Tribunale di Ancona – Ricorso in Opposizione all’Esecuzione Immobiliare ex art. 615 c.p.c.

In data 19.07.2005 la ricorrente contraeva con l’agenzia di Falconara Marittima della Banca un contratto di mutuo a tasso variabile per la somma di € 300.000,00, a durata 180 mesi (15 anni), finalizzato alla ristrutturazione dell’immobile sito in Falconara Marittima (AN), Via Fabio Filzi n.2, destinato a ricezione e gestione alberghiera, al fine di rilanciarne l’attività stessa; l’Istituto di credito erogava al momento della sottoscrizione dell’atto notarile € 248.000,00, con successivi € 52.000 corrisposti in data 15.6.2006, per tramite di ulteriore atto notarile, a ristrutturazione dell’edificio completata nel pieno rispetto della documentazione prodotta alla Banca in fase di prima stipula.

Sugli immobili di cui alla ristrutturazione veniva iscritta ipoteca di primo grado, quale cautela del mutuo erogato, degli interessi, per tutte le rate scadute, sia del capitale che delle eventuali erogazioni rateali ….. e dell’eventuale variazione delle rate di interesse e di capitale, in applicazione di clausole di indicizzazione … dell’eventuale rivalutazione del capitale in applicazione delle clausole di indicizzazione….delle commissioni di intervento “ (cfr. art. 5 contratto di muto del 19.07.2005 prodotto in atti) per una somma complessiva di € 600.000,00 di cui € 300.000,00 per capitale, ed € 300.000,00 per interessi, accessori e spese.

Ad ulteriore precisazione, la garanzia veniva concessa sui seguenti beni immobili, di piena proprietà della sig.ra XXXXXX XXXXXXX: “porzioni del fabbricato sito in Falconara Marittima (AN), Via Fabio Filzi n.2, costituite da una stanza con annessi tre locali di sgombero, un locale di lavanderia, tre locali di wc ed un portico a livello al piano terra, un salone di primo piano, cinque stanze e servizi, con annessi un locale di caldaia, un ripostiglio ed un terrazzo a livello al piano secondo, confinante con Via Leopardi, con Via Filzi, con proprietà Catalani salvo altri, censiti al Catasto Fabbricati del Comune di Falconara Marittima come segue: Foglio 5, mappale 811 sub 3, Via Fabio Filzi n.2, piano T-1-2, Zona Censuaria 2, Categoria A/2, classe 2, vani 17, superficie catastale mq 382, R.C. € 1536,46” (cfr art. 4 contratto di muto).

Circa la periodicità delle rate, veniva stabilito il pagamento semestrale delle stesse, al 30/6 e al 31/12 di ogni anno, con tasso di interesse al 3.498% (una quota fissa all’1/40%, e una quota variabile pari al tasso lettera EURIBOR a sei mesi – all’epoca al 2,098% annuo – di ogni mese di utilizzo), e interessi di mora al tasso vigente pro tempore per le operazioni di rifinanziamento marginale fissato dalla Banca Centrale Europea, all’epoca pari al 3% annuo, maggiorato di 2,5 punti di percentuale.

È bene sottolineare ancora che i beni immobili sottoposti a garanzia, e sopra già descritti, sono beni che a tutt’oggi consentono la realizzazione dell’attività imprenditoriale alla ricorrente e alla sua famiglia (per il rilancio della quale si è scelto di procedere ad una ristrutturazione dell’intera struttura alberghiera), oltre che un appartamento all’interno del quale vive la figlia con tutta la famiglia (marito e 4 figli).

A seguito della sospensione del pagamento delle rate da parte dell’istante, in quanto divenute insostenibili nel loro ammontare, per l’incidenza sulle stesse – oltre che della quota capitale – della “quota di interessi, indicizzazioni e mora”, la Banca procedeva ad avviare azione esecutiva con precetto per € 243.030,44 notificato in data 2.9.2013, successivo atto di pignoramento del 26.9.13. Attualmente, tale procedura pende avanti il Tribunale civile di Ancona, Sez. Esecuzioni Immobiliari, G.I. Dott.ssa Francesca Ercolini, R.G. XXX/2013, con istanza di vendita del 18.12.2013 (doc.n.1) promossa dalla XXXXXXXXXXXXXX nella qualità di Procuratrice della Banca nell’intera procedura esecutiva.

