicamento del tasso soglia pro tempore vigente da parte di questo valore, ha proceduto a declarare la usurarietà del mutuo ed a derubricarlo da oneroso a titolo gratuito ex art 1815 c.c., con la residuale obbligazione, in capo al cliente, di restituire solamente il capitale e non già alcun tipo di interessi, nemmeno quelli legali.

Tali pronunce riattribuiscono dignità al contraente debole vessato dalle banche e dalle finanziarie e contribuiscono – in maniera scientificamente corretta – a dare il giusto valore alle norme di diritto positivo, che governano la materia.

Vi ringrazio per l’attenzione prestata a queste poche righe che possono essere però utilizzabili oltre che in dissertazioni generiche anche inserite “ad abundantiam” nei nostri atti giudiziari.

Mazzano lì 22.07.2015