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Tribunale di Velletri-13LUG

Tribunale di Velletri – Estinzione procedura esecutiva immobiliare

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Abbiamo il piacere di trasmetterVi di seguito il provvedimento ottenuto presso il Tribunale di Velletri dall’Avv. Marianna Fabiano, di cui Vi lasciamo breve nota:

“… invio l’ordinanza del Tribunale di Velletri con la quale il Giudice dell’Esecuzione ha estinto la procedura esecutiva.
I primi di maggio veniva ricevuto il Cliente al quale era stata fissata per la data del 16/05/2017 l’udienza con la quale sarebbe stata disposta la vendita.
Grazie alla solerzia del consulente siamo riusciti ad avere la perizia-econometrica in data 10/05/2017.
In data 12/05/2017 abbiamo depositato presso il Tribunale di Velletri istanza di inefficacia del pignoramento e contestuale opposizione all’esecuzione.
In data 17/05/2017 è uscita l’ordinanza del Tribunale di Velletri con la quale il Giudice dell’esecuzione ha dichiarato estinta la procedura ed ordinato la cancellazione della trascrizione del pignoramento.
Vorrei sottolineare la tempestività con la quale è stato salvato l’immobile al Cliente in soli 15gg.”

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sospensione rinvio

Procura di Velletri – SOSPENSIONE DEI TERMINI

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Procura di Velletri – SOSPENSIONE DEI TERMINI EX ART. 20, CO. 7 L. 44/1999

Si pubblica il provvedimento ottenuto dall’Avv. Biagio Riccio presso la Procura di Velletri ove si dispone la sospensione dei termini ex art. 20, co. 7 L. 44/1999 di ben tre procedure esecutive prossime all’asta giudiziaria, con breve nota a commento ad opera dell’Avv. Raffaele Garofalo.

SOSPENSIONE DEI TERMINI EX ART. 20, CO. 7 L. 44/1999 BREVE NOTA A COMMENTO

In data 04/07/2016, il Sostituto Procuratore presso la Procura di Velletri – Dr. Giuseppe Travaglini – su dettagliata istanza di sospensione dei termini ex art. 20, co. 7 L. 44/1999 acclusa alla querela attinente fatti di usura ed estorsione bancaria redatta dall’Avv. Biagio Riccio nell’interesse dei propri assistiti, concedeva detta sospensione dei termini relativamente a tre procedure esecutive azionate presso il locale Tribunale.

Si è dimostrato, attraverso precise perizie econometriche predisposte dalla società SDL Centrostudi, che i rapporti bancari sottesi alla presunta pretesa creditoria erano caratterizzati dall’applicazione di tassi di interessi di natura usuraria, così come di interessi debitori, commissioni di massimo scoperto e spese in misura superiore a quanto prescrive la legislazione vigente.

A ciò necessariamente si aggiunga l’ulteriore fondamentale circostanza che gli istituti di credito hanno azionato, attraverso procedimenti formalmente leciti ma sostanzialmente illeciti (ricorso per decreto ingiuntivo, precetti, pignoramenti immobiliari) in quanto volti a recuperare un credito marchianamente usurario, tre diverse procedure esecutive indirizzate ad aggredire il patrimonio immobiliare del querelante e della propria compagine sociale, al fine di veder soddisfatta la propria famelica ingordigia attraverso ciò che si ricaverà dalla vendita dei beni staggiti.

La somma ingiustizia del profitto richiesto, nel caso in rassegna, è ravvisabile nel fatto che, gli istituti di credito non solo hanno perpetrato il reato di usura ma hanno nei propri atti, repetita iuvant formalmente leciti ma sostanzialmente di natura chiaramente estorsiva, paventato ragioni del tutto illogiche, in quanto sottese a contratti trattati con tassi palesemente usurari.

La gravità del reato si manifesta ancor più diffusamente nel fatto che la violenza e la minaccia di far valere un apparente diritto, mediante azioni giurisdizionali, provoca una forte limitazione della libertà di autodeterminazione della vittima, oltre che un depauperamento del suo patrimonio.

Nella specie è in giuoco, difatti, anche la stessa libertà (da intendersi in senso lato, come esplicazione della libertà dell’iniziativa economica privata costituzionalmente garantita) dell’odierno querelante e della sua compagine sociale, gravemente inficiata dalla futura perdita del proprio patrimonio a seguito delle azioni giurisdizionali azionate dagli istituti di credito.

La deprecabilità dell’azione criminosa è oltremodo accresciuta per essere mossa dal fine di depauperare il patrimonio altrui ed accrescere il proprio.

L’estorsione, qualora assuma i connotati della parvenza dell’esercizio del diritto, sconfina nell’abuso se la finalità è quella di una locupletazione dell’agente.

A questo punto sono necessarie alcune considerazioni sulla natura del provvedimento giurisdizionale del Pubblico Ministero.