In diritto: Usurarietà ex art. 644 c.p. e 1815 c.c. del contratto di mutuo de quo. Rilievo decisivo degli interessi moratori nel computo del Teg.

Doverosa una digressione in punto di diritto, meglio affrontata nei documenti allegati, al fine di focalizzare autorevoli interventi normativi, oltre che consolidate pronunce, capaci ormai di uniformare gli indirizzi giurisprudenziali in materia, e la loro piena applicabilità alla vicenda in oggetto.

Le condizioni applicate nel contratto di mutuo a tasso variabile configurano inequivocabilmente l’usurarietà dello stesso, come viene perfettamente dimostrato nella perizia con parere pro veritate del 24.07.2014, redatta dall’Avv. Massimo Meloni, consulente esterno per SDL Centrostudi S.p.A. di Brescia, e presidente del Comitato tecnico/scientifico della società medesima, che si produce unitamente al presente atto (doc. n.2), per superamento del tasso di soglia vigente al tempo della convenzione, e la sua conseguente gratuità, ex art. 1815 c.c., oltre che rilevanza penale, ex art. 644 c.p.

Dalla lettura della Perizia Econometrica Integrativa inoltre (doc. n. 3), è possibile verificare in termini concreti l’entità del carico economico illegale che la sig.ra XXXXXXXXX si è assunta a seguito dell’accensione del mutuo in questione, peraltro caratterizzato dal cosiddetto “Ammortamento Francese”, noto per la capacità propria di aumentare l’onerosità degli interessi a carico del cliente: nel pagamento delle prime 9 rate sono stati corrisposti € 64.218,48 in conto capitale e variazioni, ed € 55.231,16 in conto interessi, indicizzazioni e mora!! Situazione che, nel tempo, è divenuta ovviamente insostenibile, e che ha purtroppo portato ad una sospensione del pagamento delle rate del muto, e alla successiva procedura esecutiva volta a pignorare i beni sottoposti a garanzia dell’impegno sottoscritto con la Banca, oggi in attesa di essere venduti all’asta.

Al di fuori della somma per la quale XXXXXXXXXXXX procede infatti a creare l’insostenibilità del pagamento delle rate è stata ovviamente la consistenza e l’illiceità dei singoli pagamenti, così come già esposta.

Tenuto conto – come già accennato – che il contratto risulta usurario ab origine e quindi a titolo gratuito ex art. 1815 secondo comma c.c., la perizia econometria (pag.7) conclude calcolando che, a monte di un Totale Pagato di € 129.483,82 il residuo su € 300.000,00 erogati (senza più interessi per l’avvenuta gratuità) è di € 170.516,18, con 23 rate rimaste da corrispondere di € 7.413,75 l’una.

In merito agli interessi usurari, la riforma operata dalla legge 7 marzo 1996 n. 108 (che ha modificato l’art. 1815 c.c. e l’art. 644 c.p.) comporta la nullità della clausola relativa agli interessi usurari, ferma la validità del contratto di mutuo: gli interessi sono sempre usurari quando superano il tasso-soglia corrispondente al tasso medio, aumentato della metà, degli interessi praticati dalle banche secondo le rilevazioni effettuate trimestralmente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (TEGM – Tasso Effettivo Globale Medio); gli interessi sono usurari anche quando, pur inferiori al detto limite, risultino sproporzionati rispetto alla prestazione ricevuta – avuto riguardo alle modalità dell’operazione – se chi li ha dati versava in condizioni di difficoltà economica/finanziaria.

