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Tribunale di Varese – CTU Contabile su Conti Corrente favorevole al Cliente

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Si pubblica una recentissima ordinanza del Tribunale di Varese ottenuta dall’avv. Monica Mandico dello Studio Legale Riccio. Il giudicante, ritenendo infondate le eccezioni sollevate dall’istituto di credito e, di contro, condividendo le risultanze emerse dalla perizia di parte, ha accolto la tesi sostenuta dal procuratore che, in ossequio, peraltro, ai principi sanciti dalla Suprema Corte S.U. con sentenza n. 24418/2010, ha fatto rilevare che il termine di prescrizione dell’azione di ripetizione decorre – qualora i versamenti effettuati dal correntista abbiano avuto la sola funzione di ripristinare la provvista – dalla data in cui è stato estinto il saldo di chiusura del conto in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati.
Il Tribunale di Varese, dunque, sulla base delle domande del legale ha ammesso la CTU ed ha richiesto al consulente, tra l’altro, di verificare se il tasso di interesse concordato superasse il cd. tasso soglia; di espungere dal conteggio spese e commissioni di massimo scoperto e, sino al 30.6.2000, la capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi; di calcolare questi ultimi al tasso legale e al tasso sostitutivo di cui all’art. 117 Tub.
Il Giusdicente, ha poi richiesto al consulente tecnico, di determinare, all’esito dei conteggi indicati, il saldo finale del conto alla data di chiusura e l’eventuale differenza rispetto al saldo evidenziato dalla Banca.

Avv. Monica Mandico
Studio Legale Riccio

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Tribunale di Varese – Sospensione della Procedura Esecutiva

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E’ con grande soddisfazione che mi pregio di trasmetterVi l’ordinanza in oggetto, ottenuta dal sottoscritto legale Avv. Fabrizio Soldani con il valido ausilio del proprio avvocato domiciliatario in loco, Avv. Pietro Ferrario, con la quale il Tribunale di Varese ha sospeso la procedura esecutiva promossa dalla Banca nei confronti del Cliente.
Nell’atto di opposizione si è rilevato il carattere usurario dei tassi corrispettivi e moratori, per effetto dell’avvenuta pattuizione di una penale per l’estinzione particolarmente elevata (4%) che avrebbe fatto lievitare il tasso complessivo del contratto ben oltre la soglia di usura, nonchè per l’espressa previsione (ed applicazione) degli interessi di mora sulla totalità degli importi arretrati e impagati (e conseguentemente anche sulla quota interessi delle singole rate scadute).
Il Giudice ha quindi accolto l’istanza di sospensione formulata dall’opponente, ponendo a base dei propri assunti una serie di argomentazioni di assoluto rilievo.
In primis, l’ordinanza in esame ha affermato senza possibilità di equivoco la necessità di includere nel calcolo del TEGM anche gli interessi moratori e ciò in chiara contrapposizione a quanto ritenuto dalla Banca d’Italia, la quale, secondo il medesimo Giudicante, “ha scelto” di non includere suddetta tipologia di interessi nel calcolo.
Non solo! Il provvedimento conferma inoltre come, ai fini del calcolo del TEG, conformemente a quanto previsto dall”art. 644 cp e dell’art. 1815 c.c., debba ricomprendersi ogni sorta di remunerazione del credito, ivi comprese spese varie e commissioni e si spinge anche oltre sottolineando come, nell’ipotesi in cui sia prevista l’applicazione della mora sulla rata intesa nella sua interezza (e quindi non solo sulla quota capitale), non possa non tenersi conto “dell’incidenza della loro sommatoria con gli interessi corrispettivi sulle rate scadute e non pagate alla scadenza”.
In conclusione, il Giudice, anticipando in qualche modo un’eventuale decisione nel giudizio di merito, ha sospeso la procedura, dichiarando che gli interessi “non parrebbero dovuti”.
Posto che, come rilevato dall’opponente e come sottolineato nella medesima ordinanza, le rate impagate constavano unicamente di interessi (si trattava di un mutuo sui generis, tratto direttamente dal diritto tedesco), qualora gli interessi non fossero effettivamente dovuti le conseguenze sarebbero facilmente immaginabili (annullamento totale del pregresso debito del Cliente in relazione allo scaduto e illegittimità dell’intimata risoluzione).

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