Questi, ravvisando nelle prospettazioni avanzate in querela il fumus boni iuris ed il periculum in mora, oltre che della fondamentale presentazione dell’istanza di accesso al fondo per le vittime dell’usura presso la competente Prefettura, deve favorevolmente delibare in ordine alla sospensione dei termini, ex art. 20 della legge n. 44 del 1999, di ogni attività esecutiva già intrapresa dagli istituti di credito.

La invocata declaratoria consentirà che il patrimonio immobiliare del querelante non sia posto in vendita per un credito avente natura marchianamente usuraria.

E’ bene, quindi, che parte querelante ricorra all’Autorità Giudiziaria in sede penale chiedendo che la stessa con un provvedimento di natura cautelare, e quindi, provvisorio conceda la richiesta sospensione dei termini ex art. 20 co. 6 e 7 della L. 44/1999 affinché le predette procedure esecutive non giungano ad approdi pregiudizievoli per parte esecutata, disattendendo di tal guisa il fine naturale del procedimento de quo, ossia soddisfare le pretese creditorie ma tutelando in ogni caso il debitore da richieste inique, illecite: una statuizione improntata certamente al fondamentale principio del favor debitoris.

Si rammenti che qualora i proventi della vendita degli immobili de quo pervenissero nella disponibilità degli istituti di credito, e successivamente si accerterebbe che gli interessi percepiti dalla Banca siano di natura usuraria, saremmo al cospetto di una provvedimento giurisdizionale del tutto illegittimo, perché contra legem.

Sulla ratio di detto provvedimento si è recentemente espressa la Corte Costituzionale che ha così statuito: “Non è fondata la q.l.c. dell’art. 20, comma 7, l. 23 febbraio 1999 n. 44, come sostituito dall’art. 2, comma 1, lett. d) n. 1), l. 27 gennaio 2012 n. 3, censurato, in riferimento agli art. 101, comma 2, e 111, commi 1 e 2, cost. in quanto il legislatore avrebbe attribuito ad un organo, il p.m., diverso dal giudice naturale precostituito per legge e designato per la trattazione e definizione della singola controversia, il potere di incidere direttamente e quindi decidere (sia pure in via interlocutoria), con un provvedimento di sospensione dei termini assegnati dal giudice, la proroga dei termini di scadenza degli adempimenti amministrativi, per il pagamento dei ratei dei mutui bancari e ipotecari e per gli adempimenti fiscali, nonché la sospensione dei termini processuali in favore dei soggetti persone offese dei delitti di usura e di estorsione che abbiano utilmente formulato la richiesta al procuratore della Repubblica competente. Invero, non sussiste la violazione dell’art. 101, comma 2, cost. in quanto la sospensione dei termini prevista dai primi quattro commi dell’art. 20 non è discrezionale ma è legata alla presenza della richiesta dell'”elargizione” o del mutuo senza interessi e al p.m. compete la mera verifica di riferibilità della comunicazione del prefetto alle indagini per delitti che hanno causato l’evento lesivo condizione dell’elargizione. Il relativo provvedimento non concerne, dunque, l’esercizio dell’azione penale né l’attività di indagine ad essa finalizzata e non si traduce in una illegittima compressione della funzione giurisdizionale del giudice civile. Infine, non sussiste la violazione dell’art. 111, commi 1 e 2, cost. in quanto la ricostruzione del dato normativo operata dal rimettente non tiene conto della ratio e della portata dell’intervento legislativo censurato, che, avendo un carattere meramente temporaneo e non decisorio, non ha alcuna influenza sostanziale sul giudizio civile (sent. n. 457 del 2005; ord. n. 296 del 2013).” (cfr. Corte Costituzionale, 04/07/2014, n. 192).

Avv. Raffaele Garofalo dello Studio Legale dell’Avv. Biagio Riccio

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sospesa asta immobiliare

Tribunale di Velletri – Sospensione della Procedura Esecutiva per 300gg.