Relativamente poi agli interessi che la legge tiene in considerazione ai fini del computo complessivo, e della sua rilevanza nei confronti del tasso di soglia, consolidata è la giurisprudenza più recente, e pacifica l’incidenza degli interessi di mora tra questi (Cass. Civ. Sez. I, 9.1.2013, n. 350 ; Cass. Civ. Corte di Appello Venezia, Sentenza del 18 febbraio 2013, n. 342 , Cass. Civ. 9.1.2013 n. 325 ). Orientamento peraltro facilmente riconducibile al tenore letterale della Legge 108/96 (secondo cui l’art. 644 fissa il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari), dell’art. 644 c.p. (secondo cui nella determinazione del tasso in concreto applicato si tiene conto di commissioni, spese e remunerazione a qualunque titolo escluse imposte e tasse), nel contenuto dell’art. 1 del D-L- 394/00 “interpretazione autentica della L. 108/96 contenente disposizioni in materia di usura”, convertito in L. 24/2001, che riconduce alla nozione di interessi usurari quelli convenuti “a qualsiasi titolo”, e nelle più datate sentenze della Cassazione Civile, N. 5286/00 e della Corte Costituzionale del 25 febbraio 2012.

In effetti, considerando il tasso di soglia vigente all’epoca, pari al 5.79%, risulta facilmente dimostrabile che la somma delle percentuali degli interessi contrattuali e di mora supera inequivocabilmente il limite in oggetto (tasso di interesse al 3.498%, + interessi di mora al 5,5 % = 8,998 %).

Piena e comprovata quindi, risulta la configurabilità dell’art. 644 c.p., per la presenza nel contratto di mutuo di interessi usurari calcolati alla stregua del combinato disposto dall’art. 644 comma 3 c.p. e dell’art. 2 comma 4 legge 108/96.

Il reato di usura (c.d. reato-contratto), è noto, sussiste nel momento in cui le parti danno vita ad un contratto usurario: la legge, sia penale che civile, punisce il semplice fatto (giuridico) della conclusione (stipula) del contratto con cui si chiedono interessi usurari, cioè dei corrispettivi per il finanziamento concesso superiori al tasso di soglia. Questi interessi, ai quali vanno sommate le commissioni, le remunerazioni a qualsiasi titolo e le spese connesse (escluse solo imposte e tasse), e – come visto – gli interessi di mora, sono (o possono essere) usurari quando complessivamente sono (o possono essere) superiori al limite di legge (tasso soglia) oppure inferiori, ma sproporzionati rispetto alla controprestazione e considerati i tassi medi, o quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria (art. 644 comma 4).

E a nulla valgano, quali argomentazioni a contrario rispetto a tale indiscutibile assunto, le valutazioni apportate dalle Circolari della Banca d’Italia, da sempre tendenti a creare tutti i presupposti per innalzare, in favore delle banche, il tetto del tasso di soglia, escludendo (contra legem) numerose voci di costo; chiarissima a tal proposito e stata la pronuncia della Sez. II penale della Suprema Corte di Cassazione, con sentenza n. 46669 del 19/12/2011 nel sancire che la Banca d’Italia non può essere ritenuta fonte normativa.

Sospensione dei termini e blocco delle procedure esecutive ex art. 20 comma 7 L. 44/99

In ultimo: l’art. 2 comma 1 lett. d) n1 della Legge 27.1.2012 n.3 ha modificato il regime della sospensione dei termini previste in favore delle vittime di usura e di estorsione ex art. 20 Legge 44/99: l’art 20, comma 7, L.44/99, nella sua originaria formulazione, prevedeva infatti che tali sospensioni avessero effetto “a seguito del parere favorevole del Prefetto competente per territorio, sentito il Presidente del Tribunale”, mentre – a decorrere dal 29.02.2012 – il parere del Prefetto è sostituito con il provvedimento favorevole del Procuratore della Repubblica.

Ora, il superamento del tasso di soglia da parte della Banca è stato spiegato in narrativa ed è fatto accertato e consolidato perfettamente delle perizie citate ed allegate al presente ricorso.

A conseguenza del mutuo usuraio sottoscritto – si ribadisce – e della successiva impossibilità da parte della scrivente di reggere lo spaventoso onere economico del pagamento delle rate semestrali comprensive della quota capitale e degli interessi usurai alla stessa applicati, gli immobili dati in garanzia, e oggetto dell’attività di impresa della ditta individuale, sono stati pignorati e sono prossimi alla vendita all’asta.

Persistevano all’epoca della denuncia querela e persistono tuttora quindi gli elementi di fatto e di diritto tutti, volti ad ottenere la sospensione ex art. 20 Legge 44/99, cosi come modificata dalla successiva Legge 27.1.2012 n.3.

Si segnalano peraltro, in questi ultimi periodi, una moltiplicazione dei provvedimenti di sospensione de qua, come dimostrano pareri favorevoli rilasciati in proposito dalle procure di Belluno, Caltagirone, Frosinone, Firenze, Pistoia, Pisa, Cagliari, Reggio Calabria, Trani, Marsala, Salerno, Teramo, Cosenza, Macerata, Torino, Tortona, Benevento, Mantova, Padova, Lucera (Foggia) ed molte altre.

Si chiede all’Ill.mo GE, quindi, che vengano adottati tutti i provvedimenti necessari a tutelare la ricorrente, e in particolar modo a disporre la sospensione della procedura esecutiva esposta in narrativa, pendente avanti codesto Tribunale Civile di Ancona, Sez. delle Esecuzioni Immobiliari, esecuzione n. 458/2013, in virtù del comma quattro della citata legge 44/99, proprio in forza di quanto specificato e di cui al successivo punto 3).

Circa i requisiti per la sospensione dell’esecuzione.

Nel caso de quo è palese la sussistenza del requisito del fumus boni juris, attesa la recente giurisprudenza delle Supreme Corti, che hanno sostanzialmente innovato la materia dei contratti bancari di mutuo e dell’anatocismo. Altrettanto indubbia è la sussistenza del periculum in mora, che è in re ipsa, ossia sussiste per il semplice fatto che nei confronti della ricorrente si è iniziata una procedura esecutiva immobiliare, fondata su titoli esecutivi illegittimi.

In forza di tali certezze, la ricorrente ha depositato una denuncia-querela presso la Procura della Repubblica di Ancona, cui ha fatto seguito ordinanza (all. 4) con cui si nomina il consulente tecnico, ma senza sospendere l’esecuzione. L’esperienza delle altre procure italiane – si pensi tra le più recenti alla brillante ordinanza del 12 agosto 2014 del Tribunale di Civitavecchia – avrebbe dovuto indurre la Procura ad ordinare anche la contestuale sospensione dell’esecuzione, proprio per la sussistenza di quei requisiti (fumus e periculum) ad oggi ribaditi e sottolineati. In particolare si chiede a codesto Ill.mo Tribunale Civile adito di valutare come la nomina di un tecnico d’ufficio incaricato delle valutazioni peritali sia di per sé sufficiente a ritenere quanto meno opportuno se non addirittura indispensabile SOSPENDERE l’esecuzione per consentire al tecnico incaricato di svolgere il proprio incarico peritale con la giusta serenità.

Tanto premesso, l’istante, sussistendo i gravi motivi di cui all’art. 624 c.p.c., che legittimano la sospensione dell’esecuzione,

RICORRE

al Giudice adito, quale Giudice dell’Esecuzione, affinchè, previa fissazione dell’udienza di comparizione delle parti, con termine per la notifica del presente ricorso e del pedissequo decreto, dichiari l’inefficacia, previa sospensione (senza deposito di cauzione, stante la proprietà della ditta individuale dei beni immobili su cui grava l’ipoteca della Banca), dell’esecuzione promossa dalla Banca per il tramite del procuratore speciale
Con vittoria di onorari, competenze spese del giudizio.

Salvis juribus

Avv. Saverio Sabatini

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