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Trattasi di procedimento seguito dagli avv.ti Monica Mandico, Biagio Riccio e Patrizia Ciccotti, per il quale i difensori con un lavoro in team, hanno ottenuto un importantissimo risultato, quello della sospensione per 300 giorni della procedura esecutiva, per la quale la società finanziaria e di recupero credito – cessionaria del credito dalla precedente banca – aveva dato impulso all’esecuzione forzata e depositato, anche l’istanza di vendita dell’appartamento di proprietà degli opponenti, per un mutuo, evidentemente contratto a condizioni usurarie.
Va detto che gli avv.ti Riccio e Mandico provvedevano a sviluppare una cadenza e successione di atti e di contestazioni sull’operato, abusivo, della società finanziaria, dapprima con la presentazione, al Giudice dell’Esecuzioni Immobiliari presso il Tribunale di Velletri, di un atto di opposizione all’esecuzione ex art. 615 cpc, con istanza di sospensione ex art. 624 cpc, poi contestualmente depositavano denuncia querela con istanza di sospensione dell’attività esecutiva ex art. 20 co, 4 L.44 /99, a seguito della quale, i procuratori in parola, indirizzavano, presso la Prefettura di Roma , l’istanza di accesso al Fondo di solidarietà per le vittime dell’estorsione e dell’usura in qualità di vittime del delitto di usura , con richiesta di elargizione di somme ex artt. 3,5,6 e 8 della L. 44/99.
La Prefettura di Roma, analizzate le osservazioni dei difensori e valutate le perizie tecnico contabili allegate, attivava il procedimento amministrativo interessando la Procura di Velletri, per cui i citati avvocati, reiteravano, al P.M., la richiesta di sospensione dei termini, in considerazione del fatto, che per il caso di specie, sussistevano tutti i presupposti per beneficiare del predetto provvedimento.
Difatti, la procedura esecutiva pendente presso il Tribunale di Velletri, rientrava nell’elenco previsto dal comma 7 e 7 bis dell’art. 20 L. 44/99.
Ciò detto, il Pubblico Ministero della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri, in data 17.5.2016, disponeva la sospensione dei termini della procedura esecutiva a carico dei denuncianti.

Nota dell’avv. Monica Mandico

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Tribunale di Velletri – Ammissione CTU contabile su Mutuo in Bonis

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Si rimette in allegato copia del verbale di ammissione di CTU contabile su mutuo in bonis pronunciata da parte del Tribunale di Velletri.
Il Giudice ha ritenuto opportuno affidare l’incarico per valutare l’effettivo costo del finanziamento sostenuto dalla parte mutuataria alla luce delle ulteriori voci di costo e dell’avvenuta applicazione della mora in periodi antecedenti rispetto all’avvio del contenzioso.

Avv. Gianfranco Cecchini

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Tribunale di Velletri – Accoglimento Opposizione e Nullità del Precetto

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Altro successo di SDL sul fronte delle Banche.
I clienti hanno proposto opposizione attraverso l’avv. prof. Piero Lorusso avverso il precetto per il recupero della complessiva somma di euro 600.000,00, quale saldo debitorio dei c/c nn., fondandola sulla perizia di SDL da cui sono emerse sia usura sia anatocismo.
E’ evidente, tuttavia, che ai fini dell’accoglimento dell’annullamento del precetto è la delibazione sull’esistenza della stessa pretesa creditoria, sulla base degli ordinari canoni probatori: infatti, l’opposizione a precetto da vita ad un giudizio a cognizione piena, assoggettata alle normali regole di riparto degli oneri probatori.
II creditore che ha agito per l’adempimento, conseguentemente, deve provare la fonte (legale o negoziale) del suo diritto e il relativo termine di scadenza e può limitarsi alla mera allegazione della circostanza dell’inadempimento della controparte, mentre il debitore è gravato dell’onere della prova del fatto estintivo dell’altrui pretesa, costituito dall’avvenuto adempimento (cosi Cass., Sez. Un., 30 ottobre 2001 n. 13533).
Nel caso di specie, va accolta la domanda di annullamento del precetto opposto.

Avv. Prof. Piero Lorusso

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rigetto_fallimento

Tribunale di Velletri – CTU a seguito di Mancata Provvisoria Esecutorietà di Decreto Ingiuntivo

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Si procede alla pubblicazione di ordinanza ottenuta dall’avv. Gianfranco Cecchini presso il Tribunale di Velletri, con la quale il giudice ha disposto CTU contabile su conti correnti bancari.
Nel caso specifico, il Giudice ha ritenuto di non concedere la provvisoria esecutorietà del Decreto Ingiuntivo oggetto di opposizione.

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Tribunale di Velletri – Ammissione CTU e contestuale Nomina

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Si rimette provvedimento di ammissione CTU del Tribunale di Velletri in merito a contratto di mutuo.
Il Giudice ha accolto la richiesta della consulenza tecnica alla luce dell’applicazione di un tasso di mora sull’intera rata e non sulla mera quota capitale.
Nello specifico si evidenzia come il tasso di mora singolarmente considerato ecceda la soglia usura.

Avv. Gianfranco Cecchini

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Bari

Tribunale di Velletri – Rigetto Eccezione Incompetenza Territoriale e Concessione Termini ex art. 183 co.6 c.p.c.

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Si pubblica ordinanza ottenuta dall’avv. Gianfranco Cecchini presso il Tribunale di Velletri, con la quale il giudice ha rigettato l’eccezione di incompetenza territoriale avanzata dall’istituto di credito coinvolto e, contestualmente, ha concesso i termini ex art. 183 co.6 c.p.c.

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